Non far deperire la speranza

Caritas diocesane in preparazione a Verona 2006

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Le otto Caritas diocesane dell’Umbria hanno riflettuto e discusso sulle linee del convegno ecclesiale nazionale di Verona ‘Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo’, dedicando il loro IV convegno regionale, svoltosi lo scorso fine settimana ad Assisi, al tema ‘Testimoni di speranza al servizio dei poveri’. I partecipanti si sono riuniti in nove gruppi per un approfondimento sul tema della ‘speranza’ nelle otto Caritas diocesane della regione, per delineare il contributo da offrire al convegno di Verona. La Caritas Umbria porterà a Verona anche i suoi ‘testimoni di speranza al servizio dei poveri’, che sono le sue opere segno-case di accoglienza in regione e all’estero (sono state ricordate nell’ultimo numero de La Voce ndr). L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e delegato della Ceu per il servizio della carità, mons. Riccardo Fontana, nell’introdurre il tema del convegno, ha ricordato la testimonianza unitaria delle otto Chiese umbre. ‘I nostri occhi – ha detto il presule – sono rivolti a Verona per dire una parola di speranza al futuro con le nostre testimonianze di vita accanto ai fratelli nel bisogno. Un’opera iniziata sin dallo stare accanto alle popolazioni terremotate dell’Umbria, negli anni 1997-2001, e del Kosovo martoriato dalla guerra, dal 1999 a tutt’oggi, e nell’aver dato vita, dal 2001, all’esperienza della Casa di accoglienza regionale ‘Il Germoglio meraviglioso’ di Foligno. Perfino un terremoto e un conflitto si sono rivelati come segni di speranza che ci hanno visti uniti come Chiesa nella nostra opera concreta di aiuto. Anche la speranza ha bisogno di poche parole e di molti fatti”. I lavori di gruppo sono stati preceduti dalle relazioni del biblista don Roberto Filippini e del sociologo Luca Diotallevi. Don Roberto Filippini, docente di Sacra scrittura presso l’Istituto teologico e cappellano della Casa circondariale di Pisa, ha fatto riferimento alla prima comunità degli apostoli, ricordando che ‘la Chiesa è la comunità di Gesù che porta la testimonianza di speranza a tutto il mondo attraverso la sua opera di missione-servizio: la Chiesa è dinamismo, una comunità in cammino, che non vive per sé ma per l’altro, per il mondo. Spesso si dimentica che la principale testimonianza che la Chiesa è chiamata a portare è il senso di speranza che giunge dalla risurrezione di Cristo’. Luca Diotallevi, docente presso l’Università RomaTre, affrontando il tema del ‘linguaggio della speranza nel quotidiano’ si è soffermato sulla realtà umbra. ‘L’Umbria – ha detto il sociologo – è una regione che sta troppo bene, ma nello stesso tempo sta morendo socialmente e politicamente, perché di eccesso di identità si muore. Bisogna avere la forza di andare in controtendenza ed è quella forza che è chiesta oggi alla Chiesa’. ‘Occorre aprirsi alle diversità’ ha aggiunto, chiedendosi: ‘Quanti di noi sono in grado di diventare dipendenti di un’impresa il cui datore di lavoro non abbia lo stesso colore della nostra pelle?’. Per Diotallevi l’Umbria ‘è terribilmente assistita dal punto di vista socio-politico ed il suo linguaggio della speranza si è andato affievolendo in questi ultimi anni’ e nella Chiesa ‘il deperire di questo linguaggio è il deperire del suo stesso laicato in crisi’. L’arcivescovo mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo, ha individuato nell’epoca in cui stiamo vivendo ‘un eccesso di impoverimento della cultura cristiana, e l’Umbria non è immune. Quando si parla dei segni di speranza di Cristo, la religione non si chiude in se stessa, ma è il Cristo nei segni dei tempi e nell’uomo, perché è il Dio che dà speranza, che è la specificità cristiana’. Quest’anno – ha proseguito il presule – ricorre l’ottavo centenario del Crocifisso che disse a san Francesco: ‘Va e ripara la mia casa’. Anche oggi, in un mondo di rovine c’è un filo di speranza: Dio in Gesù cammina con noi per ricostruire insieme a noi le nostre rovine. Attraverso la sofferenza e la povertà dell’uomo si ritrova la forza e la speranza nella carità, una carità che richiede anche prontezza”. L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve mons. Giuseppe Chiaretti, presidente della Ceu e vice presidente della Cei, ha sottolineato che ‘la linea della carità si fonda anche nel suscitare forti emozioni nell’animo umano, che sono anch’esse segni di speranza. Basti pensare ai tanti giovani che si mobilitano nelle nostre diocesi perché attratti da iniziative concrete di aiuto ai poveri, per le quali si sentono utili ritrovando spesso se stessi’.

AUTORE: Riccardo Liguori