Questo è il colle della speranza

Spunti di riflessione in vista della ormai imminente festa di santa Rita

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Sabato 22 maggio la Chiesa ricorda la memoria liturgica di santa Rita. A Cascia sarà festa grande fin dalle 5 di mattino, ora della prima celebrazione eucaristica. Città addobbata a festa. Tutto pronto per il solenne pontificale che l’arcivescovo Renato Boccardo presiederà alle 11, e che verrà trasmesso in diretta su Umbria Radio. Come lo scorso anno, si terrà all’aperto, dinanzi alla basilica, per permettere alle migliaia di fedeli di assistere alla messa. Fino al 2008, infatti, la celebrazione si è tenuta all’interno della chiesa, che veniva principalmente riempita dalle autorità e dalla delegazione della città gemellata con Cascia. Ma qual è la persistente freschezza del messaggio di santa Rita? Ne parliamo con l’agostiniano padre Luigi Giuliani, 97 anni, una mente e uno spirito di un cinquantenne. Da 63 anni a Cascia, è stato per due volte provinciale del suo Ordine per l’Umbria e molte volte rettore della basilica della santa. “Penso che la vita di tutti i santi, e quindi anche quella di Rita, sia come l’incompiuta. Ogni anno si celebra la festa della stessa santa. Ogni anno, però, c’è qualche cosa di nuovo, di ricco. La nostra civiltà – afferma padre Giuliani – crea i miti con tanta facilità. Con tanta difficoltà, invece, li distrugge. I santi rimangono imperterriti al vento del tempo. Rita, questa donna semplice, non ha fatto nulla di grande e particolare, come si può dire per Francesco d’Assisi o Benedetto da Norcia. È stata una donna, una casalinga, una laica. Ecco, questa casalinga, questa laica, questa religiosa agostiniana ha fatto la storia. Giovanni Paolo II nel 1981, in occasione del V centenario della nascita della Santa, disse: ‘Presentiamo questa suora agostiniana come sorella minore’. E lo diceva in rapporto a san Francesco e san Benedetto. Sorella minore perché semplice, ma soprattutto perché è entrata nel cuore e nella fiducia di Dio e di milioni di persone”. Padre Giuliani, cosa cerca la gente che sale a Cascia? “Cascia è il colle della speranza. È un po’ la città posta sul monte, come dice il Vangelo. È un luogo dello spirito. Molti vengono perché hanno problemi. Molti altri perché sentono il bisogno, dopo anni, di avvicinarsi al Signore. E qui gioca un ruolo fondamentale la confessione. Il nostro santuario ha il privilegio di essere stato il primo tra quelli italiani ad avere una penitenzieria per favorire maggiormente l’incontro col Signore. Accanto, dunque, alla gente della pietà popolare, molti bussano alla nostra porta, ma soprattutto al cuore di Rita, per cercare Dio”. Rita a Roccaporena, Padre Pio a Pietrelcina, Giovanni Maria Vianney ad Ars, il beato Bonilli a Cannaiola di Trevi. La lista potrebbe continuare. Perché questi grandi santi sono nati in posti sconosciuti e poveri? “È la logica di Dio, che elegge nel mondo ciò che è semplice. Lo fa per confondere i grandi e i forti. È la logica della croce. Questi santi hanno scelto la strada di Dio che sconvolge il meschino sapere degli uomini del nostro tempo. Spesso questi santi non hanno una grande cultura. Rita, ad esempio, non è stata una donna di prestigio culturale, di ricchezza o di bellezza. È stata una donna che ha parlato nella semplicità e nell’umiltà. L’uomo di oggi vede in Rita la semplicità di Dio. Queste figure sono opera della grazia di Dio, e non della cultura”.

AUTORE: Francesco Carlini