Strutture da migliorare ma gli anziani vogliono stare a casa

Anticipazione della ricerca promossa dall'Ucid sulle residenze per anziani e politiche del Welfare in Umbria

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Sabato 16 giugno presso il Sangallo Palace Hotel di Perugia si terrà (ore 9) un incontro di studio e dibattito sul tema “Servizi agli anziani e prospettive del welfare in Umbria”. Nel più ampio contesto delle prospettive del welfare a livello nazionale, sarà trattato in particolare il tema delle residenze per anziani e delle politiche di welfare nella nostra regione. L’incontro è stato voluto ed organizzato dall’Unione cristiana imprenditori e dirigenti di Perugia, per l’importanza che questo tema riveste, e in particolare per l’intreccio profondo tra aspetti etici ed economici che lo caratterizza, intreccio che costituisce sempre oggetto di specifico interesse per il Movimento. L’Ucid è stata ‘rifondata inUmbria’ circa tre anni fa, ed ogi a tenere le fila tra i circa ottanta soci sono il presidente regionale Leonello Radi e Monica Federici, imprenditrice di Amelia. “Ci stiamo organizzando in due sezioni, una nell’area del perugino ed una nel ternano, ma senza campanilismi, perché non avrebbe senso farlo nell’epoca della globalizzazione”. L’Ucid svolge una attività di formazione spirituale e culturale per aiutare i soci a vivere coerentemente la propria fede con particolare riferimento alla dottrina sociale della Chiesa. “Il convegno di sabato – spiega Federici – è il momento ‘pubblico’ dell’attività della associazione che ha già affrontato il problema negli incontri di formazione”. La ricerca che il prof. Pierluigi Grasselli presenterà sabato e che ci ha in parte anticipato in questo contributo, è stata realizzata appositamente per il convegno.”Servizi agli anziani e prospettive del welfare in Umbria”. Di tale tema occorre sottolineare la sua centralità nella più ampia questione del welfare, che riguardo alla asistenza agli anziani si ripropone in tutte le sue molteplici sfaccettature; ed il suo valore anche simbolico.Come è stato osservato, proprio in riferimento alla tipologia delle cosiddette Residenze sanitarie assistite, “…l’assistenza fornita in una Rsa testimonia il livello di civiltà di una comunità, rivelando le modalità e l’impegno con cui una certa convivenza civile decide di occuparsi della porzione più fragile dei concittadini anziani…” (Sirchia). Sulla base di un’analisi del tema indicato, con riferimento all’Umbria, può ritenersi di essere ancora lontani da un assetto soddisfacente dei servizi qui analizzati e di rilevare un consistente scarto tra intenzioni e realtà.Sui temi qui considerati è stata prodotta un’ampia messe di documenti programmatori, di analisi e programmi di azione politica (si pensi al Piano sanitario regionale, al Piano sociale regionale, ai Piani sociali di zona,…); rispetto a questo consistente approccio normativo si avverte la necessità di un adeguamento, coerente, consistente e rapido, sia dell’analisi positiva, che soprattutto della concreta azione regolatrice; -di dover sottolineare la necessità di disporre di un’adeguata base informativa, in assenza della quale è difficile adottare decisioni su nodi cruciali secondo i criteri consueti della razionalità. Tra i pochi elementi informativi disponibili al riguardo, si segnala un recente documento di fonte regionale sulle strutture residenziali per anziani pubbliche e private al 31/8/2000 in Umbria. Vi si è proceduto ad un censimento di tali strutture, individuando, secondo criteri di massima inclusione, 122 strutture residenziali per anziani. Nel documento si individuano tre gruppi di residenze: Nel primo vi sono Rsa e Residenze cosiddette Protette (Rp) che hanno dichiarato di essere attualmente -al 31/8/2000- in possesso dei requisiti strutturali richiesti dalla normativa vigente (in numero di 33, pari al 27%); nel secondo Rsa e Rp che hanno dichiarato di essere in condizione di attestare a breve il possesso dei requisiti strutturali (11%); nel terzo vi sono strutture residenziali che non hanno al momento effettuato alcuna comunicazione ufficiale sul possesso dei requisiti (62%).Rispetto alle previsioni contenute nel Piano sociale regionale con riferimento al marzo 2002, tale documento