Padre Piemontese vescovo: “Voglio prendere tutti per mano, da fratello”

Intervista a padre Giuseppe Piemontese alla vigilia della sua elezione episcopale e insediamento come Pastore della Chiesa di Terni - Narni - Amelia

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padre Giuseppe PiemontesePadre Giuseppe Piemontese sarà ordinato 91° vescovo di Terni – Narni – Amelia sabato 21 giugno alle ore 18 nella cattedrale di Terni, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve; conconsacranti saranno mons. Vincenzo Paglia, vescovo emerito della diocesi, e mons. Ernesto Vecchi, attuale amministratore apostolico della diocesi di Terni – Narni – Amelia. Padre Piemotese è un francescano dell’Ordine dei frati minori Conventuali della provincia di Puglia, ma ha vissuto in Umbria dal 2009 al 2013, essendo stato eletto custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi e rettore delle basiliche papali di San Francesco.

Francescano dell’Ordine dei frati minori conventuali, originario della Puglia e, fino a qualche mese fa, custode emerito del Sacro Convento di Assisi, padre Piemontese si fa conoscere ai lettori de La Voce.

Padre Giuseppe, se la aspettava, la nomina di un vescovo francescano a Terni? E perché pensa che Papa Bergoglio abbia voluto fare questa scelta?

“Sinceramente, non so perché Papa Francesco abbia preso questa decisione. Posso solo dire che è stata una cosa voluta. Comunque, da parte mia, non me l’aspettavo. Sono andato via dall’Umbria un anno fa e pensavo di aver concluso la mia esperienza pastorale in questa regione. Ero rientrato in Puglia. Non mi aspettavo una chiamata così impegnativa; qualche sentore lo avevo avuto alcuni mesi fa, e non nascondo che avevo cercato di sottrarmi. Poi, di fronte a una richiesta precisa di Papa Francesco, sono rimasto senza possibilità di replica, quindi ho accettato con obbedienza questa chiamata”.

Che effetto le fa tornare in Umbria?

“Ritorno volentieri. Durante gli anni ad Assisi ho avuto la possibilità di conoscere gente da ogni parte del mondo, ma anche tanti umbri, dai rappresentanti delle istituzioni alla gente comune che si reca in pellegrinaggio alla tomba di san Francesco e che viene accolta e accompagnata in un percorso di preghiera, di arte e di amore nella città del Santo. Ho sempre avuto attenzione particolare per gli umbri, perché ho sempre riscontrato in loro un particolare desiderio di conoscere il Poverello attraverso i luoghi della sua vita. Con gli assisani avevo quasi stipulato un patto: ‘riportarli’ nel Sacro Convento e nei luoghi di san Francesco che, spesso e nonostante la vicinanza geografica, non conoscevano. Oltre alla prospettiva universale di Assisi, durante i miei anni lì ho potuto venire spesso in contatto con le varie diocesi umbre, e ciò mi ha permesso di capire e conoscere il territorio. Oggi non ho fatto altro che riprendere le fila da dove le avevo lasciate”.

Lei è a conoscenza della situazione diocesana umbra. Quali sono, secondo lei, le emergenze pastorali della regione, e come risolverle, anche in rapporto alla situazione ternana?

“Qui in Umbria ho sempre percepito un grande legame e familiarità tra i Vescovi delle varie diocesi, come in una famiglia allargata. La considerazione che ho sempre fatto è che l’Umbria è una realtà che ha nel suo Dna i valori e la spiritualità cristiana. È un dato di fatto. Basti pensare ai Santi e alle personalità illustri che hanno fondato le chiese umbre, come san Rufino, sant’Ubaldo, ecc., ma anche ai ‘giganti’ famosi in tutto il mondo come san Benedetto, san Francesco, Chiara, Rita e, ultimamente, Madre Speranza. Tutti loro hanno seminato i valori cristiani all’interno del popolo umbro.
Ciò significa che, nonostante la secolarizzazione e il particolare momento di crisi e indifferenza della società che ha reso ‘liquido’ ogni valore, occorre aiutare la gente a fermarsi e a guardare dentro al proprio cuore e alla propria cultura. Ad esempio, quando ero al Sacro Convento ho partecipato ad alcuni incontri sulla candidatura di Perugia a Capitale europea della cultura 2019. In quelle occasioni ho messo in evidenza proprio questo aspetto: non si può parlare di Perugia e dell’Umbria senza far riferimento diretto ed esplicito ai valori cristiani. Questa idea è stata accolta e accettata, anche se interpretata in maniera laica come dialogo interreligioso, apertura e amore della natura. Oggi noi siamo chiamati ad alimentare questo Dna e a continuare questa missione”.

