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Ecco i giorni della Settimana Santa, “cuore” dell’Anno liturgico

Settimana Santa con Papa Francesco. Processione della domenica delle Palme
Settimana Santa. Processione della domenica delle Palme in piazza San Pietro a Roma

Si avvicina la Pasqua del Signore preceduta dalla Settimana Santa e per riflettere su quest’ultima è necessaria una premessa: il mistero di Cristo che celebreremo in questi giorni, attraverso la liturgia viene reso presente ed attuale, pur essendo accaduto “una volta per sempre” (Eb 10, 10); pertanto, tutto il popolo di Dio diviene contemporaneo a quell’accadimento.

È per questo che la Settimana Santa diventa per i cristiani di oggi l’incamminarsi con il Messia nel suo ultimo pellegrinaggio verso Gerusalemme per la festa di Pasqua (cfr. Mt 21; Mc 11; Lc 19; Gv 12).

Della “Grande settimana”, antico epiteto dato ai giorni che precedono la Pasqua, abbiamo testimonianza da Egeria, donna pellegrina a Gerusalemme nel IV secolo, che nel suo diario di viaggio racconta della liturgia gerosolimitana dalla domenica precedente la Pasqua. Con il passare del tempo i riti celebrati nella Città Santa, dove si potevano ben ripercorrere gli ultimi giorni di vita di Gesù e la sua risurrezione nei luoghi dove si compirono, vennero assunti dalle diverse chiese d’Oriente e d’Occidente.

Oggi nella liturgia

Domenica delle Palme

Così, oggi la Settimana Santa si apre nella Domenica delle Palme. In questo giorno si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme attraverso la benedizione dei ramoscelli di ulivo o di palma – possibilmente all’esterno della chiesa – che richiamano le fronde con cui venne accolto Gesù, e viene proclamato il brano evangelico che riporta l’accaduto (Mt 21, 1-11 o Mc 11, 1-10 o Gv 12, 12-16 o Lc 19, 28-40).

Segue la processione con la quale si entra in chiesa per celebrare l’eucarestia, ad imitazione della folla che entrò in Gerusalemme al seguito del Cristo.

Nella Messa viene poi proclamata la Passione del Signore (Mt 26, 14 – 27, 66 o Mc 14, 1 – 15, 47 o Lc 22, 14 – 23, 56), preludio e anticipazione di ciò che verrà celebrato nel Triduo Pasquale, centro e vertice di tutto l’Anno liturgico.

I primi tre giorni della Settimana santa

Ma prima del Triduo ci sono tre giorni, il lunedì, il martedì ed il mercoledì, nei quali i vangeli letti nella celebrazione eucaristica narrano gli antefatti alla passione (Gv 12, 1-11) e il tradimento di Giuda (Gv 13, 21-33.36-38; Mt 26, 14-25), quasi a dire che è giunto il momento per ogni cristiano di scegliere: seguire nella via dolorosa il Cristo, per passare con lui dalla morte alla vita, o rimanere intrappolati nelle tenebre dell’errore.

Settimana Santa: il Giovedì

Il Giovedì santo con la Messa nella Cena del Signore si celebra l’inizio del sacro Triduo, che troverà la sua conclusione nei Secondi vespri della Domenica di risurrezione ed ha il suo centro nella Veglia pasquale.

In questo primo giorno di triduo si fa memoria dell’Ultima Cena, ricordando ritualmente il momento in cui Gesù insieme agli apostoli anticipa nel pasto pasquale il sacrificio della croce. Da questo momento, fino alla Grande veglia pasquale, nella Chiesa non si celebra più l’eucarestia.

In questa liturgia, dopo l’omelia, si compie anche il rito della lavanda dei piedi ripreso dal racconto di Giovanni (13,1-15) che viene in questa sede proclamato, nel quale Gesù ammonisce i discepoli affinché facciano lo stesso (cfr. v. 15).
Gesù, però, non si riferisce al solo gesto della lavanda ma a tutta la sua vita segnata dalla logica dell’amore agapico che i discepoli di ogni tempo sono chiamati a far propria.

Settimana Santa: il Venerdì

Il cammino prosegue nel Venerdì santo con la commemorazione della passione e morte di Gesù. Nella liturgia della Parola viene proclamata la Passione secondo Giovanni (18,1 – 19, 42). Segue l’adorazione della croce nella quale sia i ministri che il popolo si recano processionalmente verso la croce per genuflettersi o compiere un altro segno di venerazione.

Con questo rito viene adorato il segno della salvezza ed al contempo è mostrata la via da seguire: la croce, infatti, rammenta ai cristiani a partecipare, nell’amore verso il prossimo, al sacrificio di Cristo.

Solo in questo giorno si innalza una lunga e densa Preghiera universale, rispetto a ciò che si è abituati a fare in ogni celebrazione eucaristica, nella quale quest’anno è eccezionalmente introdotta una preghiera per la pace.

Settimana Santa: il Sabato

Nel Sabato santo, invece, non si celebrerà nessuna liturgia, perché è il giorno del grande silenzio, dell’attesa trepidante, della sosta speranzosa di fronte al sepolcro.

Il culmine della Settimana Santa: la Pasqua del Signore Risorto

Il silenzio viene interrotto nella notte con la Veglia pasquale nella quale attraverso i quattro momenti che la caratterizzano si passa dall’attesa trepidante all’esplosione della gioia della resurrezione.

  • Il primo momento è il “lucernario”, con cui la comunità prende consapevolezza che la tenebra è vinta dalla Luce, che il buio del sepolcro ha ceduto il passo al mirabile splendore della Vita.
  • Segue, poi, la liturgia della Parola. Attraverso una ricchezza di letture i fedeli proclamano e meditano le meraviglie che il Signore ha compiuto per il suo popolo, constatando come egli ha portato a compimento le antiche promesse [le letture sono sette dall’Antico Testamento ed i rispettivi salmi o cantici (Gen 1, 1 – 2, 2 e Sal 32/33; Gen 22, 1-18 e Sal 15/16; Es 14, 15 – 15, 1 e Es 15, 1-6a.17-18; Is 54, 5-14 e Sal 29/30; Is 55, 1-11 e Is 12, 2-16; Bar 3, 9-15.32 – 4, 4 e Sal 18/19; Ez 36, 16-17a.18-28 e Sal 41/42 e 42/43), un brano dalla Lettera ai romani (6, 3-11) e il Vangelo (Mt 28, 1-10 o Mc 16, 1-7 o Lc 24, 1-12)].
  • Il terzo momento è la liturgia battesimale nella quale si benedice l’acqua, si celebrare i battesimi dei fanciulli o i riti di iniziazione cristiana degli adulti, si rinnovano le promesse battesimali ed il popolo viene asperso con l’acqua benedetta.
  • La Veglia poi prosegue con la liturgia eucaristica nella quale il popolo che si nutre di Cristo è riunito in un solo corpo con lui per opera della Spirito Santo.

La comunità cristiana, infine, con la messa del mattino di Pasqua percorre l’ultimo tratto del pellegrinaggio recandosi al sepolcro insieme a Maria di Magdala, Pietro e Giovanni (Gv 20, 1-9) per scoprire con meraviglia che esso è vuoto perché, come ricorda la Sequenza di Pasqua, “morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”.

Il testo della Sequenza

In italiano

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».

«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

In latino

Victimae pascháli laudes
ímmolent christiáni.
Agnus redémit oves:
Christus innocens Patri
reconciliávit peccatóres.

Mors et vita duéllo
conflixére mirándo:

dux vitae mórtuus
regnat vivus.

Dic nobis, Maria,
quid vidísti in via?

Sepúlcrum Christi vivéntis:
et glóriam vidi resurgéntis.
Angélicos testes,
sudárium et vestes.
Surréxit Christus spes mea:
praecédet suos in Galilaéam.

Scimus Christum surrexísse
a mórtuis vere:

tu nobis, victor Rex,
miserére.

L’Inno “Victimae Paschali Laudes”, eseguito dalla Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, diretta da Mons. Giuseppe Liberto, nel novembre 2005.

Perugia. La comunità diocesana si appresta a vivere la Settimana Santa

Quanto di atroce e disumano sta accadendo in Ucraina non può non far riflettere e sollecitare anche la comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve a vivere con maggiore raccoglimento e sobrietà l’imminente Settimana Santa, Passione, Morte e Risurrezione del Signore, per invocare il dono della pace, racchiuso nel messaggio del mistero pasquale, all’umanità intera già messa a dura prova dalla pandemia e dalle periodiche guerre “dimenticate” in diverse parti del mondo.

Alle tante vittime di queste sofferenze va il pensiero e la preghiera della comunità diocesana perugino-pievese che insieme al suo Pastore, il cardinale Gualtiero Bassetti, si appresta in ogni chiesa, santuario e comunità religiosa a rigenerare la propria fede nel vivere intensamente la Settimana Santa, il “cuore” dell’anno liturgico. Settimana che ha inizio la Domenica delle Palme, facendo memoria dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme e celebrando la S. Messa della Passione del Signore; Domenica delle Palme, da sempre molto partecipata in ogni comunità parrocchiale, che sarà celebrata con i riti tradizionali (prima del Covid), ma nel rispetto delle norme sanitarie per il contenimento della pandemia.

Il programma delle celebrazioni

Il cardinale Bassetti presiederà i riti della Settimana Santa nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, da Domenica delle Palme, 10 aprile, a Sabato Santo, 16 aprile. Domenica di Pasqua, 17 aprile, celebrerà nella concattedrale di Città della Pieve, recandosi il giorno seguente, Lunedì dell’Angelo, in pellegrinaggio a Roma, in Piazza San Pietro, per l’incontro dei ragazzi italiani con papa Francesco. Il cardinale, martedì 12 aprile, alle ore 17.30, sarà in visita ad uno dei luoghi-simbolo di maggiore sofferenza nel corpo e nello spirito, l’Ospedale “S. Maria della Misericordia” di Perugia, dove nella chiesa interna celebrerà l’Eucaristia con malati, personale sanitario e volontari.

Domenica delle Palme, 10 aprile. Alle ore 10.30, in piazza IV Novembre, davanti all’Arcivescovado, si terrà la preghiera iniziale con la benedizione dei ramoscelli d’ulivo per poi, in processione, fare ingresso in cattedrale.

Mercoledì Santo, 13 aprile. Alle ore 17, si terrà la Messa del Crisma preceduta dalla processione dei celebranti dalle Logge di San Lorenzo alla cattedrale, percorrendo piazza IV Novembre. È la celebrazione che rappresenta il segno tangibile di unità dell’intera comunità ecclesiale attorno al suo Pastore nel giorno in cui i sacerdoti rinnovano la loro promessa formulata all’ordinazione presbiterale e culmina con la consacrazione degli oli santi.

Giovedì Santo, 14 aprile. Alle ore 18, si terrà la Messa in Coena Domini con il rito della lavanda dei piedi, che il cardinale compirà a dodici operatori sanitari, categoria professionale distintasi durante la fase acuta della pandemia. A seguire ci sarà l’adorazione eucaristica animata dai seminaristi all’altare della reposizione e alle ore 22 la preghiera di compieta.

Venerdì Santo, 15 aprile. Alle ore 9, come anche Sabato Santo, si terrà la celebrazione dell’Ufficio delle letture e delle Lodi, animata dal gruppo colare “Armonioso Incanto”; alle ore 18, la celebrazione della Passione del Signore con l’atto di adorazione della Croce mediante il rito del bacio limitato al solo cardinale.

Sabato Santo, 16 aprile. Alle ore 22 inizierà la Veglia pasquale nella Notte Santa con i riti della benedizione del fuoco, dell’accensione del cero pasquale e della benedizione dell’acqua battesimale. Durante la liturgia riceveranno dal cardinale l’iniziazione cristiana tre catecumene di nazionalità albanese, iraniana e italiana, della parrocchia perugina di San Donato all’Elce, dove hanno svolto negli ultimi due anni il cammino di preparazione.

Domenica di Pasqua, 17 aprile. Alle ore 11, si terrà la Messa della Risurrezione del Signore presieduta dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi. Al termine, la Corale Laurenziana eseguirà il tradizionale canto dell’Alleluia dal “Messiah” di Handel. È la Giornata dell’Alleluia! La Risurrezione del Signore è per i cristiani il giorno della nuova creazione: in Cristo fiorisce la vera vita e la speranza.

Il cardinale a Città della Pieve. Il cardinale Bassetti celebrerà la Messa del giorno di Pasqua nella concattedrale di Città della Pieve, alle ore 18; celebrazione che sarà preceduta dalla visita del presule ai “Quadri viventi”. Si tratta di una suggestiva e originale rappresentazione artistica della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo interpretata da una quarantina di figuranti con scene incentrate su: L’Ultima Cena, L’Orto del Getsemani, L’Ecce Homo, La Flagellazione, La Pietà sul Cristo Morto, La Resurrezione. I “Quadri viventi 2022”, che hanno per tema “… dall’Ombra alla Luce”, ispirati alla tradizione pittorica che vanta Città della Pieve nel aver dato i natali al Perugino e al Pomarancio, sono realizzati da più di un quarto di secolo (eccetto nei due anni di pandemia) dal Terziere Borgo Dentro nei sotterranei di Palazzo Orca, ammirabili il 17 e il 18 aprile, dalle ore 16 alle 19.

Todi. La rassegna cinematografica “Gesù nel cinema”

Golgotha di Julien Duvivier
"Golgotha" di Julien Duvivier

Gli appassionati di cinema e i cultori dello spirituale troveranno alimenti raffinatissimi nella spettacolare rassegna tuderte Gesù nel cinema: con il patrocinio del Comune di Todi e della Diocesi Orvieto-Todi, una raccolta di grandi film con protagonista d’eccezione il Cristo della storia e della fede. Le proiezioni (ore 20.45, 10-18 aprile presso la Vetrata sotto i Voltoni dei Palazzi Comunali) non casualmente si collocano in periodo pasquale dalla Domenica delle Palme fino al Lunedì dell’Angelo.

Protagonista è l’associazione “Cinema Medicina dell’Anima” presieduta da Stefano Maria Grillo con la direzione artistica di Alberto Di Giglio che ha appena assunto il nuovo nome CineMÀ: “cinema”, cioè, “ma”… non un cinema qualunque bensì con l’accento sulla “a”. Sull’Anima insomma. Anima di cui il cinema può e deve essere “medicina” attraverso la purificazione dello sguardo. L’obiettivo della manifestazione è enfatizzare, attraverso i capolavori dell’arte cinematografica, il significato del momento più alto della fede svilito dai rituali di un consumismo di superficie, e in questo periodo, malauguratamente, dai venti di guerra.

Alberto Di Giglio, studioso e regista, ha voluto portare in questa manifestazione i risultati di trent’anni di ricerche e dibattiti del Centro di Sindonologia del Caravita di Roma, accostando il mistero del Volto di Gesù a quello che la Sindone ha ispirato in campo artistico e, soprattutto, cinematografico, a registi come Pasolini, Scorsese, Zeffirelli, Rossellini e Avati.

I film

Numerosi i film-evento, si comincia dall’intenso “Golghota” di Julien Duvivier, con un inedito Jean Gabin, e dallo storico “Christus” di Giulio Antamoro, prodotto dalla Titanus, colossal pre Grande Guerra  con nuove musiche di Marco Frisina. Si passa poi ai titoli più moderni come  l’intramontabile “Il Vangelo Secondo Matteo”  di Pier Paolo Pasolini, di cui quest’anno celebriamo i cento anni dalla nascita e “Il Bacio di Giuda” di Paolo Benvenuti.
Domenica di Pasqua sarà il turno di una straordinaria, imperdibile antologia a cura di Alberto Di Giglio su “Passione morte e Resurrezione nel Cinema. Tra Cinema e sindonologia”.
Lunedì dell’Angelo  doppia proiezione con  “L’Inchiesta” di Damiano Damiani alle 18 e “Mary” di Abel Ferrara alle 20.45.

A impreziosire la bella sede dei Voltoni saranno le immagini a grandezza naturale della Sindone e del Gesù della mostra dantesca “La gloria di Colui che tutto move”.

Altre iniziative sul tema

Questo di Pasqua sarà solo il primo assaggio di una nutrita serie di appuntamenti  cinematografici che a seguire avranno luogo nella stessa sede. Dal 25 aprile al 1 maggio “Tra luce e tenebre”, emblematica rassegna di film sul tema del Male e del diabolico con titoli suggestivi come “L’esorcista”, “Il signor Diavolo” ,  “ L’avvocato del Diavolo”, introdotti da una conferenza sul diavolo nella Bibbia e nella teologia cattolica (21 aprile ore 17, Sala dell’Episcopio di Todi) con alcuni tra i più grandi esperti sul tema: Biblisti, Teologi, Esorcisti, Psichiatri, Filosofi, Poeti…

Dal 28 maggio al 28 giugno “Ecce homo” L’Immagine di Gesù in trenta film in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino ed  una  rassegna contestuale di 12 film su Gesù, davvero da non mancare.

Si consiglia la prenotazione al numero 351 9374924. Per il programma completo consultare il sito: www.ilvoltosullacittà.it

 

Ad Assisi la mostra filatelica su san Francesco e papa Francesco

L'esposizione filatelica all'interno del Museo del Tesoro della basilica di San Francesco di Assisi

È stata presentata questa mattina, 8 aprile, nella Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi l’esclusiva mostra filatelica su San Francesco e Papa Francesco che sarà visibile nel Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco in Assisi fino al 30 ottobre. Il curatore, Fabrizio Fabrini, e il direttore del Museo, fra Thomas Freidel, hanno illustrato la storia e il valore delle circa 2000 opere in esposizione.

La collezione verrà svelata al pubblico sabato 9 aprile alle 16 nel Salone Papale del Sacro Convento di Assisi. In occasione dell’inaugurazione, nel chiostro superiore, proprio all’ingresso del Museo, il personale di Poste Italiane sarà a disposizione per uno speciale annullo filatelico valido esclusivamente sabato e avente per soggetto san Francesco e la sua Basilica. 

 

Due i filoni di ricerca

La mostra è articolata in due filoni di ricerca: uno riguarda Assisi, san Francesco e il Cantico delle Creature, e l’altro il pontificato ed il pensiero di Papa Bergoglio. L’obiettivo è quello di raccontare il Poverello e Papa Francesco attraverso la filatelia. Tra i francobolli “speciali” in esposizione da sottolineare quello emesso dal Regno d’Italia nel 1926 per celebrare il VII Centenario della morte di San Francesco dove viene raffigurato il Transito, la morte del Santo in attesa di salire in Cielo, circondato dai Suoi confratelli; e un prezioso francobollo celebrativo del Pontificato di Sua Santità Papa Francesco in lastra d’argento e rifiniture in oro realizzato nel 2013 in una emissione congiunta di: Repubblica Italiana, Città del Vaticano e Repubblica Argentina.

“Grande soddisfazione per l’evento realizzato grazie alla disponibilità dei Frati Minori Conventuali del Sacro Convento di Assisi – ha dichiarato Fabrizio Fabrini-. Si tratta della principale esposizione filatelica su San Francesco e Papa Bergoglio. Speriamo che il Santo Padre trovi il modo ed il tempo di visitarla in occasione di una sua venuta ad Assisi”.

L’esposizione all’interno del Museo del Tesoro della Basilica

La mostra è allestita all’interno del Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco, che ospita un centinaio di opere, fra cui il Calice di Guccio di Mannaia, dono del primo papa francescano Niccolò IV, il messale miniato di san Luigi IX e l’arazzo fiammingo raffigurante l’albero francescano. Custodisce inoltre la Collezione Perkins, dono dello storico dell’arte Frederick Mason Perkins (1955), costituita da una cinquantina di tavole (secc. XIV-XVI), tra cui opere di Pietro Lorenzetti, di Lorenzo Monaco e del Sassetta. Il museo possiede infine anche un’area dedicata alla musica, con strumenti musicali del XVII e del XVIII secolo.

Fra Thomas Freidel

“Questa esposizione che riveste notevole interesse non solo per i collezionisti – ha sottolineato fra Thomas Freidel – svolge una funzione culturale sia dal punto di vista estetico e formale, sia da quello del contenuto. Questi piccoli pezzetti di carta, a volte comuni e a volte preziosi, diventano mezzo di comunicazione attraverso il linguaggio di un’immagine che colpisce in maniera immediata. Questa collezione ripercorre la storia e la vita di san Francesco e di Papa Bergoglio, con immagini e brevi didascalie, accompagnate da tutte le risorse della filatelia, dal comune francobollo agli “interi postali”, dagli annulli più rari agli esempi di spedizioni prefilateliche (quando il francobollo ancora non esisteva), dalle cartoline antiche ai giornali d’epoca”.

Fra Giulio Cesareo

“Ci auguriamo – ha dichiarato il portavoce dei frati del Sacro Convento di Assisi, fra Giulio Cesareo – possa contribuire a far scoprire ancora di più quanto siano amati e apprezzati nel mondo il Santo di Assisi e il Papa venuto quasi dalla fine del mondo, che ha voluto assumerne il nome. Questa mostra è una testimonianza preziosa della popolarità ma soprattutto del valore internazionale, interculturale e intergenerazionale della figura e del messaggio di vita e di fede del Poverello di Assisi, nonché della diffusa popolarità del Papa che ne porta il nome”.

La durata della mostra

La mostra filatelica è ad ingresso gratuito e sarà in esposizione presso il Museo Tesoro della Basilica di San Francesco da domani 9 aprile al 30 ottobre. Il museo sarà aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle 17 e la domenica dalle 11 alle 17. Per maggiori informazioni visita la pagina FacebookMuseo del Tesoro della Basilica di San Francesco – Assisi”.

Messa in Cattedrale in preparazione alla Pasqua per i lavoratori dell’acciaieria

pasqua ast
Il vescovo di Terni-Narni-Amelia Francesco Antonio Soddu dopo la Messa in Cattedrale in preparazione alla Pasqua per i lavoratori dell'acciaieria

Nell’ambito delle celebrazioni in preparazione alla Pasqua, venerdì 8 aprile nella Cattedrale di Terni, il vescovo Francesco Antonio Soddu ha presieduto la Messa per i lavoratori dell’acciaieria e i loro familiari, alla presenza del presidente di Acciai Speciali Terni Giovanni Arvedi, dell’amministratore delegato Mario Caldonazzo, della dirigenza aziendale, del prefetto vicario Andrea Gambassi, del questore Bruno Failla, delle autorità civili e militari della città, dei parlamentari umbri Alessandrini, Grimani e Nevi, dei rappresentanti della Regione Umbria, dei rappresentanti dei sindacati, del cappellano della fabbrica don Marcello Giorgi e animata dalla Corale del Cuore.

Prima della celebrazione il vescovo Soddu ha incontrato nella Curia vescovile il cavaliere Giovanni Arvedi e i suoi familiari per un saluto di benvenuto e per uno scambio di idee su questioni sociali, lavorative, ambientali del territorio.

Una celebrazione che rinnova la tradizione della Messa pasquale che riunisce e unisce direzione, maestranze, operatori e le loro famiglie, espressione della fede nel mistero centrale della religione: il mistero pasquale, mistero di salvezza e di speranza.

Pasqua significa nuova vita

“Nella morte e resurrezione di Gesù Cristo -ha detto il vescovo nell’omelia- ci rendiamo conto che la vittoria sul male deve essere fatta con il bene assoluto, che è Dio. Pasqua significa nuova vita, operare nel bene e rendere lode a Dio che è nei cieli. Tutti dobbiamo adoperarci per fare opere buone ed essere capaci di rendere lode a Dio, così nelle opere buone possiamo mettere la mano di Dio benedicente che è sempre all’opera attraverso il nostro lavoro. Dobbiamo rendere presente Dio nelle nostre opere che ci auguriamo e vogliamo siano sempre buone”.

Ha quindi ricordato un operaio di Terni che ha dato piena lode a Dio nelle opere buone, il venerabile Giunio Tinarelli.

“Operaio dell’acciaieria -ha detto il vescovo- che nella sua attività in fabbrica e di apostolo della pace e della sofferenza nella sua lunga malattia, è sempre stato esempio di fede, e che oggi vi consegno come fulgido esempio, affinchè per sua intercessione ogni vostra azione sia buona e tenda sempre alla lode di Dio, per il bene di Terni per il bene di questa regione dell’Italia e del mondo.

Il lavoro significa puntare lo sguardo dove il lavoro ha un senso, quando al centro vi è la persona umana, non solo come forza lavoro, ma forza che dà nuovo slancio ai fratelli e sorelle con i quali ci troviamo a vivere, ma anche nell’ambiente da rispettare per una ecologia integrale che permetta una continuazione della vita e una vita sempre più piena”.

Al termine della celebrazione in preparazione alla Pasqua, alcuni lavoratori hanno donato al vescovo Soddu una croce in acciaio realizzata dallo stabilimento Arvedi di Cremona.

 

Tanti auguri al cardinale Bassetti: compie oggi 80 anni

Il cardinale Bassetti compie 80 anni

Spegne oggi, giovedì 7 aprile, 80 candeline il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Numerosi i messaggi di auguri e di affetto per il cardinale, da Avvenire ad Aci stampa, dalla Caritas diocesana di Perugia alla Cooperativa Sociale Auxilium. Anche le redazioni de La Voce e di Umbria Radio si uniscono agli auguri al cardinale Gualtiero Bassetti punto di riferimento e di stimolo per il nostro lavoro, per l’intera comunità regionale e nazionale.

La nota di ringraziamento del Cardinale

Di fronte alle tante manifestazioni di affetto, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Cei, esprime la sua gratitudine a quanti, dall’Italia e dall’estero, gli stanno facendo pervenire gli auguri per il suo 80° compleanno.

“Ringrazio il Signore per avermi concesso di tagliare questo traguardo, circondato dall’amore di tutte quelle persone che Egli ha voluto mettere sulla mia strada. In questi anni ho sperimentato la bellezza dell’incontro e del camminare insieme. Anche se a volte non sono mancate le fatiche, ho sempre cercato di incarnare la tenerezza e di vivere il mio servizio – da sacerdote, da rettore del Seminario, da Vescovo e poi da Presidente della Cei – come un dono. Sull’esempio dei preti delle povere contrade dell’Appennino tosco-emiliano, sempre disponibili ad ascoltare e ad aiutare, che sono stati per me un grande esempio di fede e di abnegazione.

La vocazione, del resto – continua il Cardinale -, è fatta di incontri, contatti, parole, sguardi, rimproveri, sorrisi, è fatta soprattutto da qualcuno che quella vocazione l’ha accolta e vissuta. Un prete presuppone sempre un altro prete: è così che il Signore ti fa capire quello che vuole da te. Ciascuno di noi è un piccolo tassello chiamato a ricomporre quel mosaico che è il volto di Cristo nella storia.

In questo giorno così speciale, voglio pregare per i sacerdoti, perché possano trovare, come è accaduto a me, testimoni autentici del Vangelo da cui trarre ispirazione e forza, e per i giovani, perché non abbiano paura di scegliere: la vita è più bella se vissuta con gli altri e per gli altri. Un pensiero particolare – conclude Bassetti – voglio rivolgerlo a quanti stanno vivendo il dramma di una guerra folle, grondante di morte, dolore e sofferenza, il cui spettro aleggia terribilmente su tutto il mondo. Chiediamo a Maria, Regina della Pace, di far germogliare nei cuori dei responsabili delle Nazioni propositi di fratellanza e di unione”.

La fotogallery con alcuni degli scatti che raccontano la missione del Cardinale nella sua comunità diocesana perugino-pievese e in alcune occasioni ecclesiali nazionali.

Emergenza Ucraina: la Caritas di Spoleto inaugura emporio di indumenti

emporio don guerrino rota
Il direttore della Caritas diocesana di Spoleto con i volontari dell'Emporio di Maiano 'Don Guerrino Rota'

Ad oggi la Caritas di Spoleto-Norcia accoglie, in stretta e proficua collaborazione con i Comuni che ricadono nel territorio diocesano, circa duecento profughi provenienti dall’Ucraina, alloggiati presso famiglie, opere diocesane, istituti religiosi e parrocchie.

“La maggior parte -spiega il direttore don Edoardo Rossi- sono donne con bambini che arrivano senza nulla. La grande generosità della nostra gente, concretizzatasi in offerte economiche e consegna di generi alimentari, ci consente di prenderci cura di loro con amore. Ciò che manca, sono vestiti, giochi e materiale per la scuola.

E allora come Caritas abbiamo avuto l’idea di aprire un emporio nei locali parrocchiali di Maiano di Spoleto. Gli abitanti di questa comunità hanno accolto con entusiasmo il progetto e hanno sistemato gli spazi. Già diversi esercizi commerciali hanno donato indumenti, calzature, intimo, giochi, materiale per la scuola.

L’Emporio sarà aperto il martedì e il giovedì, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18. Chi volesse invece donare la merce può rivolgersi alla Caritas diocesana: 328 1615213 (numero dedicato alle emergenze) o 353 4058960 o 0743 220485″.

Don Edoardo, però, fa una raccomandazione chiara:

“Portate delle cose nuove. Comprare qualcosa per darlo ad altri è un gesto d’amore, è questo il vero spirito della carità”.

L’Emporio continuerà la sua attività anche ad emergenza Ucraina cessata

L’Emporio di Maiano nasce per rispondere alle esigenze della popolazione ucraina, ma poi rimarrà aperto anche quando sarà cessata l’emergenza.

“Perché -dice don Edoardo- accanto agli ucraini aiutiamo tante persone che fuggono da situazioni di miseria e guerra dal nord Africa e dal Medio Oriente; senza dimenticare poi i tanti aiuti che eroghiamo alle persone indigene: purtroppo sono sempre più numerose quelle che bussano alla nostra porta, soprattutto dopo i rincari di luce e gas degli ultimi tempi. Noi siamo qui, disposti a tendere una mano e ad ascoltare”.

Infine, don Edoardo tiene a precisare che l’Emporio è stato intitolato a don Guerrino Rota, compianto parroco di Maiano e fondatore del Centro di Solidarietà di Spoleto.

“È stato -afferma il direttore-  un grande uomo e prete di carità. Ci è sembrato giusto dedicargli questo emporio. E a lui saranno intitolati anche tutti i punti di distribuzione indumenti che come Caritas abbiamo nel territorio diocesano: d’ora in poi si chiameranno Emporio Don Guerrino Rota”.

Sasha

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

Andando a Leopoli vi era il progetto di portar fuori dall’Ucraina quanta più gente possibile di quella in pericolo di vita. Per questo eravamo in contatto con associazioni e cliniche, ospedali e case di cura che ci facilitassero il contatto con i più fragili, anziani e disabili, che non riescono a saltare su un treno o su un autobus.

Al mio pulmino da nove posti viene assegnata una famiglia formata da 5 persone: Sasha, Marina, Andrej, Yarik e Valdik. I primi due sono i giovanissimi genitori di un bambino di nove anni e di altri due di otto. Uno di questi ultimi ha una grave disabilità che non gli consente di camminare e muoversi autonomamente oltre a un ritardo cognitivo evidente. Il vero problema alla frontiera sarà convincere la polizia a consentire il passaggio di Sasha che è abile e arruolato per combattere. Consegniamo i passaporti e restiamo in trepida attesa. Dopo circa mezzora una poliziotta ce li restituisce facendoci capire che ha ricevuto il consenso a permettere l’attraversamento della frontiera per tutti.

Le lacrime e i sorrisi si confondono nell’abbraccio spontaneo che diventa un girotondo. La vita apparentemente “inutile” di quel bambino ha salvato quella del padre. Oltre i confini uno spiraglio di speranza e di pace.

Ma l’Onu che fa?… O meglio, che può fare?

La sede dell'Onu a New York

Nei dibattiti in tv, radio, e giornali stampati sul conflitto russoucraino, riaffiora ogni tanto la domanda: ma l’Onu che fa? Perché non manda i suoi famosi caschi blu a riportare l’ordine? Si sentono dare risposte evasive e talvolta bislacche. Il fatto è che moltissimi credono che l’Onu sia una specie di super-governo mondiale, l’autorità più elevata che ha l’ultima parola e parla a nome dell’umanità intera.

Purtroppo non è così. L’Onu è solo il luogo nel quale i rappresentanti dei 193 Stati membri si incontrano per discutere; possono anche votare nell’assemblea generale, ma le mozioni approvate hanno un valore solo simbolico. Del resto, che peso potrebbero avere, visto che lì ogni Stato ha un voto, e San Marino conta come la Cina? Il Consiglio di sicurezza, quello sì, può prendere decisioni operative, ma con questa regola: ne fanno parte di diritto i cinque soci fondatori (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e ciascuno di loro ha diritto di veto. In pratica, l’Onu decide qualche cosa solo se quei cinque sono tutti d’accordo. Chiaramente, non accade se l’uno o l’altro di loro è implicato direttamente; come ora che la Russia è una delle parti in conflitto. Questo sistema può essere giudicato iniquo perché mette l’Onu nelle mani di una cerchia di Stati grossi, ricchi e potenti.

Ma realisticamente si deve dire che almeno, in questo modo, l’Onu una possibilità di funzionamento ce l’ha, sia pure di rado e in modo imperfetto. Se si cancellasse il privilegio dei cinque Grandi, non si arriverebbe mai a una decisione veramente utile.

L’Unione europea, che vive nella dimensione continentale e non in quella planetaria, è molto più avanti sulla strada della costruzione di un ordinamento sovranazionale, e ha al suo interno molte meno ragioni di possibili conflitti; e tuttavia essa stessa non riesce ancora a dotarsi di una politica internazionale comune e unitaria. E poi, quando sulla scena del mondo si affacciano governanti che non esitano a fare uso della forza, e che solo con la forza potranno essere fermati, la costruzione di un ordine mondiale pacifico può sembrare irraggiungibile. Ma pensarci è doveroso.

Puntata 4 – Spaghetto vestito di rosa

Spaghetto vestito di rosa

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara un piatto semplice e raffinato al tempo stesso. Il protagonista è il principe indiscusso della dispensa italiana: lo spaghetto. Che stavolta si sposa col colore intenso della barbabietola, il dolce-amaro delle mandorle, e poi parmigiano, olio, sale e pepe. La pasta per eccellenza si veste di rosa, magari per una ricorrenza speciale. E, sul finale, basta poco per far uscire un piatto che non rinuncia alla coreografia…

La chiesa della Madonna di Porcivalle sarà riaperta dopo i restauri

chiesa della Madonna di Porcivalle
La chiesa della Madonna di Porcivalle a Collescipoli dopo i lavori di restauro realizzati grazie al finanziamento della Fondazione Carit

Dopo accurati lavori di restauro la chiesa della Madonna di Porcivalle a Terni sarà riaperta al culto.La costruzione della chiesa di Porcivalle, nel territorio collescipolano, risale alla metà del ‘600. L’occasione della sua erezione fu il dono di una casa di proprietà di Bernardino Paradisi al cui interno preesisteva una immagine sacra. N

Nel documento che ne attesta la storia vi è scritto:

Nel documento che ne attesta la storia vi è scritto: “La Chiesa di Santa Maria di Porcivalle fu donata da Bernardino Paradisi con poca terra intorno, con un’immagine dipinta in un muro esistente dentro la sua casa, oggi fatta chiesa, che donò ai canonici di San Niccolò l’anno 1647 Rogito di Mercurio Clavello da Collestatte. Nella qual chiesa l’anno 1747, lì 24 aprile, li signori Simone, Stefano, Nicola, figli del Quondam Pacifico Luzzi, per loro devozione, diedero scudi 15 ad effetto da accenzarsi, come furono accenzati da Niccolò Cianchetti, poi a questo retrovenduti, furono poi riaccenzati lì 29 gennaio 1752, scudi 100 ai Signori Canonici Sergio – Mattia Ricci et Filippo Ricci. Rogito Alessandro Straminelli ad effetto di celebrarne messe numero cinque l’anno, in perpetuo, da detti Canonici, in detta Chiesa, in giorni festivi, d’applicarsi per detti Pii Benefattori”.

