Tragedia al confine orientale

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Questo numero de La Voce esce nella stessa data – 10 febbraio – in cui si fa il ricordo delle vittime delle foibe. Si svolgono manifestazioni in tutta Italia, a seguito della legge istitutiva del Giorno del Ricordo approvata dal Parlamento italiano nel 2004. Anche nelle città della nostra regione vi sono numerose iniziative. Nel capoluogo una schiera di studiosi parleranno sui vari aspetti della tragedia, che ha colpito centinaia di migliaia di persone verso la fine della Seconda guerra mondiale nei territori della ex Jugoslavia, Istria, Quarnaro e Dalmazia. Nella sala dei Notari sono previste anche alcune scolaresche invitate dal sindaco Boccali, dal presidente dell’Isuc (Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea) Mario Tosti e dal direttore scolastico regionale Melina, allo scopo di “Ricordare per comprendere”. La vicenda per molto tempo è rimasta sotto silenzio, per non dare fastidio ai comunisti che parteggiavano per Tito e i partigiani rossi. La vicenda è ora nota, e se ne trovano descrizioni e documentazioni. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Istria si trovò in balia di se stessa, con un esericito italiano senza capi e senza direttive, per cui i partigiani jugoslavi, carichi di odio antifascista e antitaliano, presero il potere e i governi “popolari” fecero strage di fascisti e di persone che avevano la sola colpa di rappresentare “gli italiani”. Molti fuggirono e finirono esuli in tante città italiane: dopo la guerra furono 300 mila gli istriani, dalmati e fiumani a lasciare la lora terra. Ma sorte peggiore toccò ai molti che furono fucilati in massa, i cui cadaveri venivano buttati in voragini naturali presenti in gran numero nella zona del Carso, chiamate appunto foibe. Nella celebrazione perugina è previsto anche un concerto eseguito dall’orchestra che porta il nome di un grande compositore istriano del Settecento, Giuseppe Tartini. E. B.