Spes contra spem

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Se non avessi paura di esagerare, la definirei drammatica, l’atmosfera che si è creata al termine della relazione che Luca Diotallevi ci ha proposto giovedì 16 u.s. alla biblioteca Sperelliana: una relazione ricca e articolata, sul tema della presenza dei cattolici in politica. “Cronaca di un’assenza?”, suggeriva maliziosetta la locandina d’invito. A parte il compiacimento per averlo visto un giorno giovane e temerario obiettore di coscienza in servizio civile, e ritrovarselo oggi così ricco di provocazioni scientifiche in una scienza, la sociologia, che da un minuto all’altro ti sgonfia le provocazioni più… provocatorie e ti indica la soluzione giusta in quella che tu avevi scartato perché troppo scopertamente lapalissiana… beh, a parte questo, le sue non-conclusioni sul tema che aveva svolto hanno creato in me uno stato d’animo surreale: nel piccolo mare della mia animula vagula blandula galleggiava un “e adesso che facciamo?” che sapeva più di sbornia da vinsanto che non di delusione da homo sapiens. Lo sapete, sì, che a Gubbio c’è una delle più belle biblioteche del mondo? Cliccatela su Google, e vedrete. Si chiama “Biblioteca Sperelliana” in quanto il primo, grosso contributo alla sua formazione lo diede il vescovo Alessandro Sperelli (+1671), dotto e munifico restauratore della cattedrale eugubina. Ricavata all’interno dell’antico monastero camaldolese, con i suoi teneri archi dai bordi cinerini che ritmarono un giorno la fatica e lo studio di centinaia di monaci, e oggi ritmano quasi ogni giorno, in quello che fu il loro armonioso refettorio, approfondimenti scientifici e filosofici di grande spessore. L’uditorio era in silenzio, la faccia di Luca era terrea: si vedeva a occhio nudo che, a onta del suo continuo rifarsi da credente alle fonti della nostra fede, il sociologo vedeva nero. “Se il giorno posso non pensarti, / la notte maledico te: / nel buio tu m’appari immensa, / c’è solo vuoto intorno a me”: proprio in quel momento mi tornò in mente la splendida canzone di Adamo, 40 anni fa. Ma c’era un secondo relatore, dom Gianni Giacomelli, priore di Fonte Avellana, che ha parlato di profezia e di speranza, senza peraltro mettere in dubbio le desolanti conclusioni alle quali era giunto Luca. E l’ha fatto come lo fanno a Fonte Avellana, dove la contemplazione non è l’anticamera del sonno (come per me), ma l’inizio del quotidiano, indispensabile rilancio della vita. Ho avuto modo di rivederlo, Gianni, e m’ha detto: “Non erano quelle le parole che volevo dire, ma Luca me l’ha tirate su dal cuore”. Già, perché la profezia è tanto più autentica quanto più parla di un Dio assente, e la speranza è tanto più giustificata quanto più tutt’intorno non c’è nulla che la giustifichi. Spes contra spem. Un a-priori. Un dono, non la conclusione di un ragionamento.

AUTORE: Angelo M. Fanucci