Progetto “Rainbow”: non per carità ma per giustizia

Attività a sostegno dei paesi affetti dal disastro umanitario dell'Aids

Tempo di lettura: 124 secondi

Si incarna nel servizio all’interno del “Progetto Rainbow” (arcobaleno) la vocazione di Nadia Bizzotto, vicentina da quattro anni residente a Bastia Umbra. A una carriera di successo accompagnata da un profondo vuoto interiore e da un grave incidente d’auto che – come dice lei stessa – le ha fatto “meritare la carrozzina”, è seguito l’incontro con don Oreste Benzi e la comunità Papa Giovanni XXIII prima e con la città serafica poi. Il Progetto nasce dall’amara constatazione di un disastro umanitario in atto: nel mondo 40 milioni di persone sono affette da Aids.

Tra i paesi africani lo Zambia detiene un duplice triste primato: il 30% della popolazione ha contratto il virus; la nazione ha il più alto numero di orfani dell’Hiv, con 1.600.000 minorenni su 9 milioni e mezzo di abitanti senza padre, madre o privi di entrambi i genitori (dati del 2001).L’Africa tutta, sconvolta dal colonialismo cui ha fatto seguito la colonizzazione economica e una globalizzazione che non tende a un’equa ridistribuzione delle risorse ma si concretizza nel più grave atto di pirateria internazionale mettendo al centro la massimizzazione del profitto detenuto nelle mani dei pochi al potere, muore. Di fame. Di Aids. “Dare una mano è possibile!”.

È così sintetizzabile lo spirito che anima il progetto il cui modello di intervento multisettoriale sperimentato in Zambia viene ora impiantato anche in Tanzania, Kenia e Romania. Ci si muove verso il potenziamento di ciò che già è presente nel territorio e verso la creazione di ciò che manca: 44 organizzazioni zambiane costituiscono attualmente il veicolo dell’azione di Rainbow. Due gli aspetti inscindibili di qualsivoglia intervento: la risposta al bisogno e la rimozione delle cause che lo determinano.

Secondo queste finalità vengono impostati i centri nutrizionali e quelli di ascolto, i gruppi di sostegno e di autosviluppo, il supporto scolastico, le case famiglia di pronto soccorso, l’info team (per l’azione di sensibilizzazione e di informazione sia a livello dei media che a livello politico). “Help us to help” (Aiutaci ad aiutarli) è il nome dell’associazione costituitasi in Umbria e che vede l’affiancarsi, nel territorio nazionale, di numerosi gruppi di supporto al progetto con finalità di sensibilizzazione e di raccolta fondi. Sono circa una trentina le persone che, accanto a Nadia e a Padre Emidio Alessandrini ofm, ne fanno parte nel nostro circondario. Chi volesse saperne di più può consultare il sito internet www.rainbowprojectinternational.org all’interno del quale può iscriversi anche alla mailing list per essere informato di iniziative ed eventi.

AUTORE: Elena Lovascio