Gli interventi di restauro eseguiti nella chiesa della Madonna di Porcivalle

I lavori di restauro della piccola chiesa situata nelle campagne tra Terni e Collescipoli, costituita da un vano a sala, preceduto da un porticato e con un campaniletto a vela nella facciata, sono stati realizzati con il contributo dalla Fondazione Carit e dei fondi 8Xmille della Conferenza episcopale italiana, ed eseguiti dalla ditta edile Pancrazi su progetto dell’architetto Paolo Leonelli. Hanno riguardato il rifacimento della struttura lignea di copertura di chiesa e portico; il restauro della capriata rotta, isolamenti, impermeabilizzazioni e manti, rifacimento di canale, calatoi e della gronda e aumento dell’insufficiente attuale sporgenza; la sistemazione della pavimentazione del portico nei fondi e rivestimenti; la bonifica delle pareti esterne ed interne con intonaci deumidificanti e la tinteggiatura.

Alcuni parrocchiani hanno generosamente contribuito ai costi di restauro del campanile a vela con opere che eccedevano le somme a disposizione.
Questi parrocchiani sono anche quelli che con sollecitudine e frequenza si incaricano della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’interno e degli spazi esterni al fine di una fraterna accoglienza.

La Voce e Umbria radio protagonisti al Festival del Giornalismo di Perugia

festival giornalismo perugia
Un incontro della passate edizioni del Festival del giornalismo

Anche La Voce e Umbria Radio tra i protagonisti della XVI edizione del Festival internazionale del Giornalismo in programma a Perugia da mercoledì 6 a domenica 10 aprile. In apertura della manifestazione, dopo due anni di stop a causa del Covid, un incontro dedicato alla rivoluzione digitale e al giornalismo scolastico organizzato da da Ucsi – Unione cattolica della stampa italiana, dal settimanale La Voce e da Umbria Radio InBlu, dal titolo “Dal taccuino allo smartphone”, in programma mercoledì 6 aprile alle 11, nella Sala del Dottorato del complesso della Cattedrale di San Lorenzo, in piazza IV Novembre.

Rivoluzione digitale

In che modo in nuovi “ambienti digitali” hanno cambiato i primi passi che molti studenti delle scuole secondarie muovono nel mondo del giornalismo, attraverso le esperienze in classe? Quanto e come il tradizionale “giornalino” scolastico sta lasciando il campo alla narrazione sui media digitali, dai giornali online, ai social media e fino alla web radio? Come si formano i ragazzi all’uso consapevole dei nuovi linguaggi, acquisendo competenze sempre nuove e specialistiche? Da questi e altri interrogativi nasce l’idea di condividere esperienze e testimonianze delle scuole secondarie dell’Umbria in un incontro nell’ambito del Festival internazionale del giornalismo di Perugia. La sessione, dal titolo “Dal taccuino allo smartphone – Come la rivoluzione digitale ha cambiato il giornalismo scolastico”, vedrà la partecipazione di cinque le scuole secondarie che condivideranno le proprie attività scolastiche nel campo della comunicazione: il Liceo scientifico “Galeazzo Alessi” di Perugia con il giornale “La Siringa”, l’Istituto di istruzione superiore “Giordano Bruno” di Perugia con il progetto “GBRadio”, il Liceo scientifico “Galileo Galilei” di Perugia con il giornale “Il Saggiatore”, il Liceo “Jacopone da Todi” di Todi con il giornale “Sottob@nco” e il Liceo “Assunta Pieralli” di Perugia con il progetto “Il caffè dell’Assuntina”. All’incontro partecipano i giornalisti Vincenzo Varagona, vicecaporedattore Rai e presidente nazionale dell’Ucsi, e Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano e insegnante nelle scuole superiori di Roma.

In 500 alla Giornata diocesana di formazione degli animatori e coordinatori Gr.Est. – Oratori

animatori Gr.Est.- Oratori
Gli animatori e coordinatori dei quaranta Gr.Est.- Oratori della diocesi di Perugia-Città della Pieve nel chiostro della Cattedrale di San Lorenzo

“Questa mattina vedendovi arrivare a frotte, davanti alla nostra Cattedrale, mi sono subito sentito bene, perché vedendo i vostri volti contenti, sorridenti è stata per me come riaccendersi una speranza”.

Con queste parole il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve monsignor Marco Salvi ha dato il benvenuto, poco prima dell’ora di pranzo di domenica 3 aprile, nel chiostro della Cattedrale di San Lorenzo, a cinquecento animatori e coordinatori dei quaranta Gr.Est.- Oratori perugino-pievesi che si formano in vista delle attività estive rivolte a quattromila fanciulli e adolescenti. La loro Giornata diocesana di formazione, promossa dalla Pastorale Giovanile e dal Coordinamento Oratori Perugini in collaborazione con l’ANSPI, ha visto il coinvolgimento della società Umbra Acque con il suo presidente, l’avvocato Filippo Calabrese, realtà sensibile al tema trattato, quello di educare le giovani generazioni alla salvaguardia dell’ambiente per, come recita lo slogan, Mettere mano al nostro futuro!.

Animatori e costruttori

E della speranza di un futuro migliore ha parlato monsignor Salvi nel dire:

“Ragazzi, siamo in una società triste (pandemia, guerra, violenza, ingiustizia, povertà…). Lo avete notato? Anche percorrendo corso Vannucci di Perugia si incontrano facce tristi, che non hanno niente da dire, ma incontrando voi ho colto una speranza e il riaccendersi di una voglia di vivere. Sono qui con voi per ringraziarvi della vostra presenza, soprattutto per la vostra voglia di vivere e vi chiedo che questa voglia la portiate sempre con voi, come animatori e costruttori del Gr.Est. estivo, così da essere nella comunità costruttori di questa vita di speranza. Ringrazio anche Umbra Acque della sua partecipazione, un piccolo segno ma decisivo per contribuire a saper costruire quell’ambiente e quella società a cui tutti siamo chiamati a realizzare”.

Affidato il mandato agli animatori Gr.Est – Oratori

La giornata è proseguita nel pomeriggio con stand, workshop, attività e laboratori in diversi luoghi del centro storico per poi concludersi con l’eucaristia in Cattedrale concelebrata da monsignor Salvi assieme a don Luca Delunghi, direttore della Pastorale Giovanile, don Riccardo Pascolini, responsabile del Coordinamento Oratori Perugini, don Daniele Malatacca, membro di entrambe le realtà pastorali diocesane,  don Vittorio Bigini, don Gaetano Romano, don Michael Tiritiello e don Giovanni Yang Le.

“La vostra presenza così numerosa -ha esordito nell’omelia il vescovo ausiliare- dà un segno di gioia e di speranza in un mondo che sembra rotolare verso la disperazione”.

Esserci per la pienezza della vita

Monsignor Salvi, nell’omelia, ha posto una domanda a ciascun giovane:

“Perché sei qui? Le ragioni potrebbero essere molteplici -ha commentato nel dare lui stesso una risposta- ma se sei qui, in questo momento, è perché senti nel tuo cuore una domanda che vuole essere appagata. Si sente il desiderio nel nostro cuore che la vita sia piena, sia grande, perché nel nostro io c’è qualcosa di irriducibile che ci chiede che la vita sia felice e che tu possa vivere con gusto. Stare qui significa che c’è un desiderio profondo del gusto della vita, che ci accompagna anche inconsapevolmente dove non sia determinante il tuo caratteraccio e la tua fragilità. Quante volte si rovinano le cose belle nell’affidarci al nostro carattere, quante amicizie perdiamo quando facciamo e confidiamo sulla nostra fragilità. Il Vangelo di oggi (l’adultera che doveva essere lapidata) è stupendo, perché è rivolto a ciascuno di noi e ci aiuta a dare una risposta alla nostra domanda, quella di esserci per trovare la pienezza del vivere”.

L’amore di Dio ribalta la vita

“In questo passo del Vangelo -ha commentato monsignor Salvi- Gesù ha da dire qualcosa alla tua vita nel non condannare, nel non giudicare, nel non rimproverare. Gesù ama e il suo è un amore grande che gioca d’anticipo anche nei confronti della conversione dell’adultera. Il suo è un perdono grande, una tenerezza che precede qualunque sforzo di quella donna. Ragazzi, è così anche per noi!. Dio ci ama prima ancora che noi siamo capaci di rispondere o di convertirci, perché sei qui con tanti dubbi, con tante domande. Sei qui che ancora non capisci bene quello che sarà la tua vita, ma c’è Gesù che ti ama, che offre alla tua vita una tenerezza infinita.

Anche per te c’è un abbraccio misericordioso, che ti ama indipendente dal tuo proposito di vivere bene. Come all’adultera, Gesù ti offre la possibilità di un rapporto gratuito, senza condizioni. È questa la grande sorpresa per essere qui e, nello stesso tempo, è un grande scandalo, perché Gesù perdona indipendentemente da come sei. Solo chi scopre di essere amato di un amore totalmente gratuito è capace di cambiare la vita. L’amore di Dio non si conquista, lo si accoglie e una volta accolto ha il potere di ribaltare la vita. Non importa quale sia il tuo peccato, non importa quanto sei caduto in basso, la mano di Dio è sempre tesa per afferrarti e rialzarti. Tutti voi, ragazzi, siete chiamati ad essere la mano di questa tenerezza, perché prima di tutto è giunta a ciascuno di voi”.

Al termine dell’omelia monsignor Salvi ha letto la preghiera di affidamento del mandato a ciascun animatore, impartendo a tutti la benedizione per l’opera che svolgeranno durante i Gr.Est e le attività oratoriali.

La formazione degli animatori di Gr.Est – Oratori all’insegna della salvaguardia del Creato. Il calendario delle iniziative estive rivolte a fanciulli, adolescenti e giovani

Nel tracciare un bilancio della Giornata diocesana di formazione degli animatori di Gr.Est. e Oratori, svoltasi nel centro storico di Perugia domenica 3 aprile, don Daniele Malatacca, coordinatore dell’organizzazione, parla di una occasione molto importante per la formazione di giovani che seguono tutto l’anno, in particolare d’estate, alcune migliaia di bambini e adolescenti frequentatori degli Oratori parrocchiali.

“Una formazione -spiega- iniziata alcuni mesi fa nelle zone pastorali, a livello periferico, e conclusa nel centro storico di Perugia per testimoniare l’unità della Chiesa attorno al suo vescovo, dando un segno di speranza a tutta le comunità cristiana credendo nei giovani”.

Significativo è stato il tema trattato nei diversi stand e laboratori della Giornata di formazione, in segno di continuità con quanto si sta facendo da alcuni anni negli Oratori.

“Siamo impegnati a lavorare sull’ecologia a seguito dell’enciclica Laudato sì di Papa Francesco -spiega don Malatacca- mettendo in moto un processo che mira a salvaguardare e a valorizzare il Creato e le risorse che Dio ci dona come l’acqua.

In questo rientra la formazione di quest’anno i cui materiali sono stati all’insegna del riciclo, allestendo uno stand specifico sull’Eco Green, e la società Umbra Acque ci ha sostenuto nella realizzazione della giornata”.

Un plauso don Daniele lo ha rivolto a tutti i giovani impegnati nell’organizzazione: Alessia, Debora, Diego, Giacomo, Giulia, Ilaria, Leonardo, Maria Serena, Matteo e Simona.

La presenza del cardinale

 Non ha fatto mancare la sua presenza il cardinale Gualtiero Bassetti, visitando, nel pomeriggio di domenica, alcuni stand e laboratori, augurando a tutti buon lavoro in vista degli impegni estivi.

La Pasquetta con il Papa

Bassetti avrà modo di incontrare molti di questi giovani, come ha annunciato don Daniele Malatacca, alla Pasquetta con Papa Francesco. Si tratta del prossimo appuntamento in calendario, Lunedì dell’Angelo 18 aprile, a Roma, in Piazza San Pietro, dal titolo #Seguimi, organizzato dal Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della Cei. È un pellegrinaggio rivolto agli adolescenti, dai 12 ai 17 anni, accompagnati da parroci e animatori, per rispondere alla chiamata di Papa Francesco e per offrire ai ragazzi l’opportunità di un tempo che li aiuti a far risuonare ancora di più questo Incontro.

Il cardinale Bassetti così sottolinea l’importanza dell’iniziativa Cei:

“Dopo questi mesi di vita incerta -dice- sarà il primo ritorno di un incontro del Papa in Piazza San Pietro e mi sembra particolarmente bello che questo possa avvenire con i ragazzi di quella fascia d’età che molto hanno patito la pandemia e anche questo è un segno di speranza e di ripartenza”.

Altri significativi eventi di ripartenza, dopo la fase acuta dell’emergenza da Covid-19, rivolti al mondo giovanile perugino-pievese, sono stati annunciati da don Luca Delunghi al termine della celebrazione eucaristica. Si tratta, in ordine cronologico, dei campi estivi in parrocchia (Gr.Est.) e delle diverse esperienze di missione e carità (in collaborazione con la Caritas diocesana) in Italia e all’estero, che prenderanno il via dopo la chiusura delle scuole (da giugno a settembre), dei pellegrinaggi diocesani a Santiago de Compostela, dal 25 luglio al 4 agosto, e in Terra Santa, dal 22 al 29 agosto, e della Star Cup, dal 1 al 4 settembre, l’atteso torneo di Calcio a 5 maschile e femminile delle squadre dei quaranta Oratori dell’Archidiocesi; cinque giornate di sano sport con incontri di catechesi, riflessione e testimonianze di vita per giovani e adulti.

Perugia, i centenari di Perugino e Signorelli passano dal Museo diocesano di Milano

Il card. Gualtiero Bassetti, la direttrice Nadia Righi e Luca Nulli

«Il mondo ha bisogno di bellezza e di tenerezza che anche l’arte esprime nel suo messaggio e gli incontri in vista degli anniversari del Perugino e del Signorelli diventino una vera catechesi, perché si può evangelizzare anche attraverso l’arte». Ad auspicarlo è stato il cardinale Gualtiero Bassetti, intervenuto al terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Le opere d’arte raccontano”, promosso dall’Isola di San Lorenzo – Museo del Capitolo della Cattedrale di Perugia in preparazione al quinto centenario della morte del Perugino e del Signorelli (1523-2023), nel pomeriggio del primo aprile in una gremita Sala del Dottorato del Museo capitolare.

La numerosa partecipazione di pubblico è stata notata anche dall’arcivescovo della diocesi perugino-pievese, che ha espresso viva soddisfazione per l’interesse che l’incontro ha suscitato in molti perugini desiderosi, dopo due anni difficili, di tornare anche alla vita culturale che offre la città. Il tema trattato è stato “Il mondo ha bisogno di bellezza – Contemplare il Mistero attraverso l’arte”. Per l’elevato numero di prenotazioni e nel rispetto delle norme sanitarie anti Covid-19, gli organizzatori hanno allestito una seconda sala, oltre a trasmettere l’incontro in diretta sul canale Youtube del settimanale La Voce.

Una magistrale lettura

Il tema è stato affidato a Nadia Righi, direttrice del Museo diocesano “Carlo Maria Martini” di Milano, che ha tenuto una magistrale lettura di tre opere d’arte: l’Adorazione dei Pastori di Pietro Perugino, l’Annunciazione di Tiziano e l’Adorazione dei Magi di Artemisia Gentileschi, che sono state oggetto di tre mostre organizzate dal Museo diocesano di Milano in occasione dell’iniziativa “Un capolavoro per Milano”. «Sono opere che trasmettono bellezza, certezza e speranza nella propria vita e in un momento come questo, con la guerra, il desiderio è quello che torni la pace nel cuore degli uomini e nel mondo», ha detto la direttrice, che ha evidenziato anche «i compiti del museo diocesano» come quello «di educare allo sguardo e alla bellezza, riuscire a parlare con tutti e sollecitare grandi domande e non necessariamente dare risposte».

Strumento di pastorale 

Altro compito fondamentale di un museo diocesano, ha aggiunto Nadia Righi, «è di essere uno strumento della pastorale, cioè avere cura del pubblico, cercare di intercettare i bisogni e i desideri attraverso l’attività che viene svolta. Abbiamo voluto una Annunciazione come opera per ricominciare con il “Capolavoro per Milano” di quest’inverno, perché abbiamo voluto dire ai visitatori che è necessario ripartire da una speranza, ma soprattutto chiedersi su che cosa poggia la speranza di ciascuno di noi. La risposta, per noi cristiani, è nella presenza di Cristo ancora tra noi che si incarna nel momento dell’annunciazione».

Alzare lo sguardo

Ad aprire l’incontro, coordinato da Luca Nulli, membro della Commissione diocesana per gli eventi centenari del Perugino e del Signorelli, sono stati Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Comitato nazionale per il quinto centenario della morte di Pietro Vannucci, e mons. Marco Salvi, vescovo ausiliare e delegato dal cardinale Bassetti per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico diocesano. La presidente Borletti Buitoni ha molto apprezzato e incoraggiato iniziative come questa in vista delle celebrazioni del 2023, perché, ha detto, «non si tratta solo di valorizzare due straordinari artisti, si tratta di alzare lo sguardo verso la bellezza e la dimensione spirituale che oggi è estremamente, aimè, lontana dal cuore e dalla mente di ciascuno di noi anche per le tragedie che stiamo vivendo. È una iniziativa, questa, fondamentale in cui come Comitato nazionale accolgo l’approfondimento scientifico sull’opera di Perugino e di Signorelli, ma come persona accolgo il suggerimento spirituale, umano che da questa iniziativa può derivare».

Il pubblico nella Sala del Dottorato a Perugia per l’incontro “Le opere d’arte raccontano”

Porsi in ascolto

Alle parole di Ilaria Borletti Buitoni hanno fatto eco quelle di mons. Salvi nel sostenere che «abbiamo bisogno esistenzialmente della bellezza, perché oltre che a rendere più umana la vita nella sua profondità riesce ad indicarci delle ipotesi di percorso per la vita. Ogni espressione artistica porta in sé la testimonianza di un uomo, di un’artista che esprime attraverso il colore, il disegno, la costruzione del soggetto, dello spazio, di ciò che lui ha dentro il cuore, la sua concezione della vita, le sue domande, le sue passioni, lo sguardo con cui percepisce la realtà o il momento storico che sta vivendo. È per questo che abbiamo intrapreso un percorso di cui questo ciclo di conferenze è elemento essenziale per prepararci al quinto centenario della morte di Pietro Perugino con la consapevolezza che il nostro patrimonio artistico e storico ha ancora tanto da dirci e da comunicarci, se noi ci poniamo in ascolto».

Un secolo di Museo

Luca Nulli, nel concludere l’incontro, ha annunciato che il 2023 è anche l’anno del primo secolo di vita del Museo del Capitolo di San Lorenzo, evento per il quale l’arcidiocesi è al lavoro per progettare il suo riallestimento. Preziose – ha continuato – «sono state le indicazioni suggerite dalla dottoressa Righi per la nostra progettazione in vista dell’appuntamento del prossimo anno. Venire a conoscenza delle numerose collaborazioni intraprese dal Museo diocesano di Milano, una realtà culturale dinamica in dialogo con la città e con altre istituzioni museali del Paese, fa ben sperare anche al nostro Museo nel poter dare vita ad una maggiore collaborazione tra istituzioni e realtà culturali umbre e non solo».

Lettera di mons. Sorrentino ai governanti: “Costruire la pace nello spirito di Assisi”

Mons. Domenico Sorrentino, vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera-Gualdo e di Foligno

Pubblichiamo il testo integrale della lettera indirizzata ai governanti della terra dal vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, mons. Domenico Sorrentino…

Fratelli e sorelle, che vi trovate, a qualunque titolo, nel ruolo di governanti, con la responsabilità di prendere decisioni dalle quali dipende il presente e il futuro dell’umanità, vogliate ascoltare il grido che sale dalla coscienza che ci pone davanti al Dio eterno e misericordioso, mentre un’assurda guerra, scatenata con un’invasione, sta dilaniando due popoli fratelli in Ucraina, nel contesto di un mondo seminato di guerre spesso non meno disastrose ma più dimenticate.

Ho sentito il bisogno, come pastore di questa Chiesa di Assisi che diede i natali a San Francesco ed è tutta segnata dalla sua santità, d’intesa con i suoi figli che qui incarnano il suo carisma, di farvi giungere una parola semplice, “ingenua” come la sua, in armonia  con il grido di dolore del Sommo Pontefice che porta il suo nome.

La lettera del Poverello

Nella sua semplicità il Poverello di Assisi scrisse una “lettera ai reggitori di popoli”. Desidero riecheggiarla e attualizzarla per voi,  mentre l’umanità trema, e tanti fratelli e sorelle dell’Ucraina fuggono dalle macerie, ed altri imbracciano le armi per difendere la loro patria. Ci toccano il cuore. Ci domandano cose che non daremo mai abbastanza ­– e  cioè accoglienza, solidarietà, amore, vicinanza ­– ma anche cose che non possiamo dare a cuor leggero, e cioè  armi, che forse in questo momento sono per loro l’unico modo per difendersi, ma che, senza precise condizioni e misura, avrebbero un effetto boomerang su di loro e sui noi.

San Francesco, nella sua lettera ai reggitori dei popoli, si limitava a chiedere una sola cosa: di mettere in onore il pensiero di Dio. Scriveva: «Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore». 

Un approccio che può apparire semplicistico, di fronte a una realtà così complessa e dolorosa come quella che si sta oggi vivendo in Ucraina e di riflesso nel mondo. Ma forse il Santo era meno ingenuo di quanto possa sembrare, gettando, con quel suggerimento, le fondamenta  stesse di ogni buon governo della società. Sta in questo orizzonte ciò che papa Francesco ci ha voluto dire consacrando il mondo a Maria. È la diplomazia della pace espressa con la forza mite della preghiera. È al tempo stesso l’incoraggiamento, in questo momento buio dell’Europa e dell’umanità, a credere nella forza della ragione, sapendo che essa è una scintilla inestinguibile, perché appartiene alla struttura della persona umana ed ha il suo fondamento nella presenza di Dio in ciascuna persona. 

Continuiamo a credere nella diplomazia

Occorre continuare a credere, nonostante tutto, nelle risorse della diplomazia, intesa come esercizio del diritto, della ragione e del dialogo.   

Prima ancora urge, per tutti noi, ma con particolare responsabilità in chi ha la guida dei popoli, una vera “conversione”. Ci stiamo  misurando con  la  “conversione” ecologica e digitale. Ma non è almeno altrettanto urgente la conversione morale e spirituale, una vera e propria revisione di vita? Francesco di Assisi invita tutti noi a farla guardando a Cristo crocifisso. Sulla sua croce, trionfa l’Amore. Sulla sua croce è anche spiegato che l’Amore consiste nel dono di sé. Tutto ci è dato in dono. Dobbiamo a nostra volta essere capaci di dono e di “perdono”. Si obietterà: non è questa una prospettiva per soli credenti? In realtà ci riguarda tutti, perché Dio è più intimo a noi dei nostri pensieri su di lui e delle nostre stesse negazioni di lui. Ciascuno di noi, guardandosi dentro con sincerità, è costretto a riconoscere di non essere Dio e, implicitamente, di dover rendere conto a Dio, comunque lo chiami o eviti di chiamarlo, secondo le differenti concezioni di vita e di fede.

L’umiltà francescana e il cuore di Madre

Su questa base, necessaria – per implicita che sia – si può edificare un ordine sociale, economico, politico, internazionale, che non si risolva in un pragmatismo privo di orientamento, di fondamento e di anima, ma porti quel soffio di umanità che ci fa sentire tutti fratelli e sorelle, ponendoci, gli uni verso gli altri, in un atteggiamento di umiltà. San Francesco, di questa umiltà, fu maestro. Non si poneva come “superiore”, ma come “inferiore”, secondo il principio evangelico che egli aveva incarnato spogliandosi di tutto, dando poi ai suoi frati la regola: «che siano soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio».

Il segreto per sciogliere nodi complessi come quello che stiamo vivendo, alla luce del Vangelo e della spiritualità francescana, resta la preghiera, quella autentica, che implica una scelta di vita. Con la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria papa Francesco ci ha spinti a far leva sull’intercessione e l’esempio di quel “cuore” di Madre che sotto la croce vide massacrato un figlio, e non scagliò maledizioni ma continuò a benedire e perdonare. Atteggiamento troppo eroico? Privilegio dei santi? In effetti nessuno di noi può farsene maestro, se non quando riesce a viverlo nei panni degli innocenti aggrediti. E tuttavia questo ideale di umanità è da coltivare, per riempire i nostri cuori di sentimenti di benevolenza e di perdono, che ci servano nei momenti più difficili a non lasciarci risucchiare dall’odio.  

Sfamare i poveri e non investire in armi

Ci serve anche per resistere all’idea, che in questo momento potrebbe sembrare imposta dalla necessità, che si debba investire ancora di più per le armi, mentre in realtà andrebbe investito molto di più per sfamare i poveri. Se proprio di una difesa armata abbiamo bisogno, di fronte ad aggressori senza scrupoli, mi chiedo se non basti investire, a livello di innovazione tecnologica, per ideare strumenti che abbiano unicamente la funzione di contrastare e distruggere armi, non persone, mirando ad immobilizzare e rendere inoffensivo l’aggressore, senza togliergli la vita. Sarebbe una svolta “umanistica” della cultura della difesa, in vista di un mondo più sicuro e di una geopolitica della solidarietà, non sottoposta al diabolico ricatto della necessità degli armamenti. Se alleanze difensive, come la Nato, non si rigenerano alla luce di questi criteri, appariranno sempre a qualcuno una minaccia, e ne seguiranno reazioni uguali e contrarie. Quando si fermerà questa spirale?  

C’è bisogno di una diplomazia credibile

Solo un orizzonte come questo può assicurare piena credibilità alla diplomazia, più che mai necessaria, ma che deve poter contare su una condivisione di valori fondamentali e su stabili e condivise istituzioni, come quelle dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. Accanto ad essa c’è forse bisogno anche di una diplomazia “carismatica”, sviluppata da persone non sospettabili di partigianeria e magari collocata in ambienti ispiranti, che siano per vocazione luoghi di pace. Mi auguro che tale venga riconosciuta – perché tale è – la diplomazia della Santa Sede che si è dichiarata disponibile a una mediazione.  Se poi di un luogo carismatico si avesse bisogno, immagino che pochi luoghi al mondo possano vantare il fascino spirituale di questa Assisi, nella quale un ricco mercante otto secoli fa si spogliò di tutto, per appartenere solo a Dio e per essere, senza confini e senza misura, “fratello universale”. Ciò che i papi, da San Giovanni Paolo II in poi,  hanno fatto in questi decenni, inaugurando in questa Città quel percorso di preghiera e di dialogo interreligioso, noto come “spirito di Assisi”, ne è testimonianza. Se dunque potesse essere utile un luogo come questo, nella sua anima ecclesiale, con la componente privilegiata dei figli di Francesco, ed anche – non ne dubito – nella sua componente civile, Assisi è pronta. In questa città benedetta assicuriamo, innanzitutto per le vittime, e poi per i governanti di Russia e Ucraina e per tutti i “reggitori dei popoli” chiamati a tessere le condizioni di un efficace tavolo della pace, la preghiera costante. Insieme garantiamo la “neutralità” necessaria per stare dalla parte delle vittime senza perdere fiducia nella capacità degli aggressori di tornare alla luce della ragione e del bene. A tutti il saluto-preghiera di San Francesco: «Il Signore vi dia la pace».

+ Domenico Sorrentino, vescovo

La Fondazione Santa Rita da Cascia onlus incontra il Centro ‘La Semente’ di Spello

Centro La Semente
L'incontro del 31 marzo tra la Fondazione Santa Rita da Cascia e il Centro 'La Semente' di Spello

“Aver incontrato nel nostro monastero i ragazzi del Centro La Semente di Spello ha emozionato noi monache, soprattutto perché avremmo voluto farlo prima ma il Covid ce l’ha impedito. Il legame con questa bella realtà umbra che si occupa di autismo, è nato nel 2020 in piena pandemia, quando abbiamo teso loro la mano per garantire il servizio anche a domicilio, chiedendo alla Fondazione Santa Rita da Cascia onlus di intervenire.

Oggi, conoscerli c’ha fatto vedere i frutti della nostra donazione e capire quant’è importante continuare a cercare nuovi bisogni, vicini e lontani, a cui rispondere concretamente con l’amore che Rita ci insegna”.

Così suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia e Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia onlus commenta l’incontro di giovedì 31 marzo con il Centro diurno La Semente di Spello, gestito da ANGSA Umbria – Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici, con l’Assessorato alla Sanità della Regione Umbria. A Cascia, ragazzi e operatori, hanno respirato quella spiritualità che si fa aiuto tangibile.

“Il momento con La Semente, alla luce della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo del 2 aprile -ha detto Roger Bergonzoli, direttore Generale della Fondazione Santa Rita da Cascia onlus– testimonia la centralità di un impegno all’avanguardia e non solo assistenzialistico sull’autismo. Una centralità, emersa subito quando due anni fa ho parlato con la Priora, che ha chiesto alla Fondazione di mettere a disposizione le nostre professionalità e i nostri mezzi per una raccolta fondi.

Inoltre, la collaborazione con organizzazioni virtuose, segna per la nostra Fondazione, a dieci anni d’attività, una fase di crescita rivolta a uno sguardo sempre più presente nelle aree di fragilità, per generare impatto sociale”.

L’aiuto dato a La Semente 

Il lavoro della Fondazione Santa Rita da Cascia onlus nel 2020 ha permesso alle agostiniane di devolvere cinquanta mila euro al Centro diurno La Semente di Spello.

“L’aiuto ricevuto -ha dichiarato Paola Carnevali Valentini, presidente di ANGSA Umbria- ha fatto davvero la differenza quando il nostro impegno ventennale in sostegno ai giovani adulti autistici e alle famiglie, propedeutico all’inserimento nel mondo del lavoro, rischiava di fermarsi a causa del Covid.

Invece, abbiamo superato la crisi e nel 2021 sono stati realizzati anche nuovi servizi, come psicoterapia e ippoterapia. Perché quando la fede si concretizza in atti d’amore reali, il mondo diventa un posto migliore dove continuare a sperare.”

I progetti del presente: La Casa di Santa Rita 

Per portare sempre più la carità ritiana nella società e rispondere a nuovi bisogni, da Natale 2021, la Fondazione Santa Rita da Cascia onlus ha lanciato la raccolta fondi per La Casa di Santa Rita, progetto d’accoglienza delle monache rivolto alle famiglie dei malati dell’Ospedale di Cascia. Qui, nel centro di riabilitazione, polo d’eccellenza nazionale, sono ricoverate persone da tutt’Italia che sono sole ad affrontare le cure.

Per i loro cari si vuole trasformare un appartamento di duecentoquaranta metri quadrati in una seconda casa. Ad oggi, grazie alle donazioni di tanti, è stato raggiunto il primo obiettivo: centotrenta mila euro per i lavori di messa a norma degli impianti e installare il riscaldamento. Questi interventi, però, sono solo l’inizio.

Per sostenere i passi successivi, si può donare sul sito fondazione.santaritadacascia.org

 

L’arma della comunicazione

epa09847117 A barricade made with all kinds of rustic materials in a street in Kyiv (Kiev), Ukraine, 24 March 2022, after a month of war. On 24 February Russian troops had entered Ukrainian territory in what the Russian president declared a 'special military operation', resulting in fighting and destruction in the country, a huge flow of refugees, and multiple sanctions against Russia. EPA/NUNO VEIGA

di Andrea Casavecchia

Purtroppo, il conflitto in Ucraina prosegue nella sua efferatezza, come tutti i conflitti. Questo lo sentiamo più vicino di tanti altri. I Paesi dell’Unione europea sono stati pronti ad aprire le porte ai profughi: oltre 3,5 milioni di loro hanno già attraversato i confini per fuggire alla guerra, secondo le stime della Unhcr, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu.

C’è molta solidarietà. Lo vediamo dalle colonne di Tir che partono da tanti paesi per portare vettovagliamento e abiti; lo vediamo dalle carovane di pullman e auto che arrivano sul posto a prendere i bambini con le loro mamme o i loro nonni, per portarli in posti più sicuri. Arrivano nelle nostre case, alcuni iniziano a essere accolti nelle nostre scuole. Ci sentiamo tutti coinvolti. Vediamo immagini drammatiche di palazzi bombardati, città devastate, persone che si nascondono all’interno delle reti metropolitane o in rifugi per scampare ai missili.

La comunicazione sta giocando un ruolo centrale. Forse non cambierà le sorti della guerra, ma ha un’incidenza sull’opinione pubblica dei Paesi democratici. Già questo ha provocato una reazione comune, specialmente tra gli Stati dell’Unione europea, e ha avuto l’effetto di mettere in pratica un embargo efficace e molto duro verso il Paese invasore.

Ci saranno dei sacrifici da sostenere: l’aumento della benzina è un segnale immediato, ma le proteste non sono state poi così aspre.

Forse è la prima volta che in maniera così consistente la comunicazione penetra prepotentemente nel conflitto, perché l’informazione non passa solo per le vie istituzionali, non è affidata in esclusiva ai professionisti. Le immagini ci arrivano dalle piattaforme: foto, video, canzoni sono postate sui diversi canali social e si diffondono. La comunicazione è sempre stata un’arma della propaganda. Lo vediamo nella censura applicata in Russia, dove non si può utilizzare la parola guerra o invasione, ma “operazione militare speciale”, e nell’utilizzo dello scenario dello stadio per parlare alla nazione. Lo vediamo nella capacità comunicativa del Presidente ucraino, che riesce attraverso comunicazioni video a rivolgersi al suo popolo per incoraggiarlo nella resistenza, e agli altri Paesi per chiedere sostegno.

Con questa guerra osserviamo che le notizie oggi si connettono tra loro, diventano materiale con il quale alimentiamo la nostra capacità di interpretare la realtà. I piani si intrecciano le piattaforme digitali e i mass media tradizionali si integrano. Tutti diventiamo comunicatori e tutti costruiamo contenuti.

