Settanta bambini dalla Bielorussia per le ‘vacanze terapeutiche’

Ospitati presso le famiglie che aderiscono all'Associazione 'Pro bambini Chernobyl'

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Hanno in parte già raggiunto le famiglie ospitanti i bambini e giovani della Bielorussia che vengono accolti nelle case di quanti aderiscono all’associazione onlus ‘Diritto alla Vita. Pro bambini di Chernobyl’. Nata nel 2001, questa prende le mosse dalla già operante ‘Città di Bastia. Pro bambini di Chernobyl’: associazione di volontariato costituitasi nell’ottobre 1994 a seguito dell’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale di realizzare vacanze terapeutiche per giovanissimi provenienti dalle zone limitrofe alla centrale nucleare russa scenario del disastro del 1986. ‘Abbiamo raggiunto risultati significativi anche dal punto di vista numerico ‘ ci spiega l’attuale presidente Giovanni Susta ‘ e dai 22 ragazzi ospitati nella prima estate siamo passati a 70. Un dato destinato ad aumentare se la sensibilizzazione continuerà a diffondersi tra i diversi centri umbri. Al momento aderiscono volontari della vicina Assisi, ma anche di Umbertide e di Città di Castello come pure di Cascia; qui, in particolare, un convento di suore si è aperto all’iniziativa ospitando tredici ragazzi con i loro accompagnatori’. Cosa si intende per vacanza terapeutica? ‘La modalità del soggiorno per bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni comporta un’attenzione particolare verso le loro condizioni di salute. Le affezioni più comunemente diffuse riguardano il mal funzionamento della tiroide, l’epatite e le allergie; non solo tra chi era già nato al momento del disastro nucleare, ma anche tra quanti sono venuti alla luce anni dopo, destinati a vivere in quel territorio. Dalla semplice analisi delle urine è emerso come in un solo mese di soggiorno nelle nostre case alcuni bambini abbiano registrato un decremento del 60% del tasso di radioattività: un dato che ci fa rendere ancora più operosi nella diffusione dell’iniziativa promossa dalla nostra associazione. Fino ad alcuni anni fa il visto turistico non consentiva l’assistenza sanitaria; l’eventuale somministrazione di cure era a discrezione del medico. Grazie anche all’impegno di sensibilizzazione operato dal nostro Comitato, nel 2002 la Regione Umbria ha adottato una normativa che la pone all’avanguardia nel panorama nazionale avendo deliberato che i soggetti ospitati per vacanze a scopo terapeutico abbiano come medico quello curante della famiglia che li accoglie’. Agite autonomamente? ‘Non completamente. Il Comitato fa parte del Forum che opera a livello nazionale e che è costituito da venti associazioni diffuse in tutta la penisola, di cui ben quattro presenti in Umbria. Ogni anno si riesce così a garantire una vacanza terapeutica tutta italiana per circa 1.400-1.500 bambini della Bielorussia, 4/5 dei quali provengono da istituti dove vivono perché orfani o perché ai genitori è stata tolta la patria potestà. La popolazione della Bielorussia è di circa 12.000.000 di abitanti; oggi, 17 anni dopo l’evento di Chernobyl, sono 27.000 i bambini annualmente ospitati per lo più in Italia, Spagna, Germania, Francia, Inghilterra e Norvegia, ma anche oltre oceano. L’associazione si sostiene grazie a piccoli contributi offerti dalla Pubblica amministrazione oltre che con le tessere di iscrizione (per sostenitori o per soci ordinari) e con aiuti offerti dai volontari. Oltre al soggiorno, previsto per 3 mesi all’anno (2 nel periodo estivo e 1 in quello invernale), le famiglie sostengono le spese di viaggio pari a circa 350 euro. Dal 2000 il Comitato ha poi creato un Gruppo famiglia presso la struttura dell’asilo di Petrignano di Assisi: qui vengono ospitati 10-12 bambini coi loro accompagnatori; si tratta generalmente di giovani già venuti presso famiglie locali che hanno momentanea difficoltà ad accoglierli presso le proprie abitazioni o di bambini che hanno malattie da tenere sotto controllo. E’ il Comitato a sostenerne le spese di viaggio e di soggiorno’.

AUTORE: Elena Lovascio