‘Questo è il nuovo: via le vecchie parole!’

Continua l'indagine sul ruolo dei cattolici nell'ipotetico Partito democratico. Parla il deputato Gianpiero Bocci

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Io non faccio l’indovino. Né ci tengo ad iscrivermi all’elenco degli indovini che già sanno tutto, anche quello che succede oltre l’orizzonte’. Al quinto piano di palazzo Cesaroni, La Voce continua ad ascoltare i cattolici impegnati in politica attorno alla costruzione del Partito democratico. L’onorevole Gianpiero Bocci, 44 anni, proclamato deputato della Repubblica meno di un anno fa, scruta il netto e assolato orizzonte delle colline umbre mentre risponde alle domande sul partito democratico. È fresco reduce da un seminario regionale organizzato dal suo partito, la Margherita, su questa nuova ‘creatura’ della politica italiana; davanti a sé, sparsi sulla scrivania o stipati in mezzo all’agenda, decine di appunti, di spunti, di riflessioni, di domande. E qualche risposta. L’argomento ‘tira’. Quale Partito democratico? ‘Noi non abbiamo ricette già pronte. Ma ci stiamo lavorando di buona lena. Vedremo. E poi ripeto: non faccio l’indovino, ma ho la grande fortuna di girare in lungo e in largo l’Umbria per incontrare le sue genti, compresa la nostra base. Stiamo curando, cosa a cui teniamo molto, un processo di partecipazione reale per formare il nuovo partito democratico. Cosa traggo da questi miei dialoghi con gli umbri, con i nostri elettori? Che è inutile nascondersi dietro ad un dito: oggi è fortissimo il malessere verso la politica e verso le istituzioni. E, si badi bene: non è un problema delle forze del centro destra o del centro sinistra. I cittadini si sentono estranei alla vita dei partiti e a ciò che avviene nel ‘palazzo’, anche perché c’è una certa classe politica ‘ dotatasi di eccessiva autoreferenzialità – che ha tuttora troppa libertà di manovra nelle stanze dei bottoni. Una classe politica che, da troppo tempo, non propone nulla di nuovo al cittadino, anzi continua a propinargli una pietanza ormai stantìa. Ma tale ricetta non appassiona più, non solletica l’appetito dell’elettore, poiché le grandi sfide sono state abbandonate da tempo. Così è degenerata la politica di questo Paese, divenuta – per i più – noiosa e vecchia’. Mentre il Partito democratico sarebbe il nuovo? ‘Credo di sì. Certo è una sfida nuova e grande. E giovane. Che coincide esattamente con quello che ha sempre ricercato la Margherita: un partito moderno e fortemente plurale, che metta insieme i laici con i cattolici e che, grazie alla collaborazione di entrambi su temi concreti, sappia migliorare la nostra società. Si tratta di una eccellente opportunità per il nostro Paese e, soprattutto, per i cattolici’. Perché? ‘I cattolici impegnati nel partito democratico potrebbero ‘contaminare’ positivamente anche chi cattolico non è, in quanto proveniente da una storia diversa dalla nostra. Sono certo che riusciremmo a far convergere sui nostri principi anche chi sembra così diverso da noi: questa è la vera sfida dei cattolici impegnati nella costruzione del Partito democratico, la nostra reale e più importante missione. Ambiziosa? Forse, ma se un tempo ci riuscimmo con l’impero romano’ E forse io, cristiano, dovrei adesso avere la preoccupazione di essere contaminato? E da chi? Dai nipotini comunisti di Marx che assediano Villa Arcore? Ma andiamo”. C’è chi dice che, dopo la nascita del Partito democratico, il centro sinistra rischierebbe di inanellare una serie di sconfitte elettorali pesanti, a causa di una improvvisa perdita di identità fra il proprio elettorato”Ma questa è la vecchia storia dei democristiani che non farebbero mai nulla insieme ai comunisti e viceversa! Nulla di più sbagliato. Purtroppo, si continua a ragionare usando punti politici di riferimento che non esistono più nella società italiana. ‘Democristiani’ e ‘comunisti’ sono due parole vecchie, appartengono ormai al passato. Non si costruisce il futuro con le nostalgie del passato, sulle cose ormai scomparse. Il mio compito è quello di dare risposte valide alla crisi della politica che è sotto gli occhi di tutti e che riguarda soprattutto le nuove generazioni. Queste è la mia reale preoccupazione, come trasmettere ai giovani i valori cristiani che hanno ispirato la mia azione politica e sui quali ho modellato la mia idea di società. A tal scopo, il Partito democratico potrebbe rivelarsi uno strumento decisivo’. Affrontare i temi etici è difficile. Dai Pacs all’eutanasia. Una parte delle gerarchie ecclesiastiche teme che i cattolici debbano ‘pagare pegno’ prima sui principi e poi nella pratica, proprio per entrare nel Partito democratico. ‘Mettiamo un punto fermo. Sono certo che a nessun politico cattolico, né del centro destra, né del centro sinistra, sia venuto mai in mente di intaccare ‘l’unicità irripetibile’ della famiglia, quella che è a cuore al Pontefice. Sia ben chiaro: sui principi cristiani non è possibile alcun tipo di negoziazione. Per me, come per molti miei colleghi cattolici, la famiglia è sacra, punto e basta. Perciò, nelle nostre agende, la famiglia resta e resterà per noi una priorità nazionale. Quanto alle pratiche, mi sembra che proprio questo governo di centro-sinistra sia stato il primo ad approvare una legge finanziaria che avvantaggia un po’ le famiglie, specie quelle più numerose. Semmai porta qualche piccolo svantaggio ai single, anche se si tratta di cose tutto sommato ben sopportabili. I vescovi hanno più volte sollecitato la politica invitandola ad andare incontro alla famiglia e a valorizzarla, puntando il dito contro l’inerzia dei governi precedenti. Noi abbiamo avviato questa opera di sostegno alla famiglia, con i fatti. Ancora troppo poco? Faremo meglio, il governo Prodi ha davanti ancora molto tempo e lavoro’. Ma se i cattolici del centro destra e quelli del centro sinistra sanno bene quali sono i principi da difendere, dalla vita alla solidarietà, non trova che ci sia troppa difficoltà a votare uniti determinati provvedimenti di legge?’Personalmente ho sempre auspicato che, fra cattolici, ci fosse una condivisione forte, ben al di là degli schieramenti politici. Che, in sé, non rappresentano delle differenze insormontabili. Eppure troppo spesso, specie con i colleghi dell’Udc, ci cimentiamo in una sterile ‘gara’, facendoci prendere dalla tentazione di apparire ‘il cattolico più cattolico’ agli occhi delle gerarchie ecclesiastiche. Al contrario – come è avvenuto anche nel caso della legge sulla sussidiarietà di cui l’Umbria si è recentemente dotata – quando si opera nella piena comunione di intenti, i risultati si portano a casa. Spero che, sempre più frequentemente, come politici e cattolici, si possa lavorare con maggiore coraggio e rigore per dare le risposte più giuste ai bisogni espressi dalla nostra società e soprattutto ai troppi disagi di coloro che ci chiedono aiuto’.

AUTORE: Paolo Giovannelli