Perplessità sul nuovo Dipartimento diagnosi e terapia onco-ematologica dell’ospedale: preoccupa la mancanza di personale paramedico

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Nel mese di febbraio la stampa locale ha dato ampio risalto alle problematiche e sollecitazioni, sollevate da un sindacato della sanità e dal Tribunale dei diritti del malato, relative al Dipartimento di diagnosi e terapia delle malattie onco-ematologiche da poco tempo realizzato presso l’Ospedale di Spoleto e presentato alla città in un incontro svoltosi presso la sala Lucidi di San Rocco il 20 dicembre 2000. La storiaMa cosa rappresenta e come funziona il nuovo servizio? La storia è iniziata con la Delibera n.96 del 17 settembre 1998 relativa alla proposta di organizzazione dei poli e dei dipartimenti ospedalieri, nella quale si precisava la possibilità, per le Direzioni sanitarie, di istituire, all’interno dei dipartimenti, speciali Unità operative e, in particolare, la realizzazione di un’Unità operativa di Ematologia clinica e trasfusionale con alto profilo professionale. La Asl n. 3, recependo le direttive del Piano sanitario regionale in materia di decentramento delle strutture oncologiche, ha pertanto progettato la costituzione del Dipartimento di diagnosi e terapia delle malattie onco-ematologiche. La struttura, ad elevata qualità professionale, doveva essere il punto di riferimento non solo per gli utenti della Azienda, ma polo di attrazione anche per le realtà sanitarie limitrofe. In particolare veniva proposto un collegamento del nuovo Dipartimento con l’Istituto di ematologia dell’Università di Perugia, nell’ottica di un fattivo e attivo scambio culturale, attraverso la partecipazione dei medici spoletini all’ attività di ricerca e a studi clinici. Anzi, lo stretto rapporto di collaborazione con l’Università, poteva rappresentare il primo passo verso la costituzione, presso il nostro Ospedale, di una sede decentrata dell’Università per la formazione di specializzandi della disciplina ematologica o per attività di studio e ricerca per i dottorandi. La nascita del nuovo Dipartimento avrebbe rappresentato anche un elemento per il potenziamento della diagnostica di laboratorio e per l’aggiornamento tecnologico-scientifico del Servizio trasfusionale. Per quanto riguardava la organizzazione del servizio il personale medico era rappresentato da quattro medici e da un Dirigente che dovevano garantire sia il Day hospital sia il Reparto degenza. OggiIl servizio ha avuto inizio da poco più di quattro mesi ma ci sono ampie divergenze sulla sua valutazione. Per il dott. D. Pacchiarini, responsabile sanitario, sono ovviamente positive: sino a dicembre il numero dei pazienti affetti da leucemie e da altre patologie neoplastiche del sangue, come linfomi e mielomi, che usufruiscono del Day hospital è giunto a 60, mentre altri 30 sono trattati con cure ambulatoriali; occorre però trovare spazi e attrezzature, ma soprattutto il personale per mandare avanti a pieno regime la struttura, ci sono, infatti, soltanto tre medici a tempo pieno, uno part-time e i due specialisti in oncologia fanno la spola tra l’Ospedale di Spoleto e quello di Norcia. Sottodimenzionata anche la dotazione organica del personale paramedico: mancano almeno quattro infermieri, ma nell’arco di sei mesi tutto dovrebbe essere risolto. Sono proprio questi gli aspetti negativi evidenziati, in particolare, dalla organizzazione sindacale che teme non assolutamente sufficienti sei mesi per una corretta organizzazione del lavoro. Viene, infatti, ricordato che per la ristrutturazione dei locali, anche per lavori di poca entità, ci sono voluti tempi lunghissimi, le attrezzature, recuperate da altre strutture, sono più idonee ad un mercatino delle pulci che non ad un reparto ospedaliero; quello che più preoccupa è però la carenza del personale paramedico, solo quattro infermieri più una caposala, e medico: sembra, infatti, che, a tutt’oggi, non esista alcun medico inserito nella pianta organica della struttura, mentre gli oncologi sono costretti a spostarsi da Spoleto a Norcia. L’aver dotato l’ospedale di Spoleto di un Dipartimento di diagnosi e terapia delle malattie onco-ematologiche è, indubbiamente, un fatto molto positivo, non solo per i pazienti, ma anche perché questa struttura permetterà realmente il potenziamento e la massima efficienza di altri reparti come il laboratorio analisi, il centro trasfusionale e la stessa terapia intensiva: speriamo solo che non ci siano ostacoli di natura burocratica o, peggio ancora, contrapposizioni da parte di altre realtà sanitarie, per il suo perfetto funzionamento.

AUTORE: Pina Silvestri