Tre minuti di applausi

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Tutti i membri del Parlamento europeo in piedi hanno applaudito papa Francesco al termine del suo discorso. Tre minuti per un applauso sono una misura alta di condivisione, apprezzamento e capaci di suscitare commozione. Il Papa è rimasto sereno, sorridente, ha ringraziato e se ne è andato. È stata una visita breve, quasi frettolosa. Non è andato neppure a visitare la Cattedrale. Sta sempre con un piede fuori dal cerimoniale e dalle consuetudini – l’arcivescovo di Strasburgo gli ha regalato due volumi sulla cattedrale -. A suo tempo farà visita alla Francia, a Parigi o in una città mai visitata da un Papa. D’altra parte la visita in Europa papa Francesco l’ha iniziata dalla più dolorosa e critica periferia di Lampedusa, dove ha parlato di vergogna e di pianto ed ha gettato una corona in mare a ricordo dei migranti clandestini e profughi affogati a centinaia in quel mare che non deve diventare, come ha ammonito, un cimitero.

Ma le periferie che sono sempre nel cuore e nella parola ammonitrice di Bergoglio, attualmente in agitazione in tutte le megalopoli sparse nel globo terrestre, devono stare a cuore a coloro che hanno il potere nei centri decisionali della politica e dell’economia e della informazione. Il Papa dà voce a quei mondi che fanno notizia solo quando danno fuoco ai cassonetti della spazzatura o quando avvengono risse, contestazioni, o occupazioni abusive di case. Ciò che meraviglia positivamente è l’applauso. I Papi non solo oggi ma da quando sono stati invitati a parlare a grandi assise nazionali o internazionali sono stati sempre applauditi. Quando è la folla dei pellegrini che fa questo e mostra affettuoso e persino eccessivo entusiasmo al Papa qualcuno ritiene che lo faccia per devozione o superstizione o altre motivazioni che gli psicosociologi non mancano di inventare. Quando sono persone avvedute, scaltre, senza complessi, disinibiti e carichi di senso critico, significa che quel personaggio vestito di bianco suscita qualche emozione e provoca domande che scavano nel profondo e rivelano un modo di sentire più diffuso e condiviso di quanto si possa pensare. Questo è successo ad esempio a Paolo VI quando fece un memorabile discorso all’assemblea generale dell’Onu (4 ottobre 1965), a Giovanni Paolo II al Parlamento europeo (11 ottobre 1988), a Benedetto XVI nelle varie circostanze anche delicate come per Benedetto XVI in Germania davanti al Bundestag (22 settembre 2011).

Il Papa si rivolge con rispetto a queste importanti Istituzioni, ma poi affronta a tutto campo i temi di fondo della vita sociale a livello mondiale. Ricorda, ammonisce, raccomanda principi di comportamento, diritti e doveri, regole di vita relazionale tra persone categorie e nazioni, annuncia la pace, difende la vita dal primo concepimento fino all’ultimo respiro, costruisce una gerarchia di valori mettendo al primo posto la persona e la famiglia umana, avverte che l’economia non deve distruggere la vita dei poveri ma mettersi al servizio dello sviluppo sostenibile e del bene comune, denuncia l’esistenza attuale della schiavitù di esseri umani, il commercio di armi, la corruzione organizzata, l’egoismo individuale e nazionale ed invita a riscoprire le radici che hanno reso grande l’Europa, con l’esempio poetico (Clemente Rebora) del pioppo che si innalza robusto con il tronco diritto che sostiene i rami, ma si immerge con le sue radici profonde nell’humus vitale che lo rende forte e capace di sostenere l’urto del vento. Usa anche l’esempio del famoso dipinto di Raffaello, la Scuola di Atene, in cui sono raffigurati Platone e Aristotele con l’indice rivolto l’uno sul cielo e l’altro sulla terra: così, tratteggiata da papa Francesco, l’Europa che guarda in alto, alla Trascendenza e poi si immerge nella costruzione in terra della città degli uomini.

L’applauso è scontato, ma deve seguire subito dopo l’operosità di tutti per camminare insieme, costruire (ri-costruire) conservando integri i principi fondamentali della politica europea nel senso che ad essa hanno dato i Padri fondatori.

AUTORE: Elio Bromuri

2 COMMENTS

  1. Ancora grazie, monsignore, per le sue parole: chi di noi che ha qualche annetto sulle spalle non ricorda lo storico discorso del Beato Paolo alle Nazioni Unite, come quelle degli altri successori di Pietro ai più importanti consessi internazionali? Papa Francesco sta seminando bene dovunque vada e sono convinto che, forse non a breve, i risultati si vedranno.
    Tuttavia mi ha colpito anche un commento di un giornalista, mi sembra su un tg de la 7: ecco adesso tutti lo applaudono con convinzione ma domani continueranno a fare come prima! Sembra un commento quasi irriverente certo amaro ma purtroppo non lontano dalla realtà. Un Santo Natale ed un nuovo anno di pace per tutti nel mondo. Valentino da Terni.

    • Grazie del suo consenso. Anche se molti non vogliono ascoltare, le parole segnano la storia e le anime degli uomini di buona volontà. Oltre alle parole poi vi sono i gesti e le opere coerenti di coloro che si ispirano alla Parola: “beati i costruttori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”.
      Cordiali saluti don Elio Bromuri

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