Pozzo Orlando. Museo alla memoria

Ventritrè minatori nel marzo 1955 perirono in un drammatico incidente

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Il Pozzo Orlando di Morgnano era l’accesso alla principale miniera di carbone nei pressi di Spoleto. L’arcivescovo Riccardo Fontana, domenica scorsa, ha celebrato per la festa di santa Barbara una messa in suffragio dei ventritrè lavoratori che, nel marzo 1955, perirono in un drammatico incidente causato da un’esplosione di gas grisù nella miniera di lignite xiloide. Il Comune onora la loro memoria deponendo una corona sul luogo di una tragedia lontana nel tempo ma che la città vive ancora. Qualcuno ha definito la vicenda di Pozzo Orlando ‘la Marcinelle dell’Umbria’, triste collegamento con la tragedia in Belgio dove morirono, appena un anno dopo, 136 minatori italiani. Durante la seconda guerra mondiale, negli anni ’43/’44 la miniera di Morgnano dava lavoro a circa 8 mila dipendenti; nel dopoguerra, il numero scemò: quattromila, duemila, mille persone. Poi, più niente. Oggi, a Spoleto, i vecchi ex minatori ricordano alle scolaresche i divertenti soprannomi dei loro compagni di lavoro morti quasi cinquanta anni fa a Pozzo Orlando. Per non dimenticare i loro sacrifici e un settore fondamentale della ripresa economica umbra, l’associazione Amici delle miniere organizza in questi giorni la mostra SpoletoMiniere al Laboratorio Scienza della Terra, che resterà aperta per le feste natalizie, confondendo ad arte le fotografie, i filmati e gli strumenti di lavoro (caschi d’epoca, lampade ad olio, acetilene e petrolio, meccanismi di sicurezza) che si usavano per scavare e penetrare le viscere della terra. L’iniziativa è patrocinata dalla Regione e dalla Provincia di Perugia, dalla Società di cultura Polvani, dalla Fondazione Carispo, dalla Comunità montana dei Monti Martani e del Serano e dai Comuni di Spoleto, Massa Martana, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi. Il presidente dell’associazione Amici delle miniere, Bruno Mattioli chiede la realizzazione di un ‘museo della memoria’ dei minatori a Morgnano di Spoleto. Il sogno è che possa essere gestito dagli stessi ex minatori (una quarantina sono i viventi), i veri custodi della vita e della storia di quell’Umbria sotterranea. ‘L’associazione Amici delle miniere’, afferma Mattioli, ‘opera per rinnovare la memoria di chi ha lavorato in miniera. Negli incontri, ai più giovani ricordo sempre che, per un lungo periodo, le miniere sono state una attività e una fonte di guadagno per qualche migliaio di persone di Spoleto e del circondario’ In attesa del museo, Mattioli intende realizzare un festival del film minerario che raccoglierà produzioni cinematografiche, più o meno famose, sulla storia del lavoro in miniera. A Spoleto, la settimana scorsa, ha già fatto proiettare uno dei capolavori del regista Pietro Germi che, nel 1950, in pieno neorealismo cinematografico, girò il suo Il cammino della speranza. Nella trama c’è tutta la dura vita dei minatori e le loro speranze: partendo dalla Sicilia, un gruppo di minatori senza lavoro tentano la fortuna in Francia e, solo dopo molti inganni, soprusi e oltraggi, riescono a superare la dogana transalpina. Alla proiezione spoletina, la scorsa settimana, è intervenuto anche il figlio del protagonista de Il cammino della speranza, Saverio Vallone, che ha collegato la storia delle miniere con quella dell’emigrazione italiana all’estero: ‘Credo che anche mio padre, con film quali Il cammino della Speranza, ha detto, ‘abbia contribuito a cambiare il modo di comportarsi degli italiani. La tragedia della guerra era ancora viva e si tentava di recuperare una dimensione umana e di speranza attraverso una vita quotidiana, fatta di emigrazione e di valigie di cartone’. Per iscriversi all’associazione Amici delle miniere inviare la domanda a: Amici delle miniere, c/o Laboratorio Scienze della Terra, Largo Ermini, 06049 Spoleto. Per informazioni sulla mostra tel. 0743/225700; 0743/232511.

AUTORE: Nerica Eminovic