Ora è tempo di crescere

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“Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano”.

Sono le parole del Salmo 91 che ascoltiamo nell’XI domenica del Tempo Ordinario. Di nascita, sviluppo e crescita ci parlano anche gli altri brani della liturgia della Parola. Con la Quaresima, il periodo pasquale e le ultime solennità della SS.ma Trinità e del Corpus Domini le occasioni di grazia ci sono state fornite abbondantemente attraverso i Sacramenti e la Parola. Ora è tempo di deciderci e far fruttificare il bene ricevuto. Di crescita si parla già nella prima lettura tratta dal libro del profeta Ezechiele dove si descrive un ramoscello estirpato dalla cima di un cedro per poi essere piantato su “un monte alto, imponente”. Il brano fa parte della sezione di capitoli che annunciano la caduta di Gerusalemme con la conseguente deportazione a Babilonia di parte degli israeliti (“la punta dei rami”), ma la parola ‘distruzione’ non è mai l’ultima nella Bibbia! Del resto Ezechiele ha prima avvertito circa il ‘castigo’, poi, condotto in terra d’esilio con gli altri deportati, ha spronato alla fiducia e alla speranza in Dio. E allora ecco che la storia del popolo biblico viene paragonata ad un grande cedro divenuto infecondo (è l’Israele infecondo perché idolatra) il cui “ramoscello” viene staccato e piantato altrove (riferimento a Babilonia). Poi di nuovo questo “ramoscello” risulta piantato “sull’alto monte d’Israele” e, da secco che era, il cedro diventa “magnifico”, si impone con i suoi rami e i suoi abbondanti frutti tanto che tutti gli uccelli vanno a riposarsi sotto di esso.

Così Israele diverrà un simbolo per tutti gli altri popoli perché il suo Dio gli cambierà la condizione così come la cambia il germoglio verde allo spuntare dal legno secco.

Nel Vangelo di Marco si parla similmente di seminagione e di fecondità. È la pagina che comprende le due parabole del seme che cresce da solo e del granellino di senape. Relativamente alla prima, Gesù si rifà molto concretamente al fatto che nessun contadino andrebbe mai ad aprire il terreno per vedere se il seme sta germogliando perché così facendo distruggerebbe il seme ancor prima di svilupparsi. Questo per dire che l’ansia di chi vorrebbe vedere subito i frutti (in qualsiasi situazione) rischierebbe solo di nullificare gli sforzi della semina.

L’attività evangelizzatrice, l’annuncio del Regno di Dio, necessita dei suoi ritmi e per sua natura, “dorma o vegli, di notte o di giorno”, produce ugualmente i suoi frutti! L’altra parabola poi, quella del granello di senape, trasmette un messaggio che va a completare la parabola del seme che cresce da solo. Il granello di senape è tra i più piccoli granelli che si trovino in natura, è equivalente ad un puntino nero, quasi impercettibile, eppure da esso si sviluppa una grande pianta. Insieme le due parabole si integrano andando a proporre la logica degli ‘opposti’: inattività/sviluppo, piccolezza/grandezza.

Il cedro avvizzito diventa un grande e prospero cedro sotto il quale “tutti gli uccelli dimoreranno”, così il granello di senape cresce e si sviluppa e diventa il più grande degli alberi tanto che “gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”.

Considerando che l’‘albero’ fecondo per eccellenza è la Croce di Cristo sotto la quale tutti trovano accoglienza e refrigerio, tuttavia, rimanendo nel tema delle ‘due parabole’ percepiamo da esse un invito a credere nell’indiscutibile efficacia della Parola di Dio. All’uomo spetta di collaborare all’attività evangelizzatrice, poi il resto è compito di Dio perché Lui stesso assicura che “la parola che esce dalla (sua) bocca non ritornerà a (Lui) senza effetto, senza aver ottenuto ciò per cui l’ha inviata” (Is 55,11). Quindi la fecondità dell’evangelizzazione non dipende dall’efficientismo umano, ma dalla fede che si ripone nella potenza che è propria della parola di Dio. Non che l’uomo non abbia responsabilità nell’opera evangelizzatrice, ma non dipende dalle sue forze la riuscita. Il parametro per valutare il contributo umano può venire dall’esperienza paolina.

In quella che è considerata la Lettera più “personale e spontanea”, ovvero la Seconda ai Corinzi, san Paolo dedica ampio spazio alla trattazione del ministero apostolico descrivendone le fatiche e contemporaneamente la grandezza. Ad un certo punto, (nel brano che ascolteremo domenica), fa presente la parte di responsabilità che ha il credente nell’attività evangelizzatrice in quanto “tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle cose compiute, sia in bene che in male”, ma l’Apostolo fa anche presente che “né chi pianta, né chi irriga è qualcosa, ma è Dio che fa crescere” (1Cor 3,7). Perciò “il Regno di Dio richiede la nostra collaborazione, ma è soprattutto iniziativa e dono del Signore. … La vittoria del Signore è sicura: il suo amore farà spuntare e farà crescere ogni seme di bene presente sulla terra. Questo ci apre alla fiducia e alla speranza, nonostante i drammi, le ingiustizie, le sofferenze che incontriamo. Il seme del bene e della pace germoglia e si sviluppa, perché lo fa maturare l’amore misericordioso di Dio” (Papa Francesco, 14.06.’15).

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Dal Libro del profeta Ezechiele 17,22-24

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 91

SECONDA LETTURA
II Lettera ai Corinzzi 5,6-10

VANGELO
Vangelo d Marco 4,26-34

AUTORE: Giuseppina Bruscolotti