Le informazioni che inviamo sono sempre “costruite”. Per questo bisogna avere maggiore accortezza, perché diventa sempre più complicato trovare informazioni affidabili, credibili. Diventa più difficile rispettare l’etica, che chiede di rispettare alcune regole, a partire dalla dignità e la tutela delle persone.

Presentata la Convenzione per il ‘Progetto C.A.S.A’

convenzione
I firmatari della convenzione per la realizzazione del 'Progetto C.A.S.A', sottoscritta dal Comune di Deruta e dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve

È stata presentata a Perugia, venerdì 1 aprile, nel corso di una conferenza stampa, la Convenzione per il Progetto C.A.S.A. (Cooperare per l’Attuazione della Sostenibilità Abitativa) tra il Comune di Deruta, la Fondazione di Carità San Lorenzo e la Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve. A sottoscrivere il documento sono stati il sindaco di Deruta, Michele Toniaccini, il presidente della Fondazione di Carità San Lorenzo, Maurizio Santantoni, e il direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli. Presenti all’atto della firma anche l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Deruta, Cristiana Canuti, e l’economista Pierluigi Grasselli, coordinatore dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e l’inclusione sociale della Chiesa di Perugia-Città della Pieve.

Esempio di rete multi-attore

La convenzione è stata definita da tutti gli intervenuti un esempio di collaborazione sussidiaria tra Istituzione pubblica e Terzo settore per tutte le realtà impegnate nel sociale.

“E’ una responsabilità condivisa tra gli attori del Welfare, che permette di sviluppare al massimo le potenzialità di tutti gli attori coinvolti nel far fronte alle molteplici esigenze emergenziali di singoli e famiglie, attraverso una rete multi-attore“.

A sottolinearlo è stato il professor Grasselli, impegnato con l’equipe dell’Osservatorio diocesano alla stesura dell’annuale Rapporto sulle povertà che sarà presentato entro questa primavera.

Dichiarazione del sindaco Toniaccini

“Questa convenzione -evidenzia il sindaco Toniaccini- è finalizzata a dare risposte concrete alle fragilità, alle povertà sempre più crescenti della popolazione. Deruta sta ampliando gli interventi inerenti al welfare, soprattutto per quanto riguarda il disagio abitativo, anche alla luce delle nuove emergenze che si sono create in questi due anni di pandemia, che sono andate a sommarsi a quelle pregresse derivanti dalla crisi economica.

La firma di oggi significa anche trovare, in modo sinergico e collaborativo, soluzioni innovative, volte a diffondere una cultura sociale che sappia prendersi cura dei nuovi bisogni della popolazione. Un accordo non chiuso ai firmatari, ma che potrà aprirsi agli altri attori della nostra società, a partire dalle due Università, le Associazioni datoriali, i Sindacati, i rappresentanti del terzo settore, le aziende, le altre Istituzioni. Le aree di intervento dell’intesa sono essenzialmente tre: l’emergenza abitativa, l’integrazione socio-economica e la responsabilità partecipata. Da parte nostra, abbiamo recuperato un immobile a San Nicolò di Celle, trasformandolo in Casa emergenza abitativa, proprio per intercettare quei soggetti che versano in condizioni di difficoltà temporanea”.

Dichiarazione del presidente Santantoni e del direttore don Briaziarelli

“In un periodo particolarmente difficile, a seguito della pandemia e della guerra in Ucraina, in cui singoli e famiglie si trovano in emergenza abitativa -commentano il presidente Santantoni e il direttore don Briziarelli- questa convenzione è di non secondario sostegno al Progetto C.A.S.A. La proficua collaborazione con il Comune di Deruta possa essere di esempio ad altri Enti ed Istituzioni del nostro territorio, affinché questo preoccupante crescente fenomeno sociale possa essere condiviso nella sua risoluzione in modo da contenerlo il più possibile. Significativi sono i progetti-percorsi di accompagnamento per l’uscita dall’emergenza abitativa, anch’essi approntati in collaborazione grazie a una rete di più realtà operative attente e sensibili al fenomeno. Le finalità di questa convenzione sono pienamente in linea con quelle generali della stessa Fondazione San Lorenzo, il cui compito istituzionale è quello di essere di supporto alle opere della Chiesa locale nell’ambito della testimonianza della carità, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi indipendentemente dalla razza o dalla religione”.

Cosa prevede la Convenzione

Il documento, redatto dal Comune di Deruta e dalla Fondazione di Carità San Lorenzo, ente operativo della Caritas diocesana, si ispira ad alcune delle norme vigenti in materia, in primis alla legge n° 328/2000, la legge quadro per la realizzazione del sistema integrativo di interventi e servizi sociali, e al decreto legislativo n° 117/2017, noto come Codice del Terzo Settore, per dare vita ad una proficua sinergia tra Istituzione civile locale e Chiesa diocesana nel prendersi cura delle crescenti fragilità e vulnerabilità legate al disagio abitativo. La convenzione, che ha durata di un anno dalla data di stipula e rinnovata per un secondo anno su comune accordo delle parti, è finalizzata ad implementare una collaborazione tra gli Enti firmatari, si legge nel documento, quale strumento di co-programmazione e co-progettazione a partire dal quale le crescenti esigenze del welfare derutese, potranno trovare ipotesi strategiche, progettuali e canali di finanziamento con cui realizzarle. Scopo della convenzione, infatti, è contribuire a diffondere una cultura sociale innovativa e capace di rispondere anche alle nuove povertà.

La complementarietà dell’Amministrazione Comunale di Deruta, della Fondazione di Carità San Lorenzo e della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve garantiranno prospettive in grado di intercettare i nuovi bisogni tramite la costituzione di un modello collaborativo, cui potranno partecipare a seconda delle contingenze anche: Università, Associazioni datoriali, Sindacati, rappresentanti del terzo settore, aziende. Ufficio di coordinamento-supporto alle attività sarà la Caritas diocesana.

Obiettivi della Convenzione

Innanzitutto è quello del prendersi cura delle crescenti fragilità e vulnerabilità legate al disagio abitativo, proponendo la co-programmazione e co-progettazione di percorsi di accompagnamento personalizzati verso una nuova autonomia, partendo dalla casa. Preferibilmente dalla valorizzazione degli immobili inutilizzati. Inoltre, promuovere, nel breve, medio e lungo periodo, una cultura della solidarietà sociale; favorire progettualità comuni a valere in prima battuta sui fondi strutturali e le risorse dell’Unione Europea, che promuovano l’innovazione e l’inclusione sociale.

Tipologie di intervento

Sono tre le aree di intervento, dall’emergenza abitativa (attraverso l’accoglienza e presentazione delle richieste di singoli o nuclei familiari) all’integrazione socio-economica (con l’attivazione di un progetto sociale per ciascuna accoglienza), alla responsabilità partecipata con eventi pubblici di sensibilizzazione e formazione e il coinvolgimento attivo di tutte le realtà sociali presenti nel territorio per favorire percorsi di autonomia a quanti sono in emergenza abitativa.

Impegni delle parti

Al riguardo, le parti firmatarie, in collaborazione tra i Servizi sociali del Comune e la Caritas diocesana, si impegnano ad individuare fino a tre famiglie in condizione di emergenza abitativa (per un totale di dieci – dodici persone) alle quali proporre una soluzione abitativa nella frazione di Casalina dove già risultano disponibili tre appartamenti. Le stesse si impegnano al tutoraggio delle famiglie accolte e al monitoraggio dello stato di conservazione dell’immobile.

Inoltre, il Comune di Deruta si impegna ad erogare alla Fondazione di Carità San Lorenzo un contributo di settemila euro per le attività di accoglienza delle richieste di aiuto meglio specificate nel progetto allegato alla presente convenzione, si legge nella stessa, approvato con deliberazione di Giunta Comunale n. 196 del 9/12/2021.

Sacra Sindone. Dai volti velati al disvelamento del Volto. Tra Cinema e Sindonologia

L’aprile che porta la Pasqua si inaugura a Todi col volto di quella Sindone che è reliquia unica del Cristo dei Vangeli. L’incontro, a cura dell’Associazione Medicinema e patrocinato da Comune di Todi e diocesi Orvieto-Todi, si svolgerà il 1 aprile nella sede splendidamente rinnovata della Vetrata sotto i Voltoni dei Palazzi comunali con ingresso da piazza Garibaldi.

Gigantografie, conferenza e proiezione documentari

Tema dell’esposizione di gigantografie del Volto, conferenza e proiezione di documentari della durata di circa due ore a partire dalle 18, sarà “Dai volti velati al disvelamento del Volto. Tra Cinema e Sindonologia”.

Alberto Di Giglio, studioso e regista, porterà a Todi il frutto di trent’anni di ricerche e dibattiti del Centro di Sindonologia del Caravita romano. Sindone che per gli studiosi è l’oggetto archeologico più studiato al mondo, enigma alla prova della scienza che interpella sulla soglia del mistero. E che per i fedeli è documento privilegiato di Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Ma anche segno iconico che ha suggestionato le arti, da secoli e secoli di mosaici e pittura ai circa 120 anni della storia cinematografica. Pasolini, Scorsese, Zeffirelli, Rossellini, Avati, sono solo alcuni dei nomi che verranno discussi e mostrati al pubblico attraverso una raccolta di immagini conformi al motto di Medicinema, “cinema medicina dell’anima”, mezzo essenziale per la purificazione dello sguardo.

I filmati

Un appuntamento che giunge a Todi dopo le due edizioni de “Il volto sulla città” di Todi e Roma che hanno attraversato gli anni della pandemia tra eventi con studiosi e ricercatori di fama mondiale. Non mancheranno nella serata altri due filmati, dallo storico La Sindone nei giorni del coronavirus a uno sulla stretta attualità del dramma ucraino: Artisti uniti contro le atrocità della guerra. Una suggestiva testimonianza a cura di Stefano Grillo con la partecipazione tra gli altri di Alessandro Haber e Sebastiano Somma.

Eventi promossi dalla Pastorale giovanile e Coordinamento Oratori di Perugia

veglia di preghiera oratori
La locandina della veglia di preghiera dei giovani promossa a Perugia nel tempo di Quaresima

La Veglia diocesana di Quaresima nelle sette Zone pastorali dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, di giovedì 31 marzo, la Giornata diocesana di formazione per animatori Grest-Oratori nel centro storico del capoluogo umbro, di domenica 3 aprile, e il Pellegrinaggio a Roma per rispondere alla chiamata di Papa Francesco di lunedì 18 e martedì 19 aprile, sono i tre importanti eventi promossi dalla Pastorale giovanile diocesana e dal Coordinamento Oratori Perugini rivolti a diverse centinaia di giovani e giovanissimi, in preparazione alla Pasqua e al prossimo periodo estivo che li vede da sempre protagonisti, pur avendo dovuto limitare al massimo partecipazione e attività, negli ultimi due anni, a seguito dell’emergenza Covid-19.

“Sono segni di speranza -evidenzia il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti nell’annunciare queste iniziative- per tanti fanciulli, adolescenti e giovani che hanno molto patito la pandemia”. Eventi che testimoniano il desiderio di un ritorno alla normalità della vita dopo privazioni e rinunce a tanti momenti di aggregazione e socialità indispensabili alla crescita umana e cristiana di bambini, ragazzi e giovani.

“Queste iniziative -commentano don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, e don Riccardo Pascolini, responsabile del Coordinamento Oratori Perugini- che richiameranno una nutrita partecipazione, si terranno nel rispetto delle vigenti norme sanitarie per il contenimento del contagio da Covid-19 e saranno occasione anche per educare le giovani generazioni alla prudenza e al rispetto delle regole nella fase delicata della post-emergenza”.

Le iniziative della Chiesa perugino-pievese per giovani e giovanissimi non trascureranno neppure quanto sta accadendo di terribile in Ucraina dove migliaia di loro coetanei sono vittime delle atrocità della guerra.

“Il ritorno ad incontrarsi per pregare insieme in vista della Pasqua e con papa Francesco e per prepararsi alle attività oratoriali estive -ricordano i due sacerdoti- è anche un segno di testimoni di pace e di vicinanza e condivisione con i tanti bambini e adolescenti che arrivano dall’Ucraina e che per un periodo saranno accolti nelle nostre comunità”.

Veglia diocesana di Quaresima

Questo tradizionale appuntamento di preghiera dei giovani in preparazione alla Pasqua, che ha per titolo il passo evangelico Beati per causa mia, è stato promosso insieme alle Pastorali Universitaria e Vocazionale e si terrà a livello di Zona pastorale, nella serata del 31 marzo, alle ore 21. Il cardinale Bassetti guiderà la veglia dei giovani della V Zona, presso il Santuario mariano di Mongiovino di Tavernelle; mentre il vescovo ausiliare monsignor Marco Salvi sarà con i giovani della III Zona pastorale, presso la chiesa parrocchiale di San Nicolo di Celle di Deruta.

Giornata di formazione Grest-Oratori

È organizzata in collaborazione con l’Anspi e si svolgerà domenica 3 aprile, dalle ore 8.30 alle 19, con ritrovo presso l’Oratorio di San Bernardino in San Francesco al Prato di Perugia e le sessioni mattutina e pomeridiana con stand, workshop, attività e laboratori in diverse location del centro storico. Alle 12.30 l’appuntamento con l’Oratorio Green Live Up nel chiostro della cattedrale di San Lorenzo dove il vescovo ausiliare monsignor Salvi saluterà i partecipanti per poi celebrare con loro l’Eucaristia in cattedrale, alle 18, e affidare il mandato agli animatori di Grest-Oratori.

“Una giornata pensata a servizio di giovani e ragazzi -annunciano i promotori- perché sia occasione di condivisione, gioia e reciproca crescita, grazie alla collaborazione in rete delle agenzie educative e associative che da anni sono a servizio della nostra realtà diocesana. Da segnalare, la presenza di Gigi Cotichella, teologo, artista, autore e creativo”.

Pellegrinaggio a Roma

È organizzato dal Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei, Lunedì dell’Angelo 18 aprile, ed ha per titolo #Seguimi. Il pellegrinaggio è rivolto ad adolescenti, dai 12 ai 17 anni, accompagnati da parroci e animatori, per rispondere alla chiamata di Papa Francesco e per offrire ai ragazzi l’opportunità di un tempo che li aiuti a far risuonare ancora di più questo Incontro. L’Archidiocesi perugino-pievese ha deciso di trattenersi con loro a Roma anche martedì 19 aprile.

Il cardinale Bassetti così sottolinea l’importanza dell’iniziativa.

“Dopo questi mesi di vita incerta -dice- sarà il primo ritorno di un incontro del Papa in Piazza San Pietro e mi sembra particolarmente bello che questo possa avvenire con i ragazzi di quella fascia d’età che molto hanno patito la pandemia”.

Il cardinale Gualtiero Bassetti cittadino onorario di Deruta

Il Cardinale Gualtiero Bassetti
Il cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti nominato cittadino onorario di Deruta. Il conferimento, proposto al Consiglio comunale dal sindaco Michele Toniaccini, verrà assegnato al presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve domenica 3 aprile nel corso di una cerimonia in programma alle ore 17 presso la Sala consiliare del Palazzo Comunale.

Saranno presenti la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, parlamentari umbri, altri rappresentanti delle Istituzioni locali e della Chiesa umbra.

I motivi legati alla decisione di assegnare l’importante riconoscimento, sono legati all’alto valore umano e all’impegno pastorale e sociale del cardinale Bassetti, alla sua vicinanza a Deruta, al suo alto contributo come presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

“Il conferimento della cittadinanza onoraria al cardinale Gualtiero Bassetti- spiega il sindaco di Deruta, Michele Toniaccini- è un segno di riconoscenza per il suo operato nella Diocesi di Perugia-Città della Pieve, per il suo stare con semplicità in mezzo alle persone, per la sua grande guida spirituale e per il suo impegno pastorale e sociale. Un grande faro per tutti noi. Deruta è legata al cardinale da un rapporto di stima, gratitudine e grande fiducia”.

I cittadini potranno seguire la cerimonia dalla Chiesa di San Francesco in video collegamento con la Sala Consiliare, dove al termine dell’incontro, il cardinale Bassetti presiederà, alle ore 18, la Santa Messa.

 

Usa e Ue non c’entrano niente

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Diversi commentatori continuano a sostenere che una parte di colpa dell’aggressione all’Ucraina spetta ai Paesi occidentali, Stati Uniti in testa. Addebitano loro di avere isolato e “umiliato” la Russia, come nel 1919 le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale avevano fatto con la Germania, e così avevano acceso la miccia che avrebbe fatto scoppiare, dopo venti anni, la seconda. Questa narrazione è puramente di fantasia. La Russia non è stata sconfitta in nessuna guerra (neppure quella fredda) e nessuno le ha imposto nulla. Il ferreo sistema di potere creato da Lenin e Stalin non è crollato per effetto di una guerra perduta o di una rivoluzione interna, ma perché lo hanno deciso i suoi ultimi titolari, in particolare l’allora capo supremo del Pcus, Gorbacev, con il consenso generale della popolazione. L’Unione Sovietica, questa enorme superpotenza, si è sciolta per una decisione collettiva dei capi delle 15 Repubbliche federate che la componevano: Russia, Ucraina, Bielorussia e le altre.

Nessuno da fuori lo aveva chiesto né tanto meno imposto. L’ispiratore era stato Boris Eltsin, in quel momento presidente della Repubblica federativa russa (quella di cui è ora presidente Putin); che in questo modo ha tolto di mezzo Gorbacev, rimasto per un giorno presidente nominale di un’Urss che non esisteva più. Se c’erano problemi di rettifiche di confini fra le ex Repubbliche sovietiche divenute Stati indipendenti come fra la Russia e l’Ucraina -, era quello il momento in cui se ne doveva discutere.

Ma tutti avevano fretta di far scomparire l’Urss e la bandiera rossa, e non ne parlarono. Non è stato l’Occidente a sobillare gli ucraini contro Mosca. A Eltsin stava a cuore solo una cosa: farsi riconoscere dal mondo come il nuovo occupante del seggio all’Ou – con incorporato diritto di veto – che era stato creato per Stalin e l’Urss. Più tardi, a Putin è venuta la voglia di rimettere insieme i pezzi dell’antico impero russo, ma quelli non hanno intenzione di starci. Almeno in questo caso, l’America e l’Europa non hanno colpe.

‘Le opere d’arte raccontano’: terzo appuntamento con il ciclo di conferenze

Le opere d’arte raccontano
La locandina del terzo appuntamento con il ciclo di conferenze 'Le opere d’arte raccontano'

Si terrà venerdì 1 aprile, alle ore 18, presso la Sala del Dottorato dell’Isola di San Lorenzo-Museo del Capitolo a Perugia, il terzo appuntamento del ciclo di conferenze Le opere d’arte raccontano. Percorsi verso gli anniversari di Perugino e Signorelli, a cui interverrà Nadia Righi direttore del Museo diocesano Carlo Maria Martini di Milano che affronterà il tema Il mondo ha bisogno di bellezza. Contemplare il mistero attraverso l’arte. La conferenza sarà preceduta dai saluti del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e di monsignor Marco Salvi, vescovo ausiliare e delegato per le celebrazioni del V Centenario della morte di Pietro Perugino (1523-2023).

Durante l’incontro si leggeranno tre opere d’arte: l’Annunciazione di Tiziano (Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte), l’Adorazione dei Pastori di Pietro Perugino (Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria) e l’Adorazione dei Magi di Artemisia Gentileschi (Pozzuoli, Cattedrale) che sono state oggetto di tre mostre organizzate dal Museo diocesano di Milano in occasione dell’iniziativa Un capolavoro per Milano.

Terzo appuntamento con Le opere d’arte raccontano per riflettere sul ruolo dei musei diocesani

“La conferenza è un’opportunità per riflettere sia sulla lettura dell’opera d’arte -spiega monsignor Salvi nell’annunciare quest’appuntamento- sia sull’importante ruolo che assumono, in questo contesto, i musei diocesani, la cui funzione pastorale, deve essere al centro di ogni attività di valorizzazione. E’ proprio per questo che abbiamo scelto di tenere questo terzo incontro all’interno del nostro Museo diocesano le cui prime tre sale sono state riaperte al pubblico nel settembre scorso, sviluppando un progetto museologico che permetta al visitatore di comprendere la secolare storia del complesso monumentale dell’Isola di San Lorenzo e della diocesi perugina, creando un percorso in cui si possa scoprire e apprezzare la bellezza dell’arte, della fede e della liturgia, affinché il museo, come ha ricordato Papa Francesco all’incontro con l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani nel 2019, concorra alla buona qualità della vita della gente, creando spazi aperti di relazione tra le persone, luoghi di vicinanza e occasioni per creare comunità“.

Lo scopo principale del Museo non è quello di dare risposte, ma di suscitare domande, in un continuo rapporto tra l’opera d’arte e il singolo visitatore.

A sottolinearlo, è il direttore del Museo diocesano di Milano nell’accogliere l’invito a relazionare sul tema dell’incontro perugino di venerdì prossimo.

“Negli ultimi anni -aggiunge Nadia Righi- la proposta di questo metodo, che chiede una lettura lenta e un paragone con le proprie domande più profonde, ha trovato grande apprezzamento tra i visitatori”.

Un grande limite

“La nostra Archidiocesi si sta preparando al grande anniversario del 2023 -precisa monsignor Salvi- e il tema della lettura dell’opera d’arte è un aspetto che sta molto a cuore sia a me che al cardinale Bassetti.

Fermarsi all’aspetto stilistico, senza comprendere il significato e il rapporto che intercorre tra l’opera, l’artista e l’aspetto spirituale, è un grande limite e noi come Chiesa, siamo chiamati ad impegnarci per una corretta e profonda lettura delle opere d’arte. Questo percorso di preparazione al V centenario della morte di Pietro Perugino, ci vede impegnati, oltre che nel ciclo di incontri Le opere d’arte raccontano, nella redazione di una guida agli itinerari diocesani, alla progettazione di una mostra e al riallestimento del Museo del Capitolo che proprio nel 2023 compirà cento anni dalla sua fondazione”.

Un’offerta culturale stabile

 “E’ un’attività intensa -commenta monsignor Salvi- che stiamo portando avanti creando sinergie con molti enti ed istituzioni, in particolar modo con la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e con il Comune di Perugia, poiché crediamo che fare rete e condividere progettualità sia uno degli obiettivi fondamentali per creare un’offerta culturale stabile, che vada anche oltre il 2023”.

Puntata 3 – Involtino “svuotafrigo”

Involtino svuotafrigo

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara un piatto che è davvero il top del recupero alimentare intelligente e gustoso. È l’involtino “svuotafrigo”. Facile immaginare perché i nostri due cuochi abbiano scelto proprio questo nome. Ripassiamo gli ingredienti: un bel carpaccio di vitello, qualche fetta di mortadella che in frigo si trova sempre, idem per la sottiletta, e poi salvia, pepe, olio e sale. Se vi manca qualcosa, non vi preoccupate: le varianti del nostro involtino sono praticamente infinite.

La Caritas diocesana di Città di Castello celebra cinquant’anni

caritas città di castello
La mensa: una delle attività svolte dalla Caritas diocesana di Città di Castello

La Caritas diocesana di Città di Castello celebra i cinquant’anni dalla fondazione. L’estate 2021 aveva segnato a Roma le celebrazioni per il cinquantesimo compleanno di Caritas italiana, fondata ufficialmente il 2 luglio del 1971. Nel settembre scorso, poi, era toccato alla Caritas di Spoleto-Norcia ricordare l’anniversario. Fu una delle prime diocesi italiane a introdurre l’organismo pastorale, e quella di Città di Castello arrivò pochi mesi dopo.

Ed ecco che anche la comunità tifernate si prepara a vivere nei prossimi giorni una giornata di iniziative per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione della Caritas diocesana.

Appuntamento per sabato 2 aprile al Teatro degli Illuminati, a partire dalle ore 10.

Primo incontro, Volti e storie per una missione pastorale. Introdotto dal vescovo, monsignor Domenico Cancian, dal direttore della Caritas tifernate, Gaetano Zucchini, e dai saluti istituzionali del sindaco, Luca Secondi, sarà un racconto di cosa la Caritas diocesana è stata in questi cinque decenni e cosa è diventata oggi, crescendo nel servizio alla comunità tifernate. Una missione pastorale che sarà testimoniata da interventi sul palcoscenico e da video-racconti realizzati nei vari luoghi delle attività Caritas.

Nel pomeriggio, dalle 15.30, riflessione sul tema Il servizio della carità in questo tempo. Saranno presenti l’arcivescovo metropolita di Napoli, monsignor Domenico Battaglia, noto per il suo impegno accanto ai più deboli ed emarginati, come prete di strada della comunità diocesana di Catanzaro-Squillace; suor Benedetta Rossi, Missionaria di Maria e biblista, formatrice per Caritas italiana e per l’ufficio nazionale Cei per la Pastorale della famiglia; Marco Tarquinio, direttore del quotidiano Avvenire; don Marco Pagniello, nuovo direttore di Caritas italiana, alla guida dell’organismo pastorale della Chiesa italiana dopo la nomina di monsignor Francesco Soddu  a vescovo di Terni-Narni-Amelia.

I due momenti di incontro, racconto e condivisione al Teatro degli Illuminati saranno accompagnati anche dalle musiche della Corale Marietta Alboni e dalla presentazione di vari documenti audiovisivi realizzati durante la pandemia grazie ai vari progetti attivati, anche in collaborazione con le istituzioni.

“Per la Caritas diocesana di Città di Castello -spiega il direttore Gaetano Zucchini- la giornata del 2 aprile rappresenta un momento di festa e di celebrazione per ricordare i cinquant’anni anni di attività ma è anche uno stimolo per poter rilanciare la propria azione, adeguandola ai tempi di oggi e alle situazioni che necessitano interventi coraggiosi, nuove strategie, nuova fantasia. Sempre però con l’obiettivo di dare testimonianza dello stile della Chiesa e della missione pastorale. Quindi, soprattutto, attenzione alla relazione con i più fragili, con coloro che tendono la mano, relazione che poi è seguita dall’accompagnamento.

Una giornata dedicata al ricordo (tanti volti, tante storie, tanti racconti, tante opere) che non vuol essere un momento autocelebrativo ma un dono che la Caritas fa a se stessa, guardandosi indietro, considerando il presente e rilanciando per il futuro.

Un dono che Caritas fa anche alla propria comunità, perché è una relazione non solo con chi soffre, con chi ha necessità e con i più fragili, ma una relazione anche tra tutti gli operatori della stessa Caritas, fra tutti volontari e tutte le persone che nelle varie parrocchie sviluppano l’azione di ascolto.

E, infine, una relazione con gli altri interlocutori che sono gli enti locali, gli imprenditori e i privati. Il tutto -conclude il direttore della Caritas diocesana di Città di Castello- nello stile di accompagnamento e prossimità che la Chiesa cattolica e Papa Francesco ci insegnano”.

Nello “spirito di Assisi” l’invito a pregare per la pace in Ucraina e nel mondo

Aumentare i “momenti di preghiera per la pace” è l’invito del vescovo di Assisi mons. Domenico Sorrentino nella lettera mensile che la Commissione diocesana “Spirito di Assisi” invia in vista dell’appuntamento di preghiera per la pace, che si ripete il 27 di ogni mese per continuare la preghiera delle religioni per la pace inaugurata da san Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 ad Assisi.

Preghiera per la pace nei Paesi in guerra

Mons. Sorrentino invita a ritrovarsi “ancora soprattutto il 27 prossimo a invocare la pace per i nostri fratelli e le nostre sorelle di Ucraina, Myanmar, Haiti, Etiopia, Congo e di ogni altro angolo del mondo in cui la guerra porta il suo carico di paura, dolore, distruzione e morte. Desideriamo far salire più forte a Dio il grido delle vittime, pregando ancora per la conversione del cuore dei violenti e per aprirci tutti al dono della pace”.

“In questo tempo tragicamente inquieto e minaccioso per tanta parte della famiglia umana, siamo chiamati – sottolinea Sorrentino – a intensificare la nostra preghiera. Ce lo chiede Dio, ce lo chiedono le vittime, ce lo chiede l’umanità intera. Non possiamo permettere che resti sepolta dalle macerie dei bombardamenti cui assistiamo in questi giorni in Ucraina la fraternità che sempre deve guidare i nostri pensieri e i nostri comportamenti”.

“La preghiera va intensificata- scrive Sorrentino – perché è attraverso l’intima unione con Dio che rinnoviamo quel vincolo di fratellanza profondo e autentico. ‘Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, – ci ha ricordato recentemente Papa Francesco – e chi appoggia la violenza ne profana il nome’. È lo spirito di Assisi, è il senso che abbiamo inteso dare all’iniziativa di questa preghiera mensile da rivolgere al cielo qualunque sia la nostra appartenenza religiosa”.

La preghiera nello “spirito di Assisi”, strumento potente per chiedere pace

“La preghiera – ha detto il vescovo Sorrentino nell’intervista pubblicata nel numero de La Voce di questa settimana (leggilo nell’edizione digitale) – è il più potente strumento che abbiamo per chiedere, come figli, la misericordia e il perdono del Padre. Non è un atto magico, è innanzi tutto un riconoscimento della nostra realtà di creature di fronte al Creatore, e dunque anche riconoscimento della nostra universale fraternità che si apre all’azione di Dio”.

Alla base di una pace duratura e mondiale per mons. Sorrentino ci deve essere anche un cambiamento economico radicale. Quello che il Papa ha chiesto con l’iniziativa Economy of Francesco, che si sta sviluppando – per ora ancora solo in streaming – con la partecipazione di migliaia di giovani in tutte le parti del mondo.

La guerra è anche questione di economia

“Siamo abituati a pensare all’economia soprattutto guardando alle sue dinamiche, e tante volte guardando soprattutto al denaro, al profitto, al benessere. Ma l’economia, nel suo senso profondo, è la cura della casa, l’oikos, da cui il termine economia”.

“La casa di noi tutti – spiega -, singoli, famiglie, nazioni, fino alla casa comune del mondo, come l’ha chiamata Papa Francesco nella Laudato si’. Quando si fa la guerra – conclude Sorrentino -, si fa una grande negazione della stessa economia. Poi magari ci sarà qualcuno che ci guadagna e altri che ci perdono sul piano economico. Ma in un mondo che costruisce e usa armi, producendo macerie materiali e umane, uccidendo civili inermi e bambini, in realtà perdiamo tutti! È tempo di costruire un mondo più fraterno anche attraverso una economia della fraternità e della pace”.

 

 

Covid. Fine dell’emergenza anche nelle celebrazioni liturgiche. Sì alle processioni, no allo streaming

Celebrazioni liturgiche al tempo del Covid (foto Siciliani-Gennari/SIR)

Con la fine dello stato di emergenza dal primo aprile si possono riprendere le celebrazioni all’aperto e anche negli spazi chiusi non è più necessario il distanziamento.

È comunque richesto di mantenere la massima prudenza. E per le celebrazioni si invita a privilegiare la presenza del popolo di Dio limitando le trasmissioni in diretta sui media e sui social.

Inoltre l’attualità entra anche nella celebrazione del Venerdì Santo con l’aggiunta di una speciale preghiera “per quanti soffrono a causa della guerra”, nella solenne “Preghiera universale”.

Sono alcune delle indicazioni contenute nella Lettera (che qui pubblichiamo integralmente) in merito alla fine dello stato di emergenza COVID-19, diffusa ieri, venerdì 25 marzo, dalla Presidenza della Conferenza episcopale italiana.

Nella Lettera si risponde ai quesiti sulle norme da tenere nelle celebrazioni liturgiche dopo la fine dello stato di emergenza stabilito dal Governo italiano.

La Presidenza della Cei comunica che il protocollo sulle celebrazioni adottato il 7 maggio 2020 è ora abrogato e nella Lettera dà consigli e suggerimenti circa le celebrazioni liturgiche e definisce gli Orientamenti per i riti della Settimana Santa.

Il testo della Lettera

Consigli e suggerimenti circa le celebrazioni liturgiche

Il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza (cfr DL 24 marzo 2022, n.24), offre la possibilità di una prudente ripresa.

In seguito allo scambio di comunicazioni tra Conferenza Episcopale Italiana e Governo Italiano, con decorrenza 1° aprile 2022 è stabilita l’abrogazione del Protocollo del 7 maggio 2020 per le celebrazioni con il popolo.

Tuttavia, la situazione sollecita tutti a un senso di responsabilità e rispetto di attenzioni e comportamenti per limitare la diffusione del virus. Condividiamo alcuni consigli e suggerimenti:

  • obbligo di mascherine: il DL 24/2022 proroga fino al 30 aprile l’obbligo di indossare le mascherine negli ambienti al chiuso. Pertanto, nei luoghi di culto al chiuso si acceda sempre indossando la mascherina;
  • distanziamento: non è obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di un metro. Si predisponga però quanto necessario e opportuno per evitare assembramenti specialmente all’ingresso, all’uscita e tra le persone che, eventualmente, seguono le celebrazioni in piedi;
    igienizzazione: si continui a osservare l’indicazione di igienizzare le mani all’ingresso dei luoghi di culto;
  • acquasantiere: si continui a tenerle vuote;
  • scambio di pace: è opportuno continuare a volgere i propri occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino, evitando la stretta di mano o l’abbraccio;
  • distribuzione dell’Eucaristia: i Ministri continueranno a indossare la mascherina e a igienizzare le mani prima di distribuire l’Eucaristia preferibilmente nella mano;
  • sintomi influenzali: non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al COVID-19;
  • igiene ambienti: si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria sempre, specie prima e dopo le celebrazioni. Durante le stesse è necessario lasciare aperta o almeno socchiusa qualche porta e/o finestra. I luoghi sacri, comprese le sagrestie, siano igienizzati periodicamente mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti;
  • processioni: è possibile riprendere la pratica delle processioni.

Nella considerazione delle varie situazioni e consuetudini locali si potranno adottare indicazioni particolari. Il discernimento degli Ordinari potrà favorire una valutazione attenta della realtà e orientare le scelte.

Orientamenti per la Settimana Santa 2022

Si esortino i fedeli alla partecipazione in presenza alle celebrazioni liturgiche limitando la ripresa in streaming delle celebrazioni e l’uso dei social media per la partecipazione alle stesse. A tal riguardo si segnala che i media della CEI – Tv2000 e Circuito radiofonico InBlu – trasmetteranno tutte le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.

