Si fa presto a dire islam… Dialogare, ma con chi?

Al convegno del Rotary erano presenti 'La Voce', il professor Pieretti, e il segretario dell'Assemblea musulmana d'Italia

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La tradizione francescana, richiamata e sottolineata anche dall’insegnamento ubaldiano, che privilegia la strada del dialogo, della tolleranza e della riconciliazione, fa di Gubbio un luogo privilegiato per l’incontro tra le religioni. La conferma arriva dalla recente iniziativa del Rotary club, presieduto da Mario Menichetti, che ha promosso un convegno – dibattito su ‘Religioni a confronto’, chiamando a dare il loro contributo studiosi attenti e preparati quali il docente universitario Antonio Pieretti, coordinatore, relatori don Elio Bromuri, direttore del settimanale cattolico La Voce e docente di ecumenismo presso l’Istituto teologico di Assisi, e Shaykh Abdul Hadi Palazzi, segretario generale dell’Assemblea musulmana d’Italia e imam della scuola sciafreita di Giurisprudenza islamica. Interessanti le risultanze, anche se attraversate da sottolineature destinate a provocare almeno qualche possibile distinguo. Hadi Palazzi, ad esempio, dopo aver sostenuto l’esigenza di ‘far prevalere il dialogo tra le religioni come alternativa allo scontro’, ha richiamato il ‘rischio del prevalere dei fondamentalismi’ ricordando che ‘il terrorismo vuole radicalizzare lo scontro con toni che il dialogo deve attenuare’. La strada da percorrere resta però difficile, anche per la difficoltà di individuare chi possa rappresentare i musulmani. In Italia sono 800mila ‘con circa dieci organizzazioni e con l’imam che non ha un ruolo di riferimento’. Qui una notazione sulla quale riflettere: ‘Le organizzazioni moderate gestiscono 5-10 moschee, quelle estremiste un centinaio’ finanziate ‘da quelle stesse nazioni che apparentemente predicano il pacifismo, a cominciare dall’Arabia Saudita’. Don Elio Bromuri ha sottolineato che ‘noi cattolici siamo spinti al dialogo più dalla carità che dalla verità’ trovando un ‘sostegno nel Vangelo’, ha rilevato la difficoltà di trovare gli interlocutori in ‘presenza di un mondo mussulmano composito e pluralistico’. Ha precisato che ‘la Chiesa è animata solo dallo ‘spirito emerso nell’incontro di Assisi’, che privilegia la ricerca dell’unità per instaurare la pace nel mondo’. Ha riconosciuto che ‘l’islam ha dentro di sé una perla che è il monoteismo’ per cui va respinta ‘la superficiale considerazione di una religione da disprezzare’. Ha accennato anche ai problemi che nascono per effetto della globalizzazione, come quando si incontrano e si innamorano due ragazzi di religione cristiana e musulmana. Nelle conclusioni Pieretti ha sostenuto che il dialogo va sviluppato alla luce dei principi e degli obblighi istituzionali e morali.

AUTORE: G. B.