Riconsegnate all’ordine benedettino le chiavi della chiesa

Inaugurata la restaurata chiesa di San Paolo delle Abbadesse

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Probabilmente ha ragione il vescovo, mons. Sergio Goretti, quando coglie nella riapertura della chiesa di San Paolo delle Abbadesse un chiaro segno della volontà divina e nell’impegno delle monache di Sant’Anna di custodire la chiesa, un’intenzione precisa e un dono prezioso. E ha ragione la Madre badessa del convento benedettino, suor Cecilia, quando afferma, con gratitudine che il monastero di Bastia è stato ricolmato di benedizioni e ha unito le sorelle in un grande progetto di Dio. In queste parole in fondo è racchiuso tutto l’entusiasmo, la gratitudine e la molteplicità dei significati storici, culturali e religiosi che implica il restauro e la nuova apertura di San Paolo. Riconsegnare all’ordine benedettino le chiavi della chiesa e la sua custodia significa perpetuare la continuità storica di un ordine che nell’insula romana si era affermato per essere ‘autorevole, potente, influente, privilegiato, sicuro, inviolabile’ e significa riconoscere allo sforzo e al grande impegno delle monache un’apertura che incontra tutta la comunità di Bastia. L’inaugurazione del luogo, tenutasi sabato 11 ottobre, assume una valenza più significativa nel centenario della morte di santa Chiara, per la quale la chiesa ha costituito una tappa ‘decisiva e vittoriosa in difesa della professione di fede e che risultò al momento il rifugio più sicuro per confermare la sua scelta di vita religiosa’ (le citazioni sono tratte dall’opuscolo di Edda Vetturini, San Paolo della Abbadesse: un itinerario clariano, edito per l’occasione e distribuito gratuitamente durante la celebrazione). Il luogo perciò ‘va amato per più motivi’, dice il Vescovo, ‘ perché è un posto intimo ed austero in cui riemerge una profonda sensibilità artistica e spirituale, che porta facilmente al raccoglimento e alla preghiera; perché qui ebbe inizio l’avventura francescana al femminile, e perché, sempre qui, già riposa chi ci ha preceduto’. Anche il parroco, don Francesco Fongo, ha rivelato come la riapertura della chiesa sia di grande importanza per la comunità costituendosi come ‘un ponte tra la storia e l’eternità, tra l’umanità e Dio’. La chiesa di San Paolo, che incorpora la spiritualità di santa Chiara, si affianca alla chiesa nuova del cimitero che sarà intitolata tra due mesi al Cristo redentore e nella quale saranno ricordati gli esempi e la spiritualità di alcuni dei santi moderni: entrambe, sostiene ancora il parroco, ‘rincorrono una meta: il paradiso e ci ricordano di essere strade che indirizzano verso esso’. Nelle parole della Madre badessa, suor Cecilia, si delinea l’intenzione di rivalutare la cappella come centro di preghiera e spiritualità, luogo aperto al culto e all’interesse di quanti lo vogliono visitare, anche grazie all’aiuto della confraternita del Cristo Redentore, che contribuirà all’intento. Dopo aver ringraziato le autorità civili intervenute, la soprintendenza, la partecipazione numerosa dei cittadini di Bastia, le benedettine di Fossato di Vico, e delle diocesi vicine e le rappresentanti del protomonastero di Santa Chiara, suor Cecilia ha annunciato a tutti una grande sorpresa: tra giugno e luglio tramite le monache di Città della Pieve, arriveranno a Bastia le reliquie di santa Chiara. Importante anche l’intervento del sindaco Bogliari, il quale ha riconfermato la coscienza storica della città al di là della sua evidente modernità, sostenendo ‘l’esaltazione di tali eccellenze’ e augurandosi per il prossimo anno la fine dei lavori anche a Sant’Angelo.

AUTORE: Simona Marchetti