Nello specifico, si offrono i seguenti orientamenti:

  • 1. la Domenica delle Palme, la Commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme sia celebrata come previsto dal Messale Romano. Si presti però attenzione che i ministri e i fedeli tengano nelle mani il ramo d’ulivo o di palma portato con sé, evitando consegne o scambi di rami.
  • 2. il Giovedì Santo, nella Messa vespertina della “Cena del Signore”, per il rito della lavanda dei piedi ci si attenga a quanto prescritto ai nn. 10-11 del Messale Romano (p.138). Qualora si scelga di svolgere il rito della lavanda dei piedi si consiglia di sanificare le mani ogni voltae indossare la mascherina.
  • 3. il Venerdì Santo, tenuto conto dell’indicazione del Messale Romano (“In caso di grave necessità pubblica, l’Ordinario del luogo può permettere o stabilire che si aggiunga una speciale intenzione”, n. 12), il Vescovo introduca nella preghiera universale un’intenzione “per quanti soffrono a causa della guerra”. L’atto di adorazione della Croce, evitando il bacio, avverrà secondo quanto prescritto ai nn. 18-19, del Messale Romano (p. 157).
  • 4. la Veglia pasquale potrà essere celebrata in tutte le sue parti come previsto dal rito.

I presenti orientamenti sono estesi a seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose.

Roma, 25 marzo 2022

L’Atto di consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria della Russia e dell’Ucraina

“Grazie fratelli e sorelle, sacerdoti e autorità di essere qui presenti. Stasera non è stato il vescovo a convocarvi, a chiamarvi nella nostra cattedrale, ma è stata personalmente la Vergine Maria che ha voluto che tutta la nostra Chiesa fosse qui riunita, perché noi siamo obbedienti anche a tutta la sua tradizione. Sempre, quando ci sono stati dei pericoli imminenti, di tenebre intense, di grida di guerra per il mondo e per la società cristiana, come stiamo vivendo in questo momento, sempre si è invocato il nome del Padre e di Maria. Grazie ancora e che il Signore, attraverso la Beata Vergine a cui ci affidiamo e ci consacriamo stasera, ascolti e accolga le nostre preghiere”. Così il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nel saluto introduttivo della celebrazione eucaristica della Consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria della Russia e dell’Ucraina, in comunione spirituale con papa Francesco, nella preghiera per la pace, venerdì 25 marzo, nella cattedrale di San Lorenzo.

Alla celebrazione hanno partecipato diversi sacerdoti, i rappresentanti delle Istituzioni civili e militari, di Ordini cavallereschi e di confraternite e numerosi fedeli. La messa si è conclusa dinanzi alla splendida e molto venerata immagine della Madonna delle Grazie con l’Atto di Consacrazione e l’omaggio floreale del cardinale Bassetti all’icona della Beata Vergine.

“Il contrasto tra quello che sta accadendo oramai da un mese in Ucraina, e quello che racconta la pagina del Vangelo di oggi, non poteva essere più grande – ha evidenziato il cardinale nell’omelia –. Mentre le notizie di bombardamenti, devastazioni, occupazioni di città, vittime innocenti, bambini uccisi dalle bombe, o le notizie sulle centinaia di migliaia di profughi che arrivano anche nel nostro Paese sono sulle prime pagine dei giornali ed entrano prepotentemente nelle nostre case, noi celebriamo qualcosa di inaudito, quello che accadde nel segreto di una piccola casa, a Nazareth di Galilea duemila anni fa.

Quando il male e l’odio infuriano e sembrano avere l’ultima parola, nel brano dell’Annunciazione, l’evangelista Luca racconta di un amore grande: l’amore che lega Maria al suo promesso sposo, Giuseppe, e ancor di più l’amore di Dio per i suoi figli, per l’umanità intera. Mentre in Ucraina imperversano la violenza, la forza e la prevaricazione, il Dio di cui parla l’arcangelo Gabriele è un Dio che chiede permesso, e che domanda a una giovane donna di dire liberamente il suo ‘sì’. Soprattutto, mentre oggi gli uomini fanno la guerra, la risposta di Maria porterà – come diranno gli angeli ai pastori – la “pace a tutti gli uomini amati dal Signore” (cf. Lc 2,14)”.

Il cardinale Bassetti, soffermandosi sul significato della festa dell’Annunciazione a Maria (25 marzo) si è chiesto “che senso potrà mai avere in un contesto così doloroso e drammatico? Questa festa, in un anno così particolare, dopo un lungo tempo di pandemia, e ora di guerra, ci conforta nelle prove, e mentre noi siamo presi dalla paura, dallo sconforto, dal timore di un conflitto globale, sentiamo che le parole dell’angelo sono rivolte anche a noi: quel ‘Non temere’, detto in modo speciale a Maria, oggi è un invito di speranza che vale per tutti”.

Testo integrale dell’omelia del card. Gualtiero Bassetti

Carissimi fratelli e sorelle, accogliendo l’invito del Santo Padre Francesco, ci siamo anche noi raccolti questa sera in cattedrale per celebrare la santa eucaristia e pronunciare l’atto di consacrazione della Russia e dell’Ucraina all’Immacolato Cuore di Maria, perché per intercessione della Madre di Dio torni a regnare la pace in quelle terre e in tutto il mondo.

Unito con tutti i pastori della Chiesa, pronuncerò le parole dell’atto di consacrazione al cuore di Maria, in cui desidero racchiudere, ancora una volta, le speranze e le angosce della Chiesa per questo nostro mondo.

Si tratta di un gesto non nuovo. Infatti, più volte i pontefici hanno affidato al cuore di Maria la speranza della pace e della concordia nel mondo. Lo ha fatto due volte Pio XII, durante la seconda guerra mondiale, poi ancora negli anni Cinquanta, vedendo dinanzi a sé le esperienze dolorose dell’intera famiglia umana. Lo hanno rinnovato i santi pontefici Paolo VI, durante il pellegrinaggio a Fatima nel 1967, e poi Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro nel giorno di oggi del 1984.

In particolare, il grande pontefice polacco, inginocchiato dinanzi all’immagine della Santa Vergine, così pregò: «O Madre degli uomini e dei popoli, tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia, con amore di madre e di serva del Signore, questo nostro mondo umano, che ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli».

Stasera è Papa Francesco, che in questi giorni ha seguito con grande trepidazione e sofferenza la tragica situazione della guerra in Ucraina, a chiedere di rivolgerci a Maria per invocare il dono supremo della pace.

Il contrasto tra quello che sta accadendo oramai da un mese in Ucraina, e quello che racconta la pagina del Vangelo di oggi, non poteva essere più grande.

Mentre le notizie di bombardamenti, devastazioni, occupazioni di città, vittime innocenti, bambini uccisi dalle bombe, o le notizie sulle centinaia di migliaia di profughi che arrivano anche nel nostro Paese sono sulle prime pagine dei giornali ed entrano prepotentemente nelle nostre case, noi celebriamo qualcosa di inaudito, quello che accadde nel segreto di una piccola casa, a Nazareth di Galilea duemila anni fa.

Quando il male e l’odio infuriano e sembrano avere l’ultima parola, nel brano dell’Annunciazione, l’evangelista Luca racconta di un amore grande: l’amore che lega Maria al suo promesso sposo, Giuseppe, e ancor di più l’amore di Dio per i suoi figli, per l’umanità intera.

Mentre in Ucraina imperversano la violenza, la forza e la prevaricazione, il Dio di cui parla l’arcangelo Gabriele è un Dio che chiede permesso, e che domanda a una giovane donna di dire liberamente il suo “sì”. Soprattutto, mentre oggi gli uomini fanno la guerra, la risposta di Maria porterà – come diranno gli angeli ai pastori – la «pace a tutti gli uomini amati dal Signore» (cf. Lc 2,14).

Che senso potrà mai avere, carissimi fratelli e sorelle, celebrare l’Annunciazione a Maria in un contesto così doloroso e drammatico?  Questa festa, in un anno così particolare, dopo un lungo tempo di pandemia, e ora di guerra, ci conforta nelle prove, e mentre noi siamo presi dalla paura, dallo sconforto, dal timore di un conflitto globale, sentiamo che le parole dell’angelo sono rivolte anche a noi: quel «Non temere», detto in modo speciale a Maria, oggi è un invito di speranza che vale per tutti.

Ecco perché, in questo 25 marzo, tutta la Chiesa, con i Vescovi e le comunità del mondo intero, è unita a Papa Francesco. Egli ha desiderato compiere un atto di consacrazione al cuore di Maria che non solo richiama le apparizioni a Fatima, ma che ha radici ancora più profonde, già nella Sacra Scrittura.

Un grande esegeta come il cardinale Carlo Maria Martini spiegava che «il cuore è l’intimo dell’uomo, il centro della persona, il luogo profondo in cui la nostra persona prende coscienza di sé, riflette sugli avvenimenti, medita sul senso della realtà, assume comportamenti responsabili verso i fatti della vita e verso lo stesso mistero di Dio». Anche Papa Francesco, ultimamente, nell’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate, ha scritto che «nel cuore sono le nostre vere intenzioni, ciò che realmente cerchiamo e desideriamo». Ecco perché – scrive ancora il Papa – Dio «cerca di parlarci nel cuore» (83).

Come Dio parla al nostro cuore, noi oggi, in questo tempo di prova per l’Europa, per il mondo, per le Chiese in Ucraina, noi oggi con tutto il nostro cuore vogliamo parlare al cuore di Dio, attraverso la consacrazione al cuore di Maria.

Con grande fiducia e speranza, mi inginocchierò, al termine di questa celebrazione, dinanzi alla venerata immagine della Santa Vergine, madre della Chiesa perugino-pievese onorata da secoli come Madonna delle Grazie, cui si sono rivolti i perugini nelle loro spirituali e materiali necessità, ottenendo aiuto e liberazione. Vogliamo perciò stasera far rivivere non solo la devozione, ma la fede nel patrocinio di Maria, che è, prima di tutto, madre della divina grazia che è Gesù, e quindi “madre del popolo cristiano” e cioè “della Chiesa”, ma anche ausiliatrice e mediatrice “di intercessione e di perdono, di protezione e di grazia, di riconciliazione e di pace” (Prefazio).

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. Amen!

Gualtiero Card. Bassetti

Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

Puntata 2 – Pappa col pomodoro gourmet

Pappa col pomodoro gourmet

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara un piatto tipicamente toscano, sconfinato in Umbria nell’Alto Tevere. Una pietanza “povera” delle tavole fiorentine, nobilitata però dalle pagine del Giornalino di Giamburrasca e persino dalla celebre canzone di Rita Pavone. Una ricetta facilissima dagli ingredienti semplici, come pane raffermo, salsa di pomodoro basilico, olio, sale e pepe. E il tocco finale di Marcella che rende il piatto una delizia gourmet, oltre che un italianissimo tricolore…

“L’Umbria di San Benedetto e San Francesco. Immagini di un cammino artistico e devoto”

Via di Francesco - castello di Campello Alta - Sviluppumbria- Fabrizio Ardito

Nell’ambito delle attività finalizzate a promuovere il turismo lento e il suo patrimonio storico-culturale, la Regione Umbria, attraverso i fondi Por Fesr, Sviluppumbria quale soggetto attuatore, su incarico dell’assessorato regionale al Turismo, hanno presentato a Roma il volume: L’Umbria di San Benedetto e San Francesco. Immagini di un cammino artistico e devoto. Una selezione di opere d’arte benedettine e francescane allo scopo di riscoprire i molteplici cammini e itinerari culturali che connettono l’Umbria con i più vasti itinerari interregionali, nazionali ed europei.

La riscoperta dell’eredità spirituale, culturale, sociale e artistica di san Benedetto e san Francesco

Tema portante del libro è la riscoperta dell’eredità spirituale, culturale, sociale e artistica, di san Benedetto di Norcia e di san Francesco d’Assisi, e del loro contributo allo sviluppo sociale e materiale del territorio. L’Umbria, “cuore verde d’Italia”, raccontata attraverso una selezione di 150 immagini che ripercorrono le vie delle città medievali presenti, delle sue basiliche, chiese, monasteri e conventi, e delle opere d’arte che meglio incarnano l’identità della regione e della sua popolazione.

Nel libro, a cura di Fabio Marcelli ricercatore e docente di storia dell’Arte moderna presso l’Università di Perugia, sono presenti anche i contributi di Gianluigi Bettin, esperto di cammini ed itinerari umbri, e di Vito Isacchi, storico dell’arte, che ha tracciato un breve itinerario dei luoghi umbri visitati da san Francesco d’Assisi.

Nel volume, il valore turistico e quello spirituale, trovano una loro sinergia attraverso il Giubileo della Chiesa cattolica del 2025, e i cinque centenari che, dal 2023 al 2026, scandiranno il cammino della famiglia francescana in tutto il mondo per poi concludersi nel 2026 in Assisi dove si celebreranno gli 800 anni della morte del Santo Patrono di Italia.

Il volume è stato presentato il 24 marzo al Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma. Erano presenti la governatrice dell’Umbria Donatella Tesei, l’assessore regionale al Turismo Paola Agabiti, il cardinale Gualtiero Bassetti e l’amministratore unico di Sviluppumbria Michela Sciurpa che ha ideato e sostenuto il progetto.

Gli interventi

La Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei

“Un volume straordinario frutto di un grande lavoro di studio e ricerca. Una pubblicazione che attraverso i testi e le foto fa apprezzare e viaggiare tra i capolavori dell’arte figurativa che arricchiscono l’Umbria e che ci fanno cogliere l’influenza culturale che san Benedetto e san Francesco hanno avuto e hanno nella nostra regione e in tutto il mondo.

La Regione Umbria ha voluto partecipare attivamente alla realizzazione di questo progetto editoriale di alto valore che dona uno sguardo, dapprima d’insieme e poi sempre più in profondità, su luoghi, opere d’arte e fatti storici che hanno caratterizzano la nostra storia. Ringrazio, dunque, gli ideatori, gli autori, i ricercatori, i fotografi, gli editori e tutti coloro che a vario titolo hanno permesso la realizzazione di questa pubblicazione unica e prestigiosa”.

L’assessore alla Cultura e Turismo della Regione Umbria, Paola Agabiti

La Regione Umbria si onora di avere il privilegio unico di poter contribuire alla realizzazione di un’opera che rende omaggio alle due figure fondamentali della sua storia e del suo portato culturale e spirituale, quali sono innegabilmente san Benedetto e San Francesco. Nel riconoscere la loro centralità nella stessa matrice identitaria e fondativa della nostra terra, si rivela, oggi più che mai, il valore profondo del loro messaggio e della loro opera nella definizione e diffusione dei concetti di Europa, di economia sociale, di ecologia, di territorio, di conservazione e di tutela del patrimonio culturale. Il viaggio attraverso i loro cammini accompagna le straordinarie opere artistiche e architettoniche che impreziosiscono il cuore verde d’Italia, evocando un’etica ed una spiritualità universali, che abbiamo il dovere, come istituzione, di proteggere e manifestare ancor più tenacemente in periodi difficili, quali quelli attuali, che mettono a dura prova le nostre coscienze e l’intera nostra società.

Il Presidente della Cei, cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti

“Per l’intensità della storia che hanno generato e il seguito che hanno ancora la forza di aggregare, san Benedetto e san Francesco sono emblemi dell’Umbria, si nutrono delle sue radici spirituali e la tengono idealmente in mano. Figli di un popolo generoso che non ama l’ostentazione, quanto la sostanza, sublimano i paesaggi fisici e mistici di questa regione e ne orientano i cammini di riconciliazione e ricerca interiore, percorsi in numerose occasioni anche dai sommi pontefici, che hanno scelto simbolicamente questi luoghi per incontri di pace e comunione tra i popoli”.

Amministratore Unico Sviluppumbria, Michela Sciurpa

“L’ispirazione per questa pubblicazione risale all’inizio del mio incarico di amministratore unico di Sviluppumbria, nel corso di un colloquio che ho avuto con il cardinale Gualtiero Bassetti. È pertanto con particolare piacere che vedo oggi realizzata quest’opera, ideata da Sviluppumbria per offrire al lettore la possibilità di riscoprire il senso profondo delle radici culturali dell’Umbria. Ripercorrendo la storia ed i passi di Benedetto e Francesco, straordinari figli dell’Umbria, si consegna al pubblico un simbolo della valorizzazione della nostra regione. I luoghi percorsi, la Regola francescana e quella benedettina ne rappresentano l’impegno verso gli altri e la coesione verso un progetto comune. Il sostegno conferito dalla Regione Umbria al progetto fa di questo volume un prezioso strumento di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale e spirituale regionale”

 

Veglia di preghiera celebrata a Perugia in memoria dei missionari martiri

missionari martiri
Un momento della Veglia di preghiera svoltasi a Perugia in memoria dei missionari martiri

Si è tenuta a Perugia, nella serata del 24 marzo, presso complesso parrocchiale San Giovanni Paolo II di Prepo, la Veglia di preghiera per la XXX Giornata in memoria dei missionari martiri, guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti insieme a monsignor Orlando Sbicca, direttore del Centro missionario diocesano.

Promossa ogni anno dal Centro missionario dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, la veglia ha avuto come momento centrale il ricordo dei ventidue missionari uccisi nel 2021, ricordati ciascuno con il proprio nome da monsignor Sbicca.

Il martirio è nel Dna del missionario

“Il martirio è nel Dna del missionario -ha detto il sacerdote introducendo la veglia e ricordando le tre persone uccise in una notte quando lui era missionario in Burundi- Ma questa sera -ha aggiunto- pregheremo anche per questa esperienza drammatica di questa maledetta guerra, pregheremo affinché i popoli trovino la pace”.

La testimonianza

 Altro momento centrale della Veglia, in cui si sono alternate letture bibliche con preghiere di intercessione, è stata la testimonianza video, introdotta da Elena di Perugia, sulla vita di uno dei ventidue martiri: Nadia de Munari, di Vicenza, che aveva scelto di condividere la vita dei poveri in Perù lavorando come volontaria nelle realtà dell’Operazione Mato Grosso, e per questo conosciuta anche in Umbria. Negli ultimi anni Nadia era scesa dai villaggi della montagna peruviana per gestire sei asili nido che monsignor Ugo de Censi aveva voluto realizzare nel deserto dove vivono in estrema povertà i contadini, anch’essi scesi dalla montagna per cercare in città un lavoro e una vita migliore. Ma in pochi anni la città è passata da ottanta mila abitanti a un milione e duecento mila, con una forte espansione nel deserto dove non ci sono né acqua né servizi e le case non sono altro che pochi metri quadrati di deserto recintati con stuoie. Proprio lì gli asili accolgono e danno una educazione a bambini che altrimenti non avrebbero nulla. Nadia è morta a cinquant’anni in Perù, in ospedale, il 24 aprile 2021, a Nuevo Chimboté, due giorni dopo un’aggressione subita per rubarle il telefono di poco valore.

Il ricordo del cardinale

 Bassetti ha ringraziato tutti per l’impegno e per la partecipazione alla veglia, ed ha ricordato con emozione la prima volta che ha sentito parlare di Nadia de Munari.

“Non ho conosciuto Nadia de Munari, ma quando morì ricevetti in Cei un gruppo di coloro che l’avevano conosciuta, persone che sono state anche i testimoni della sua vita davvero segnata dalla presenza del Signore. La presenza di Dio nella nostra vita non ci toglie i problemi, anzi ce l’aumenta, umanamente parlando. Chi crede che il Signore sia un sonnifero per stare più tranquilli, ha sbagliato indirizzo, non è questa la vita cristiana, perché la vita cristiana è seguire Cristo e seguirlo in tutta la sua esperienza fino alla Croce, quindi fino al martirio che è sempre fecondo di vita. Per me fu un momento molto forte quella mattina in cui ascoltai le loro esperienze e stasera è stata una particolare emozione quando l’ho rivista nel filmato”.

Il sangue dei martiri, il sangue di Cristo

Il cardinale ha proseguito ricordando un’altra sua esperienza definita, dallo stesso Bassetti, forse ancora più drammatica per me.

“Una delle cose che mi ha impressionato di più nella mia vita è stata la visita in Sri Lanka a Colombo. Ero da poco presidente della Cei, e ci andai dopo che la mattina di Pasqua era avvenuto in tre chiese quel terribile eccidio con la morte di duecentottantacinque persone. Le chiese erano ancora imbrattate di sangue e mi ha colpito particolarmente il volto di una Madonna tutto insanguinato. Si vedevano ancora i segni della devastazione e il martirio di quelle persone che a Pasqua erano lì a far festa per il Signore risorto. Quando la sera ho celebrato la messa, mi pareva di vedere dentro quel Calice consacrato non soltanto il sangue di Gesù, ma anche il sangue di tutti questi fratelli e sorelle innocenti”.

La fede sia davvero contagiosa

“Noi siamo debitori nei loro confronti -ha commentato il cardinale avviandosi alla conclusione- Il ricordo dei martiri nella Chiesa, che poi sono i martiri anche per tutta l’umanità, non si può mai risolvere soltanto in un ricordo, in una commemorazione, ma dobbiamo tener vivo che dopo Cristo, che ha dato per noi il suo sangue, c’è una serie infinita di uomini e di donne che per lo stesso motivo hanno pagato con la loro vita. Diceva Tertulliano: il sangue dei Martiri è il seme dei cristiani; quindi anche il seme della nostra fede, della nostra vita spirituale, della nostra testimonianza. Mi raccomando, testimoniamo con gioia la nostra fede, sia davvero una fede contagiosa la nostra”.

Annotazioni e appunti di manoscritti della biblioteca della basilica di San Francesco

Particolare di un manoscritto (Archivio fotografico Sacro Convento)

Un esclusivo viaggio tra le annotazioni sui manoscritti presenti nel Fondo antico comunale presso la Biblioteca del Sacro Convento in Assisi. L’incontro, dal titolo “Sulle tracce dei lettori”, si terrà sabato 26 marzo alle 16 e permetterà di scoprire le variegate tipologie di intervento presenti nei margini o sul testo stesso tra “manine”, censure ed anatemi. Un’interessantissima stratigrafia che molto ci dice sulle pratiche di lettura nel corso dei secoli, e su specifici personaggi o avvenimenti.

“Di fronte a un manoscritto medievale – ha dichiarato il direttore della biblioteca, fra Carlo Bottero – occorre superare la categoria di “libro”, ed applicare piuttosto quello di sistema articolato in cui convivono variegate tipologie di segni espressivi, testuali e non testuali. Una pluralità di atti comunicativi a volte paralleli ma più spesso intersecantesi e coordinati”. In questo primo appuntamento verranno mostrati e illustrati al pubblico gli esclusivi manoscritti. Presenti tra gli altri fra Carlo Bottero, Cristina Roccaforte e Paolo Capitanucci.

Per partecipare all’evento l’ingresso è libero ma è obbligatoria la prenotazione inviando una mail a: centrodf@gmail.com

Per l’accesso in biblioteca è richiesto green pass rafforzato e uso della mascherina FFp2.

 

A Santa Maria degli Angeli e Foligno l’atto di consacrazione e affidamento della Russia e dell’Ucraina

Il vescovo mons. Domenico Sorrentino

Anche il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino e i sacerdoti e religiosi diocesani venerdì 25 marzo, nella solennità dell’Annunciazione del Signore, si uniranno a Papa Francesco nella preghiera per la pace e nella consacrazione e affidamento della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

Il vescovo Sorrentino lo farà celebrando la messa alle ore 7 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e partecipando ai vespri e all’adorazione eucaristica nel monastero di Santa Lucia a Foligno alle ore 17.30. In un messaggio ai vicari delle due diocesi monsignor Sorrentino invita tutti ad “unirsi alla preghiera del Santo Padre per dare un grande segno di unità. Ove è possibile, alla stessa ora (ma suppongo che a quell’ora molti seguiranno lui stesso per televisione). Oppure in una qualunque ora del giorno, come è detto nella stessa lettera papale. Nelle Basiliche e nelle Chiese si potrà comunque, in orario conveniente, recitarla”.

Prosegue il cammino sinodale, filo diretto con la diocesi di Assisi

L'apertura del sinodo diocesano nell'ottobre 2021

Linea diretta per i fedeli e non, per i loro commenti, suggerimenti e riflessioni. La diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino ha accolto l’invito di Papa Francesco e della Chiesa italiana a mettersi in ascolto e in cammino, attraverso il Sinodo (dal greco “camminare insieme”) per dare modo a tutti, credenti e non credenti, praticanti e coloro che sono lontani dalle chiese, di esprimersi.

Tra le iniziative “chiediamo di inviare una nota, un commento, una riflessione – l’invito dei referenti diocesani per il Sinodo 2021-2023 Marina Zola e Luca Viaro – o semplicemente due righe per raccontare la propria esperienza di Chiesa oppure cosa si pensi della Chiesa o quanto sia significativa la sua presenza nella comunità cittadina di cui si fa parte. Pregheremmo di far pervenire queste riflessioni entro il 31 marzo all’indirizzo e-mail sinodo2123assisinoceragualdo@gmail.com. Ve ne saremo molto grati perché, ne siamo certi, ci aiuterebbe a cambiare in meglio e, in un mondo in cui sempre di più pare prevalere l’IO, a camminare di più insieme”. Oltre alla possibilità di inviare una email si può rispondere ad alcune domande e suggestioni al link https://forms.gle/FWUEDA2T6LHhNf276.

È in programma anche un‘iniziativa di confronto diretto dal titolo “Le voci di tutti… anche la tua” prevista per martedì 29 marzo alle 21, cui si può aderire mandando un messaggio sempre all’indirizzo email sinodo2123assisinoceragualdo@gmail.com per ricevere il link per l’incontro via Zoom.

“Stiamo percorrendo – sottolineano i referenti – la prima delle tre fasi del processo sinodale, proprio la fase dell’ascolto, quella che riguarda le singole chiese diocesane, una ‘consultazione del popolo di Dio’, un ascolto dal basso della gente, cara al Pontefice, già presente nella nostra esperienza diocesana con il sinodo celebrato dopo la prima visita pastorale e la seconda ancora in corso, ma che certo è sempre da accrescere e migliorare”. Come afferma il Santo Padre “una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare è più che sentire”.

 

Papa Francesco scomunica la guerra

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Papa Francesco sta dando fondo alle parole di scomunica definitiva della guerra. La pace è valore assoluto, bene vitale. Dopo “l’insensatezza diabolica della violenza” dichiarata durante l’udienza generale del 23 febbraio, è stata la volta della guerra “disumana e sacrilega perché va contro la sacralità della vita umana”. Una profanazione peggiore di quella che si rivolge contro un segno sacramentale, perché la persona umana è tempio dello Spirito ed è creata a immagine e somiglianza di Dio.

Sono ragioni che devono indicarci senza compromessi l’impegno che – soprattutto – i credenti sono chiamati a profondere per fermare la guerra, investendo sul dialogo e sulla diplomazia. Anche di recente la storia ha dimostrato che è possibile aprire trattative riservate perfino con dittatori e terroristi, guerriglie e fondamentalisti. Non possiamo arrenderci. E per questo non dobbiamo stancarci di sollecitare tutte le parti a proseguire su questa strada, chiedendo intanto il cessate-il-fuoco per fermare il sacrilegio e risparmiare vite umane e lacrime amare.

Basterebbe l’articolo 11 della Costituzione

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L’articolo 11 della Costituzione dice che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Si capisce subito che i costituenti pensavano alle guerre fasciste – l’aggressione all’Etiopia del 1935, l’invasione dell’Albania nel 1939, la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, l’aggressione alla Grecia nell’ottobre dello stesso anno – ma anche alle innumerevoli altre guerre scatenate nella storia. Tuttavia il testo è chiaro nel senso che la guerra di legittima difesa è consentita. Lo confermano – se ce ne fosse bisogno – gli altri articoli della Costituzione che parlano della difesa nazionale e delle forze armate. La Costituzione non vieta che ci sia un esercito, anzi lo prevede; e non vieta neppure che lo Stato dedichi una parte delle sue risorse ad armarsi in vista di una difesa futura, nella misura in cui ciò risulti necessario.

Valutare che cosa sia ragionevolmente necessario spetta al Parlamento. Fin qui, abbiamo visto che cosa è lecito e anche doveroso, e che cosa non lo è, dal punto di vista costituzionale. Poi sono possibili altri punti di vista. Per esempio, quello dell’opportunità politica, che potrebbe portare (è solo un esempio) a provvederti di armi che non userai mai, se questo serve a scoraggiare i tuoi avversari. O all’opposto, quello dell’etica nonviolenta, che ti porta, per principio assoluto, ad astenerti non solo dalla violenza ma anche dal semplice possesso di qualunque tipo di arma. E così via. Certo, se tutti gli Stati aderissero – s’intende, non solo per finta – a un programma serio di disarmo, sarebbe meglio per tutti, e l’umanità intera sarebbe diversa. Ma se duemila anni di cristianesimo non sono bastati per arrivare a questo – anche perché gli stessi cristiani hanno mostrato grande impegno nel farsi guerre tra loro, e non sono state le meno spietate – , possiamo pensare di arrivarci ora? A questa domanda non so dare risposta. Tutto sommato, se si riuscisse a far accettare da tutto il mondo il nostro articolo 11, apparentemente così limitato, sarebbe un enorme passo in avanti.

L’Italia davanti alla guerra

Profughi al confinetra Slovenia e ucraina (Foto Sir)

di Stefano De Martis

Tra pochi giorni si concluderà lo stato d’emergenza legato alla diffusione del Covid. Il Governo ha già varato il piano di progressivo allentamento delle restrizioni. Anche se la pandemia è ancora in grado di fare danni, e quindi bisognerà monitorarne l’andamento con particolare attenzione almeno per tutto il mese di aprile, si tratta di un appuntamento lungamente atteso e desiderato.

Il comprensibile sollievo che questo passaggio porta con sé si scontra però con l’angoscia e l’orrore suscitati anche nel nostro Paese dalla terribile guerra d’invasione scatenata dalla Russia in Ucraina, con conseguenze umanitarie devastanti e profonde ripercussioni economiche. Al livello del sentire collettivo è come se si fosse passati da un’emergenza a un’altra, senza soluzione di continuità. Anche se nei momenti più acuti della crisi da Covid è stata spesso evocata la dimensione bellica, fare paragoni tra la pandemia e la guerra è evidentemente improponibile. Può diventare persino “odioso” (è il termine utilizzato dal premier Draghi) se lo si fa per motivi strumentali, come nel caso dell’attacco all’Italia e al nostro ministro della Difesa da parte di un diplomatico russo. L’unica analogia possibile, pur con i distinguo necessari, è nella risposta che ogni emergenza richiede, a tutti i livelli, cominciando da quello istituzionale e politico.

Senso di responsabilità e spirito unitario – auspicabili in ogni contesto – diventano un dovere stringente quando ci si trova a fronteggiare un pericolo potenzialmente distruttivo e si richiede un impegno straordinario di solidarietà. Essi rappresentano anche i presupposti per un ruolo significativo dell’Italia nel drammatico scenario internazionale di queste settimane.

La causa della pace ha bisogno di soggetti coesi e credibili, che sappiano cogliere anche il minimo spiraglio utile, e allo stesso tempo non offrano sponde con atteggiamenti ambigui o, peggio ancora, conniventi. Mettere bene in chiaro chi è l’aggressore e chi l’aggredito non vuol dire indossare l’elmetto ma parlare un linguaggio di verità. Il punto di riferimento comune non può che essere l’articolo 11 della Costituzione, che va letto tutto insieme: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

È un unico comma, in cui il solenne “ripudio” della guerra come strumento di aggressione e di risoluzione delle controversie non si esaurisce in una mera rinuncia, ma risulta strettamente legato alla possibilità di limitare la “sovranità” a vantaggio di “organizzazioni internazionali” che perseguano attivamente l’obiettivo di assicurare “la pace e la giustizia”. Sembra quasi di sentire il profeta: opus iustitiae pax.

Consacrazione nella diocesi di Perugia al Cuore Immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina

consacrazione
La veglia di preghiera nella Cattedrale di San Lorenzo a Perugia con l’adorazione eucaristica per invocare la pace in Ucraina presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti dello scorso venerdì 4 marzo

Anche la comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve, venerdì 25 marzo, si raccoglierà in preghiera per la pace, unendosi spiritualmente al Santo Padre Francesco e a tutta la Chiesa nell’Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell’umanità, in modo particolare, secondo l’intenzione del Papa, della Russia e dell’Ucraina, nazioni in guerra da quasi un mese.

La Consacrazione, il cui testo dell’Atto è stato reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede nella mattinata del 23 marzo, avviene nel giorno in cui la Chiesa celebra la Solennità dell’Annunciazione, nel corso della celebrazione penitenziale nella Basilica vaticana di San Pietro (ore 17). L’Atto di Consacrazione è previsto alle ore 18.30, convocando, nella giornata di venerdì 25 marzo, i sacerdoti, i religiosi e gli altri fedeli alla preghiera comunitaria nei luoghi sacri -si legge nella lettera inviata dal Papa ai vescovi di tutto il Mondo- così che il Popolo santo di Dio faccia salire in modo unanime e accorato la supplica alla sua Madre.

A livello diocesano sono due gli appuntamenti in calendario per il pomeriggio del 25 marzo, entrambi alle ore 18, con la celebrazione eucaristica e la lettura dell’Atto di Consacrazione: nella Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, il cui rito sarà presieduto dal cardinale Gualtiero Bassetti; nel santuario della Madonna di Fatima di Città della Pieve, il cui rito sarà presieduto dal vescovo ausiliare monsignor Marco Salvi.

Il cardinale Bassetti e il suo ausiliare monsignor Salvi, nel comunicare alla comunità diocesana l’esortazione di Papa Francesco ad unirsi in comunione spirituale con lui per implorare la pace, fanno proprie le sue parole, richiamando l’attenzione al gesto della Chiesa universale, che in questo momento drammatico porta a Dio, attraverso la Madre sua e nostra, il grido di dolore di quanti soffrono e implorano la fine della violenza, e affida l’avvenire dell’umanità alla Regina della Pace.

“La Chiesa, in quest’ora buia -scrive il Papa- è fortemente chiamata a intercedere presso il Principe della pace e a farsi vicina a quanti pagano sulla propria pelle le conseguenze del conflitto. Sono grato, in questo senso, a tutti coloro che con grande generosità stanno rispondendo ai miei appelli alla preghiera, al digiuno, alla carità.

Ora, accogliendo anche numerose richieste del Popolo di Dio, desidero affidare in modo speciale alla Madonna le nazioni in conflitto”.

“La nostra Chiesa perugino-pievese -commentano Bassetti e Salvi- si è da subito unità agli appelli del Santo Padre Francesco anche concretizzandoli con l’accoglienza di diverse decine di profughi ucraini in strutture ecclesiali o in abitazioni messe a disposizione da non pochi privati cittadini. Sono persone, soprattutto donne e minori, molto provate per aver dovuto lasciare rapidamente la propria terra, i propri affetti per sottrarsi alla distruzione della guerra. Da noi trovano accoglienza ed assistenza grazie all’opera di operatori e volontari della Caritas diocesana svolta in stretta collaborazione con le Istituzioni civili.

Anche con tutti loro e con quanti si prodigano ad alleviare le sofferenze degli ucraini, ci uniremo in preghiera per invocare la Pace”.

