Questo non è il futuro

Referendum. La posizione cattolica in merito al quesito sull’energia nucleare

Tempo di lettura: 207 secondi

La corte di Cassazione ha stabilito che il 12 e 13 giugno si terrà il referendum sul nucleare. Abbiamo chiesto un parere a Matteo Mascia, esperto della Fondazione Lanza, che si occupa di temi ambientali. La Fondazione Lanza cura il coordinamento scientifico del convegno “Per una Chiesa custode del creato” che si svolge il 10 giugno a Padova, nella Facoltà teologica del Triveneto, promosso dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e dal Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei, in collaborazione con l’Associazione teologica italiana (Ati) e l’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (Atism). Con questo appuntamento nazionale la Chiesa italiana intende “richiamare il proprio impegno e la propria responsabilità per l’ambiente e offrire un’occasione per riflettere su quali stimoli e contributi possono venire da un pensiero di ispirazione cristiana all’etica ambientale e ad una pratica di responsabilità per un futuro sostenibile”. Interverrà, tra gli altri, mons. Giancarlo Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Se sul nucleare vincerà il “sì” per la seconda volta (dopo il referendum del 1987) si potrà mettere una pietra tombale su tutti i tentativi di riproporre il nucleare? “Assolutamente sì. Sarà comunque difficile poter pensare ad una strategia nucleare nel nostro Paese, soprattutto dopo la tragedia di Fukushima e dopo le ultime notizie sulla Svizzera e sulla Germania che hanno deciso di abbandonarlo. Certamente una vittoria dei ‘sì’ non potrà più dare adito a tentativi, da parte di qualunque classe politica, di riproporre il nucleare. La speranza è che si avvii velocemente una riflessione all’interno del mondo politico e nella società su quali strategie energetiche mettere in atto nei prossimi anni”. Anche perché a livello economico e tecnico, senza Svizzera e Germania, queste scelte sarebbero più difficili…“Certo. Economicamente le partite sono enormi. Attualmente sono poche le centrali in costruzione, quindi la prospettiva era di ragionare sul futuro e sulla manutenzione. La partita è ancora aperta nei Paesi del Sud del mondo e in crescita economica. Ma se l’Europa fosse unita e desse una linea di riferimento comune sulle rinnovabili e sull’utilizzo del gas metano, potremmo diventare un esempio per altri Paesi. Anche perché i rischi del nucleare non si fermano alle frontiere dei Paesi: abbiamo visto a Fukushima quali ripercussioni ci saranno sulla catena alimentare dopo lo scarico in mare del materiale radioattivo”. Sul nucleare come si sta muovendo il mondo cattolico? “C’è una parte dei movimenti e delle associazioni cattoliche impegnate anche sul fronte del nucleare. Certo la posizione della dottrina sociale della Chiesa non è contraria di per sé al nucleare civile. Però nel Compendio del 2004 l’attenzione viene posta sulla sicurezza, quindi sui rischi per le generazioni future. Nella Caritas in veritate ci si riferisce all’energia in merito al potenziamento del solare e delle fonti rinnovabili, che ci garantisce maggiormente dal punto di vista del principio della responsabilità. Se guardiamo la questione energetica sul fronte delle rinnovabili, anche se dobbiamo crescere molto in termini di ricerca e di prodotti, esse sono accessibili a tutti, non si esauriscono mai, non producono danni e rischi per la salute, non inquinano. Le rinnovabili, secondo un principio di responsabilità etica, sono perciò un punto di riferimento”. In Italia 40 diocesi si sono mobilitate per i due “sì” sull’acqua, anche i vescovi hanno rilasciato dichiarazioni in proposito… E sul referendum in generale? “La Chiesa italiana e le Chiese locali stanno facendo un richiamo forte all’informazione e alla partecipazione al referendum, anche senza entrare nel merito. Sull’acqua ci siamo pronunciati, sul nucleare siamo rimasti più sottotraccia, ma anche perché non si sapeva se il referendum si sarebbe fatto. Il segnale forte che ci viene dal mondo ecclesiale è che i referendum sono uno strumento di partecipazione molto importante che va assolutamente utilizzato. È una battaglia di corretta informazione per consentire a chiunque di scegliere in maniera consapevole. L’obiettivo è partecipare e raggiungere il quorum. Non credo che sul nucleare ci sia bisogno di fare chissà quali campagne. Tutti eravamo consapevoli già 25 anni fa che il nucleare non rappresenta l’energia del futuro. Ora lo siamo ancora di più”.