Quaresima, specchio della fragilità umana

“In Africa, America Latina e Asia - racconta padre Pierli, missionario comboniano - è una celebrazione organizzata dai cattolici ma partecipata da tutti: protestanti, musulmani e altre religioni”

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Quaresima inizia con le Ceneri. Un rito semplice, realista e significativo a livello planetario. In Africa, in America Latina e in Asia è una celebrazione organizzata dalla Chiesa cattolica ma partecipata da tutti: protestanti, musulmani e fedeli di altre religioni. Perché tanto richiamo? Le Ceneri con la Parola e il rito che lo accompagnano sono il simbolo di una fragilità che tutti esperimentiamo a livello cosmico, sociale e personale. Haiti… ogni anno disastri… che nonostante le prevenzioni non cessano di mietere vittime. A livello sociale abbiamo piaghe che ci accompagnano da secoli: dalla fame alla siccità, allo sfruttamento delle donne e minori, dalla schiavitù e violenza. A livello individuale, chi non vorrebbe divenire migliore a livello di controllo del proprio carattere, nell’ira, nell’invidia e odio e vendetta, nella esagerazioni nel mangiare e bere, nel sesso irresponsabile ed egoista? La Quaresima è radicata nelle nostre profonde esperienze di fragilità, da una parte, e dall’altra nelle aspirazioni del cuore a migliore qualità di vita. Aspirazioni che crediamo suggerite e sostenute dalla Spirito santo. Le distrazioni della vita quotidiana le offuscano. Da ciò la necessità di un periodo speciale, la Quaresima appunto, periodo sacro che troviamo anche in altre religioni come il Ramadan dei musulmani. Urgenza di una trasformazione profondaLa Quaresima dura quaranta giorni, numero profondamene biblico, sempre legato ad eventi generatori di grandi trasformazioni personali o sociali. Dal diluvio di Noè, all’Esodo, grande viaggio di liberazione spirituale e sociale del popolo ebraico guidato da Mosè, alla conversione della grande e corrotta città di Ninive, stimolata dal profeta Giona, ai quaranta giorni di Gesù nel deserto e ai quaranta giorni dopo la resurrezione, tempo necessario per gli apostoli per divenire popolo di Dio, Chiesa sacramento di salvezza per tutti i popoli a livello planetario. I quaranta giorni sono qualificati da una presenza e azione straordinaria di Dio, espressa da Gesù con le famose parole: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15). Aprirsi a Dio, quindi, che nella Quaresima viene ed entra nella nostra vita in modo straordinario. Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Quaresima così commenta: “Di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia. Si comprende allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del ‘mio’, per darmi gratuitamente il ‘suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia ‘più grande’, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare. Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”. Parola e digiuno Infine la Quaresima è il tempo speciale dell’ascolto della Parola di Dio, tenere la Bibbia nelle nostre mani per meditarla e personalizzarla. E poi del digiuno, che è una forma di mortificazione del proprio egoismo che, nutrita di preghiera e seguita dall’elemosina, apre il cuore all’amore di Dio e del prossimo. Infatti, il digiuno non è fine a se stesso: è scegliere “liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri”. Di qui l’appello alle parrocchie e alle comunità ecclesiali a “mantenere vivo” l’atteggiamento di “accoglienza e di attenzione verso i fratelli” promuovendo “speciali collette” in Quaresima, per dare ai poveri quanto è stato messo da parte grazie al digiuno. Il direttore esecutivo del World Food Programme (Wfp), Josette Sheeran, si è unita al Papa: “Il richiamo e l’incoraggiamento del Santo Padre al digiuno volontario ci aiutano a ricordare che la fame è in marcia ovunque. Essere al servizio degli affamati è un richiamo morale che unisce i popoli di tutte le fedi”.

AUTORE: Francesco Pierli