Emergenza Ucraina, raccolti circa 6 tonnellate di alimenti per gli empori solidali

Emergenza Ucraina (alimenti)
Alcuni degli alimenti raccolti dalla Caritas di Terni-Narni-Amelia a favore dell'Emergenza Ucraina

La raccolta alimentare effettuata sabato 26 febbraio nei supermercati di Terni, Narni, Amelia, promossa dalla Caritas diocesana per sostenere l’attività dell’emporio solidale di Terni, presso il centro di ascolto di via Vollusiano, e all’emporio solidale di Amelia presso la Cittadella della Solidarietà ha avuto un buon risultato. Sono stati raccolti 5909,61 kg di beni, di cui 4803,5 kg a Terni e 1106,11 kg ad Amelia.

“La raccolta è stata anche una bellissima occasione di coinvolgimento di tante parrocchie e persone -commenta il direttore della Caritas diocesana padre Stefano Tondelli- nuovi volontari e giovani, che con un grande slancio di amore e generosità hanno sfidato il vento e il freddo di quel 26 febbraio. Non solo, ma alla luce dei tragici eventi della guerra in Ucraina e dei tanti profughi che si stanno riversando su Terni e provincia, la raccolta alimentare appare ancor più provvidenziale, dato che è stato attivato all’Emporio della Solidarietà in via Vollusiano, una speciale tessera Emergenza Ucraina per far accedere tutte le famiglie in fuga dalla guerra, che sono soprattutto mamme e bambini. Un ringraziamento alle parrocchie, ai volontari, ma anche l’Associazione San Martino, nel 25simo anniversario dalla sua nascita, che gestisce l’Emporio con professionalità e umanità”.

La raccolta appena effettuata sta permettendo di far fronte all’emergenza con relativa serenità e di continuare anche la distribuzione ordinaria. Attualmente, all’emporio sono state destinate alle famiglie Ucraine, che arrivano numerose, le mattine di martedì, mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 11.30. Mentre per la distribuzione ordinaria l’Emporio è aperto il martedì e il mercoledì dalle 14 alle 16.

Tanti altri sono i servizi attivi per le famiglie ucraine da parte di varie associazioni caritative: l’Emporio vestiti in via Vollusiano aperto dal lunedì a venerdì dalle 9.30-11.30; la mensa Caritas in via Ciaurro aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16.30 alle 17.30; l’Emporio bimbi della San Vincenzo de’ Paoli sito in via Pascoli a Terni e aperto il martedì e giovedì dalle 16.00 alle 18.00 che mette a disposizione alimenti e prodotti per l’igiene personale dei bambini, giocattoli e materiale scolastico passeggini, pannolini e altro materiale per bambini; il Movimento per la Vita in via Campomicciolo 143 aperto il mercoledì 16-18 e il giovedì 10-12  con la presenza di 2 ginecologi e beni per bambini da 0 a 2 anni come passeggini, culle, pannolini, alimenti; la Comunità di Sant’Egidio effettua tamponi covid e visite mediche presso sede in via Tre Archi, vicino alla chiesa di San Lorenzo a Terni il martedì e giovedì dalle 17.30 alle 19. Per l’aspetto dell’ educazione, animazione e sostegno psicologico sono attive le Acli Segretariato Sociale: dal lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 al numero 0744 407647; il supporto psicologico (assieme all’AGE), attività sportiva e corsi di Italiano: orari da definire. La Comunità di Sant’Egidio con la Scuola di italiano per adulti e bambini, con diversificazione degli interventi. In piccoli gruppi ed in piena sicurezza, garantita sempre la presenza di insegnanti e di mediatrice ucraina, il lunedì dalle ore 17.30, presso sede  in via Tre Archi, Chiesa di San Lorenzo.

‘Strumenti insegnamento Religione Cattolica’: primi 10 anni della collana di pubblicazioni dell’ISSRA di Assisi

Strumenti insegnamento Religione Cattolica
La locandina del convegno per i primi dieci anni di pubblicazioni della collana 'Strumenti insegnamento Religione Cattolica' in programma giovedì 24 marzo

Ai primi dieci anni della collana di pubblicazioni Strumenti insegnamento Religione Cattolica sarà dedicato un convegno in programma giovedì 24 marzo, alle ore 17.30, nella sede dell’Istituto di Scienze Religiose di Assisi (ISSRA), presso il Seminario regionale della Città serafica, oppure in diretta streaming sulla piattaforma Cisco Webex .

I relatori

Porteranno i saluti iniziali: suor Roberta Vinerba, direttore ISSRA, e don Matteo Monfrinotti, direttore Settore Editoriale e Rivista Convivium Assisiense. Interverranno: monsignor Valentino Bulgarelli, sottosegretario e responsabile del Servizio nazionale per gli Studi Superiori di Teologia e Scienze Religiose della Conferenza episcopale italiana (Cei) sul tema La trasdisciplinarietà: problema o risorsa per l’insegnante di religione?; padre Pietro Maranesi, già direttore ISSRA e fondatore della Collana, e suor Katia Roncalli, docente ISSRA, parleranno de Il progetto editoriale: strumenti IRC tra passato e futuro.

Strumenti insegnamento Religione Cattolica è una collana a cura dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi pensata appositamente per fornire agli insegnanti di Religione Cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, ma anche ai cultori di studi teologici a vari livelli e a tutti gli interessati, specifici spunti di riflessione per un costante aggiornamento su temi teologico-biblici di particolare rilevanza nell’attuale contesto culturale.

Strumenti insegnamento Religione Cattolica: pubblicati quindici volumi

 1. F. Testaferri, Gesù e il suo ambiente, Cittadella, Assisi 2011, p. 82, € 8,00 2. S. Segoloni Ruta, C. Burini De Lorenzi, La Chiesa degli inizi, Cittadella, Assisi 2011, p. 136, € 10,50 3. A. Czortek, Una presenza che fa storia, Cittadella, Assisi 2012, p. 168, € 13,00 4. P. Maranesi, Francesco d’Assisi e i frati minori, Cittadella, Assisi 2012, p. 114, € 11,00 5. P. Benanti, F. Sciurpa, S. Segoloni Ruta, Un secolo di novità complesse, Cittadella, Assisi 2013, p. 214, € 16,80 6. M. Tosti, P. Maranesi, S. Segoloni Ruta, Veluti sacramentum, Cittadella, Assisi 2014, p. 136, € 11,80 7. P. Benanti, R. Vinerba, La persona in relazione con la vita, Cittadella, Assisi 2015, p. 130, € 11,80 8. M. Borgognoni, K. Roncalli, M. Reschiglian, R. Romio, Narrare la Fede ad una generazione incredula, Cittadella, Assisi 2016, p. 198, € 15,50 9. R. Vinerba, P. Maranesi, La persona in relazione, Cittadella, Assisi 2016, p. 84, € 10,50 10. F. Faraghini, An‑nikāh., Cittadella, Assisi 2017, p. 196, € 14,90 11. L. Diotallevi, M. Asselle, R. Vinerba, La persona dentro una società complessa, Cittadella, Assisi 2017, p. 118, € 11,90 12. A. Bini, M. Monfrinotti, M. Pucciarini, Pace e violenza, Cittadella, Assisi 2018, p. 98, € 10,90 13. Maschile e femminile nei testi sacri e nelle tradizioni dell’Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo. A cura di M. Monfrinotti, Cittadella, Assisi 2021, p. ??, € 00,00 14. Democrazia e teocrazia nei testi sacri e nelle tradizioni dell’Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo. A cura di M. Monfrinotti (in corso di stampa) 15. Bisogni educativi “specialmente normali”. Legislazione, criteri di individuazione, didattica differenziata e nuova tecnologia e servizio di alunni con DSA e BES. A cura di Katia Roncalli, Cittadella, Assisi, p. 208, € 19,90.

Ucraina, card. Bassetti: “In arrivo voli umanitari, accolti da 20 Caritas”

ucraina bassetti voli umanitari
L'annuncio del presidente della Cei e arcivescovo di Perugia: "Circa 600 profughi. Numeri che cresceranno"

“Nelle prossime ore, alcuni voli umanitari, da Varsavia, giungeranno in Italia, permettendo
centinaia di cittadini ucraini di essere accolti da circa 20 Caritas diocesane del nostro Paese”. Lo ha detto l’arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, confermando le notizie diffuse nei giorni scorsi. Con i voli umanitari dovrebbero arrivare in Italia circa seicento profughi.

Numeri ‘destinati a crescere’

“Sono numeri che cresceranno e che richiederanno un’ accoglienza di non breve periodo”, ha aggiunto l’arcivescovo di Perugia aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente. “Le nostre Chiese stanno facendo e faranno la loro parte nell’accoglienza e nell’apertura di corridoi per favorire l’arrivo in sicurezza delle persone che sono bloccate nei Paesi di transito, che non riescono più a proseguire il loro viaggio o sono troppo vulnerabili per farlo. Anche questo è un contributo prezioso alla pace”, ha sottolineato Bassetti. Il cardinale ha poi aggiunto che “la pace è un valore che non si può barattare con nulla. Perché la vita umana non si compra e non si uccide! Sogniamo e vogliamo la pace tra tutti i popoli. Per questo, venerdì 25 marzo, Festa dell’Annunciazione, ci uniremo con i vescovi e i presbiteri di tutto il mondo a Papa Francesco che consacrerà la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria: è un ulteriore segno della misericordia di Dio che, al contempo, esprime tutta la preoccupazione del Santo Padre per questa situazione estremamente pericolosa per l’ umanità intera”.

Bassetti: “Fermare inutile strage”

“Alle porte dell’ Europa una guerra devastante sta seminando terrore, morte e distruzione. Il nostro pensiero va alle vittime, ai loro cari e a quanti sono costretti a lasciare le proprie case per cercare un luogo sicuro: uniamo la nostra voce a quella del Santo Padre, affinché ‘ in nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi’. La nostra voce sale a Dio perché questa ‘inutile strage’ del nostro tempo sia fermata. L’umanità implora un’alba nuova”. Ha detto poi il cardinale aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente. “Di fronte alla fuga di milioni di persone, soprattutto donne e bambini, esprimiamo il nostro vivo e sincero ringraziamento a quanti, in Italia e in tanti altri Paesi, sono impegnati a dare forma e anima all’ accoglienza. È una testimonianza di carità e di fraternità che diventa impegno concreto per un futuro di pace contro il virus dell’ egoismo e dell’ indifferenza”, ha sottolineato l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Il cardinale ha detto ancora che “la grave crisi internazionale che stiamo vivendo per via del conflitto in Ucraina evoca per l’Europa il fantasma di un passato che si riteneva ormai definitivamente archiviato. Invece le bombe, la distruzione, le morti ucraine e russe, la devastazione di queste ultime settimane ci hanno messo di fronte a un pericolo, a una minaccia, sempre in agguato”.

Importanza dell’informazione

“Grazie alle testimonianze di giornalisti e operatori della comunicazione, pericolosamente in prima linea per documentare gli accadimenti, ci arrivano le notizie di migliaia di morti, gran parte dei quali sono civili”. “L’auspicio è che la mobilitazione della comunità politica internazionale possa trovare una soluzione al conflitto, intensificando gli sforzi diplomatici per arrivare alla cessazione delle ostilità e dell’indiscriminata violenza, che rappresentano sempre un passo indietro nel cammino dell’umanità”, ha concluso il cardinale Bassetti.

Lutto nella diocesi di Spoleto-Norcia: mons. Ceccarelli è tornato alla Casa del Padre

spoleto norcia ceccarelli
Mons. Giampiero Ceccarelli, 71 anni, è tornato alla Casa del Padre

Nella serata di lunedì, mons. Giampiero Ceccarelli, 71 anni, è tornato alla Casa del Padre. Era ricoverato da alcuni giorni nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Spoleto per gravi complicazioni polmonari non legate al Covid.

Biografia

Don Giampiero era nato ad Eggi di Spoleto il 3 luglio 1951 ed era stato ordinato presbitero il 18 giugno 1977 dall’arcivescovo Ottorino Pietro Alberti. Alunno del Seminario di Spoleto, del Liceo Classico Pontano-Sansi di Spoleto e del Seminario regionale di Assisi, ha perfezionato gli studi in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, alloggiando nel Pontificio Collegio Nepomuceno della capitale. In questi 45 anni di sacerdozio, don Giampiero è stato parroco di Borgo Cerreto in Cerreto di Spoleto, dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci, di San Domenico in Spoleto e, negli ultimi dodici anni, di Eggi, Bazzano Superiore e Bazzano Inferiore in Spoleto (per un periodo è stato anche amministratore parrocchiale di Cortaccione di Spoleto). Oltre al ministero di parroco, mons. Ceccarelli aveva molti incarichi nella Curia Arcivescovile, dove iniziò il suo servizio nel 1989. Era: Cancelliere Arcivescovile, Vicario Episcopale per la ricostruzione post sismica, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Spoleto, Direttore dell’Archivio e della Biblioteca diocesana, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali ecclesiastici, delegato della Conferenza episcopale umbra per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto. In passato ha insegnato storia della Chiesa all’Istituto Teologico di Assisi.

Il ricordo di mons. Boccardo

“Ricordo con ammirazione la sua profonda conoscenza della Diocesi e del territorio, la grande cultura che lo faceva apprezzare da tutti, la facilità nei rapporti umani e l’arguzia nel parlare”, le parole del vescovo di Spoleto – Norcia, mons. Renato Boccardo. “Ha lasciato un segno in tutti coloro che ha accostato nel ministero pastorale esercitato in diverse parrocchie ed ha servito con generosità e dedizione la nostra Chiesa locale nell’ufficio di Cancelliere Arcivescovile e Direttore dell’Ufficio dei beni culturali. Lo accompagno con amicizia e gratitudine all’incontro con il Signore risorto, mentre con la Diocesi tutta abbraccio la sua mamma, la cognata e gli amati nipoti”.

Il ricordo dell’amico di sempre mons. Gino Reali

Il vescovo emerito di Porto-Santa Rufina mons. Gino Reali, del clero di Spoleto-Norcia, era legato da profonda e lunga amicizia con il compianto sacerdote. “Nonostante da venti anni sono partito dalla Diocesi – afferma – con don Giampiero ci siamo sentiti sempre per telefono ogni tre giorni. Era un prete umile, disponibile, un uomo di pace, dedito al servizio pastorale, discreto, di una immensa cultura umanistica e storica. Una grande perdita per la nostra Chiesa diocesana e per me personalmente”.

Le parole dell’arcivescovo Riccardo Fontana

Un ricordo vivido di mons. Ceccarelli arriva anche dall’arcivescovo-Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Riccardo Fontana, già Pastore di Spoleto-Norcia dal 1996 al 2009. “Con fede viva – afferma il Presule che lo volle Cancelliere vescovile – affidiamo al Signore il nostro amato don Giampiero che già avrà ricevuto da Dio la ricompensa per tutto il bene che ha fatto alla nostra bellissima Chiesa spoletana, dedicandole con amore tutte le sue forze, il suo servizio sacerdotale, la sua cultura profonda. Quanti lo abbiamo conosciuto non possiamo che ringraziare Dio per avercelo fatto incontrare. Ci ritroveremo in Cielo mio amico giusto e buono”.

Il ricordo del prof. Egildo Spada, già sindaco di Poggiodomo

“Abbiamo studiato insieme in Seminario. Don Giampiero era un archivio ambulante, un grande intellettuale anche se all’apparenza non sembrava. Era un uomo delle istituzioni e viene a mancare un punto di riferimento fondamentale per la Valnerina, la Valle Spoletana, l’Umbria intera. Sono davvero felice di aver recentemente finanziato quale presidente del BIM (Bacino Imbrifero Montano) il restauro di un altare della chiesa di Eggi. Appena qualche giorno fa mi aveva detto a tal proposito: ‘Ho scritto un libretto, ti mando le bozze per la revisione'”.

Il ricordo del compagno di studi mons. Dino Pallucchi

Sono stati ordinati nel 1977 ad una settimana l’uno dall’altro. E sono sempre rimasti legati don Giampiero e don Dino, attuale parroco di Beroide di Spoleto. “Per il bene di questa nostra Chiesa di Spoleto-Norcia – afferma – don Giampiero non è risparmiato in nulla. Per essa ha donato tutto se stesso in vari ministeri e servizi. Era un uomo di profonda cultura e aveva uno stile di scrittura bello e colorito”.

Le parole di Sindaco di Spoleto Andrea Sisti

Il primo cittadino nel formulare le condoglianze all’Arcivescovo, alla Diocesi e ai familiari afferma: “Don Giampiero era un parroco di campagna con una grande cultura della dimensione umana e dell’arte del nostro territorio (e non solo). Legato profondamente ad Eggi e Bazzano ed alla relativa cultura olivicola. Lo ricordo con affetto e con piacere”.

Veglia di preghiera per la XXX Giornata in memoria dei missionari martiri

La locandina della veglia di preghiera per la XXX Giornata in memoria dei missionari martiri
La locandina della veglia di preghiera per la XXX Giornata in memoria dei missionari martiri

Giovedì 24 marzo ricorre la XXX Giornata in memoria dei missionari martiri dedicata al tema Voce del Verbo. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides sono stati uccisi nel mondo, nel 2021, ventidue missionari: tredici sacerdoti,  un religioso, due religiose, sei laici. Riguardo alla ripartizione per continenti, il numero più elevato si registra in Africa con undici vittime (sette sacerdoti, due suore e due laici), seguita dall’America con sette (quattro preti, un religioso e due laici), l’Asia con tre (un prete e due laici) e l’Europa con una vittima (un sacerdote)

Giornata di digiuno e preghiera

Nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve questa Giornata sarà celebrata il 24 marzo, alle ore 21, con la veglia di preghiera presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti nel nuovo complesso parrocchiale San Giovanni Paolo II di Prepo.

“Sarà una giornata di digiuno e di preghiera -annuncia monsignor Orlando Sbicca, direttore del Centro missionario diocesano- Ogni anno, durante la Quaresima, siamo invitati a ricordare con questa celebrazione, iniziata nel 1991, le donne e gli uomini che spendono la propria vita per la causa del Vangelo”.

Perché il 24 marzo

“La scelta della data -ricorda monsignor Sbicca- non è affatto casuale: il 24 marzo del 1980 l’arcivescovo Oscar Romero veniva assassinato a San Salvador da militari suoi connazionali, fedeli al regime. La ragione del martirio del Santo de America era proprio la vicinanza agli ultimi, ai salvadoregni schiacciati da un sistema di protezione delle élite a guida del Paese, che operava soprusi sul popolo contadino e operaio. Papa Francesco, nel 2018, ha proclamato ufficialmente santo il vescovo Romero”.

Voce del Verbo

Soffermandosi sul tema di questa XXX Giornata in memoria dei missionari martiri, il direttore del Centro missionario di Perugia sottolinea che la voce dei martiri, che è Voce del Verbo, del Dio fattosi uomo per manifestare la sua vicinanza alla fragilità della vita, diventa da sempre seme, germoglio per le comunità cristiane.

Maggiore impegno missionario

Nell’occasione dell’imminente giornata in ricordo dei missionari martiri, monsignor Sbicca, che è stato per diversi anni in missione in Burundi, esorta parroci e comunità parrocchiali ad un maggiore impegno missionario, perché, ricorda, non è un accessorio.

“La missione -spiega il sacerdote- va riportata nel cuore della Chiesa, come suo atto generativo, primario”.

Festa a Norcia per San Benedetto Patrono d’Europa

san benedetto
Un momento della solenne concelebrazione eucaristica in piazza presieduta dall’arcivescovo di Spoleto- Norcia monsignor Renato Boccardo

Eugenio, ragazzo ucraino residente a Norcia, e il suo piccolo cugino che lo ha raggiunto pochi giorni fa insieme alla mamma scappando dalla guerra: sono stati loro gli speciali tedofori che hanno attraversato, la sera di domenica 20 marzo, il corso della cittadina umbra con la Fiaccola benedettina pro Pace et Europa una con la quale è stato acceso il tripode dinanzi alla statua di San Benedetto.

La Fiaccola, espressione comune della Terra Sancti Benedicti (Norcia, Subiaco e Cassino) è stata benedetta da Papa Francesco il 23 febbraio, è stata poi accesa a Norcia il 25 febbraio alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella ed infine è stata accolta a Madrid (ogni anno è portata in una capitale europea) nella Cattedrale di Santa Maria de La Almuneda dal cardinale Carlos Osoro Sierra e a Santiago de Compostela dove è stato siglato un simbolico patto di amicizia tra il Cammino di San Benedetto e quello di San Giacomo.

“È un momento di festa -ha detto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo nell’accogliere in piazza la Fiaccola- e al tempo stesso di tristezza. Tutti noi assistiamo impotenti, giorno dopo giorno, alla barbarie che si sta realizzando in Ucraina. E tutti sentiamo nascere dentro di noi un moto di ribellione: non è possibile dopo il 2000 vivere ancora giorni come quelli che stiamo vivendo. Accogliere la Fiaccola di San Benedetto, allora, diventa per tutti noi un monito che ci invita a diventare operatori di pace e un impegno che noi ci assumiamo qui, all’ombra di San Benedetto, per dire no ad ogni forma di violenza e di sopraffazione”.

Sullo stesso tono gli interventi del sindaco di Norcia Nicola Alemanno, del rappresentate dell’Ambasciatore della Spagna in Italia e della presiedente della Giunta regionale dell’Umbria Donatella Tesei che ha pubblicamente ringraziato la Caritas e le parrocchie della regione per l’accoglienza dei profughi ucraini.

Nella giornata del 21 marzo, invece, festa liturgica del Santo, a Norcia ci sono stati tre momenti: la Messa conventuale al Monastero di San Benedetto in Monte presieduta dal priore padre Benedetto Nivakoff, OSB; la sfilata del Corteo storico di San Benedetto e la solenne concelebrazione eucaristica in piazza presieduta dall’arcivescovo Boccardo.

Nell’omelia il Presule è tornato sulla guerra tra Russia e Ucraina.

“È pur vero -ha detto- che non possiamo influire direttamente sulle decisioni dei grandi, ma possiamo giorno dopo giorno seminare attorno a noi gesti di giustizia, di accoglienza, di fraternità e di riconciliazione, immettendo e moltiplicando nel tessuto sociale quei germi di vita capaci di neutralizzare i germi di morte, quali l’egoismo, l’indifferenza, la superficialità. Lo possiamo e lo dobbiamo fare richiamando con forza quell’ideale di umanesimo cristiano che San Benedetto ha incarnato e che può essere ancora oggi fecondo di frutti.

Ci pare di ascoltare ancora la sua esortazione: Soccorrere i poveri, visitare i malati, aiutare chi è colpito da sventura, consolare gli afflitti, … non odiare nessuno, non alimentare segrete amarezze, non essere invidiosi, non amare i litigi, evitare vanterie, nell’amore di Cristo pregare per i nemici, ritornare in pace con l’avversario prima del tramonto del sole (Reg. 4, passim). In questa celebrazione eucaristica -ha concluso monsignor Boccardo- rivolgiamoci insistentemente a Dio e agli uomini perché tacciano le armi; domandiamo perdono per le nostre durezze di cuore, per i nostri peccati che alimentano il male che è nel mondo; e preghiamo perché Dio doni la pace, illumini le menti di chi fa la guerra e siano risparmiate le sofferenze degli innocenti. Preghi con noi San Benedetto, Patrono d’Europa”.

Solennità di San Giuseppe, a Perugia la calata del Sant’Anello

san giuseppe perugia
Celebrazione in cattedrale solennità di san Giuseppe con l’esposizione del Sant’Anello

“Per il secondo anno consecutivo ci ritroviamo in questa chiesa cattedrale per far memoria di san Giuseppe, lo sposo della Vergine Maria e padre putativo di Gesù. Mi auguro che questa celebrazione possa diventare per la Chiesa perusino-pievese una vera e propria tradizione. Ringrazio la Confraternita del Santissimo Sacramento, di San Giuseppe e del Sant’Anello, unitamente all’Ufficio di Pastorale Familiare per aver promosso l’odierna giornata di riflessione e di preghiera”. Con questo auspicio il cardinale Gualtiero Bassetti ha introdotto la sua omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, il pomeriggio del 19 marzo, solennità di san Giuseppe e festa del papà. Solennità, che nella cattedrale perugina, si è aperta con la suggestiva ‘calata’ del Sant’Anello animata dall’omonima confraternita; la reliquia ritenuta dalla pietà popolare l’anello con cui la Beata Vergine Maria fu sposata a san Giuseppe, portata a Perugia sul finire del XV secolo dopo essere stata trafugata nella città di Chiusi. Dopo l’esposizione del Sant’Anello, è seguita la catechesi rivolta alle coppie di fidanzati e di sposi dal titolo: “Figlio perché ci hai fatto questo? L’arte della genitorialità oggi”, tenuta da don Francesco Buono, sacerdote diocesano e teologo. La solennità di san Giuseppe è stata vissuta anche come occasione di preparazione alla X Giornata mondiale delle famiglie (Roma, 22-26 giugno), in un tempo di speranza e rinascita per riflettere sull’“amore familiare: vocazione e via di santità”.

Famiglia nido d’amore

L’Ufficio diocesano per la pastorale familiare, a fine celebrazione, ha voluto lasciare un segno della giornata a ciascun padre, una bottiglietta con l’acqua benedetta e un’immagine con preghiera a San Giuseppe. “Un segno – hanno spiegato i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili della Pastorale familiare – che vuole riportare nelle case l’abitudine alla benedizione in famiglia, soprattutto del padre verso i figli, magari al mattino prima di cominciare le ‘corse’ quotidiane o al momento di andare a letto per terminare la giornata riconciliati e sereni. Si ricorda il duplice significato di questo gesto, la benedizione del padre verso i figli e l’affidamento al Padre celeste”. Gesto che il cardinale Bassetti ha compiuto al termine della celebrazione nel benedire le famiglie e nel raccogliersi in preghiera dinanzi al Sant’Anello. “La famiglia è per tutti il nido d’amore dove la vita attecchisce – ha sottolineato il presule nell’omelia –; va perciò costruita su quel modello d’amore che è la santa famiglia di Nazareth, e va vissuta come piccola chiesa, plasmata sullo stesso modello trinitario da cui la Chiesa deriva. L’educazione dei figli è poi la grande fatica che i genitori devono affrontare. Anche Maria e Giuseppe ebbero a che fare con il richiamo educativo riguardo a Gesù… Eppure Gesù era il figlio di Dio, ma nell’ordine umano, la mamma, era mamma anche per Lui”. Bassetti ha avuto parole di incoraggiamento anche per i fidanzati: “Voi fate un serio catecumenato, e cioè un vero cammino di fede prima di accedere al sacramento del matrimonio, che vi dà la grazia per essere ministri e comunicatori con Dio della vita. La comunità ecclesiale deve avere molta cura nei vostri confronti, educandovi alla conoscenza del ‘mistero grande’ insito nel matrimonio (Ef 5,32), anche con il ricorso agli strumenti che garantiscono l’esperienza religiosa: la preghiera, i sacramenti, la vita di grazia, il rispetto reciproco, oltre alla castità che deve precedere il matrimonio cristiano”.

L’aiuto di Giuseppe per la pace

“Quanto conforto, soprattutto in questi giorni di guerra, ci dà sapere che non siamo abbandonati a noi stessi, che le nostre preghiere sono ascoltate, che Dio vede e interviene – ha detto il cardinale, nel commentare le letture -. Dio guida la storia, ma solo lui conosce i tempi in cui agire. Anzi, come si legge nel brano del Vangelo, Dio sa attendere, e aspetta che l’albero infruttuoso porti frutti in avvenire. Quanto sono forti e impegnative, però, le parole che Gesù rivolge a coloro che avevano assistito alla tragedia di alcuni rivoltosi uccisi da Ponzio Pilato: ‘Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo’. Questo appello, che vale per tutti noi, e in particolare in questo tempo di Quaresima, fa sentire tutta la sua forza proprio nel contesto dell’invasione dell’Ucraina. In quale senso potremmo mettere in atto la conversione che ci può salvare?”. Si è chiesto il cardinale Bassetti dando, nel contempo, la risposta: “Ci viene in aiuto Giuseppe. Lui è anzitutto l’uomo ‘giusto’, come lo definisce l’evangelista Matteo (cf. Mt 1,19). La giustizia è il presupposto per la pace, e senza di essa non ci può essere pace vera. In questa guerra così atroce chiediamo a Dio di suscitare persone che, illuminate dal suo Spirito, sappiano costruire la pace. Chiediamo a san Giuseppe di proteggere la Chiesa tutta e in particolare le famiglie dell’Ucraina. Chiediamo alla Vergine Maria, Regina della Pace, di aiutarci a costruire la pace e ad ascoltare la voce del suo Figlio Gesù”.

Alla scuola socio-politica “G. Toniolo” di Assisi la lezione di Carlo Cottarelli

Il prof. Carlo Cottarelli (Foto Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Sarà Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università cattolica di Milano a tenere la sesta lezione della Scuola socio-politica diocesana “Giuseppe Toniolo”. La lezione sul tema “PNRR e crescita economica” in programma per lunedì 21 marzo alle ore 19, sia in presenza presso la sede dell’Istituto Serafico di Assisi che in modalità zoom.

Alla settima lezione di mercoledì 30 marzo che affronterà il seguente argomento: “Ricerca e scienza per rimuovere le disuguaglianze” interverrà il rettore dell’Università degli studi di Perugia Maurizio Oliviero.

La scuola, di iniziativa diocesana, si rivolge a tutta la comunità ecclesiale e a quanti sono interessati a conoscere il pensiero sociale della Chiesa con un’attenzione particolare ai giovani e cerca di mettere in evidenza l’importanza di una politica attiva ed attenta al bene comune. Per seguire le lezioni è necessario iscriversi alla Scuola compilando lo specifico modulo che si trova sul sito della diocesi (www.diocesiassisi.it) e inviandolo all’indirizzo email: scuolasp@assisi.chiesacattolica.it.

 

Inaugurato a Bosco il centro d’ascolto Caritas dell’Unità pastorale 20

L'inaugurazione del centro d'ascolto

“Ci troviamo a Bosco, quasi protetti da queste mura, però è drammatico il momento che stiamo vivendo. C’è una follia che sta prendendo apparentemente il sopravvento. E a questa follia come si risponde? Penso con la follia di Dio”. Così il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve mons. Marco Salvi, sabato 19 marzo, solennità di san Giuseppe, intervenendo a Bosco (Pg), alla cerimonia inaugurale del Centro d’Ascolto (CdA) della Caritas interparrocchiale dell’Unità pastorale “20” intitolato a “San Giuseppe”. Unità costituita dalle parrocchie di Bosco, Colombella, Fratticiola Selvatica, Piccione e Ramazzano Le Pulci che contano, complessivamente, circa 7mila abitanti guidate dai parroci don Francesco Verzini (moderatore) e don Pietro Squarta e dai vicari parrocchiali padre Alfredo Bucaioni e padre Damiano Romagnolo, entrambi francescani del vicino Convento di Farneto.

Questo nuovo CdA Caritas, realizzato nell’ala più antica e suggestiva del complesso parrocchiale di Bosco, un tempo monastero edificato tra i secoli XIII-XIV, si aggiunge ai quaranta attivi a livello parrocchiale, interparrocchiale-unità pastorale nell’archidiocesi che vedono impegnate alcune centinaia di volontari motivati e formati, svolgendo con gratuità la loro opera.

Alcuni momenti dell’inaugurazione

Il CdA cambia il cuore dell’uomo

La follia di Dio – ha proseguito mons. Salvi – è quella di un amore, di una gratuità che ancora si ridona, che fa camminare verso la pace, la non vendetta, il perdono… E questo piccolo segno, il Centro d’ascolto, non è un valore aggiunto, è il valore stesso dell’essere Chiesa, perché ci richiama all’essenza stessa della Chiesa che è non solo andare incontro alla fragilità umana, ma offrire una possibilità nuova di vita. Il CdA non può risolvere tutti i problemi, però è un luogo in cui un cuore palpita verso il bisogno e la realtà che ha di fronte. Il CdA non sono le sue quattro mura, pur se belle come queste, è il cuore di chi ci lavora.

Questo deve diventare un segno per tutta la comunità diocesana, perché è un segno che ci richiama alla gratuità dell’Amore divino che può raggiungere ogni uomo”. Mons. Salvi ha poi esortato i presenti a ricordare sempre che “può cambiare il corso del tempo, o degli avvenimenti, ciò che cambia il cuore dell’uomo. E il CdA è la possibilità di cambiare il corso degli eventi, perché cambia il nostro cuore”.

Il grazie di don Marco Briziarelli

Presenti all’inaugurazione anche l’assessore comunale alle Politiche sociali di Perugia Edi Cicchi e il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli. Il sacerdote ha spiegato che questo CdA “è la prima opera realizzata con il progetto diocesano ‘In ascolto’, finanziato dall’8xMille della Chiesa cattolica, per la formazione di tutti i CdA attivi sul territorio”. Don Briaziarelli ha poi ringraziato “tutte le attività di formazione che i volontari stanno svolgendo in questo momento per affrontare al meglio l’“emergenza Ucraina”. E grazie a quanto state facendo, perché anche in quest’Unità pastorale sono arrivate alcune famiglie di profughi. Anche nella vostra comunità si è mossa la Carità nel senso dell’accompagnare, del farsi presente, del camminare insieme a questi fratelli e sorelle, un’opera richiesta dal Vangelo”.

Luogo di paternità e maternità

Il CdA, ha ricordato il direttore della Caritas diocesana, “è un luogo di paternità e di maternità, che oggi assume un significato particolare per essere la solennità di san Giuseppe e la festa del papà, dell’essere padre e dell’essere madre che è dentro la Chiesa, che è il suo fondamento. Questo CdA deve risvegliare la Carità negli altri attraverso l’ascolto, l’accoglienza e la dignità, che sono alla base del nostro essere animatori della Carità”.

A breve un nuovo emporio a Ponte Pattoli

L’inaugurazione di questo CdA precede di qualche mese l’inaugurazione di un’altra importante opera segno, ha annunciato don Briziarelli, quella dell’Emporio della solidarietà che sorgerà a Ponte Pattoli, il quinto emporio realizzato nella nostra comunità diocesana per aiutare le famiglie in difficoltà”, che sarà intitolato a mons. Gustavo Coletti, l’indimenticabile “curato di campagna”, come lui stesso si definiva, morto, nel 2020, a seguito dell’infezione da Covid-19.

A breve progetti per persone fragili

I Centri d’Ascolto Caritas, insieme agli Empori, svolgono una grande missione – ha commentato l’assessore Edi Cicchi –, quella di aiutare le persone. È un lavoro che facciamo insieme, perché sul tema della povertà anche il Comune è impegnato, a volte con grandi difficoltà per alcuni vincoli amministrativi che abbiamo, ma vi do un dato: negli ultimi quattro anni l’Amministrazione ha aumentato la spesa rivolta alle persone con fragilità economiche da poco più di 900mila euro a 3milioni e 600mila euro all’anno. Somma che viene spesa per la fornitura di pasti caldi, l’accoglienza notturna, l’avviamento al lavoro e per le varie attività di sostegno sociale.

