Reti sociali: nuovi spazi che cambiano la nostra vita

Giornata delle comunicazioni sociali. Il tema scelto da Benedetto XVI. Il commento del direttore di “Civiltà cattolica”

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comunicazione-internet-web-pc-mondo-mano“Una nuova ‘agorà’, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità”. È quanto “stanno contribuendo a far emergere” le reti sociali digitali. Al loro sviluppo è dedicato il messaggio di Benedetto XVI per la 47a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra in tutte le chiese il 12 maggio, sul tema “Reti sociali: porte di verità e di fede – nuovi spazi di evangelizzazione”.

“La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi – scrive Benedetto XVI – è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti”.

Antonio Spadaro, gesuita, direttore de La Civiltà cattolica, commenta così il tema scelto per la Giornata. “Da tempo le nuove tecnologie informatiche e telematiche sono entrate anche nel grande campo della pastorale e dello studio sulle nuove possibilità per il ministero ecclesiale. Molti pastori e formatori già usano la Rete per creare occasione di incontro e di annuncio o, semplicemente, per dare pubblicità a iniziative ed eventi”. Tuttavia, sottolinea il gesuita, “il messaggio per la 44a Giornata mondiale chiarifica che la pastorale deve confrontarsi con la Rete, non solo come strumento di evangelizzazione, ma innanzitutto come realtà capace di creare nuovi spazi di conoscenza e di dialogo”.

“La Rete – ricorda padre Spadaro – è un ambiente culturale che determina uno stile di pensiero e crea nuovi territori e nuove forme di educazione, contribuendo a definire anche un modo nuovo di stimolare le intelligenze e di costruire la conoscenza e le relazioni. L’impegno nella Rete così non ha solamente lo scopo di moltiplicare l’annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende anche dal suo impatto nella vita di ogni giorno”. Quindi – prosegue – “non basta usare la Rete per diffondere il messaggio cristiano, ma occorre integrare il messaggio stesso nella cultura che si sviluppa in Rete”.

Per padre Spadaro, “quella proposta dal Papa è una grande sfida, perché afferma che la pastorale non può prescindere dalla cultura del mondo contemporaneo, e questa cultura nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici”. Secondo il gesuita, “scegliere come forma di evangelizzazione pure quella digitale significa anche riconoscere che la Rete, nelle situazioni migliori, unisce i popoli grazie alla crescita dell’integrazione sociale, mette in circolo il pensiero e le culture… Alla Chiesa offre grandi possibilità: può favorire l’incontro tra Chiesa e popoli, incrementare anche la stessa comunione ecclesiale”.

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