Tre priorità per l’Ue

CHIESE EUROPEE

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Settant’anni dopo i colpi di cannone che diedero inizio alla Seconda guerra mondiale, proprio in Polonia i delegati degli episcopati di 29 nazioni del Continente europeo (Comece) hanno affermato: “La nostra generazione” è “chiamata a raccogliere nuovamente la sfida della costruzione di una strategia per il bene comune”. Questo “esige dalle istituzioni sociali il rispetto degli spazi per l’azione autonoma, affinché ogni persona possa realizzare pienamente il proprio potenziale” e richiede che le stesse istituzioni “siano permeate dai principi di solidarietà e di sussidiarietà”. Tale strategia ha bisogno di “una democrazia giusta, che può funzionare solo con il concorso responsabile di tutti. I comportamenti egoistici, l’utilitarismo e il materialismo devono lasciare spazio alla condivisione, come è stato ampiamente dimostrato dall’attuale crisi economica”. Tre le direzioni individuate dalle Chiese del Continente: solidarietà tra le generazioni, tra i cittadini europei, tra l’Europa e il resto del mondo. Quanto al primo punto, si sottolinea l’urgenza di promuovere e proteggere la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, “creando le condizioni per consentire ai genitori di allevare i figli e conciliare vita familiare e lavorativa”, e di “implementare una politica comune europea per l’immigrazione e l’asilo, riconoscendo la dignità umana di ogni migrante”. Occorre poi “riorientare i nostri stili di vita e la crescita economica per ridurre la nostra impronta ecologica, il consumo di risorse naturali non rinnovabili, e assicurare così un pianeta ancora abitabile alle future generazioni”. Affinché vi sia vera “solidarietà tra i cittadini europei” occorre “mettere l’economia a servizio di tutti” riconoscendo il valore del lavoro “in tutte le sue forme”; adeguare “l’economia sociale di mercato alle nuove sfide; proteggere i più vulnerabili, accrescere la giustizia sociale e le pari opportunità per ciascuno”. A tale fine è necessario assumere “misure più efficaci per ridurre la povertà e l’esclusione sociale”; “promuovere una politica di regolazione dei mercati finanziari a livello dell’Ue e sostenere le strutture di governance a livello internazionale”. Ma l’Europa deve guardare anche al resto del mondo: di qui l’invito a “rispettare la parola data nei confronti dei Paesi in via di sviluppo e a promuovere il co-sviluppo con i Paesi più poveri, in particolare l’Africa; a sviluppare ulteriormente le pratiche del commercio equo”; a promuovere “la pace e la giustizia, basata sul rispetto della dignità dell’uomo, dei diritti umani e in particolare della libertà religiosa”. “Per consentire il raggiungimento di questi obiettivi è necessario operare affinché i bilanci degli Stati e dell’Ue si adeguino”, sostengono i partecipanti alle Giornate sociali cattoliche, chiedendo ai cittadini che condividono queste prospettive di impegnarsi personalmente per la loro realizzazione e di assumersi “le necessarie responsabilità politiche ai rispettivi livelli”. In quanto cristiani, “la chiamata allo sviluppo integrale delle persone e dei popoli – afferma il messaggio finale – è una vocazione che ci precede e ci costituisce”. “L’Europa ha bisogno di uomini e donne adeguatamente formati, con le braccia aperte per accogliere l’altro in nome di Gesù Cristo e costruire insieme relazioni e istituzioni di solidarietà, a servizio degli uomini del nostro tempo e avendo a cuore le generazioni future”. “Noi – è la conclusione del documento – vogliamo anche continuare a dialogare e lavorare con gli uomini e le donne di convinzioni diverse per il perseguimento del bene comune”.necessarie responsabilità politiche ai rispettivi livelli”. In quanto cristiani, “la chiamata allo sviluppo integrale delle persone e dei popoli – afferma il messaggio finale – è una vocazione che ci precede e ci costituisce”. “L’Europa ha bisogno di uomini e donne adeguatamente formati, con le braccia aperte per accogliere l’altro in nome di Gesù Cristo e costruire insieme relazioni e istituzioni di solidarietà, a servizio degli uomini del nostro tempo e avendo a cuore le generazioni future”. “Noi – è la conclusione del documento – vogliamo anche continuare a dialogare e lavorare con gli uomini e le donne di convinzioni diverse per il perseguimento del bene comune”.