In più cerchiamo di sostenere iniziative come i CdA, che sono dei punti di riferimento nel territorio, in un rapporto di collaborazione reciproca tra Comune e Chiesa, per fare insieme dei progetti attorno alle persone che vadano oltre la distribuzione del ‘pacco viveri’, ma soprattutto nell’ascoltare la gente per costruire un percorso di crescita sociale, altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi fatti sia dalle istituzioni che dal mondo del volontariato”.

Le parrocchie possono fare tanto

A dirlo sono i parroci dell’Unità pastorale “20”, don Francesco Verzini e don Pietro Squarta. “Questo CdA – hanno precisato – è un’opera che è stata richiesta alla nostra comunità a seguito della Visita pastorale del cardinale Gualtiero Bassetti del 2015, realizzata dopo alcuni anni con il supporto della Caritas diocesana e grazie all’impegno di numerosi volontari, in particolare ai dieci di loro che dalla prossima settimana inizieranno a prestare servizio di ascolto alle persone che vivono situazioni molto difficili.

Il CdA di Bosco è il secondo interparrocchiale che viene attivato nella nostra Zona pastorale dopo quello di Ponte Pattoli. Un vivo ringraziamento va a quanti hanno lavorato con gratuità e dietro le quinte per la sua apertura, che ha richiesto un appropriato intervento edilizio per renderlo fruibile. Tutto questo per accogliere con dignità persone che fino ad oggi abbiamo incontrato per strada, chiedendoci aiuto. Adesso hanno un luogo e un tempo, soprattutto, dedicato a loro grazie a quei volontari che hanno dato la loro disponibilità all’ascolto dell’altro. È un progetto che vediamo realizzarsi scaldando il cuore di molti, smuovendo le acque e facendo pensare che le nostre parrocchie possono fare tanto”.

Da Assisi la preghiera per la Pace dei Focolari

Margaret Karram ha incontrato il sindaco Stefania Proietti

Un’altra voce di pace si leva da Assisi, città simbolo della spiritualità, per invocare la fine della guerra in Ucraina. E’ quella del Movimento dei Focolari, la cui presidente Margaret Karram e una delegazione, sono stati a pregare davanti alla tomba di San Francesco dove è stato supplicato il cessate il fuoco ed è stata invocata la strada del dialogo tra Russia e Ucraina.

Una preghiera per la pace universale, una preghiera per dire basta alle morti e alla distruzione, per irrobustire la catena della solidarietà a favore dei profughi. “Siamo qui, nella città della pace, – ha detto Karram – perché qui i cristiani delle varie chiese si sentono fratelli e sorelle, si riconoscono in un’unica famiglia umana”.

La delegazione del Movimento dei Focolari con la presidente ad Assisi

L’incontro di Margaret Karram con la sindaca Stefania Proietti

Oggi l’erede della fondatrice del Movimento dei Focolari Chiara Lubich ha incontrato il sindaco Stefania Proietti nella sede comunale. Qui ha raccontato le motivazioni che hanno spinto il Movimento, che è presente in quasi 200 paesi nel mondo, a venire fino ad Assisi, per farsi “strumento di pace” nel rispetto dei valori francescani di fraternità e accoglienza. E ha anche raccontato la “macchina” della solidarietà che dal giorno dello scoppio della guerra si è messa in moto per accogliere i profughi, donne e bambini soprattutto, che scappano dalle bombe.

Le parole della sindaca Proietti

Il sindaco ha riferito alla presidente che “l’amministrazione comunale di Assisi è impegnata in prima linea con azioni dirette ma anche coadiuvando le iniziative di associazioni, privati, imprenditori a favore dell’Ucraina, in termini di raccolta viveri e medicinali, accoglienza e ospitalità dei rifugiati. Anche nella nostra città la risposta della comunità civile e religiosa è stata ed è commovente, siamo vicini a coloro che soffrono e apriamo le porte delle nostre case, degli istituti religiosi e dei nostri cuori. La pace richiede un impegno totale, per questo abbiamo chiesto alla Presidente e al movimento tutto di indicarci le strade da intraprendere, come Città di Assisi, per chiedere di fermare subito il dramma della guerra e intraprendere un cammino di vera pace. E il movimento ha già pensato a comuni iniziative da poter intraprendere immediatamente insieme. Ringrazio sentitamente la presidente e tutto il movimento dei Focolari per questa significativa vicinanza e presenza nella città di Assisi”. La presidente del Movimento dei Focolari si è congedata dall’incontro con il sindaco con la promessa di rimanere in contatto e operare insieme affinché la preghiera di pace sia presto accolta.

 

A Norcia l’arrivo della fiaccola e le celebrazioni per san Benedetto

I tedofori con la fiaccola in cammino

Il 20 e 21 marzo Norcia celebra san Benedetto, patrono della città e dell’Europa. Protagonista degli eventi sarà la Fiaccola Pro Pace et Europa Una che farà ritorno in città dopo essere stata benedetta da Papa Francesco e accesa all’interno della Basilica di San Benedetto il 25 febbraio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La staffetta dei tedofori composta dai podisti dell’Associazione Norcia Run 2017, dei Marciatori Simbruini di Subiaco e del Cus Cassino, è partita dall’abbazia di Montecassino venerdì 18 marzo e sta percorrendo il Cammino di San Benedetto, facendo tappa a Subiaco al Sacro Speco, venerdì sera, e la sera di sabato a Rieti dove sarà al centro di un momento di preghiera per la Pace organizzato dal Comune e dalla Chiesa reatina.

Pace è infatti l’appello che si elevato ad ogni iniziativa in cui la luce di Benedetto è stata presente, durante il suo pellegrinaggio in Spagna, a Madrid e Santiago de Compostela, e ad ogni passo percorso a piedi che la riporterà a Norcia, nella casa natale del Patrono d’Europa.

Il programma

Le iniziative prenderanno il via a Norcia il 20 marzo, alle 17.30 presso il monastero di San Benedetto in Monte dove la Fiaccola sarà accolta dal Priore padre Benedetto Nivakoff.

Successivamente in piazza San Benedetto l’arrivo della Fiaccola in piazza San Benedetto alle 19.40 circa, dove ad attenderla ci sarà l’Arcivescovo di Spoleto – Norcia mons. Renato Boccardo, il sindaco Nicola Alemanno ed altre autorità istituzionali regionali e nazionali, tra cui un rappresentante dell’Ambasciata di Spagna in Italia che consegnerà la bandiera dello Stato visitato alla Comunità monastica di San Benedetto in Monte di Norcia. Al termine dei saluti isitituzionali, lo spettacolo piro-musicale illuminerà la notte della città.

Lunedì 21 marzo, la solenne celebrazione eucaristica che si svolgerà alle 11 in piazza San Benedetto, e sarà presieduta dall’ arcivescovo Boccardo. La messa sarà animata nei canti dal coro della parrocchia e dal coro San Benedetto. Nella stessa mattina sfilerà anche il Corteo storico San Benedetto, riprendendo la tradizione sospesa in tempo di pandemia. I servizi musicali saranno eseguiti dal complesso bandisitico Città di Norcia.

Intanto l’Arabia Saudita fa quello che le pare

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

La pagina tragica della guerra in Ucraina in corso rischia di trasformarsi in una pesante coltre di nebbia, che lascia al buio tutte le altre nefandezze del mondo. Qualcuno potrebbe addirittura approfittare di questa “distrazione” per mettere a segno le azioni più censurabili. Sembrerebbe che sia avvenuto così per le 81 persone la cui condanna a morte è stata eseguita la settimana scorsa in Arabia Saudita.

Lo ha deciso Mohammed bin Salman, principe erede al trono, a dispetto del programma riformatore annunciato e delle molteplici aperture proclamate più a parole che con i fatti. Secondo le agenzie internazionali per i diritti umani, a creare indignazione non è soltanto la pratica così largamente utilizzata della pena capitale, ma molto spesso si tratta di confessioni estorte dietro tortura.

Forte pertanto il rischio che siano stati messi a morte innocenti e che alcuni colpevoli di gravissimi reati godano della libertà. Non ho letto di proteste ufficiali da parte di Governi stranieri. Prevale forse il timore di irritare il Principe, che nello scacchiere dei rifornimenti energetici internazionali è tornato a svolgere un ruolo chiave decisivo. Sul piatto della bilancia delle opportunità, i barili di petrolio valgono di più della vita di 81 persone.

Dieci giovani della Touth Conference del progetto “Care Leavers” all’“Isola di San Lorenzo”

Un tratto della strada romana dell'isola di San Lorenzo

Recentemente l’“Isola di San Lorenzo” del Museo del Capitolo della Cattedrale di Perugia ha accolto una decina di giovani della Youth Conference Regione Umbria, accompagnati dagli educatori Silvia Dozzini e Matteo Stelluti, un’esperienza formativa che li ha visti protagonisti nel fare parte del progetto “Care Leavers”. Si tratta, spiegano i promotori, “di una sperimentazione di interventi in favore di coloro che, al compimento della maggiore età, vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria. L’obiettivo generale del progetto è quello di accompagnare i neomaggiorenni all’autonomia, attraverso la creazione di supporti necessari per consentire loro di costruirsi gradualmente un futuro e di completare il percorso di crescita dal momento in cui escono dal sistema di tutele fino al compimento del 21esimo anno di età”.

Portare la luce sulle strade del mondo

Monsignor Marco Salvi, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, ha espresso particolare apprezzamento per questo progetto che, ha commentato, “rende il Museo del Capitolo e l’intera ‘Isola di San Lorenzo’ un luogo di incontro e di confronto, in cui si può scoprire e approfondire un patrimonio di bellezza che ci testimonia la vitalità della Chiesa. Come ha detto papa Francesco, citando don Tonino Bello – aggiunge monsignor Salvi: “A noi, specialmente a noi cristiani, tocca organizzare la speranza, tradurla in vita concreta ogni giorno, nei rapporti umani, nell’impegno sociale e politico’. E proprio noi dobbiamo essere costruttori di speranza portando luce anche lì dove le strade del mondo e le difficoltà della vita hanno portato il buio. L’arte con la sua bellezza e il suo messaggio – conclude il vescovo ausiliare – ci aiuta a costruire la speranza”.

Stratigrafia della strada, vissuto delle persone

Questi giovani hanno visitato il suggestivo percorso archeologico sottostante la cattedrale di San Lorenzo, profondo 15 metri e lungo un chilometro, testimone di 26 secoli di storia dell’uomo. Entrando nel merito del progetto, le operatrici museali hanno pensato e costruito insieme un percorso specifico per i ragazzi, cercando di avvicinarli alle vicende umane e ai sentimenti universali che si celano dietro i resti dell’antica acropoli della città di Perugia. “La volontà principale era quella di creare empatia tra i giovani, le guide e la storia narrata – precisano i promotori –, affinché i ragazzi potessero far tesoro non solo delle nozioni culturali, ma scoprire anche la bellezza delle società che si celano dietro le pietre secolari dell’area sotterranea”.

Perseguendo questo scopo, il racconto dei fatti storici e la descrizione minuziosa dei reperti archeologici è stata arricchita dalla lettura di poesie che si proponevano, in qualche modo, di colmare quell’abisso che separa il mondo presente dal periodo etrusco e romano. Camminando sull’antico decumano romano si sono osservati i basoli, ovvero la parte più superficiale del manto stradale, la “corazza” della strada. Insieme si è riflettuto sul concetto di forza e di resistenza, paragonando la stratigrafia della strada al vissuto delle persone. La strada che oggi si percorre nell’area archeologica è stata attraversata nel corso di tutta la sua storia da persone diverse: uomini, donne, ragazzi, presi da preoccupazioni o pensieri.

Valore della vita, nessuno è scarto

La visita è stata l’occasione per riflettere sul valore della vita umana, partendo dal presupposto che “nessuno è scarto”, così come indica papa Francesco: “In realtà, una società merita la qualifica di ‘civile’ se sviluppa gli anticorpi contro la cultura dello scarto; se riconosce il valore intangibile della vita umana; se la solidarietà è fattivamente praticata e salvaguardata come fondamento della convivenza”.

Il casus belli non è la Nato

Logo rubrica Il punto

All’indomani della Seconda guerra mondale, in un’Europa devastata, tre grandi governanti – l’italiano De Gasperi, il francese Schuman, il tedesco Adenauer gettarono le prime basi della futura Europa unita. Tra Francia e Germania c’erano state tre guerre in circa 70 anni (quella del 1870 e le due guerre mondiali), senza contare quelle napoleoniche e via via indietro nel tempo.

Ma alla fine avevano capito che era meglio per tutti mettere insieme le risorse e le energie per costruire una nuova Europa pacificata, piuttosto che farsi nuove guerre. Anche alla fine della guerra fredda – alla caduta del muro di Berlino – sembrava che prevalesse la stessa logica. In effetti, da allora fino al giorno dell’invasione dell’Ucraina, fra l’Europa occidentale e la Russia si erano fatti buoni affari, con vantaggio di entrambe le parti. Tant’è vero che tra i nostri problemi di oggi c’è la nostra dipendenza dalla Russia per le forniture di petrolio e gas naturale.

Ricchissimi capitalisti russi hanno acquistato imprese e proprietà immobiliari in tutta Europa. A questi rapporti economici non sono stati di ostacolo né che sia rimasta la Nato, né che siano entrati a farne parte quasi tutti i Paesi che erano stati “satelliti” dell’Urss. Nello stesso tempo la Russia ha investito in diversi Paesi dell’Africa per attirarli – pacificamente ma saldamente – nella sua sfera d’influenza politica e culturale, fra il disinteresse degli europei.

Spiegare quindi l’invasione dell’Ucraina come la reazione a un presunto “accerchiamento” sembra esagerato. Come spesso accade, la politica estera di un Paese risponde a esigenze di politica interna. Putin porta avanti una politica di potenza con le buone o – come in Ucraina – con le cattive, per consolidare in patria un potere che non ha nulla di democratico. Forse è questo il nodo che rende la Russia un interlocutore poco credibile intorno ai tavoli delle trattative. Molti invocano, giustamente, la diplomazia. Ma la diplomazia è una tecnica che presuppone una certa base di buona fede da entrambe le parti; ed è ciò che manca alla Russia di oggi.

L’impegno della Chiesa locale nell’accoglienza dei profughi ucraini

Don Marco Briziarelli, direttore Caritas diocesana, all’ingresso del Villaggio della Carità

“Non si arresta nemmeno nella nostra comunità diocesana il flusso degli arrivi di profughi dall’Ucraina devastata dalla guerra, in gran parte mamme e bambini”. È quanto evidenzia il direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve don Marco Briziarelli nel tracciare un primo “bilancio” dell’attività di “accoglienza dignitosa della nostra Chiesa locale – precisa il sacerdote – in aiuto di quanti fuggono da morte, violenze e sofferenze. Abbiamo notizia di più gruppi di famiglie che stanno arrivando, ma al momento il numero preciso è impossibile calcolarlo. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che giungono dai confini dell’Ucraina sempre con pulmini o autobus, un fenomeno in gran parte ancora legato ai cosiddetti ‘ricongiungimenti’ con parenti, amici e conoscenti”.

La rete della solidarietà

In quest’ultima settimana, prosegue il direttore della Caritas diocesana, “sono iniziate ad arrivare anche a Perugia le prime persone che non hanno nessun tipo di legame con i connazionali già residenti. Per queste persone ci stiamo adoperando grazie a una rete di solidarietà tessuta in poco tempo da una dozzina tra opere segno, realtà socio-caritative afferenti a Caritas e parrocchie che hanno messo a disposizione le canoniche. Queste strutture – precisa don Briziarelli – a breve saranno sature e per questo, di concerto con le istituzioni, ognuno, attraverso i propri canali, continuerà a cercare nuove soluzioni”.

L’accoglienza delle famiglie

“L’appello fatto ai nostri cittadini di aprirsi all’accoglienza diffusa, attraverso la messa a disposizione di spazi abitativi inutilizzati o di porzioni di appartamenti – commenta il sacerdote –, è stato subito accolto attraverso sia i canali Caritas sia quelli dei servizi comunali. Basti pensare che a tutt’oggi sono ben 70 le famiglie perugine che hanno dato la propria disponibilità a Caritas per queste tipologie di accoglienza. Attualmente sono ospitati 24 ucraini di cui 21 condividono il tetto con famiglie perugine e 3 in appartamento. Molte di queste 70 disponibilità sono all’accoglienza di massimo due persone e in questo momento non utilizzabili, dal momento che i nuclei in arrivo sono composti minimo da tre-quattro persone. Il flusso migratorio è comunque in continua evoluzione e potrebbe variare anche nella sua composizione e quindi anche queste disponibilità restano importantissime. L’auspicio è che il conflitto termini immediatamente e che queste disponibilità all’accoglienza restino inevase”.

L’accoglienza nelle strutture della diocesi

Altro dato significativo, prosegue il direttore della Caritas, “è quello delle canoniche che hanno già messo a disposizione 14 posti, tutti assegnati, come anche le opere segno e le strutture socio-caritative per un totale di 44 posti di cui 37 occupati. Non da ultimo c’è il Centro di accoglienza straordinaria (Cas), gestito dalla società cooperativa “Unitatis Redintegratio”, che ha riservato ai profughi ucraini 40 posti di cui 24 già utilizzati. Significativo anche il numero delle tessere attivate ai fratelli e sorelle ucraini per accedere ai servizi dei 4 Empori della Solidarietà della Caritas, che attualmente ammontano a 50, permettendo a quasi 170 persone tra adulti e minori di accedere alla spesa gratuita in maniera molto semplice e snella, presentando il documento d’identità e la compilazione di una scheda; un servizio volto ad accompagnare i profughi in un percorso di autonomia, integrazione e dignità”.

Il desiderio di restare uniti

Non mancano i problemi per quest’accoglienza, perché, osserva sempre don Briziarelli, “è molto articolata in quanto i profughi, come è facile immaginare, vogliono restare uniti tra loro, evitando di dividersi anche per questioni legate alla lingua, all’organizzazione pratica quotidiana, soprattutto nei primi giorni dopo l’arrivo, e ad un profondo senso di appartenenza. Gran parte della nostra opera è riservata al loro ascolto e all’orientamento negli adempimenti burocratici in stretta collaborazione con i connazionali referenti. Inoltre siamo in continuo contatto con la comunità ucraina di rito greco-cattolico e con altre, per cercare anche di fare incontrare le professionalità che sono arrivate dall’Ucraina: medici, psicologi, insegnanti…”.

Aspetti incoraggianti

“Soprattutto credo che nei prossimi giorni ci sia la necessità di un supporto psicologico molto più serio – sostiene il sacerdote –. È importante che gli stessi profughi con questo tipo di professionalità abbiano già dato la loro disponibilità a collaborare. Questo testimonia che sono molto uniti tra loro, mettendosi a disposizione l’uno dell’altro”. Altro aspetto da evidenziare, che emerge dai colloqui con gli ucraini, racconta il direttore della Caritas, “è il profondo desiderio di ritornare in Ucraina al più presto. Nel periodo della loro permanenza stiamo cercando di accompagnarli in una presa di coscienza che questo tempo sarà, probabilmente, più lungo di quello immaginato e questo lo facciamo anche di concerto con le Istituzioni civili preposte in materia. Significativo, al fine di vivere con loro un percorso di integrazione, il fatto che venga rilasciato un permesso di soggiorno che permetta loro anche di poter svolgere un’attività lavorativa. Al riguardo sono arrivate in Caritas le prime disponibilità di alcune aziende ad assumere i profughi in base alla loro esperienze professionali e competenze”.

Nel segno della continuità

Altro aspetto molto bello di questa fase iniziale, racconta sempre don Briziarelli, “è il cammino di integrazione per i ragazzi che facevano attività sportiva in forma agonistica in Ucraina; attività che potranno svolgere qui da noi. Alcune associazioni sportive del territorio hanno già dato la loro disponibilità a coinvolgere ragazzi, ragazze e bambini nelle attività sportive. Questo è il metodo Caritas, quello di un accompagnamento che non guarda solo al dare risposta a un bisogno immediato, ma ad avere uno sguardo profetico e di integrazione nel segno di una continuità più vicina possibile alla vita in Ucraina. Ci incoraggia vedere come nelle comunità, dove queste famiglie sono state accolte, si siano create velocemente relazioni di grande collaborazione e scambio tra gli accolti e coloro che li ospitano in tutte le attività della vita quotidiana. Come sempre i bambini sono i primi ad insegnarci a superare qualsiasi barriera”.

Carlo Acutis: una reliquia del Beato sarà portata negli Stati Uniti

Carlo Acutis
Il Beato Carlo Acutis

Una reliquia del Beato Carlo Acutis sarà portata negli Stati Uniti. Rispondendo alla richiesta della Conferenza episcopale cattolica statunitense e in coincidenza con l’esposizione a New York del Museo della Memoria, Assisi 1943-1944, il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, dal 3 all’ 8 aprile porterà una reliquia del primo millennial al Mondo a essere dichiarato beato.

La reliquia del giovane studente milanese morto a 15 anni il 12 ottobre 2006 per una leucemia fulminante, è un frammento del pericardio, la membrana che circondava e che ha protetto il suo cuore e accompagnerà il triennio di Risveglio eucaristico nazionale degli Stati Uniti, indetto dai vescovi americani nel novembre scorso, per rinnovare la fede e riscoprire il valore e la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Il Beato Carlo Acutis ha incentrato la sua vita proprio sull’ Eucaristia per crescere nel suo rapporto con Gesù.

Durante il soggiorno americano monsignor Sorrentino, che sarà accompagnato da monsignor Anthony Figueiredo, responsabile delle Relazioni internazionali, e Marina Rosati, responsabile del Museo della Memoria, celebrerà una messa nella diocesi di Rockville Center per duemilaquattrocento studenti della Saint Anthony’ s High School, South Huntington, con l’ esposizione della reliquia. Nella diocesi di Brooklyn, condurrà un’ora santa diocesana per giovani e adulti nella chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo, Astoria e parteciperà a un raduno del liceo nella chiesa della Sacra Famiglia, Flushing.

Giovedì sera, 7 aprile, la reliquia sarà consegnata a una delegazione della Conferenza episcopale durante la messa nella chiesa di Santa Rita, Bronx, celebrata dal cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York.

“La mia preghiera -ha detto monsignor Sorrentino- è che la presenza della reliquia del Beato Carlo susciti un desiderio nei nostri fratelli e sorelle americani, soprattutto giovani, non per sprecare la vita, ma per farne un capolavoro, come scelto da Carlo ai nostri tempi e da San Francesco prima di lui”.

Quattro incontri in preparazione alla X Giornata mondiale delle famiglie 2022

giornata mondiale delle famiglie
La locandina degli incontri in preparazione della della X Giornata mondiale delle famiglie (Gmf), in programma a Roma dal 22 al 26 giugno prossimi

L’amore familiare: vocazione e via di santità è il tema della X Giornata mondiale delle famiglie (Gmf), in programma a Roma dal 22 al 26 giugno prossimi, che nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve vedrà quattro incontri di preparazione-sensibilizzazione.

Il primo è in calendario domenica 20 marzo (ore 16.30), presso la chiesa di San Barnaba, che vedrà intervenire monsignor Carlo Rocchetta, responsabile della Casa della Tenerezza di Perugia, e i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare. Gli altri tre incontri si terranno il 23 aprile, a Castiglione del Lago, il 15 maggio, a Perugia, e l’11 giugno, a Spina, per favorire il contatto con le realtà locali di tutti i territori della nostra comunità diocesana, affinché queste realtà vengano maggiormente sensibilizzate e rese protagoniste della famiglia vocata alla santità nella quotidianità della vita.

“La X Gmf -spiegano i coniugi Convito- si terrà, su indicazione del Papa, in due modalità parallele: a Roma, come sede principale dell’Incontro mondiale con il Festival delle famiglie e il Congresso teologico-pastorale a cui parteciperanno i delegati delle Conferenze episcopali impegnati nella pastorale familiare; nelle singole Diocesi, dove saranno promosse iniziative analoghe. Per questo -sottolineano- è importante la fase preparatoria a livello territoriale come ci apprestiamo a viverla a Perugia da questo fine settimana, in occasione della solennità di san Giuseppe. Sarà sempre un evento mondiale come nel passato, ma vissuto nelle Chiese locali in forma multicentrica e diffusa”.

 

 

Quaresima 2022: Colletta della Caritas diocesana a favore delle famiglie ucraine

Quaresima di Carità
L’interno dell'Emporio della solidarietà della Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia

La Quaresima 2022 cade in un tempo nel quale gli effetti economici e sociali della pandemia vanno a sommarsi con l’immensa tragedia della guerra in terra Ucraina, che tocca il cuore e l’identità spirituale dell’intera Europa.

Fin dal primo giorno del conflitto, la Caritas diocesana ha attivato una rete di accoglienza dei profughi ucraini per dare loro un alloggio e sostegno economico e morale.

La colletta della Quaresima di Carità, che si terrà in tutte le parrocchie di Terni, Narni e Amelia domenica 20 marzo, destinata come ogni anno al Fondo Caritas famiglie disagiate si aprirà, in questa occasione, anche al sostegno dei drammi generati dalla guerra in Ucraina, sia per chi sta soffrendo sotto le bombe, sia in aiuto di quanti si trovano sfollati a Terni. Un segno collettivo di vicinanza e sensibilità verso i più bisognosi, provati dalla crisi e dalla guerra, per dare un aiuto e un po’ di speranza alle tante famiglie bisognose.

“Di fronte a tanto male -sottolinea padre Stefano Tondelli direttore della Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia- sentiamo in questa Quaresima, l’urgenza di farci prossimi nella carità di Cristo alle sorelle e ai fratelli ucraini, sia a quanti sono già arrivati in diocesi, che a tutti quelli che vi stanno giungendo come profughi alla ricerca di nuova speranza e sicurezza. Cerchiamo di accogliere, sostenere, accompagnare e consolare le lacrime che solcano i volti di donne e bambini spaventati da una guerra che sta spaccando e dividendo migliaia di famiglie. Continuano ad arrivare in tanti, soprattutto donne e bambini. In questa fase come Caritas ci sembra importante andare a visitare queste famiglie per ascoltarle, vedere come stanno, dare loro informazioni corrette e indirizzarle ai servizi. Per fare questo abbiamo bisogno di volontari: persone con una buona maturità umana che facciano un primo approccio e cerchino di capire i bisogni delle varie persone”.

Per le famiglie ucraine accolte, sono stati messi a disposizione alcuni servizi della Caritas diocesana e di altre associazioni caritative:

l’Emporio della solidarietà in via Vollusiano aperto il martedì, mercoledì e giovedì dalle 9.30-11.30 con  accesso libero alla spesa alimentare per tutte le famiglie Ucraine in difficoltà; l’Emporio vestiti in via Vollusiano aperto dal lunedì a venerdì dalle 9.30-11.30; la mensa Caritas in via Ciaurro aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16.30 alle 17.30; l’Emporio bimbi della San Vincenzo de’ Paoli sito in via Pascoli a Terni e aperto il martedì e giovedì dalle 16 alle 18 che mette a disposizione alimenti e prodotti per l’igiene personale dei bambini, giocattoli e materiale scolastico; la Comunità di Sant’Egidio effettua tamponi Covid e visite mediche presso sede in via Tre Archi, vicino alla chiesa di San Lorenzo a Terni il martedì e giovedì dalle 17.30 alle 19.

Puntata 1 – Parmigiana della moscia melanzana

Parmigiana della moscia melanzana

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara un piatto che segna la fine dell’estate e l’ingresso nella stagione autunnale. È la “parmigiana della moscia melanzana”. Ingredienti? Semplicissimi! Qualche melanzana, anche con una maturità un pochino inoltrata; salsa di pomodoro; mozzarelle e noci; basilico e pepe nero; e naturalmente, olio e sale.

Celebrazione nella Cattedrale di San Lorenzo a Perugia per la solennità di San Giuseppe

San Giuseppe
San Giuseppe

Si pregherà anche per le famiglie ucraine alle prese con la guerra, causa di tante morti, violenze, distruzioni e divisioni forzate di centinaia di migliaia di nuclei familiari (padri al fronte; madri e figli profughi all’estero), alla solennità di San Giuseppe e alla festa del papà di sabato 19 marzo, nella Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale familiare e dalla Confraternita del Santissimo Sacramento, di San Giuseppe e del Sant’Anello. L’appuntamento è per sabato pomeriggio, a partire dalle ore 15.30, con il suggestivo rito della calata del Sant’Anello.

“Si tratta della reliquia, molto venerata nella nostra città, ritenuta dalla pietà popolare l’anello con cui la Beata Vergine Maria fu sposata a San Giuseppe -ricorda l’avvocato Roberto Tittarelli, priore dell’omonima confraternita, nel precisare che- la sua esposizione alla venerazione dei fedeli, del 19 marzo, è straordinaria in quanto tradizionalmente la calata avviene due volte all’anno: il 29 luglio, data storica che raccoglieva i pellegrini che si recavano ad Assisi per la festa del Perdono (2 agosto); in occasione della festa della Madonna delle Grazie (12 settembre).

Dinanzi al Sant’Anello per pregare San Giuseppe per le famiglie ed invocare la pace

Quest’anno -prosegue Tittarelli- è particolarmente significativo raccogliersi in preghiera dinanzi alla reliquia del Sant’Anello per invocare la protezione divina, attraverso l’intercessione di Maria e di Giuseppe, per tutte le famiglie in grave difficoltà e sofferenza per la guerra e per la pandemia e per la crisi sociale ed economico-occupazionale che esse comportano. Ancora una volta è la famiglia, la cellula primaria, pulsante della società ad essere messa a durissima prova. Lo vediamo con la guerra: tra le numerose vittime i bambini e le madri, diverse anche gestanti”.

In cosa consiste la calata del Sant’Anello?

 A rispondere è il priore Tittarelli

“E’ la discesa -spiega- dell’antico prezioso reliquiario di argento e rame conservato in una cassaforte posta a otto metri d’altezza sopra l’altare della cappella del Sant’Anello. La cassaforte è protetta da una serie di grate e sportelli in metallo che vengono aperti con 14 chiavi in possesso delle autorità municipali (sette) e religiose (cinque), del Nobile Collegio del Cambio e del Collegio della Mercanzia (una ciascuna), a testimonianza dell’importanza di questa reliquia non solo religiosa ma per l’intera storia civile della città di Perugia”.

Una catechesi per fidanzati e sposi

Subito dopo la calata, alle ore 15.45, ci sarà una catechesi di don Francesco Buono, sacerdote diocesano e teologo, dal titolo: Figlio perché ci hai fatto questo? L’arte della genitorialità oggi, rivolte alle coppie di fidanzati e di sposi.

Seguirà alle ore 18 la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, dedicata ai padri, che si concluderà con la benedizione del presule alle famiglie.

Al termine della celebrazione, il Sant’Anello sarà riposto all’interno della cassaforte. La solennità di san Giuseppe è un’occasione importante per prepararsi alla X Giornata mondiale delle famiglie, vissuta in un tempo di speranza e rinascita per riflettere su L’amore familiare: vocazione e via di santità“.

Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid, la preghiera delle monache di Santa Rita

covid - suore santa rita
La Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, Suor Maria Rosa Bernardinis

“Onorando ognuna delle tante vite spezzate dal Covid in questi due anni, non ricordiamo ciò che è finito, a volte brutalmente e improvvisamente, e neppure l’atroce dolore che abbiamo provato. Bensì celebriamo quanto è stato vissuto e donato a noi da coloro che abbiamo amato o anche solo incontrato, e guardiamo con gioia e speranza alla vita eterna delle vittime, per le quali noi monache preghiamo incessantemente. In particolare, chiediamo a Santa Rita di non smettere di illuminare i loro passi, perché possano raggiungere o dimorare sempre nel cuore di Dio. Inoltre, pensando a chiunque piange la loro perdita, supplichiamo Rita perché colmi il vuoto della sofferenza con la presenza del Signore, il solo che rende la morte strada per la vita nuova. Accanto a Lui, anche chi ha perduto tutto, scoprirà che non è solo e può dare ancora molto”.

Questo è il messaggio di Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, per la seconda Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, in programma venerdì 18 marzo nella quale la comunità delle agostiniane desidera unirsi all’Italia nel ricordo dei defunti e nella vicinanza alle loro famiglie.

La preghiera per la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid

“La morte di una persona -conclude la claustrale- è anche il momento in cui pensare a qualcosa che va oltre la nostra vita umana. Perciò, soprattutto in questa giornata commemorativa, invitiamo chiunque lo desideri a recitare spiritualmente con noi monache questa preghiera.

O’ Dio, Padre buono,

in Gesù, tuo amato Figlio,

ci hai donato la vita vera

per mezzo del suo sangue sulla croce,

ti preghiamo:

dona il riposo eterno e la pace senza tramonto

alle vittime che la pandemia

ha tolto repentinamente

all’affetto dei loro cari.

Ti chiediamo di donare conforto e speranza cristiana

ai famigliari che non hanno potuto assisterli

e che soffrono ancora per questo distacco

con il balsamo del tuo Santo Spirito.

L’amore che li ha legati in vita,

sostenga entrambi

fino al giorno in cui insieme,

si canterà l’Alleluia pasquale.

La nostra dolcissima sorella Santa Rita,

che di morti repentine dei suoi cari ha fatto esperienza,

avvalori e sostenga questa nostra preghiera.

Te lo chiediamo per Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore.

Amen.

Incontro del vescovo Soddu con le comunità di immigrati

Il vescovo Soddu con le comunità di immigrati
L'Incontro del vescovo di Terni Soddu con le comunità di immigrati presenti in città

Il vescovo Francesco Soddu, nella mattina di martedì 15 marzo, ha incontrato i rappresentanti di alcune comunità di immigrati presenti a Terni e membri della consulta per l’integrazione, guidati da Manuel Cocalon dell’associazione Sin Fronteras.

Presenti l’imam di Terni El Hachmi Mimoun centro culturale islamico, Eddie Nebo dell’associazione Namastè, Naseer Ahmad del Royal International Pakistan, Pal Maninder Kumar della comunità Indiana, Aferdita Demiri del Royal International Albania, Ryna Aftylyak della comunità Ucraina.

In un dialogo aperto e informale si è parlato di accoglienza, integrazione e in particolar modo di Pace nel Mondo, in vista di un prossimo incontro interreligioso di preghiera per la Pace, che vedrà insieme le varie confessioni cristiane presenti in città: la cattolica, l’evangelica metodista, l’ortodossa romena, la greco cattolica ucraina, insieme a musulmani e altre religioni.

E’ stata proposta anche la costituzione di una consulta delle religioni, che raccolga tutte le espressioni di fede presenti sul territorio per combattere la povertà di spirito e dare maggiore slancio all’opera di accoglienza reciproca, come segno di amore.

L’importanza della preghiera per la pace è stata in particolare modo sottolineata dalla signora Ryna dell’Ucraina, che ha ricordato come anche i soldati attraverso i messaggi che mandano ai loro congiunti chiedano preghiere, perchè la preghiera dà forza e speranza in questo tragico momento, che ci si augura possa concludersi al più presto.