Come?

“Ritengo che, senza togliere nulla agli altri, lo si possa fare attraverso la prospettiva francescana, come ci sta insegnando anche Papa Bergoglio. Avvicinarsi all’esperienza cristiana della vita è più facile se lo si fa attraverso la prospettiva francescana: il primato di Gesù Cristo, Figlio di Dio e fatto uomo, e degli uomini suoi fratelli, la famiglia umana come fraternità che poi si traduce in esperienza di comunità, e poi il rispetto e la custodia della creazione, l’attenzione al dialogo fra tutti gli esseri viventi.
Ritengo che ognuno di noi, avvalendosi della propria sensibilità e degli elementi francescani, potrà avere la strada più facile per intavolare un dialogo con singoli, con gruppi, comunità e città. Questo è anche il mio desiderio. È chiaro che occorre conoscere la realtà per decidere come approcciarla. Ovviamente non voglio che tutti accolgano la spiritualità francescana, ma è indubbio che la gente comune oggi è più attenta e ricettiva ad accogliere il messaggio del Vangelo quando questo è veicolato da gesti di spiritualità francescana.
Il legame francescano tra Chiesa e società passa attraverso la fraternità: ogni uomo è fratello e, nel momento in cui un uomo si sente amato da fratello, allora si chiederà da dove viene questo amore.
Per quanto riguarda le emergenze pastorali, credo che siano tre gli aspetti su cui riflettere: famiglia, giovani e vocazioni. Sono i tre ambiti in cui la Chiesa deve coinvolgersi e operare in maniera particolare”.

Perché questo trinomio?

“La famiglia è in sofferenza enorme, i tristi fatti di cronaca degli ultimi giorni indicano che qualcosa non va, che non funziona, c’è una distorsione. Quello che era un legame sacro, impossibile da rompere, viene dissolto e violentato in maniera feroce. I giovani, poi, non trovano più un posto centrale nella comunità, e rischiamo di allontanarli completamente. C’è qualcosa che non va, anche se non so dire con certezza il perché. È una domanda che mi pongo e cercherò di capire. A questo secondo problema è connesso anche il terzo punto, ovvero quello delle vocazioni, la cui crisi è particolarmente sentita in Umbria rispetto ad altre regioni. Cercherò, insieme a sacerdoti e religiosi, di trovare delle vie di aiuto per i giovani a radicarsi in questo terreno ricco di humus cristiano, e di aprirsi al dono del Signore”.

Qual è il messaggio che vuole dare alla comunità diocesana di Terni?

“Voglio dire ai cristiani della diocesi che dobbiamo essere consapevoli del valore e dell’importanza di questo tempo che stiamo vivendo. Noi siamo protagonisti, il Signore ha voluto che vivessimo in questo preciso momento storico pieno di bellezza e di sofferenza insieme. Non avremo altre opportunità.
Per questo, sono desideroso di fare un cammino comune con i cristiani e con i non cristiani, per la pace, la concordia e il benessere sociale con quello che io posso dare come vescovo e come cristiano. Non sono qui per dare disposizioni o altro, mi inserisco nel cammino che già si sta facendo, ma voglio prendere per mano un po’ tutti come un fratello. Sento questo desiderio di condividere un cammino di comunione .
La mia fiducia sta nella volontà di annunciare il Vangelo secondo le modalità che Papa Francesco ci sta mostrando, e tutto questo nel nome di Gesù Cristo e di san Francesco”.

AUTORE: Elisabetta Lomoro - Laura Lana