Scuola cattolica: “Non cediamo”

Gli istituti gestiti da religiosi non ricevono aiuti dalla Regione Umbria

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Scuole cattoliche in Umbria: qualche luce e diverse ombre. Il pericolo che la regione sta correndo è quello di disperdere un patrimonio culturale importante, frutto di tanti decenni di insegnamento avviato soprattutto da suore laboriose. Anche sul servizio reso alla collettività da parte degli istituti scolastici cattolici, l’Italia è spaccata: al settentrione si marcia alla grande, al centro si vivacchia, al sud lasciamo perdere. Don Mario Perrotta è il contabile dell’istituto salesiano ‘Don Bosco’ di Perugia: ‘Il nostro problema è puramente economico. Nel nord Italia le scuole cattoliche vanno a gonfie vele grazie ai finanziamenti delle Regioni (soprattutto in Veneto, Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, ndr). Ma qui da noi e al meridione si soffre. I costi che non riusciamo a coprire con le rette sono sopportati dalla nostra congregazione. Abbiamo sempre contenuto le rette per non gravare sulle famiglie, ma oggi registriamo un passivo di 140 mila euro e, ogni anno, questo deficit aumenta’. Avete chiesto aiuto alle istituzioni locali? ‘Certo, ma la Regione non ci aiuta. Anzi sta pure negando il contributo al nostro Centro professionale, sostegno sempre erogato in passato. Sa, dicono che con i tagli del Governo e la crisi economica”.Simone Polchi è preside all’istituto scolastico ‘San Francesco di Sales’ di Città di Castello. ‘Sono le scuole come la nostra – afferma – a colmare il deficit educativo della scuola statale. La nostra proposta educativa è ricchezza immensa per questo Paese e per la nostra Umbria. I costi per studiare da noi – continua – non sono un problema per quelle famiglie che sanno scegliere il meglio per i loro ragazzi. I numeri, infatti, parlano in nostro favore: nel 2002 avevano 58 alunni e 4 classi al liceo socio-psicopedagocico; oggi siamo arrivati a 120 alunni e 5 classi’. E lo Stato vi dà sempre meno’ ‘Vero, ma al nostro istituto abbiamo sviluppato una grande capacità di gestione amministrativa e siamo capaci di lavorare in rete con altre scuole: così, a fine anno, copriamo anche gli eventuali passivi di bilancio. Ma – sostiene Polchi – è la nostra proposta educativa, limpida, a rendere forte questa scuola cattolica. Un altro dato che giudico interessante è il calo degli studenti extracomunitari nelle nostre classi: siamo passati dal 20 per cento degli iscritti ai tempi della gestione curata dalla congregazione religiosa salesiana delle Figlie di San Francesco ad un 3 per cento. Di fronte alla nostra proposta cattolica ferma – conclude Polchi – è evidente che la famiglia di immigrati musulmani preferisce mandare i figli alla scuola statale’. Cristiano Castrichini è il legale rappresentante dell’Istituto ‘Conservatorio Antinori’ di Perugia. ‘Il nostro problema – dichiara – è che l’immobile ci va stretto. È perfetto, gode di un’eccellente messa a norma, su di esso sono stati effettuati eccellenti lavori di ristrutturazione. Però, ormai da anni, siamo costretti a rifiutare alcuni studenti, al punto che molte famiglie temono di non trovar più posto da noi. Alle elementari le nostre classi sono già composte da 25 alunni; anche quest’anno, a malincuore, abbiamo lasciato fuori una decina di bambini. Ci piacerebbe cambiar sede, ma è difficile trovare un edificio adatto per una scuola e, soprattutto, a buon prezzo’. Suor Maria Scolastica, al secolo Anita Rogari, dirige l’istituto ‘Bambin Gesù’ di Gualdo Tadino. ‘Abbiamo sempre garantito un livello d’istruzione elevato – afferma -, mirato alla crescita e alla formazione professionale dei giovani, nonché al loro inserimento nel contesto socio-culturale della regione. Questo prevede il nostro progetto educativo. Adesso, purtroppo, registriamo un deficit annuo di 200 mila euro, che la nostra congregazione copre in qualche modo. Non so, sinceramente, per quanto tempo potremo ancora andare avanti così. Presto lo Stato dovrebbe chiudere il nostro Liceo della comunicazione: pertanto gli unici contributi li avremo per la scuola elementare e la materna. Abbiamo chiesto aiuto ovunque, ma nessuno ci ascolta. Noi continuiamo a sperare nella Provvidenza e a lavorare sodo’. Don Gianni Colasanti dirige l’Istituto Leonino di Terni. ‘I problemi economici – dichiara – si sentono anche da noi. Però negli ultimi anni siamo riusciti a diminuire il nostro deficit, quasi a dimezzarlo, ed oggi ci aggiriamo attorno ai 60 mila euro: passivo che, a fine anno, la diocesi riesce comunque a bilanciare. D’altro canto siamo molto contenti dell’elevato gradimento che la città di Terni e la provincia manifestano nei confronti delle nostre scuole materne e elementari. In questi anni stiamo cercando di far conoscere ai ternani il valore della nostra scuola media e del liceo, dove insegnano ottimi docenti, che sono davvero una garanzia di serietà per le famiglie. Non è un caso ma, fra i miei sogni, c’è quello di portare i nostri 54 insegnanti allo stesso livello di stipendio degli statali. Perché se lo meritano’.

AUTORE: Paolo Giovannelli