Noi continueremo nello spirito di Assisi

ASSISI. Commemorazione delle Giornate di preghiera volute da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI

Tempo di lettura: 252 secondi

Benedetto XVI ad Assisi nel 2011

La giornata del 29

Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, ha voluto per il 29 ottobre una giornata commemorativa dell’intuizione del beato Giovanni Paolo II, raccolta sotto l’espressione “spirito di Assisi”, e confermata da Benedetto XVI. Il Vescovo con l’intera diocesi, in modo speciale con i figli e le figlie di Francesco e, in collaborazione con l’Istituto teologico di Assisi, si mette in ascolto di quanto “lo Spirito dice alla Chiesa”. Autorevole relatore sarà mons. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Il programma è il seguente: 10.30 saluto custode del Sacro Convento – 10.35 introduzione di mons. Elio Bromuri (ufficio Ecumenismo) – 10.55 “Lo spirito di Assisi: pellegrini della verità, pellegrini della pace. La consegna del 27 ottobre”,  – 11.40 interventi delle famiglie francescane (Ofm, Ofm Capp., Ofm Conv., Tor, Ofs) – 12.05 Intervento di mons. Domenico Sorrentino – 12.30 momento di preghiera in basilica inferiore.

Nel congedarsi da Assisi nel pomeriggio del 27 ottobre 2011, Benedetto XVI ha ringraziato e salutato tutti i convenuti alla Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, in cui si celebravano i 25 anni dalla prima giornata del 1986 voluta da Giovanni Paolo II. E si è espresso con queste parole:

“Ringraziamo in particolare la città di Assisi, la comunità di questa diocesi con il suo Vescovo, i figli di san Francesco, che custodiscono la preziosa eredità spirituale del Poverello di Assisi… Dopo aver rinnovato il nostro impegno per la pace e scambiato un altro segno di pace, ci sentiamo coinvolti sempre più profondamente, insieme con tutti gli uomini e tutte le donne delle comunità che rappresentano, nel nostro comune viaggio umano. Noi non siamo separati. Continueremo a incontraci, continueremo a essere uniti in questo viaggio, nel dialogo, nell’edificazione quotidiana della pace, nel nostro impegno per un mondo migliore, un mondo in cui ogni uomo e ogni donna e tutti possano vivere secondo le proprie legittime aspirazioni”.

Queste parole ci inducono a fare memoria, per continuare ad essere uniti con tutti coloro che sono figli della pace e ad essa anelano, e per “continuare”. A fare che cosa? Ad essere “pellegrini della verità e della pace” secondo il carisma e il ministero di ognuno nella Chiesa e nella società. Un particolare impegno, che fonda tutti gli altri è quello della conoscenza. Comprendere sempre più profondamente e con adeguata analisi del fenomeno umano che cambia continuamente nella storia, scorgendo in essa i “segni dei tempi”.

Lo spirito di Assisi è uno di questi grandi segni che Giovanni Paolo II ha posto in maniera profetica nella storia dell’umanità e Benedetto XVI ha voluto aprire anche ai cercatori di Dio che non ritengono di essere credenti. Lo spirito di Assisi può costituire un efficace criterio di riferimento ed una fertile esperienza religiosa e culturale da porre accanto al Cortile dei Gentili, come due forme espressive di valutazione sapienziale degli eventi della storia nella direzione della ricerca e del dialogo in vista della giustizia e della pace.

Benedetto XVI l’anno scorso si domandava cosa fosse successo dal primo incontro del 1986, dopo un quarto di secolo. Molte vicende ed eventi in senso positivo e negativo. Due eventi fra tutti importa ricordare: il crollo del muro di Berlino (1989, tre anni dopo l’incontro di Assisi del 1986) e il crollo delle Torri gemelle nel 2001, che hanno dato una specie di nefasto sigillo al secolo ancora vergine.

Il primo crollo è avvenuto non senza la spinta di una fede di matrice cristiana e del legittimo desiderio umano di libertà, senza spargimento di sangue, come ha sottolineato Benedetto XVI. Il secondo crollo è avvenuto sotto la spinta di una fede cieca usata ideologicamente e adulterata in funzione terroristica, che ha ucciso migliaia di persone umane ignare ed innocenti.

Il primo crollo ha abbattuto il mito della tirannia e dell’ateismo scientifico prodotto dall’inaridimento del pensiero e l’oscuramento della coscienza.

Il secondo crollo ha abbattuto il mito della libertà e del capitalismo sicuro di se stesso e considerato modello per le nazioni e il loro futuro sviluppo. A proposito di questo attacco terroristico, si è detto molto, e può considerarsi in controtendenza rispetto alle attese fiorite ad Assisi nel 1986. Ciò sta a dire che non vi è un automatismo e neppure alcun determinismo nello sviluppo della storia umana.

Queste considerazioni affrettate sono alla base di un clima di studio che rende attuale, problematica, sempre nuova e sempre piena di attese la ricerca teologica che si sviluppa accanto alla tomba di san Francesco. Il suo richiamo suona ammonimento e conforto, la sua esperienza di preghiera illumina l’orazione costante dei fedeli pellegrini, la sua predicazione spinge a cercare l’essenziale, la sua peregrinazione nel mondo spinge all’impegno missionario, la sua bontà accende il desiderio dell’incontro con i poveri i lebbrosi del mondo e i peccatori.

Lo spirito di Assisi non deve diventare un’ideologia smentita dalla storia. E per evitare questo deve essere schiarito, scrostato e purificato da equivoci, immergendolo nelle acque dello spirito francescano autentico.

 

AUTORE: E. B.