Studenti di arte al lavoro nel cantiere della cultura

Convegno su San Domenico, presente Buttiglione

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Un lungo applauso ha accolto il ministro per i Beni e le Attività culturali al suo arrivo a Spoleto. Insieme a numerose autorità della Regione Umbria ha partecipato, martedì 22 novembre scorso, al convegno ‘Spoleto: un cantiere per la cultura. La chiesa di San Domenico restaurata’, organizzato dall’arcidiocesi di Spoleto-Norcia in stretta collaborazione con l’Istituto d’arte. La scuola non solo ha messo a disposizione gli spazi per il convegno, ma ha curato la mostra fotografica ‘I linguaggi architettonici del complesso di San Domenico’, che si è svolta a termine del convegno.La sera prima dell’importante evento è stato emozionante vedere i ragazzi lavorare fino all’una di notte per assicurare un’accoglienza adeguata agli illustri ospiti. Naturalmente soddisfatto il preside, Beniamino Nicodemo, che commenta: ‘Il convegno valorizzerà molto la nostra scuola, perché ha coinvolto attivamente i ragazzi. Si sono sentiti protagonisti di questa grande iniziativa promossa dalla diocesi. Sono stati loro – continua il preside – a realizzare, insieme con i docenti, le foto della mostra. I giovani devono conoscere le bellezze artistiche della nostra città, specialmente della chiesa di San Domenico posta a due passi dal nostro istituto’, ha concluso Nicodemo. Tutte le classi dell’Istituto hanno partecipato al convegno, ascoltando con molto interesse tutte le relazioni, particolarmente quella del ministro Buttiglione. Al termine della mattinata il ministro ha avuto parole d’elogio per le attività che si svolgono all’interno della scuola. ‘La fiducia nelle vostre capacità e il talento che Dio vi ha dato sono le spinte motrici per la creatività che dovete mettere a servizio della società’, ha detto Buttiglione agli allievi dell’Artistico. Il preside, a nome della scuola, ha consegnato all’illustre ospite uno splendido crocifisso inciso dalla sezione oreficeria dell’istituto. Buttiglione, per la felicità dei ragazzi, ha assicurato che appenderà lo splendido crocifisso nel suo studio al ministero. La visita del Ministro si è conclusa con il pranzo insieme alle autorità nel Salone dei Vescovi del palazzo arcivescovile. Un concerto degli allievi della media Manzoni-Pianciani di Spoleto ha chiuso l’intera giornata studio. ‘Catalogare, difendere, valorizzare i beni artistici’Favorire l’emozione estetica, sollecitare una memoria identitaria e da ultimo attirare turisti sono le tre principali funzioni di un’opera d’arte, illustrate da Buttiglione. Accorato è stato l’appello del Ministro circa la conoscenza degli italiani delle bellezze artistiche. ‘È necessario – ha affermato il professore – fornire gli elementi indispensabili per permettere alle opere d’arte di parlare. Dobbiamo impegnarci tutti per far capire il nostro immenso patrimonio artistico. Abbiamo una forte cultura della conservazione. Scarsa è quella della fruizione dei beni culturali. Un problema che, fortunatamente, riguarda solo in parte la vostra regione – ha proseguito Buttiglione – è la conservazione dei beni culturali ecclesiastici. Nel mio studio ho una Madonna del Sassoferrato, la cui provenienza è sconosciuta. Probabilmente è stata rubata in qualche parrocchia, che non aveva catalogato i suoi beni. Tutti, pubblici e privati, ci dobbiamo impegnare nella tutela dei beni, che vuol dire catalogazione ma anche difesa e valorizzazione’, ha affermato il ministro. Molto applaudito è stato il passaggio in cui il ministro-filosofo ha spiegato la differenza tra laico e laicista. Laico è chi ascolta tutti e poi decide autonomamente con la sua testa. Anche i vescovi vengono, anzi devono, essere ascoltati, ha ribadito Buttiglione. L’importante per l’uomo politico è poi quello di decidere liberamente. Laicista è chi pensa che si possa ‘emarginare’ il momento religioso dalla vita pubblica, dimenticando che la società civile è fondata su quella religiosa. Le oltre quattrocento persone presenti hanno apprezzato l’estrema chiarezza e competenza con cui il ministro ha spiegato la differenza di questi due termini, troppo spesso usati in maniera confusa. Interessanti sono state le relazioni degli altri relatori. Padre Carlo Longo, domenicano, ha esposto la presenza storica del suo ordine. Emozionante e carica di significato è stata la testimonianza di padre Giulio Mancini, minore francescano, che ha ripercorso la storia dei frati a San Domenico. Una storia iniziata nel 1916 e terminata nel 2004.

AUTORE: Francesco Carlini