Sport e fede, la strana coppia

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“Io appartengo a Gesù” è la frase sulla maglietta del noto calciatore Kakà
“Io appartengo a Gesù” è la frase sulla maglietta del noto calciatore Kakà

Sport e fede: un binomio che non è sempre facile comprendere; in particolar modo in una società come quella attuale, in cui la competizione e la concorrenza sono arrivati a un livello altissimo, e dove ciò che conta è vincere, e vincere a ogni costo. Non è raro assistere a episodi diseducativi o addirittura di violenza in ambito sportivo. E non è raro nemmeno trovarsi di fronte a religiosi e fedeli che si dedicano a “questioni spirituali”, considerate più importanti e onorevoli, tralasciando completamente le principali agenzie educative, tra le quali si colloca l’agenzia sportiva.

È lecito chiedersi come possano unirsi due mondi all’apparenza così distanti. È come se ci trovassimo di fronte a due schieramenti contrapposti: da una parte il mondo dello sport, con la sua spietata competizione, il crescente agonismo e la voglia di vincere, e la Chiesa dall’altra, dedita alla “cura delle anime” dei fedeli, con la sua morale e i suoi precetti.

Ma la Chiesa può avere una parola da dire al mondo dello sport, che sia diversa dai soliti scontati perbenismi? E possiamo dire che il mondo dello sport può ricevere nutrimento dalla Chiesa e dalla fede in Gesù?

Per rispondere è necessario pensare alla fede come insegna Papa Francesco nella lettera enciclica Evangelii gaudium, cioè come una luce che non allontana dal mondo e non risulta estranea all’impegno concreto dell’uomo nella società, ma bensì come luce che è in grado di valorizzare la ricchezza delle relazioni umane.

La fede ci è testimoniata dalla Chiesa che, come Madre, ci insegna a parlare il linguaggio della fede e a tradurlo nella vita concreta. La Chiesa è anche “maestra di umanità”, e come tale si occupa di tutti gli ambiti nei quali la personalità dell’uomo è chiamata a svilupparsi, svolgendo in essi la sua opera evangelizzatrice, annunciando la grande dignità e vocazione dell’uomo e il Vangelo.

In questa missione, l’educazione delle nuove generazioni è fondamentale, e lo sport ne è parte integrante. Esso possiede un notevole potenziale educativo nella crescita personale dei giovani, che occupano sempre più tempo nelle associazioni e nelle società sportive.

La Chiesa non può quindi tralasciare un così importante ambito della vita dell’uomo, e per questo deve promuovere e incentivare l’attività sportiva dei ragazzi, specialmente se vengono svolte all’interno del contesto oratoriale, considerato da sempre luogo privilegiato di incontro e trasmissione della fede.

Attraverso una mutua collaborazione tra società sportive e comunità ecclesiali, si può offrire ai giovani un ambiente sano e idoneo alla loro crescita sia umana che spirituale. Tutte le iniziative sportive che sono finalizzate allo sviluppo integrale della persona e che sono gestite da personale qualificato e competente costituiscono uno spazio privilegiato di incontro con i ragazzi. Spazio nel quale gli allenatori diventano anche educatori; spazio nel quale il sano agonismo, la competitività, il coraggio e la tenacia nel perseguire determinati obiettivi – come solo lo sport sa insegnare – si incontrano con le virtù e i valori cristiani, e insieme rendono la persona più matura, contribuendo allo sviluppo della sua più alta vocazione umana e spirituale.

AUTORE: Glenda Grasselli