segnala un saldo di ricettività insoddisfatta complessivamente pari a più di 600 posti. Osserviamo dunque che: -pur con tutte le necessarie riserve, sembra essersi determinata negli anni recenti un’espansione significativa dell’offerta di residenze, presumibilmente in presenza di un crescente fabbisogno; per tale offerta disponiamo di conoscenze parziali su aspetti limitati per un numero di residenze limitato, per lo più non sottoposte a verifica sistematica, ma comunque tali da suggerire una diffusa assenza di adeguatezza alla normativa esistente; -si denuncia, sulla base di stime che potrebbero essere ragionevolmente per difetto, una carenza di offerta qualificata rispetto alla domanda. Siamo dunque in presenza di marcate inadeguatezze quantitative e qualitative. Un’indagine da noi compiuta su un numero ristretto di residenze, ma tipologicamente differenziate, e comunque di ormai consolidata presenza sul territorio, fornisce ulteriori indicazioni sulle difficoltà sperimentate dal comparto in esame. Le strutture appartengono alle principali tipologie: pubblica, Ipab, privata no-profit (di cui alcune religiose), privata for profit.Ne risulta, in alcuni casi, soprattutto di piccole dimensioni, un ventaglio ristretto di servizi, assenza di una carta dei servizi, una presenza talora molto limitata di volontari, assenza di un’adeguata articolazione delle professionalità operanti all’interno della struttura, assenza di politiche interne di formazione professionale, assenza di una politica di crescita della qualità, assenza di collegamenti in rete con il territorio, limitato adeguamento agli obblighi di legge, assenza di convenzione con ASL e di accreditamento con la Regione, difficoltà finanziarie crescenti (anche per il blocco delle rette autorizzate dalle ASL e la contrazione della quota integrazione retta riguardante la parte sanitaria). Si può perciò convenire sulle principali direzioni d’intervento indicate dallo stesso Piano sanitario regionale, e rispettivamente orientate (ad adeguare l’offerta alla domanda “…differenziando le tipologie residenziali per intensità assistenziale (Rsa, a maggiore intensità assistenziale; Residenza protetta e Centro diurno a minore intensità assistenziale), (ad evitare di istituzionalizzare anziani autosufficienti, ricorrendo, con l’impegno dei Comuni, allo sviluppo di forme di microresidenzialità sociale sul territorio, (a scoraggiare il ricovero (in ospedale o in strutture residenziali) di quegli anziani che, pur contraddistinti da una non autosufficienza, risultino, secondo le valutazioni dell’Unità di valutazione geriatrica, assistibili in Assistenza domiciliare integrata, peraltro ancora da sviluppare, estendendo in modo omogeneo a tutto il territorio regionale il servizio di assistenza domiciliare. Occorre però accelerare i tempi della razionalizzazione, sapendo affrontare la difficile sfida di conciliare l’orientamento produttivistico con un rafforzamento dell’agire solidaristico, rilanciando la capacità fondamentale di generare contesti di fiducia e di reciprocità, e di promuovere il miglioramento della qualità di vita, intesa in senso ampio, dei fruitori dei servizi qui considerati . Sotto questo profilo, è importante considerare attentamente la rete complessiva delle diverse tipologie di servizi agli anziani: a tutti gli Attori che ne fanno parte (Regione, Comuni, Aziende Asl, Strutture residenziali, anziani e loro famiglie) si chiede un impegno significativo per adeguare la propria posizione e le proprie strategie al fine di promuovere sinergie con l’interazione reciproca, e un aumento netto del benessere degli anziani e della complessiva utilità sociale. E’ nella logica della rete che ciascuna struttura deve ripensare la propria collocazione; è in questa logica che possono essere affrontati processi di concertazione e contrattazione territoriale, a livello locare e regionale, per cogliere interdipendenze, complementarietà, sostituibilità tra i vari centri di offerta di servizi; è in questa logica che può svilupparsi la miscela ottimale di collaborazione (tra strutture complementari) e cooperazione (tra strutture similari per funzioni produttive), a sua volta giocata sulla più sapiente combinazione di efficienza e solidarietà.

AUTORE: Pierluigi Grasselli