Il vescovo Soddu in questi giorni ha esortato le comunità parrocchiali affinché si intensifichino le preghiere e ogni iniziativa volta alla sensibilizzazione delle persone in merito alla costruzione della pace:

“Quando non è perseguita con tutti i mezzi, provoca conseguenze nefaste che si riversano a svantaggio dell’intera umanità”.

Lavorare per la pace è stato il pensiero condiviso tra i rappresentanti delle varie comunità: ognuno nella preghiera chiede la pace, nella condivisione si costruisce la pace.

“Tutti siamo nella stessa barca nelle tempeste della storia -ha detto il vescovo-. Non stanchiamoci di pregare ed estirpare il male dalla nostra vita, per essere artigiani di pace dai piccoli gesti, soltanto così potremmo essere costruttori di pace”.

 

Presentazione al Museo Diocesano di Terni della monografia dedicata a Girolamo Troppa

Girolamo Troppa
La pala d'altare della chiesa parrocchiale di Rocchette realizzata dal pittore barocco Girolamo Troppa

Giovedì 17 marzo alle ore 17.30 al Museo diocesano di Terni sarà presentato il volume Girolamo Troppa un protagonista del barocco romano, pubblicato nel 2021 da Ediart edizioni, dedicato al pittore originario di Rocchette in Sabina e morto a Terni, la cui produzione artistica è rintracciabile nelle chiese della Sabina e del reatino, di Terni, della zona del narnese e viterbese, fino a Roma dove ha realizzato diverse opere pittoriche.

Il libro che sarà presentato dal professor Giovan Battista Fidanza dell’Università Tor Vergata di Roma, è stato realizzato con il contributo della Fondazione Carit e raccoglie alcuni scritti di diversi autori: Le sorprese nella vita e nell’arte di Girolamo Troppa di don Giuseppe Creanza, Girolamo Troppa di don Claudio Bosi, Fortuna critica di Francesco Petrucci, Il Cavalier Troppa, maestro del Barocco romano nello Stato della Chiesa di Francesco Petrucci, Troppa disegnatore di Erich Schelier, L’attività artistica di Girolamo Troppa nell’Umbria meridionale di Laura Moroni, Il contributo di Girolamo Troppa fra gli artisti al servizio della Chiesa nel territorio delle Diocesi di Rieti, Cittaducale e Sabina nel XVII secolo di Ileana Tozzi, Girolamo Troppa attraverso le fonti archivistiche e bibliografiche del territorio di Terni di Letizia Salvatori, Per un quadro del barocco a Terni nella seconda metà del XVII secolo e dopo Girolamo Troppa di Maria Laura Moroni.

La monografia, completa di catalogo generale, è stata realizzata dai maggiori esperti del pittore con studi sulle opere sparse nei musei, e collezioni italiane ed internazionali. Un particolare impegno è stato riservato a quanto dipinto nelle terre natali ed in particolare a Terni, luoghi con i quali l’artista ha tenuto rapporti costanti nella sua vita. L’insieme delle opere presentate, affreschi, dipinti su tela e disegni costituiscono un grande corpus.

Girolamo Troppa artista eccellente e prolifico

Artista eccellente e prolifico, una personalità che appare come un parallelo di Luca Giordano. Immancabile la presenza di sue opere nelle collezioni del tempo, composte di molti quadri, fino a raggiungere in una unica collezione oltre cinquanta. Il volume si completa con il catalogo generale delle opere, di quelle perdute e di quelle espunte, con l’appendice documentaria e con la bibliografia generale a cura di Francesco Petrucci.

 

Ucraina, supplica dell’arcivescovo Renato Boccardo a Santa Rita per la Pace

Supplica a Santa Rita per la Pace in Ucraina
L'arcivescovo di Spoleto-Norcia nel corso della supplica a Santa Rita per la Pace in Ucraina

“Per l’Ucraina aggredita e umiliata, per la nostra Europa e per il mondo intero domanda con noi al Signore Gesù, principe della pace, giorni di pace”. Con queste parole, domenica 13 marzo, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo si è rivolto a Santa Rita nella supplica da lui appositamente composta per chiedere a colei che è stata donna di riconciliazione di intercedere per la pace in Ucraina.

Prima della celebrazione eucaristica nella Basilica di Cascia, il presule si è recato a salutare i dieci ucraini, due famiglie, tra cui un neonato e una donna incinta, accolti venerdì scorso dalle monache agostiniane che hanno risposto positivamente all’appello di monsignor Boccardo. Alla Messa hanno partecipato molte persone: devoti della Santa, casciani e fedeli da altre zone della Diocesi.

Col presule hanno concelebrato: padre Luciano De Micheli, rettore della Basilica, don Canzio Scarabottini parroco di Cascia e rettore del Santuario di Roccaporena, gli altri agostiniani della comunità di Cascia. Presente il sindaco Mario De Carolis.

“Siamo qui -ha detto il vescovo nell’omelia- per chiedere l’aiuto di Santa Rita e per dire con forza che le nostre armi per fermare il male e la violenza sono la preghiera e la solidarietà. E ringrazio le monache per la loro disponibilità, l’amministrazione comunale per il prezioso supporto e voi cittadini di Cascia per la vostra generosità già dimostrata in questi due giorni verso questi nostri fratelli e sorelle. Preghiamo anche per coloro che fanno della violenza la loro forza: che il Signore, per intercessione di Santa Rita, gli faccia comprendere che la forza della ragione deve sempre avere la meglio”.

La supplica per la Pace in Ucraina

 Al termine della Messa, prima della benedizione, l’arcivescovo, i concelebranti e il sindaco si sono recati dinanzi l’urna di Santa Rita per la supplica composta da monsignor Boccardo:

Santa Rita, sorella nostra, la tua esistenza ha profumato di Vangelo, hai accolto la parola del perdono che crea possibilità di vita sempre nuove, nel segno della spina ci hai parlato della sapienza della Croce che illumina di senso anche le prove più dure. / In quest’ora drammatica della storia, mentre avanziamo tra fragore di guerra e gemiti di morte, fiduciosi innalziamo la nostra supplica a te,  che sei stata donna di riconciliazione e di pace: / la tua preghiera ottenga al nostro Continente uomini di mente illuminata e cuore magnanimo che, rinunziando ad ogni ambiziosa ricerca di prestigio e di potere, sappiano governare con vera sapienza i popoli loro affidati; / non prevalga tra loro la forza delle armi e la logica egoistica del profitto economico, ma si impegnino a collaborare nella ricerca del bene comune, per camminare insieme verso un futuro di sincera fraternità, dove siano assicurati per tutti la giustizia e il pane, la libertà e la pace; / implora per loro il dono dello Spirito Santo che fermi la logica della ritorsione e della vendetta, suggerisca soluzioni nuove, gesti generosi ed onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa più fecondi delle affrettate scadenze della guerra; / chiedi per noi la forza di essere sempre artigiani della pace,  la capacità di guardare con benevolenza  tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino, la sapienza che ci fa trasformare le nostre armi  in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia,  le nostre tensioni in perdono. / Per l’Ucraina aggredita e umiliata, per la nostra Europa e per il mondo intero domanda con noi al Signore Gesù, principe della pace, giorni di pace. Amen.

Incontro con le monache

Prima di lasciare la Basilica, monsignor Boccardo si è recato all’interno del monastero, accolto dalla priora suor Maria Rosa Bernardinis, ed ha così ringraziato personalmente le religiose per aver aperto le porte agli ucraini.

“Continuate -ha detto la religiosa- nella vostra grande preghiera di intercessione per la pace in Ucraina”.

I nove anni di pontificato di Papa Francesco

foto SIR/Marco Calvarese

È iniziato nove anni fa, più precisamente nella serata del 13 marzo 2013, il pontificato di Jorge Mario Bergoglio, che assunse il nome di Francesco in onore di san Francesco d’Assisi. Bergoglio è stato così il primo gesuita a diventare papa e il primo pontefice proveniente dal continente americano, nonché il primo extraeuropeo dai tempi di Gregorio III.

Le prime parole da Papa

 

«Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. […] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. […] E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. […]»

Dalle prime parole alle più recenti: l’uomo della pace

Il nono anniversario di pontificato di Papa Francesco cade in un momento difficile come quello attuale, segnato dalla guerra in Ucraina. Ma dal 13 marzo 2013 ad oggi, Jorge Mario Bergoglio ha operato costantemente in favore della pace e della riconciliazione tra i popoli.

Pochi giorni dopo la sua elezione al Soglio pontificio, spiegando ai giornalisti le ragioni della scelta del suo nome pontificale, disse:

«Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale Cláudio Hummes. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato».

Solo pochi giorni fa, intervenendo nuovamente sul conflitto in Ucraina, ha scritto sul social Twitter: «Mai la guerra! pensate soprattutto ai bambini, ai quali si toglie la speranza di una vita degna: bambini morti, feriti, orfani; bambini che hanno come giocattoli residui bellici…In nome di Dio fermatevi!».

Gli auguri del sindaco di Assisi per il Papa

«Da Assisi – ha detto il sindaco Stefania Proietti – esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro affetto al Pontefice, da sempre amico della nostra città. Ogni volta che Papa Francesco viene ad Assisi, l’ultima volta il 12 novembre in occasione della giornata dei poveri, per noi, per tutta la nostra comunità, è una grande gioia. Le sue parole, anche in questi giorni in prima linea per la pace in Ucraina, sono di una forza unica nel gridare che cessi la guerra, le facciamo nostre e ci uniamo a Lui nel gridare ‘Fermate questo massacro! Basta guerra, mai più guerra!’. Nei suoi anni di pontificato – ha detto ancora Proietti – Sua Santità si è sempre schierato con i più deboli, con gli ultimi della terra, e si è rivelato propulsore di visioni lungimiranti come il modello di una nuova economia che mette al centro l’uomo e l’ambiente. Noi vogliamo essere come Lui, sempre dalla parte dei deboli, dei perseguitati e degli oppressi, sempre più conformi al suo messaggio, così spesso lanciato da Assisi. A tal proposito centrali sono le sue encicliche, la Laudato sì e la Fratelli tutti, che rappresentano per noi una bussola nell’azione amministrativa. Grazie Papa Francesco per quello che fai ogni giorno per il bene comune, per il bene dell’umanità».

Crisi Ucraina: Agesci, Fse, Cngei e Masci in preghiera per la pace

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“Non è giusto. Non è giusto che tanti giovani come me muoiano, che tante madri perdano i figli e che tanti figli perdano i padri”. Conclude così la sua commossa testimonianza Carolina, giovane scolta del gruppo Scout d’Europa Fse di Perugia, di origine ucraina, nel corso di una veglia di preghiera, venerdì 11 marzo, nella chiesa del quartiere di Madonna Alta a Perugia, organizzata dalle associazioni scout Agesci Zona Etruria, Scout d’Europa Fse, Cngei e Masci per chiedere la pace nel cuore d’Europa.

La testimonianza di Carolina

Carolina è nata in Italia da genitori ucraini che le hanno insegnato l’amore per la sua patria d’origine. “Non è giusto” ribadisce in chiusura del suo intervento che ha commesso i tanti scout, e non, presenti. “La mia vita è cambiata il 24 febbraio – inizia a raccontare -. Vedendo quanto stava accadendo in Ucraina mi sono sentita impotente. Chiudendo gli occhi, la sera, vedo solo le immagini del mio paese distrutto. I miei parenti sono ancora lì, si nascondono, hanno paura, e io sento la necessità di fare tutto quanto mi è possibile per aiutare. Sono assuefatta all’idea di dover fare qualcosa, non posso fermarmi. Quanti dovranno soffrire prima che il popolo ucraino possa definirsi libero? Slava Ukraïni!”.

L’impegno di Caritas Perugia

“Tu sei mio fratello, tu sei mia sorella. Il sogno di Dio è la fratellanza internazionale – commenta così le letture del giorno don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia – Città della Pieve rivolgendosi ai giovani nel corso della veglia. “Non dobbiamo mai chiudere la relazione con chi ci sta accanto perché così si toglie la pace. C’è chi in questo momento sta dando il sangue e noi dobbiamo stare in comunione con i nostri fratelli e sorelle ucraini. ‘Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono’, ci esorta il vangelo di oggi. Chiama chi ti sta vicino ‘fratello o sorella’. Esci da questa veglia desideroso di amare, chiedi un cuore nuovo, un cuore che ti faccia riconoscere come cristiano”. Parlando dei profughi ucraini in fuga dalla guerra, molti già arrivati anche in Umbria, il direttore della Caritas ha sottolineato “questi fratelli devono poterti incontrare e riconoscere che sei disposto a spezzare la tua vita per loro, che sei disposto a donare il sangue. Scommetti su di me ci dice Gesù”. Esortando tutti a prendersi cura di chi soffre, don Marco Briziarelli ha dato alcuni numeri dell’azione della Caritas nell’ultimo anno: nel 2021 i centri di ascolto diocesani hanno effettuato 71 mila interventi tra aiuti, ascolti e accoglienza. Sono 1.700 le famiglie che si appoggiano agli Empori della Solidarietà; 28 mila gli euro elargiti come aiuti tra bollette e affitti. Tra tutti i servizi della Caritas di Perugia sono 5 mila le famiglie seguite. “Dove siamo noi rispetto a questi numeri?” chiede il direttore ai giovani presenti, sottolineando in particolare i numeri dell’emergenza ucraina in Umbria. “Sono circa 800 gli ucraini arrivati nella nostra regione, dato fornito dalla prefettura, ma si stima che gli arrivi siano molti di più e molti altri ne arriveranno. Facciamoci prossimi, andiamo verso i poveri, diamo prima che la povertà chieda – conclude don Marco -. dobbiamo amare prima che vi venga chiesto di farlo. Dobbiamo essere sale, essere luce e risplendere della luce di Cristo che ci rende liberi di amare. Accogliere, quando? Sempre. Donare, quanto? Tutto”.

Fermare il massacro del popolo ucraino

Un appello accorato a salvare il suo popolo da un ‘massacro’, è quello lanciato da don Vasyl Hushuvatyy, cappellano della comunità cattolica ucraina di rito bizantino di Perugia, nel corso della serata. Ringraziando per la vicinanza dimostrata dal mondo scout perugino, che si è messo subito a disposizione per aiutare a caricare i tir di aiuti diretti in Ucraina, don Vasyl ha esortato tutti a impegnarsi a chiedere la pace. “In questa 16esima giornata di guerra la coscienza di noi cristiani ci deve portare a dire ‘mai più la guerra’”. Parlando della città di Mariupol, fondata dalla comunità greca come città di Maria, ora assediata dai russi, don Vasyl ha sottolineato come “si è trasformata in un cimitero. Nei giorni scorsi è stato bombardato un ospedale ostetrico, tanti i bambini rimasti uccisi. Dobbiamo dire a tutto il mondo ‘No’, no alle uccisioni di massa in ucraina. È dal tempo del nazismo, da quello di Stalin, che l’Ucraina non vedeva sepolture di massa. Quanti corpi nelle fosse comuni, senza neanche una preghiera, un funerale. A Mariupol, i 450 mila abitanti sono ‘chiusi’ da cinque giorni: nessuno può entrare e nessuno può uscire dalla città. Tantissime persone stanno morendo di fame, di freddo, sotto le bombe. Dobbiamo ricordarci di loro – esorta don Vasyl -, parliamo di loro al mondo. Chiediamo di aprire corridoi umanitari, di dare la possibilità a bambini, donne e anziani di uscire dalla città ma anche la possibilità di mandare aiuti a chi resta. Salvate il cielo sopra l’Ucraina”, chiede il sacerdote rivolgendo poi un appello all’accoglienza dei profughi in fuga: “Alla città di Perugia, ai perugini, chiedo di non far caso alla lingua, alla chiesa che frequentano, alle abitudini che hanno. Vi chiedo solo di aprire i cuori, accogliere nel nome di Dio. Non abbandonate questi fratelli. È una catastrofe umanitaria che possiamo fermare, fermare insieme. Fate conoscere la verità sul genocidio del popolo ucraino – conclude don Vasyl -. Dobbiamo pregare per i morti sepolti senza neanche un funerale. Vogliamo dire insieme ‘fermate la follia della guerra’”.

Il Museo della memoria di Assisi esposto a New York

Il museo della memoria

Il Museo della Memoria, Assisi 1943-1944 sarà ospitato negli Stati Uniti. Per volontà di Pave the Way Foundation, organizzazione americana che promuove il dialogo e rimuove gli ostacoli tra le religioni, tutto il percorso espositivo allestito all’interno del Vescovado-Santuario della Spogliazione di Assisi, sarà riprodotto ed esposto in diverse location di New York nel periodo tra il 3 e il 9 aprile.

Marina Rosati: “Grazie a Gary Krupp presidente di Pave the Way Foundation”

“Abbiamo trovato in Gary Krupp, fondatore e presidente di questa fondazione – spiega la responsabile del Museo, Marina Rosati – una persona davvero sensibile alla storia straordinaria di Assisi di cui aveva già sentito parlare. Questa iniziativa arriva in un periodo che non avremmo mai pensato di vedere e vivere: la Guerra in Ucraina, la morte, la disperazione di tanti profughi ci porta indietro agli anni bui della Shoah. Ed è perciò che questa testimonianza assume un valore ancora più importante.

Grazie al responsabile delle Relazioni internazionali della diocesi, mons. Anthony Figueiredo la storia del salvataggio dei 300 ebrei arrivati nella città serafica tra il 1943 e il 1944 è stata presentata nel dettaglio alla Pave the Way Foundation che già nel 2020 aveva collaborato con la Santa Sede e le Nazioni Unite all’organizzazione del Giorno della Memoria all’Onu.

Il presidente Krupp ha creduto subito in questo progetto di memoria storica, educazione al bene e formazione civica. Per noi è una grande occasione per far conoscere una straordinaria pagina di storia italiana che ci è perpetrata in una città significativa ed unica come Assisi”.

L’allestimento alla Sinagoga di New Rochelle

Il Museo tutto in italiano e inglese, verrà allestito alla Sinagoga di New Rochelle il 5 aprile e poi il giorno successivo sarà trasferito all’Università di Saint John dove potranno visitarlo anche gli studenti delle scuole di secondo grado.

Due convegni

“In entrambe le occasioni – spiega Rosati – saranno organizzati due convegni per approfondire i contenuti del Museo, le vicende umane e l’importanza valoriale e storica dello stesso”.

Il ringraziamento del vescovo Sorrentino

“Questa iniziativa – spiega il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino – non vuole solo ricordare una grande pagina di luce che ha brillato in un periodo buio della storia, ma anche dire al mondo che il bene può e deve vincere sul male, come è accaduto in Assisi quando tutti gli ebrei sono stati nascosti e salvati. San Francesco d’Assisi si spogliò per essere un fratello universale. Sulle sue orme, diamo il benvenuto all’iniziativa del presidente Gary Krupp e di tutto il Consiglio e li ringraziamo perché ci aiutano così a spianare il cammino per testimoniare la fraternità e la pace”

La soddisfazione del presidente Krupp

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente Krupp. “Siamo felici di sostenere questo progetto – spiega – perché la nostra missione è proprio quella di far conoscere a livello internazionale gesti di buona volontà tra le religioni del mondo e le persone di fede, al fine di promuovere il nostro motto: ‘Abbraccia le nostre somiglianze e assapora le nostre differenze’”. Per seguire i vari momenti è necessario iscriversi inviando una email a: assisievent@desalesmedia.org.

 

 

All’Università per stranieri una lezione sull’icona russa

L’accendersi improvviso della guerra russo-ucraina ha sconvolto in tutti noi consuetudini ed equilibri, generando sgomento e orrore. Dal punto di vista geoculturale questo conflitto smembra innaturalmente le due metà dell’Europa, l’occidentale e l’orientale, secondo una brutale logica di confini e di poteri.

Tuttavia, se nell’immediato occorre contrastare la crudeltà e porre fine all’uso delle armi, nel medio e lungo periodo si impongono priorità differenti, di pace e non di conflitto, di costruzione e non di distruzione, di unità e non di divisione. A tale missione possono contribuire tutte le istituzioni scolastiche e accademiche e tutte le persone di buona volontà. L’impegno sarà quello di costruire un’Europa effettivamente plurale, in grado di riconoscere anche la tradizione culturale russa come sua parte costitutiva.

Rientra in questa chiave la conferenza del prof. Michele Dantini, che l’Università per stranieri propone lunedì 14 marzo alle ore 18 (in aula magna e in streaming). L’incontro verterà attorno alla tradizione dell’icona, considerata non solo nella sua storia, ma nella sua attuale fortuna: portata da Bisanzio a Kiev alle origini della Russia, attorno al X secolo, intimamente connessa al dibattito teologico e agli usi liturgici, l’icona si diffonde e fiorisce in tutta l’attuale Russia occidentale e conosce una mirabile epoca di fortuna tra XIV e XV secolo, soprattutto in centri, “scuole” e monasteri, attorno a Mosca.

In seguito l’affermazione di modelli naturalistici occidentali modificheranno tecniche e stili di questo prodotto artistico, che resta comunque il tratto più distintivo della tradizione figurativa ortodossa e costituisce un patrimonio culturale comune non solo a Russia e Ucraina, ma a tutta l’umanità che si riconosce negli insegnamenti di silenzio, meditazione e pace.

PER SEGUIRE L’EVENTO IN STREAMING: https://www.unistrapg.it/l-icona-ortodossa-un-patrimonio-culturale-comune-storia-fortuna-attualita

Assisi-Iraq, cantiere di pace

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

È passato un anno dalla storica visita di Papa Francesco in Iraq. Si trattava di un viaggio dai molteplici significati, ma che contribuivano a costruire la pace: solidarietà verso i cristiani delle Chiese arabe, incoraggiamento al cammino di pace intrapreso, riflessione sull’esclusione di ogni tipo di violenza, dialogo e ponti verso i mondi musulmani.

In occasione dell’anniversario, ad Assisi è giunto un pellegrinaggio di iracheni della diaspora, che hanno inteso stendere un filo rosso tra Ur dei Caldei – dove tutto ebbe inizio – e la città che nel 1986 ospitò il primo grande incontro tra le fedi per la pace. Un segno che non è destinato a fare rumore, ma che costruisce davvero una fraternità nuova, descritta nell’enciclica Fratelli tutti.

Ecco, il cantiere della pace è questo discreto, feriale e sincero frequentarsi, conoscersi, imparare a camminare insieme per comprendere quanto sia vero che ogni gesto che offende la dignità dell’altro è in realtà contemporaneamente rivolto contro se stessi; e ogni scelta a favore della vita aiuta a edificare un mondo che sempre più sia riconosciuto come casa comune.

Oggi è peggio che nel 1938

Logo rubrica Il punto

Circolano idee confuse a proposito della guerra. Nessuno prende apertamente le parti della Russia; ma diversi esitano a prendere le difese dell’Ucraina, dicendo che farlo significherebbe aggravare la guerra. Qualcuno dice che dovrebbe intervenire l’Onu. Ma purtroppo l’Onu non può fare nulla, perché per statuto le decisioni operative le prende il Consiglio di sicurezza, e in quella sede cinque Stati hanno il diritto di veto: gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, la Russia e la Cina, le cinque potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. In questo caso la Russia ha già annunciato il suo voto contrario.

Scartata la soluzione Onu, i perplessi dicono: si deve negoziare, quindi bisogna cedere qualcosa alla Russia. Questa proposta parrebbe ragionevole, ma cedendo qualcosa, per quanto poco sia, si dimostra che la violenza illegale paga, e quindi il prepotente sarà incoraggiato a provarci ancora. La tesi “non si deve umiliare la Russia” si basa sul presupposto che Putin sia pronto in buona fede ad accettare un compromesso, ma chiaramente non lo è. Quello che vuole è impadronirsi dell’Ucraina intera e poi rifare il grande impero russo. La situazione ricorda in modo impressionante gli eventi che hanno preceduto la Seconda guerra mondiale.

Nel 1938, alla Conferenza di Monaco, per evitare che Hitler scatenasse la guerra, le altre potenze obbligarono la Cecoslovacchia a cedergli la regione dei Sudeti (come dire il Donbass oggi). Sembrò un compromesso onorevole. Ma, sei mesi dopo, Hitler s’impadronì del resto della Cecoslovacchia; un anno dopo, della Polonia. Poi via via di mezza Europa, e ci vollero altri cinque anni di guerra durissima per batterlo. Col senno di poi, fu giusta la scelta di Churchill di resistere con le armi alle armi. Oggi, però, abbiamo disgraziatamente un problema in più, che Churchill non aveva: sappiamo che quando ci fosse una guerra mondiale, sarebbe una guerra nucleare, e non la vincerebbe nessuno perché sarebbe la fine del mondo. E allora come facciamo? Non so dare la risposta, e non tocca a me darla. Ma le soluzioni semplicistiche non aiutano.

Coldiretti Umbria e Diocesi di Perugia insieme per dire basta alla guerra in Ucraina

fiaccolata per la pace in ucraina
La manifestazione-fiaccolata per dire basta alla guerra in Ucraina che ha visto insieme Coldiretti Umbria e l'Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve

All’insegna di Seminiamo la pace, si è svolta a Perugia nel tardo pomeriggio di giovedì 10 marzo, la manifestazione-fiaccolata per dire basta alla guerra in Ucraina che ha visto insieme Coldiretti Umbria e l’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Attorno alla splendida duecentesca Fontana Maggiore di piazza IV Novembre, monumento-simbolo della cultura del capoluogo umbro con non pochi riferimenti, nei suoi bassorilievi, alle arti e ai mestieri, come anche alle scene di vita pregne di umanesimo cristiano, quasi un inno alla convivenza pacifica,  l’incontro è culminato con la preghiera per la Pace scritta dai giovani della Comunità di Taizé.

Presenti, il presidente regionale della Coldiretti Albano Agabiti e il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Tra i partecipanti, diversi rappresentanti delle Istituzioni civili umbre e numerosi giovani agricoltori.

Coldiretti Umbria per la Pace in Ucraina

“Noi come agricoltori -ha detto il presidente regionale Agabiti- siamo abituati ad essere un popolo paziente e pacifico, perché abbiamo sempre lavorato per la pace, per la solidarietà e per costruire percorsi di futuro e non percorsi di guerra. Per questo coltiviamo la terra e ripudiamo la guerra. Il dramma che sta attraversando l’Europa e in particolare l’Ucraina ci porta ad essere in questo luogo così importante per tre motivi.

Il primo per dire basta alla guerra, sì alla pace, soprattutto dinanzi alle immagi strazianti di bambini morti che ci fanno rivivere un’ennesima strage degli innocenti.

Il secondo è per la solidarietà che si concretizza con una raccolta di generi alimentari promossa insieme alla Caritas di Perugia e al nostro mercato di Campagna amica, da inviare nei prossimi giorni al popolo ucraino rimasto in patria a lottare per la libertà.

Il terzo motivo è perché siamo entrati in un’economia di guerra in questa nostra Europa. Lo viviamo da cittadini nel vedere l’aumento del costo dell’energia nelle nostre case, del carburante quando andiamo al distributore dove l’aumento non è più giornaliero o settimanale, ma avviene diverse volte in un giorno.

Siamo in piazza anche per dire che con questa economia di guerra stiamo mettendo a repentaglio anche il futuro della nostra agricoltura e il futuro di un cibo sano per i cittadini se non si corre presto ai ripari su questi rincari che determinano scarsità di cereali e di concimi prodotti in particolare in Ucraina. Occorre cambiare politiche e strategie utilizzate nel nostro Paese e nell’Unione europea rivelatesi dinanzi a questa grave crisi sbagliate e per questo va ridiscusso tutto, perché per anni ci hanno costretto a non produrre determinati prodotti e messo vincoli su diverse produzioni, portandoci alla situazione di oggi in cui non abbiamo più la sovranità agro-alimentare”.

Il saluto ai partecipanti del cardinale Bassetti

“Un saluto particolare lo rivolgo al parroco della comunità degli ucraini che sono in Perugia, don Vasil, esprimendogli la nostra affettuosa solidarietà per tutto quello che sta facendo per la sua gente e dirgli che ci sentiamo, come italiani, anche ucraini insieme a lui”.

Lo ha detto il cardinale Bassetti all’inizio del suo intervento concluso con la lettura della preghiera per la pace.

“Ci siamo radunati intorno alla Fontana Maggiore, cuore vivo e pulsante dell’intera comunità perugina, con in mano le candele accese per un momento di riflessione e di preghiera. In questo tempo cupo e pauroso per l’inutile strage che si sta compiendo nei vasti territori dell’Ucraina, vogliamo testimoniare la nostra vicinanza e il nostro affetto a quanti sono vittime di questo terrore spietato e insensato.

Possano queste flebili luci rischiarare la notte del mondo, il buio della follia e della morte. Sia questo nostro convenire, umile e discreto, un segno di speranza. Queste luci, accese nel cuore di Perugia, riscaldino il cuore di chi è nella sofferenza e nel dolore. Siano anche un segno per quanti sono alla guida degli stati perché orientino sempre le loro scelte verso i sentieri della pace e della collaborazione.

Ringrazio di cuore quanti hanno promosso questa iniziativa -ha concluso il cardinale Bassetti- specialmente la direzione della Coldiretti. Ringrazio anche per l’impegno che la più grande organizzazione del mondo agricolo italiano pone nei riguardi delle povertà, ed ora anche nei confronti dei profughi ucraini, fornendo cibo e assistenza, in collaborazione con la Caritas diocesana. Anche questo è un segno di vicinanza e di concreta solidarietà nella desolazione della guerra e della sofferenza. Il dono fa bene a chi lo compie e a chi lo riceve. In questi giorni stringiamoci tutti attorno ai fratelli dell’Ucraina, sostenendoli qui a Perugia o inviando viveri nel loro paese martoriato”.

In ginocchio di fronte a un Paese

ucraina frati minori
Il confine tra polonia e Ucraina (Foto Sir)

di Paolo Bustaffa

“Un paese in ginocchio” titolo ricorrente per descrivere la tragedia ucraina, raccoglie in un’immagine infinite altre. Proprio per questo motivo gli si affianca un altro il titolo “In ginocchio di fronte a un Paese”. Dentro un apparente gioco di parole ci sono due verità che si incontrano e si fondono. “In ginocchio di fronte a un Paese” è la postura di quanti osservano e interiorizzano, grazie al lavoro coraggioso degli uomini e delle donne dei media, quello che sta avvenendo.

Nella postura c’è un balbettio, c’è il grido di chi ha il nodo alla gola nel guardare i volti straziati dal dolore di famiglie, di bambini, donne e anziani. Di fronte al volto di chi, dato un bacio ai figli e alla moglie, rimane o ritorna per difendere il proprio Paese ben sapendo quale rischio questo comporti. A questi volti si affiancano quelli dei giovani militari russi ignari complici di un’aggressione e quelli di cittadini russi che sulle piazze vengono arrestati perché si oppongono alla follia. “In ginocchio di fronte a un Paese” diventa uno stare in preghiera sia per chi crede sia per chi non crede.

Nella diversità le due posture dicono che c’è qualcosa che le accomuna: gettare un popolo nella disperazione significa derubarlo dell’anima e della ricerca di Infinito. Un intollerabile furto a tutta l’umanità, un atto violento che spegne il pensiero, straccia i sogni, uccide il futuro. Scrive ne I demoni Fëdor Dostoevskij: “Se gli uomini venissero privati dell’infinitamente grande, non potrebbero più vivere e morrebbero in preda alla disperazione”. Non sarebbero più uomini. Terribile disegno che in Ucraina si sta concretizzando dietro tante morti innocenti, tanti pianti, tante macerie. La preghiera del credente e quella del non credente si incontrano, diventano invocazione e impegno a tenere viva la speranza.

Per ogni uomo pensante la preghiera è infatti come una bussola che guida i passi su strade avvolte nella nebbia. La bussola è uno strumento prezioso ma non basta per raggiungere la meta. Una poesia di David Maria Turoldo lo ricorda: “Ragione non vale a rispondere alle paure che incombono: sensi e pensieri e propositi fanno un solo groviglio: se tu non accendi il tuo lume, Signore”. Stare “in ginocchio di fronte a un Paese” come l’Ucraina è condivisione di dialoghi tra fratelli e dei fratelli con il Padre, è invocazione per liberare dall’angoscia, è un grido potente alle orecchie dei superbi. È un balbettare, perché un nodo serra la gola, che la speranza non è l’ultima a morire, non muore. Ha bisogno delle mani dell’uomo per uscire dalle macerie.

Un Ponte di aiuti tra Gubbio e l’Ucraina avviato dalla Caritas diocesana

raccolta fondi ucraina
La Chiesa e la Caritas eugubina in campo a sostegno della Raccolta fondi #EmergenzaUcraina

In questi giorni, la Caritas diocesana di Gubbio sta operando in vari modi per dare un aiuto di fronte all’emergenza provocata dalla crisi bellica in Ucraina. È iniziato il censimento delle strutture e delle abitazioni private disponibili ad accogliere i profughi in fuga dal paese in guerra. Sono già una cinquantina i posti offerti da famiglie della diocesi che hanno dato la loro disponibilità a ospitare i civili e le famiglie in fuga, dall’Ucraina, una trentina i posti a disposizione in case parrocchiali e conventi, circa venti quelli offerti dall’agriturismo Alcatraz, sulle colline tra Gubbio e Perugia.

Disponibilità ad accogliere che crescono ora dopo ora e che la Caritas diocesana sta raccogliendo in coordinamento con le altre Caritas dell’Umbria e con le istituzioni civili che si stanno preparando a far fronte ad un vero e proprio esodo.

Continuano poi le raccolte spontanee di vestiario, alimenti e medicinali che, ormai quasi ogni giorno, da Gubbio raggiungono le frontiere ucraine, in particolare lungo i confini con Polonia e Romania. Anche in questo caso, spesso sono coinvolte sia la Caritas diocesana, sia parrocchie e conventi eugubini, come centri di raccolta dei materiali o per altro supporto logistico.

Adesione della Chiesa eugubina alla Raccolta fondi nazionale Pro Ucraina

Anche la Chiesa eugubina aderisce alla colletta nazionale Pro Ucraina fissata dalla Conferenza episcopale italiana e da Caritas italiana per il 20 marzo, terza domenica di Quaresima. In ogni parrocchia sarà possibile donare fondi per contribuire ai bisogni degli sfollati ucraini, che ogni giorno aumentano di numero con il perdurare della crisi bellica.
Per organizzare e sostenere gli aiuti, in linea con le indicazioni dei Vescovi italiani e umbri, la Caritas eugubina dà come riferimento per la raccolta fondi il conto corrente di Caritas italiana: Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban IT24C0501803200 000013331111 (causale Europa/Ucraina).

Per iniziative più locali – specie in vista di micro-progetti e necessità di accoglienza sul territorio – può essere utilizzato anche il conto corrente di Diocesi di Gubbio Caritas: Banca Monte dei Paschi di Siena, Filiale di Gubbio – Iban IT21R0103038480 000063165776 (causale Emergenza Ucraina).

