Troppo chiasso sui ‘silenzi’ di Pio XII

Il Teatro stabile dell'Umbria ripropone in modo acritico 'Il Vicario'

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A Foligno, Terni e Perugia viene messo in scena Il Vicario sotto forma di lettura scenica. Opera teatrale di Rolf Hochhuth, tedesco, pubblicata e rappresentata a Berlino nel 1963 e a Roma nel 1965, per molto tempo è rimasta in ombra. Il Teatro stabile dell’Umbria ne ha fatto una propria produzione e dopo quarant’anni se ne torna a parlare, riproponendo la tesi del silenzio di Pio XII sugli orrori del nazismo. La questione del silenzio del Papa non è certo legata ad un pezzo di teatro, ma ad una ampia e profonda ricerca storica che in questi anni ha dato risultati importanti, che hanno messo in evidenza una diversa considerazine della storia e della figura di papa Pacelli. Intanto c’era già stata la condanna del nazismo da parte di Pio XI nell’enciclica Mit brennender Sorge del 1937, e poi la preoccupazione di Pio XII nel proclamare la pace e la giustizia contro ogni violenza e sopruso e contro il pericolo della guerra, un atteggiamento esteriore prudente nei confronti della Germania hitleriana per evitare danni maggiori, l’opera di accoglienza e difesa degli ebrei in pericolo attraverso l’apertura di monasteri e conventi e case sicure per nascondere e proteggere le vittime designate della furia nazista. Anche recentemente è stata fatta conoscere una lettera inviata alle suore del monastero dei Quattro Coronati di Roma in cui Pio XII invitava ad aprire tutti i monasteri ai perseguitati dai nazisti, anche agli ebrei. La notizia è riportata dalla Stampa e dal Corriere della Sera del 5 marzo scorso, con il titolo ‘Pio XII alla Chiesa: Salvate gli ebrei’. Riproporre pertanto ora, come se nulla fosse stato detto e chiarito, un testo che ripresenta l’accusa del silenzio e la condanna di un personaggio così alto e nobile della storia del XX secolo sembra una provocazione e una forzatura ideologica. Bene ha fatto don Sergio Andreoli a manifestare pubblicamente ‘sorpresa e amarezza’ per la messa in programma del Vicario nella stagione di prosa di Foligno. Sorpresa e amarezza che condividiamo anche noi, come molti cattolici umbri. Per chiarirsi le idee, a chi non fosse informato sulla vicenda suggeriamo di documentarsi. Oggi non mancano strumenti per farlo. Ad esempio, in modo rapido, si può scaricare l’articolo del gesuita don Gargiulo che si trova sul sito internet www.gesuiti.it/moscati/ital4/ pio12.html. Un rapido e chiaro articolo sull’argomento è stato pubblicato sul numero di marzo di Jesus a firma di Giovanni Sale, che sintetizza così il suo pensiero: ‘Il silenzio di Pio XII è una leggenda. Il Pontefice fece ciò che umanamente era possibile. Che fu di più di quanto fecero gli Alleati’. Ci si può domandare a quali ragioni artistiche o culturali risponda la scelta di riproporre un’opera che, basti osservare la vergognosa locandina, si è caratterizzata ed ha avuto successo sulla scia della polemica fondata sul presunto antigiudaismo e conseguente filonazismo di Pacelli. Per fare chiarezza potrebbe essere utile riprendere in mano la vicenda del rabbino capo di Roma convertito al cattolicesimo, Israel Zoller battezzato con il nome Eugenio Zolli. Una certa meraviglia desta anche la totale assenza di una benché minima nota di critica da parte dei giornali locali, che hanno annunciato il ritorno sulla scena di questo lavoro con squilli di tromba. Liberi tutti di fare quello in cui si crede. Si convalida il sospetto però che non interessi tanto la verità storica quanto il consenso.

AUTORE: (E. B.)