Tanta sete di Dio

Racconti dalla “delegazione” di giovani dalla diocesi alla Gmg. Dalle esperienze fatte, il desiderio di annunciare Cristo anche qui

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I più di mille giovani della diocesi dell’Umbria partiti per la Giornata mondiale della gioventù, svoltasi a Madrid dal 16 al 21 agosto, sono tornati. Ognuno di loro ha tratto da questa esperienza, forte ma non priva di difficoltà e disagi, un insegnamento diverso ed è tornato a casa carico di un proprio bagaglio interiore. “Mi è piaciuta tantissimo questa esperienza” racconta Sara, 18 anni, della parrocchia di Tuoro sul Trasimeno, che vi ha preso parte per la prima volta. “Vedere così tanti giovani che hanno partecipato, stare insieme e conoscere persone di altre nazioni è stato proprio bello. Occasioni di aggregazione non erano solo i momenti di preghiera ma anche gli attimi di svago durante i quali, cantando e ballando, ci divertivamo molto. Seppur parlando lingue diverse, ci capivano comunque”. Ora che è tornata a casa, dice di voler essere portavoce di quello che ha vissuto: “È un’esperienza che ti cambia, e dunque vorrei coinvolgere altri ragazzi e trasmettere loro il messaggio che stare nella Chiesa è meraviglioso: chi non ha ancora capito questo è ora che apra gli occhi”. Alla sua prima Gmg anche Pietro, 19 anni, della parrocchia di San Raffaele di Madonna Alta, che ha appena finito la scuola superiore e tra poco entrerà in seminario. Per lui il momento più toccante, utile sicuramente a riconfermare la sua vocazione, “è stato l’adorazione durante la veglia di preghiera del sabato notte: davanti al Santissimo ho visto raccolta tutta la Chiesa mondiale e la sua immensità”. Anche per i più grandi, come ad esempio per Sandra, 28 anni, della parrocchia di Tuoro sul Trasimeno, i momenti più significativi sono stati quelli dell’adorazione eucaristica e delle catechesi, e il condividere tutto ciò con altri giovani. In mezzo a questi giovani ci sono anche educatori ed animatori che hanno avuto il compito di far loro da guida. Tra questi c’è Marica, 25 anni, della parrocchia di Castiglion del Lago che sta per entrare in convento. Alla sua seconda Gmg (la prima era stata quella di Roma nel 2000), questa volta vi ha preso parte come accompagnatrice dei ragazzi più piccoli. “Questa esperienza – dice Marica – mi ha riconfermato la presenza quotidiana del Padre: è sempre qui. Anche nei momenti di stanchezza o in quelli più difficili avvertivamo la presenza di Dio. Vivere determinati tipi di situazioni ti insegna a riflettere. Ad esempio, quando siamo stati in un settore per due ore senza acqua, ho pensato alla Sierra Leone dove l’acqua non c’è, da qui ho iniziato a pregare per la siccità del Corno d’Africa. Noi siamo abituati ad avere tutto, non rendendoci conto di quanto siamo fortunati”. Anche per lei la condivisione, la conoscenza e lo scambio di opinioni con i ragazzi delle diocesi di tutto il mondo è stato molto bello. “Un bel momento di presenza forte di Cristo – prosegue Marica – è stato durante la veglia di Cuatro Vientos. C’era la bufera, abbiamo visto venire giù il tetto a causa del vento, ma mi ha colpito la tranquillità di tutti. In quell’occasione mi è venuto in mente l’episodio del Vangelo in cui gli apostoli chiedono a Gesù di fermare il vento e Lui lo fa, e poi dice loro che hanno avuto paura perché non avevano avuto fede: noi lì non abbiamo avuto paura, eravamo tranquilli”. Al giorno d’oggi si parla tanto di giovani sempre più lontani dalla fede: è davvero così? Al ritorno da questa esperienza, Marica risponde: “Oggi i giovani vengono definiti una generazione superficiale… ecco, non è così. Sicuramente hanno una grande sete di Dio e hanno bisogno che qualcuno li indirizzi verso di Lui. La Gmg è l’occasione per seminare la Parola di Dio, poi si raccoglieranno i frutti. I giovani che credono in Dio e vivono la fede sono come il lievito: a volte non si vedono, ma comunque ci sono”. Antonella Bartolini“Con molta libertà esprimevano la loro fede. Questo mi ha particolarmente colpito!”La Gmg è un’esperienza sempre nuova anche per i vescovi! L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti questa volta ha scelto di seguire i giovani della sua diocesi, e di conseguenza i giovani di tutta la regione, fin dal primo giorno in Spagna. Lui è partito in aereo e li ha raggiunti a Girona. Con loro ha conosciuto una Chiesa spagnola segnata dalla forte secolarizzazione. I ragazzi si aspettavano di condividere le giornate con i loro coetanei spagnoli, ma in realtà, spiega mons. Bassetti, la diocesi ha fatto fatica a trovare i 250 volontari per accogliere i 7.000 ospiti stranieri. Essere ospitati per la messa in una parrocchia non è stato difficile. Venite quando volete,ha detto il parroco, tanto “qui c’è una sola messa e non ci sono più di 15 – 20 persone”. Ed in questo contesto vescovo e preti hanno “dovuto motivare i ragazzi perchè per loro è stato triste non incontrare un giovane”. Nei primi quattro giorni a Girona mons. Bassetti ha potuto incontrare tanti ragazzi, ha confessato, ha celebrato, ha semplicemente parlato con loro. I ragazzi, dice mons. Bassetti, “hanno capito che la Spagna in questo momento soffre per la scristianizzazione, ed in fondo, in questo, hanno trovato una motivazione in più nel loro essere lì. Abbiamo detto ai nostri giovani che questa è stata una delle più importanti gmg proprio perchè c’era più bisogno della loro festa, della loro gioia. Il cristianesimo è gioa, è festa, appunto, per i giovani. Certamente la gente si sarà posta qualche domanda vedendoli cantare, giocare, pregare, vedendoli così sereni. E ce n’erano quasi due milioni a Madrid che sbucavano da tutte le parti”. Anche per l’arcivescovo le giornate spagnole sono state impegnative, stancanti, e le ha affrontate gustando fino in fondo questo incontro con i giovani che anche nelle testimonianze e negli interventi alle catechesi “hanno posto domande sul senso della vita come sul come vivere il Vangelo”, hanno testimoniato che l’aver “incontrato Cristo è già una cosa così significativa che tutto il resto diventa davvero secondario nella vita”. Anche chi era sofferente, sottolinea mons. Bassetti, “non aveva nessuno spirito polemico perché veramente ognuno cercava di andare a fondo. Li si vedeva in chiesa, tutti assorti pregare per conto proprio. Momenti di forte spiritualità, nonostante la massa”. “I ragazzi – conclude mons. Bassetti – con molta libertà esprimevano la loro fede. Forse dipende anche dai movimenti in cui sono inseriti. Era edificante, anche fra di loro. Questo è quello che mi ha più colpito. Ringrazio davvero il Sigore di questa esperienza!”.

AUTORE: Maria Rita Valli