Monsignor Soddu in visita alla Casa Circondariale di Terni

monsignor soddu
Il vescovo Francesco Antonio Soddu nel corso della visita alla Casa Circondariale di Terni

Prima visita del vescovo Francesco Antonio Soddu alla Casa Circondariale di Terni,  mercoledì 9 marzo, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica nel teatro del carcere, concelebrata da don Raffaele Grimaldi ispettore generale dei Cappellani delle carceri italiane, il vicario generale della diocesi monsignor Salvatore Ferdinandi, il cappellano della Casa Circondariale di Terni padre Massimo Lelli, il direttore della Caritas diocesana padre Stefano Tondelli, il vicario episcopale per la Carità monsignor Paolo Carloni. Presenti il magistrato di sorveglianza Fabio Gianfilippi, il direttore del carcere di Terni Luca Sardella, il comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Terni Fabio Gallo, operatori e assistenti del dipartimento amministrazione penitenziaria, alcuni detenuti e volontari della Caritas che operano in vari ambiti all’interno della Casa Circondariale.

“In questo tempo di quaresima e di penitenza -ha detto monsignor Soddu- è richiesta una conversione del cuore che porti a Dio per ricevere da lui un abbraccio, un cambiamento di vita, perchè ci si è allontanati da lui. Gesù sulla croce è morto per i nostri peccati, ma in questo segno si rivela il suo abbraccio per tutti e il suo perdono per tutti.

È questo il segno più grande non altri che servono ad accontentare i nostri desideri. Dio è amore e dobbiamo pregare per avere segni di amore, per la pace interiore che si riverbera poi nelle famiglie, nella comunità e nel Mondo”.

Prima della benedizione finale sono stati letti alcuni pensieri scritti dai detenuti sulla fede, la pace e l’uguaglianza.

Un detenuto di nazionalità ucraina ha donato al vescovo un cofanetto in legno, da lui realizzato, contenente una coccarda con i colori della bandiera del suo paese. Il vescovo lo ha ringraziato e abbracciato, esprimendo vicinanza e solidarietà a tutte le persone che stanno soffrendo a causa della guerra, quella in Ucraina e nelle altre parti del Mondo.

Da parte della direzione e operatori del carcere e della polizia penitenziaria è stata donata una bottiglia di olio e una di essenza di lavanda, prodotte all’interno del carcere.
Al termine della celebrazione il vescovo ha visitato la falegnameria e l’officina dove vengono realizzati manufatti in ferro tra cui il monumento che sarà collocato nel cimitero civico di Terni a ricordo dei caduti della Polizia Penitenziaria.

Ha poi visitato alcune sezioni del carcere, le sale colloqui, l’infermeria con il personale medico e ausiliario in servizio, la ludoteca per i bambini che fanno visita ai genitori detenuti, le aule per la didattica e l’aula artistica del progetto Caritas Arte in carcere.

Emergenza Ucraina, la Caritas diocesana di Spoleto-Norcia accoglie una quarantina di profughi

comunità ucraina
La comunità ucraina che vive a Spoleto, assieme all'arcivescovo Renato Boccardo

“Siamo veramente commossi dalla grande generosità della nostra gente a favore dei fratelli e delle sorelle che scappano dalla guerra in Ucraina e che bussano anche alla nostra porta”.

Si esprime così don Edoardo Rossi, direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia, per dire grazie a quanti hanno messo a disposizione degli alloggi e altri aiuti per i profughi: famiglie, parrocchie, conventi, monasteri, strutture diocesane.

“Stiamo lavorando a stretto contatto con i servizi sociali dei vari Comuni che ricadono nel territorio della Diocesi e posso testimoniare l’immensa sensibilità della nostra gente: in tanti chiamano e si mettono a disposizione, in vario modo, per dare una mano. Questo è molto bello e commovente e ci dice come Spoleto e le altre comunità ecclesiali e civili del nostro territorio siano aperte all’accoglienza di chi è in difficoltà”.

Ad oggi la Caritas ha accolto quaranta persone provenienti dall’Ucraina

Le strutture per l’accoglienza dei profughi sono:

il centro diocesano di San Sabino in Spoleto per la prima accoglienza; appartamenti della Diocesi nel complesso di San Pietro a Spoleto; varie camere con bagno nell’opera diocesana di Roccaporena di Cascia; Monastero di Santa Rita a Cascia; appartamento della parrocchia di Montefalco; appartamento delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto (Casa Madre); casa canonica di Torre Matigge di Trevi; casa canonica di S. Martino in Valle di Spoleto; comunità Chemin Neuf di Trevi; Oratorio di Ferentillo quale centro di raccolta materiali e viveri per quella Pievania; ex Convento dei Cappuccini a Ferentillo di proprietà del Comune (accoglienza in sinergia con la parrocchia).

“Ad oggi -dice don Edoardo- sono stati accolti dalla Caritas una quarantina di profughi, sistemati nelle strutture che abbiamo a disposizione o nelle famiglie. Nei prossimi giorni ne arriveranno altri dieci che saranno accolti, invece, a Ferentillo”.

Raccolta fondi, indumenti e alimenti

 “Come Caritas -dice ancora don Edoardo- abbiamo attivato un conto corrente bancario specifico (Iban: IT 16 Q 02008 21804 000 1052 33214, agenzia Unicredit di Spoleto) per quanti volessero contribuire economicamente.

La comunità ucraina che vive a Spoleto, ha chiesto alla Caritas e al Comune e di raccogliere beni di prima necessità da inviare nel martoriato Paese. In sinergia coi servizi sociali, abbiamo individuato i locali della ex chiesa parrocchiale di San Nicolò in Spoleto, nei quali è possibile recarsi dal lunedì alla domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Cosa portare: antibiotici, materiali per sutura, antidolorifici, guanti, garze per bendaggio sterili e non sterili, kit per la medicazione delle ferite, bisturi, kit per cateterismo, lacci emostatici, siringhe, cerotti a rotolo, forbici paramediche, spugna emostatica chirurgica, compresse emostatiche, camicie per operare tutte le misure; pancarrè, fagioli, ceci, tonno in scatola, caffè solubile, cioccolata, biscotti, cracker, carne in scatola, merendine; cappelli e guanti, scarpe di varie misure, da uomo sopra al 40, coperte e sacchi a pelo, coperte anche in pile, lenzuola e asciugamani”.

‘Torniamo a riveder le stelle’: attesa per lo spettacolo-incontro con Alessandro D’Avenia

Torniamo a riveder le stelle
Lo scrittore Alessandro D’Avenia, protagonista il 18 marzo al Teatro Lyrick di Assisi dello spettacolo-incontro 'Torniamo a riveder le stelle'

A dieci giorni dallo spettacolo-incontro dal titolo Torniamo a riveder le stelle con Alessandro D’Avenia, noto scrittore, insegnante e sceneggiatore di alcuni film tratti dai suoi stessi libri, è già al completo il Teatro Lyrick di Assisi che ospiterà questo evento, molto atteso da giovani e adulti, in calendario venerdì 18 marzo, alle ore 20.45. L’ingresso è a offerta, con Green Pass rafforzato, ma per coloro che non potranno assistere in presenza, lo spettacolo sarà trasmesso in diretta streaming sui canali social de La Voce e di Umbria Radio InBlu.

Sul palco del Lyrick con Alessandro D’Avenia saliranno docenti e alunni, si susseguiranno gli artisti Massimiliano Cremona (voce e chitarra), Valter Ferrero e Andrea Mezzetti (chitarre classiche), Michael Baruffa (chitarra e voce), accompagnati dai giovani musicisti e coristi.
L’evento, promosso da don Francesco Buono, sacerdote diocesano di Perugia da sempre impegnato nell’educazione-formazione della gioventù, insieme alla giornalista Floriana Lenti e ad altri generosi volontari, vede la collaborazione-coinvolgimento della Pastorale giovanile regionale e del Coordinamento Oratori Umbri della Ceu.

Significativa la presenza tra il pubblico di alunni e insegnanti di alcune scuole del territorio (Istituto Comprensivo Perugia 6 Medie di Castel del Piano, Scuola Media Statale di Ripa, Scuola Elementare Statale Aldo Capitini di San Mariano, Liceo Scientifico Alessi, Liceo Scientifico Galilei, Liceo Classico Mariotti di Perugia), come anche la partecipazione dei sindaci di Perugia, Andrea Romizi, e di Assisi, Stefania Proietti, del presidente della Ceu, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, e del vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, monsignor Marco Salvi, insieme ai responsabili e animatori delle equipe di pastorale giovanile e d’oratorio regionali e diocesani.

Torniamo a riveder le stelle, un momento di grande bellezza per stupire e riflettere

“Mentre stiamo vivendo l’orrore del brutto di una guerra -commentano i promotori- l’obiettivo di questa serata è vivere un momento culturale di grande bellezza che possa far stupire e riflettere contemporaneamente. E’ importante risanare le ferite che ha creato la pandemia e quelle che adesso stanno lacerando la nostra quotidianità, pensiamo alla guerra prima in Afghanistan, adesso in Ucraina.

Non possiamo rimanere indifferenti. Il titolo Torniamo a riveder le stelle sintetizza il motivo che ci ha acceso il cuore quando abbiamo pensato di invitare Alessandro D’Avenia, autore che stimiamo molto e che sa parlare ai giovani e agli adulti.

Per noi è un onore poter ospitare nuovamente D’Avenia, con lui, già dieci anni fa organizzammo l’evento indimenticabile Il meglio di te e siamo certi che anche questa volta rimarremo felicemente colpiti dalle sue parole”.

8 marzo, messaggio della Priora del Monastero di Santa Rita da Cascia

8 marzo
Una donna davanti alla Basilica di Santa Rita

La madre priora del Monastero Santa Rita da Cascia, invia un messaggio in occasione nella Giornata internazionale della donna che si celebra l’8 marzo; una lettera, con un pensiero diretto alle donne dell’Ucraina.

“Mentre ci prepariamo alla Pasqua -scrive la religiosa- la guerra in Ucraina mette tristemente in luce quanto le donne, protagoniste della storia della Risurrezione, siano invece costrette oggi a fermarsi alla Passione.

Eppure, le loro scelte sono di speranza, perché affrontano l’oscurità, soffrono, rischiano e si privano di ogni cosa per difendere la vita. L’8 marzo, rappresenta una giornata simbolica, in cui celebriamo il coraggio delle donne che anticipano l’alba, paladine della pace che vanno tutelate e dalle quali possiamo imparare tanto. Come le donne che nella prossima festa di Santa Rita premieremo perché sono strade da seguire per un futuro migliore, proprio come Colei che ispira i nostri passi e che preghiamo perché accompagni anche quelli di ogni donna, soprattutto in questi tempi”.

Un pensiero per l’8 marzo non solo per le donne ucraine

Un pensiero in occasione dell’8 marzo, rivolto non soltanto a coloro che stanno vivendo in prima persona il dramma della guerra, ma anche a tutte quelle che custodiscono la vita. Come le quattro donne che il prossimo maggio riceveranno il Riconoscimento Internazionale Santa Rita, dal 1988 conferito a donne, di ogni età, condizione, nazione e religione, che incarnano i valori ritiani.

Le Donne di Rita 

Donne di Rita, così vengono chiamate le donne scelte per il prestigioso riconoscimento, perché come Rita da Cascia a guidare le loro vite, anche nel dolore, è sempre l’amore. Pur vivendo differenti contesti ed esperienze, il loro esempio è universale e dimostra che è possibile percorrere un cammino diverso.

Ecco le quattro donne che, il 21 maggio alle 10 nella Sala della Pace del Santuario di Santa Rita a Cascia, saranno presentate da Luca Ginetto, caporedattore della TGR Umbria:

  • Chiara Castellani, originaria di Parma, è una dottoressa missionaria. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita per aver donato tutta la sua vita ai piccoli e ai dimenticati del mondo. In Nicaragua e in Congo quotidianamente mette a disposizione dei poveri e dei malati la sua professionalità. Con fede e coraggio è impegnata nella formazione di nuovi operatori sanitari attenti allo sviluppo integrale della persona;
  • Concetta Zaccaria, per tutti Tina, di Casalnuovo di Napoli, è una mamma della Terra dei Fuochi che ha perso la figlia Dalia per un linfoma di Hodgkin. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita per aver saputo trasformare il suo dolore in un’opportunità per aiutare gli altri. Con l’associazione Angeli Guerrieri, infatti, aiuta tutte le famiglie della Terra dei Fuochi che combattono contro il cancro e denuncia il dramma ambientale che vivono i cittadini della sua zona;
  • Maria Antonietta Rositani, di Reggio Calabria, che nel 2018 è stata brutalmente aggredita dall’ex marito, salvandosi per un pelo. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita per aver saputo leggere in tutti i momenti dolorosi della sua vita la presenza di Cristo. Anche nel terribile tentato femminicidio ha stretto la mano del Signore che le ha indicato la via del perdono, senza però rinunciare alla giustizia. Con coraggio e determinazione affronta numerosi interventi chirurgici con la consapevolezza di non essere sola, ma sostenuta dalla fede e dall’esempio di Santa Rita che tanto ama;
  • Silvia Battini, di Sesto San Giovanni (Milano), moglie e mamma che dal 2009 affronta la sclerosi laterale amiotrofica come occasione di rinascita. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita per la stupenda testimonianza di amore e di fede che dona a chiunque la incontra e le scrive, insegnando che anche se la carne è debole lo Spirito dà vita e che amare ed essere amati è il senso della vita.

Emergenza Ucraina, raccolta fondi promossa dalla Diocesi di Perugia

emergenza ucraina
La locandina della raccolta per l'Emergenza Ucraina, promossa dall'Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve

L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve promuove una raccolta fondi per l’Ucraina: all’insegna dell’invito, Sosteniamo insieme i nostri fratelli ucraini, è stata avviata domenica 6 marzo, I Domenica di Quaresima, presso tutte le comunità parrocchiali; si protrarrà per tutta la durata dell’emergenza umanitaria provocata dalla guerra.

Da ricordare che questa raccolta si terrà a livello regionale, in tutte le otto diocesi dell’Umbria, per volontà dei loro vescovi, il prossimo 20 marzo, III Domenica di Quaresima.

È un segno tangibile della vicinanza-condivisione dei perugini e degli umbri alle gravi sofferenze e privazioni subite dal popolo ucraino a seguito di questo conflitto che potrebbe espandersi ad altri Paesi europei provocando, oltre tante morti e distruzioni, un esodo dalle dimensioni bibliche.

La raccolta fondi promossa dall’Archidiocesi perugino-pievese, come si evince dalla locandina diffusa anche via social, ha una duplice finalità: sostenere sia i progetti umanitari di Caritas italiana in Ucraina sia quelli per l’accoglienza dei profughi che stanno arrivando nel territorio diocesano. Per quanto riguarda l’accoglienza a Perugia, la Caritas comunica che fino ad oggi più di quaranta famiglie perugine hanno dato la disponibilità ad ospitare nelle loro case altrettante famiglie ucraine.

Perugia vicina alla comunità ucraina

C’è da segnalare anche le tante donazioni di perugini alla comunità ucraina di rito greco-cattolico presso la chiesa della Madonna delle Grazie. Si tratta di diverse decine di quintali di beni, dagli indumenti ai giocattoli, dagli alimenti di prima necessità ai medicinali e prodotti sanitari e per l’igiene.

Una mobilitazione del genere non si era registra prima a Perugia, pur essendo da sempre città molto solidale e pronta a non fare mancare il suo aiuto a chi è in gravi difficoltà.

Fiaccolata a Norcia, terra di San Benedetto, per dire ‘Mai più la guerra’

fiaccolata per la pace norcia
La partenza della Fiaccolata a Norcia, guidata dall'arcivescovo Boccardo, per dire 'Mai più la guerra'

Una fiaccolata nella patria natale di San Benedetto, patrono d’Europa, per dire Mai più la guerra. In tanti si sono ritrovati a Norcia la sera di domenica 6 marzo rispondendo all’invito dell’arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo. Famiglie, bambini, giovani, anziani, sindaci, preti, suore, monaci, religiosi, membri di varie associazioni di volontariato, persone ucraine che vivono a Norcia da tempo con la bandiera del loro Paese sulle spalle, fedeli da diverse parrocchie della Diocesi hanno camminato in silenzio, con un flambeaux in mano e tutti ben coperti per proteggersi dal freddo, dall’area ex containers lungo la circonvallazione fino ai piedi della statua di San Benedetto nella piazza centrale di Norcia, raggiunta attraversando Corso Sertorio.

Presenti alla fiaccolata, i sindaci Giuliano Boccanera vice sindaco di Norcia; Andrea Sisti di Spoleto; Michele Toniaccini di Deruta e presidente dell’Anci Umbria; Anna Rita Falsacappa di Bevagna; Mario De Carolis di Cascia; Massimo Messi di Preci; Tullio Fibraroli di Santa Anatolia di Narco; Bernardino Sperandio di Trevi; Fabio Dottori di Scheggino.

Le parole dell’Arcivescovo all’avvio della fiaccolata

“Siamo qui questa sera -ha esordito monsignor Boccardo all’avvio della fiaccolata- per dire che la pace è il bene più prezioso che non si può perdere per nessuna ragione. Condanniamo con fermezza l’aggressione al popolo ucraino. Noi non vogliamo essere contro, vogliamo esser per, a favore dell’intesa tra i popoli, del rispetto della sovranità di ciascuno, della libertà e dell’autodeterminazione.

Vogliamo dire no ad ogni forma di sopraffazione, di mancato rispetto della libertà, ad ogni forma di violenza, sapendo che la guerra genera solo guerra, che non risolve i problemi ma li moltiplica e li rende ancora più gravi.

Abbiamo voluto venire qui nella terra di San Benedetto patrono d’Europa, uomo che ha saputo mettere insieme i popoli europei pur diversi, dando loro una radice comune, aiutandoli a vivere l’uno con l’altro e non l’uno contro l’altro: ci rivolgiamo a lui in questo momento così tragico per il popolo dell’Ucraina e del nostro Continente.

Chi avrebbe detto che mentre si stava uscendo dalla pandemia si sarebbe dovuto affrontare un momento così tragico che disorienta e fa dubitare della coscienza e dell’intelligenza degli uomini. Fa impressione vedere mamme e bambini che partono con quel poco che hanno addosso e lasciano i mariti a combattere e con una lacerante preoccupazione: chissà se ci rivedremo. Di fronte a tutto a questo gli uomini e le donne di buona volontà non possono non dire: no e mai più”.

Le meditazioni lungo il cammino

Durante la fiaccolata ha regnato il silenzio.

A Porta Romana c’è stata la prima tappa. Sono stati letti: una parte del discorso di Paolo VI all’Assembla Generale delle Nazioni Uniti del 1965 in cui diceva che se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani; alcuni passi tratti dagli scritti di Lord Robert Baden-Powell fondatore degli Scout in cui, tra l’altro, affermava che con la buona volontà e la cooperazione, le nazioni simpatizzeranno tra loro, e i politicanti scopriranno che non è più possibile trascinare in guerra i popoli che sono amichevolmente disposti l’uno verso l’altro. A metà Corso Sertorio c’è stata la seconda tappa in cui è stato letto il passo del libro della Genesi (1, 26-31) sulla creazione dell’uomo e della donna e alcune parole tratte da un Anonimo brasiliano dove emerge il pianto di Dio per le cattiverie dell’uomo.

Giunti in Piazza San Benedetto è stato letto parte di un discorso di papa Francesco del 2013 in cui diceva vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; infine, sono state condivise alcune parole di Etty Hillesum scrittrice olandese vittima dell’olocausto: una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’ odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse – alla lunga – in amore….

Accensione del tripode dinanzi la statua e parole finali di monsignor Boccardo

Mentre la banda musicale di Norcia suonava l’Inno alla Gioia, l’Arcivescovo ha acceso il tripode dinanzi la statua di San Benedetto. Poi, è stato letto il Vangelo delle beatitudini (Mt 5, 1-12), i monaci benedettini di Norcia hanno cantato una delle antifone di Quaresima, sono state elevate preghiere a Dio per intercessione di San Benedetto a favore del popolo ucraino. Monsignor Boccardo dopo la benedizione, ha salutato così i presenti:

“Il ritrovarci di questa sera vorremmo che costituisse un grande abbraccio di amicizia, solidarietà, vicinanza e sostegno per il popolo dell’Ucraina. Lasciamo che le riflessioni che abbiamo condiviso salgano presso S. Benedetto e con lui presso Dio Padre che si prende cura di tutti i suoi i figli e di tutti i popoli della terra. Anche noi vogliamo ripetere quanto abbiamo ascoltato dalle citazioni dei Pontefici che la guerra non è una soluzione.

Noi desideriamo e chiediamo che le ragioni della forza non abbiano il sopravvento sulla forza della ragione. Nelle nostre Città e nei nostri paesi in questi giorni sono in arrivo tante persone dall’Ucraina, soprattutto mamme e bambini, e noi assicuriamo, in collaborazione con le istituzioni, una accoglienza dignitosa, cordiale e piena di umanità.

Ispirandoci a San Benedetto vorremmo essere per quanti busseranno alle nostre porte fratelli e sorelle in umanità”.

Dall’Italia alla Spagna: il messaggio di pace della Fiaccola benedettina

La Fiaccola benedettina nella Cattedrale dell'Almudena a Madrid

Un intenso fine settimana per le delegazioni di Norcia, Subiaco e Cassino con la Fiaccola Benedettina Pro Pace et Europa Una, che ieri ha fatto tappa all’Abbazia di Santo Domingo di Silos, in provincia di Burgos in Spagna. 

“Abbiamo acceso la lampada donata al monastero e la sua luce ci unirà simbolicamente il 21 marzo in occasione della festa di san Benedetto. Pace è l’appello, forte e deciso che lanciamo tutti insieme e che la luce di Benedetto illumini i cuori affinché tacciano le armi”, ha detto il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno. Oltre all’appello alla pace sono previste anche azioni concrete, nei prossimi giorni da parte dell’amministrazione comunale nursina. Intanto, sono arrivate dall’Ucraina a Norcia le prime persone che saranno ospitate da loro connazionali, residenti da tempo in città. Si tratta di sei persone: due madri con due bambini, di cui uno di 15 mesi, una donna e un’anziana di 80 anni.

“Essere lontani dai luoghi di guerra può essere un primo sollievo, ma questo ovviamente non basta; cercheremo di fare sentire loro tutto il nostro affetto e solidarietà anche concretamente”, ha concluso Alemanno. 

“Questa fiaccola sia la scintilla che illumina l’Europa. L’essenza della vita monastica è fondata sulla pace. Preghiamo affinché, per intercessione di san Benedetto, vi sia pace in Europa”, ha detto l’abate di Santo Domingo di Silos, Matè. 

La Fiaccola nella cattedrale di Madrid

La Fiaccola Benedettina e le tre delegazioni di Norcia, Subiaco e Cassino guidate dai sindaci Nicola Alemanno, Domenico Petrini ed Enzo Salera, hanno partecipato oggi alla solenne celebrazione eucaristica presso la Cattedrale dell’Almudena a Madrid, officiata dall’arcivescovo, card. Carlos Osoro Sierra.

“In questo momento storico in particolare è provvidenziale il viaggio della Fiaccola Pro Pace et Europa Una, promotrice di importanti valori”, ha detto il Cardinale.

“L’Europa deve aprirsi a Dio. La guerra distrugge la dignità della persona umana e occorre favorire la pace e la comunione tra tutti i popoli. Il vostro pellegrinaggio – ha proseguito – acquista un valore fondamentale e ci ricorda che la pace è un dono da preservare. San Benedetto continui a essere costruttore di pace tra i popoli”, ha concluso il prelato.

Al termine della celebrazione, le tre delegazioni hanno fatto dono al card. Carlos Osoro Sierra della Regola di san Benedetto e della lampada Pro Pace, accesa con il fuoco della fiaccola, che potrà ardere all’interno della Cattedrale madrilena.  La delegazione italiana conclude a Santiago di Compostela le iniziative per la pace previste in terra spagnola. 

“Ancora un momento carico di emozione e di significato. La luce di Benedetto, la luce della pace, oggi si irradia da Madrid per ribadire quanto la pace tra i popoli sia importante e imprescindibile. Tutto il cammino della Fiaccola e le nostre preghiere, siano illuminate da san Benedetto patrono d’Europa che possa intercedere affinché tacciano le bombe in Ucraina e si aprano invece i cuori dei governanti al dialogo”, ha detto il sindaco di Norcia, Alemanno.

Il video della Fiaccola in Spagna

La galleria fotografica dalla Cattedrale di Madrid

Celebrata a Perugia la veglia di preghiera diocesana per la pace in Ucraina

veglia di preghiera per la pace ucraina
Un momento della veglia di preghiera per la Pace in Ucraina celebrata nella Cattedrale di Perugia

“Carissimi fratelli e sorelle ucraini, voi tutti che vivete a Perugia e in Italia e anche a coloro che in questi giorni stanno arrivando da noi, mi preme a nome della nostra Chiesa di assicurarvi che proprio questa Chiesa perusino-pievese vi è madre e si sente madre in condivisione con il vostro arcivescovo maggiore di Kiev, Svjatoslav Ševčuk, capo della Chiesa greco-cattolica. È madre anche di tutti gli ucraini lontani, i vostri parenti. Qualcuno ha i genitori, qualcuno ha i fratelli in guerra, richiamati alle armi. Di tutti voi la Chiesa perusino-pievese si sente madre e il vescovo si sente di tutti padre e pastore”.

Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti al termine della veglia di preghiera diocesana con l’adorazione eucaristica per la pace in Ucraina, tenutasi, nella serata del 4 marzo, nella Cattedrale di San Lorenzo di Perugia.

Volti segnati dalle lacrime

 Numerosi i fedeli che hanno partecipato, diversi dei quali ucraini residenti nel capoluogo umbro. Non pochi i volti segnati dalle lacrime e dalla commozione per quanto sta accadendo di orribile in Ucraina. Una sofferenza manifestata con grande dignità da persone durante provate, che vivono con immensa angoscia e preoccupazione il presente e il futuro del loro Paese.

Uniti in comunione profonda

“Nonostante tutto non dubitate -ha ripetuto loro il cardinale Bassetti-sentitevi davvero accolti. Questa nostra terra, l’Umbria, benedetta dai santi Francesco e Benedetto, possa essere per ciascuno e per ciascuna di voi, fratelli e sorelle ucraini, una terra di speranza. Noi ci impegneremo a tenere viva questa vostra speranza, sostenendovi, pregando per voi e augurandovi pace”.

Il cardinale, prima di impartire la benedizione al termine della veglia, rivolgendosi ancora una volta alla comunità ucraina, ha detto

“Ci separiamo fisicamente, ma spiritualmente rimaniamo uniti e comunione profonda”.

L’arma potentissima della preghiera

 Nell’omelia (il cui testo integrale è scaricabile dal sito: www.diocesi.perugia.it) il presule ha parlato di dramma e di incertezza che tutti avvolge in questi giorni, avvertendo ancor più la necessità di raccoglierci dinanzi al Signore per invocare la tanto desiderata pace.

“Pace -ha ribadito- tra gli uomini e tra le nazioni. L’immane sciagura cui stiamo assistendo ci lascia sgomenti. Su case, ospedali, scuole e intere città avanza la distruzione, e sembra spento in alcuni anche il senso dell’umana pietà: dinanzi a questo ci possiamo sentire fisicamente inermi. Ma abbiamo un’arma potentissima ed è la preghiera, insieme al digiuno e alla penitenza. Se fatta con animo puro e con insistenza, arriva al cuore di Dio, l’unico in grado di agire sulla volontà dei potenti. Di fermare questa follia che miete vittime innocenti e ignare, distrugge famiglie e comunità; costringe ad un esodo forzato donne e bambini, con il terrore negli occhi (molti profughi sono accolti anche qui a Perugia); riaccende la fiamma dell’odio in quelle terre che, già nel secolo scorso, sono state bagnate da tanto sangue e bruciate dal fuoco della violenza scatenata da ideologie devastanti”.

La follia sta prevalendo sul dialogo

 “Ho ancora impresse le immagini della grande celebrazione -ha proseguito Bassetti nel ricordare il suo recente viaggio- che tre anni fa ho avuto la grazia di presiedere al Santuario della Santissima Vergine di Zarvaniza, nel centro dell’Ucraina. Decine di migliaia di persone si erano raccolte da ogni angolo del Paese ai piedi della veneratissima immagine della Madre di Dio. Ho nel cuore quei luoghi di fede e di serenità, che oggi sono teatro di scontri violentissimi e di stragi. Non posso credere alla tanta crudeltà che sta trasformando uomini in belve. La follia sta prevalendo sul dialogo, sul senso di umanità e sulla fraternità. La pace che invochiamo stasera è quella che viene dal Signore: Vi lascio la pace, vi do la mia pace…Questa pace, infatti, supera ogni nostro meschino interesse. Ci invita prima di tutto a guardare dentro noi stessi, a mettere da parte gli egoismi quotidiani, le piccole vanità, le rivalità negli ambienti di lavoro, il desiderio di potere in ogni ambito in cui viviamo, persino nella Chiesa. La pace del Signore, se accolta con verità, è capace di rinnovarci, di cambiare tutto il nostro essere, di renderci uomini e donne migliori. È capace di cambiare il cuore delle persone e le sorti degli Stati. Mentre iniziamo il cammino di Quaresima, il Signore ci doni la grande virtù dell’umiltà. È l’umiltà, dice Papa Francesco, il segreto che porta in Cielo: è l’unica strada, non ce n’è un’altra“.

Di fronte a una sfida enorme

 Il cardinale ha poi parlato della sua infanzia segnata dal secondo conflitto mondiale.

“Io appartengo a una generazione che ha visto cos’è la devastazione della guerra. Sono cresciuto e vissuto in un paese di orfani e di poveri. Una tragedia immensa per la piccola comunità del luogo, tuttora impressa sui volti di quei ragazzini orfani che oggi sono diventati anziani come me… Oggi abbiamo di fronte una sfida enorme: far vincere la pace, far cessare il fragore delle armi. Stringiamoci in preghiera con il popolo ucraino… Quella che stiamo vivendo è dunque una tragedia umanitaria a cui non avremmo mai voluto assistere. Il mio pensiero e la mia preghiera vanno a tutti i morti, senza distinzione di nazione, e verso tutte quelle persone che adesso si trovano nei rifugi sotterranei; e a coloro che stanno fuggendo. Ringrazio la Caritas diocesana, le parrocchie e tutti loro che stanno aiutando queste povere persone che cercano aiuto. Siamo vicini alla comunità ucraina, ci uniamo alla loro sofferenza, ma anche alla speranza di superare presto questa tragedia”.

Bisogno di profeti di pace

 “Mai come in questo momento la preghiera -ha evidenziato il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione- è la nostra vera arma contro la guerra. Giorgio La Pira diceva che la preghiera è la forza motrice della storia. Lui aveva ben conosciuto la guerra e poi aveva lottato e lavorato per la ricostruzione morale e sociale: tutto il suo impegno è stato una sintesi di contemplazione e azione. E questa è un’eredità importante anche per il mondo di oggi. Abbiamo bisogno, soprattutto oggi, di profeti di pace per rompere il muro di iniquità che gli uomini avidi hanno costruito”.

La Fiaccola benedettina è in Spagna

Iniziato il cammino della Fiaccola Benedettina Pro Pace et Europa Una in Spagna, a Madrid. Il primo appuntamento si è svolto giovedì sera, 3 marzo, con la presentazione del brand Terre di San Benedetto, organizzato grazie al prezioso supporto di Enit e dell’Ambasciata d’Italia, di fronte a circa 80 tra tour operator e giornalisti.

L’incontro con l’ambasciatore d’Italia in Spagna

Grande interesse e attenzione negli operatori spagnoli, ha destato il Cammino di San Benedetto e le sue peculiarità territoriali. Venerdì mattina le delegazioni di Norcia, Subiaco e Cassino al completo sono state ricevute dall’Ambasciatore d’Italia in Spagna Riccardo Guariglia.

L’Ambasciatore ha sottolineato come la Fiaccola benedettina rappresenti “un messaggio di fiducia, rinascita e speranza nell’Europa contemporanea, particolarmente significativo nel drammatico attuale momento”. Inoltre, ha aggiunto l’Ambasciatore, “il nobile programma organizzato in occasione del Marzo benedettino si inserisce bene nel contesto di amicizia e di relazione intensa e dinamica tra Italia e Spagna, relazione che affonda le sue radici nella storia e che è un patrimonio da custodire e proteggere” conclude.

Le parole del sindaco di Norcia Nicola Alemanno

“Una serie di iniziative ed eventi particolarmente emozionanti, soprattutto in questo momento storico che l’Europa sta vivendo. – ha detto il sindaco Nicola Alemanno portando il saluto all’Ambasciata – Abbiamo bisogno più che mai di attingere ai valori che il messaggio di Benedetto rende sempre attuali  – prosegue – quali la solidarietà, la fratellanza e la pace tra i popoli, valori imprescindibili che hanno valicato i secoli e tramandati dall’opera monastica. Vanno al di là delle sole ragioni di carattere politico ed economico per trovarsi uniti sotto un’unica bandiera. Questa è per noi una preziosa eredità, sinonimo di pace, civiltà e cultura. Ed è proprio quella pace che oggi invochiamo tutti a gran voce e con forza per la nostra Europa”.

Le delegazioni ricevute al Comune di Madrid

Le delegazioni sono state poi ricevute al Comune di Madrid, dall’assessore al Turismo Almudena Maíllo del Valle che messa al corrente della realtà del Cammino di San Benedetto si è detta favorevole a promuovere questo itinerario e far sì che possa essere percorso da tanti pellegrini, così come lo è il Cammino di Santiago.

La Fiaccola alla Commisione Europea in Spagna

Infine il passaggio della Fiaccola alla Commisione Europea in Spagna e il saluto del direttore M. Ángeles Benítez Salas, visibilmente emozionata “Questa è la casa dell’Europa e quindi la vostra. Il viaggio della fiaccola è un’iniziativa lodevole per i valori che essa promulga, tra questi quello della pace. San Benedetto – ha detto Salas – è il primo Santo che ha materializzato i nostri valori e con la sua regola ‘Ora et Labora’ le opere si traducono in amore e non solo a parole. Il vostro viaggio si concluderà a Santiago di Compostela dove idealmente si incontreranno i due cammini: questa unione fa sì che gesti come questi, siano supportati dall’Unione Europea”.

Le prossime tappe

Il viaggio della fiaccolo prosegue. Domani, sabato 5 marzo, le delegazioni si sposteranno all’abbazia di Santo Domingo de Silos e domenica 6 la solenne celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Madrid officiata dal Nunzio apostolico in Spagna mons. Bernardito Auza e dall’arcivescovo di Madrid mons. Carlos Osoro Sierra.