Raffaello, capolavoro a Gubbio?

Lo stendardo attribuito all'artista urbinate era conservato presso la chiesa di Santa Maria dei Laici, all'interno di una nicchia

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Ha fatto il giro del mondo la notizia, diffusa in termini di indiscrezione dalla pagina regionale di un quotidiano fiorentino, ma rilanciata in termini di ufficialità dal più importante quotidiano nazionale, relativa al ritrovamento a Gubbio di un’opera realizzata da Raffaello giovane, uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, nato ad Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520. Nel caso specifico si tratta di un grande stendardo processionale (m. 2 x 1.60) utilizzato per la festa del Corpus Domini, dipinto su entrambe le facciate con uno splendido Cristo Risorto al centro, davanti ad un “postergale” retto da tre angeli, con ai lati sant’Ubaldo (a destra) che regge un calice d’oro nel quale finisce il sangue che esce dal costato del Cristo e San Francesco (a sinistra). L’attribuzione è merito della dott.ssa Giordana Benazzi della Soprintendenza ai Beni culturali di Perugia. L’opera era custodita presso la chiesa di Santa Maria dei Laici (o del Corso, secondo la tradizione popolare), adattata all’interno di una nicchia dell’altare maggiore probabilmente verso la metà dell’Ottocento, al termine di un cammino che va completamente ricostruito. Di proprietà della Confraternita del Corpus Domini, era stata ospitata prima in una cappellina del “Palazzo delle orfanelle” di Via XX Settembre, quindi nella chiesa di S. Maria Nuova per approdare poi a S. Maria. Pur ridotta in pessime condizioni, la tela, attribuita da Luigi Bonfatti al pittore locale Pietro Paolo Baldinacci, attivo nel sec. XVI, aveva sollecitato l’attenzione degli esperti per la bellezza di alcuni dei personaggi illustrati, la qualità dei tratti, il fascino della composizione. Era stata studiata con il consueto scrupolo anche da uno studioso attento come Enzo Storelli, che alla fine del suo saggio si riservava però di pronunciarsi definitivamente dopo il ripristino. Aveva “annusato” qualcosa il competente ufficio diocesano dei beni culturali tanto da richiedere aiuti e collaborazioni per recuperare lo stendardo o arrestarne almeno il degrado. La disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia è stata alla base di questa eccezionale scoperta. Scetticismo viene manifestato dagli studiosi eugubini Ettore Sannipoli, Fabrizio Cece e Francesco Mariucci, soprattutto per l’interpretazione del monogramma, anche se si riservano un pronunciamento ulteriore (appena sarà terminato il restauro) dopo aver visionato lo stendardo. Per ora resta l’entusiasmo di una città per una scoperta che andrà a qualificare ulteriormente il patrimonio culturale eugubino: il dipinto sembra destinato al Museo Diocesano, anche secondo le intenzioni del vescovo Bottaccioli.

AUTORE: Giampiero Bedini