Perché ascoltare il signor Mercato

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di Pier Giorgio Lignani

Una delle parole più pronunciate in questi giorni è “mercato”, anzi “mercati” al plurale. C’è chi si appella al “giudizio dei mercati” – sui programmi economici del Governo italiano – con lo stesso ossequio con cui si appellerebbe al giudizio della Storia; e chi al contrario ostenta distacco se non disprezzo: “Noi tiriamo diritto, i mercati se ne faranno una ragione”.

Gli uni e gli altri sembrano pensare ai mercati come a entità soprannaturali, senza volto, benevole secondo alcuni, malvagie secondo altri, comunque dotate di un potere misterioso sull’umanità. In realtà il mercato non è altro che l’insieme anonimo dei consumatori e dei risparmiatori, ciascuno dei quali fa per conto proprio le sue scelte misurandone la convenienza.

Se diciamo che il mercato ha decretato il successo della Nutella, è semplicemente perché un sacco di gente ha scoperto che la Nutella gli piace. Allo stesso modo – ma all’incontrario – qualche giorno fa un sacco di gente ha scoperto che non si fida di mettere i suoi soldi nei buoni del Tesoro italiani; e tanto peggio se questo fatto provoca sconquassi all’economia nazionale.

“È il mercato, bellezza”, e funziona pressappoco come la democrazia. L’opinione dell’individuo isolato non conta nulla, o quasi; ma quando sono in tanti a scegliere, ognuno per sé ma tutti nello stesso modo, allora segnano l’indirizzo della storia. Sono infallibili? Niente affatto.

Il mercato è pesantemente influenzato dalla pubblicità, dalle mode, dalla diffusione di notizie errate. Ma lo stesso si può dire delle elezioni. Se, nonostante tutto, prendiamo sul serio le elezioni, dobbiamo prendere sul serio anche i mercati. In ogni caso, non sarebbe saggio decidere di non tenerne conto solo perché il loro responso non ci pare giusto.

Qualcuno dice che il giudizio dei mercati non vale perché si ispira a valutazioni egoistiche. Ma tutta l’economia si basa su valutazioni egoistiche. Come diceva Adam Smith, il fornaio non mi dà il pane perché è generoso, ma perché ci guadagna. Se non ci guadagnasse, non avrei pane. L’importante è che il prezzo sia giusto.

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