Religioni e libertà religiosa nella Costituzione italiana

Interessante relazione di Piergiorgio Lignani, presidente del Tar dell'Umbria

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Dal titolo potrebbe sembrare una conferenza piuttosto noiosa e di natura tecnica svolta a suon di articoli e commi. In realtà si è trattato di un incontro molto seguito e di grande interesse e persino gradevole, per il ricorso ad una serie di esempi, come quello della richiesta di una associazione di atei di essere equiparata ad una confessione religiosa. L’oratore, infatti, oltre ad essere un illustre giurista, in quanto Presidente del Tribunale regionale dell’Umbria, è anche uno studioso di problemi religiosi e membro fondatore del Centro ecumenico S. Martino, per cui naviga bene nelle attuali problematiche poste dalla presenza di religioni non cristiane e di confessioni non cattoliche nel territorio italiano. Per queste sue competenze è stato anche consulente presso la presidenza del Consiglio dei ministri in vari governi. La relazione di Lignani si è svolta nella sala goldoniana dell’Università italiana per stranieri, colma di persone, nel quadro dei cosiddetti “mercoledì della Stranieri”, coordinati dal prof. Gustavo Cuccini, alla presenza del rettore Bianchi De Vecchi e del preside della facoltà Pietro Borzomati. Sarebbe utile, nella confusione che regna intante persone, che l’intera relazione fosse pubblicata e diffusa, soprattutto per aiiutare coloro che oggi, per evitare i conflitti religiosi e per non offendere i musulmani o i testimoni di Geova vorrebbero metter a tacere ogni voce cattolica e nascondere ogni segno di tradizione popolare, come si è visto in occasione del dibattito sulla benedizione pasquale nelle scuole. C’è infatti una specie di ideologia secolarista che vorrebbe ripulire il mondo da ogni traccia di sacro, come se Dio non ci fosse (Un confronto di posizioni sul tema in Rusconi, “Come se Dio non ci fosse. I laici, i cattolici e la democrazia”, Einaudi 2000). Il discorso è partito sulla questione se le religioni abbiano veramente bisogno di uno statuto speciale nell’ambito di uno Stato democratico e se sia o meno sufficiente la libertà di pensiero di cui gode ogni cittadino. La risposta è stata chiara e suffragata da molteplici esemplificazioni: la religione, qualsiasi religione, ha esigenze che vanno al di là delle libertà di pensiero, come sono gli atti di culto, pratiche anche esteriori che diventano collettivi (manifestazioni di fede e di pietà popolare, matrimoni, precetti alimentari, funerali e cimiteri, attività missionarie). Queste attività non potrebbero essere messe in atto senza strutture giuridiche proprie che consentano il riconoscimento dei ministri di culto, i giorni di festa locale o nazionale. o altro Non basta quindi garantire la libertà di coscienza e di pensiero ai singoli cittadini, si deve considerare il carattere sociale della religione, altrimenti la libertà è soltanto formale. Tutti sanno come nella storia europea vi siano stati interi gruppi religiosi emarginati e oppressi. Basti ricordare che valdesi ed ebrei in Italia hanno ottenuto l’emancipazione nel 1848 e i cattolici in Inghilterra nel 1849 (Ancor oggi il capo dello Stato britannico non può essere un cattolico, come non lo è mai stato neppure in passato). In una società pluralistica, inoltre, non si tratta di dare la libertà ad una religione, ma a tutte quelle che sono presenti nel territorio, secondo il criterio non tanto dell’uguaglianza che frena e reprime abolendo espressioni e manifestazioni, quanto come tutela delle differenze. E’ stato scritto che il secolo scorso è stato il secolo dell’uguaglianza, il futuro sarà quello delle differenze. E tutto questo, secondo Lignani, è previsto e accolto nella Costituzione italiana, che su questo argomento si può considerare sicuramente la più avanzata. Essa prevede infatti che lo Stato italiano possa stipulare delle intese con le religioni che ne facciano richiesta (finora ne sono state stipulate sei, mentre due sono in attesa di ratifica da parte del Parlamento), considerandole una risorsa positiva per la società. A questo punto il relatore è sceso nel campo della illustrazione degli articoli della Costituzione stessa, in modo particolare dei numeri 2 e 8. Il tema, attualissimo e persino affascinante ha interessato i numerosi uditori che hanno poi animato un dibattito.

AUTORE: E.B.