Terni accoglie con gioia le reliquie di don Bosco

DIOCESI DI TERNI. La festosa accoglienza dell’urna con le reliquie di don Bosco

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don-bosco-a-terniUn’accoglienza e una festa gioiosa, proprio come amava don Bosco, con i più piccoli a colorare il sagrato della chiesa di San Francesco con tanti palloncini e striscioni e cantando l’inno di don Bosco. E durante l’intera giornata migliaia di fedeli di ogni età a pregare davanti all’urna del santo dei giovani. È stato un evento di grazia il pellegrinaggio dell’urna di don Bosco a Terni, cominciata dal monastero delle Clarisse, quindi nella chiesa di San Francesco e in quella di Campomaggiore. Un evento che è stato occasione per riflettere, oggi, sul compito educativo nella Chiesa e nella società.

Riflessioni che il vescovo amministratore apostolico della diocesi mons. Vecchi ha proposto nell’incontro con i giovani e i ragazzi, educatori e animatori, e poi nella celebrazione con i sacerdoti della diocesi.

“I giovani – ha detto – hanno bisogno di maestri che insegnino a ragionare a gestire al meglio i propri talenti, mediante la capacità di discernimento e il dominio di sé. Le nuove generazioni hanno bisogno della testimonianza di uomini e di donne ben formati, capaci di trasmettere i criteri per riconoscere l’inconstistenza argomentativa dei teorici del ‘disincanto’ e dei ‘giocolieri del pensiero debole’.

Occorre attivare un’autentica pedagogia formativa che si impegni su tre fronti: il buon uso dell’intelligenza, contro l’irrazionalità dilagante; la conoscenza della verità, per l’esercizio maturo della libertà; la gestione della propria capacità di amare, fino alla riscoperta del fascino delle scelte definitive, per una piena donazione di sé nella famiglia stabile, fondata nel sacramento del matrimonio, nel sacerdozio e nella speciale consacrazione religiosa maschile e femminile, per reintrodurre nel nostro Paese una ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria, a servizio del bene comune.

Accogliere l’urna di don Bosco, dunque, significa rientrare in sintonia con il suo metodo educativo, basato sulla persuasione, sulla religiosità autentica, sull’amore oblativo, teso sempre a prevenire anziché a reprimere.

Sul modello di san Francesco di Sales, la passione educativa di san Giovanni Bosco puntava a introdurre i giovani in un umanesimo cristiano la cui sorgente si trova nella sapienza del Vangelo, che punta a costruire l’uomo e la donna nuovi, cioè ri-fatti (come dice Papa Francesco) a immagine e somiglianza di Dio”.

La lunga veglia notturna animata dai gruppi della diocesi ha concluso una giornata che ha portato una ventata di gioiosa spiritualità in città.