Tutto il meglio che l’Italia sa dare

Si è tenuto per la prima volta in Umbria il seminario annuale della fondazione 'Symbola'. Ricetta per l'economia: valorizzare la qualità, i punti di forza, il capitale umano e ambientale

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Imprenditori, studiosi, amministratori, politici, presidenti di reti telematiche, esponenti del mondo della cultura e della società civile, giornalisti si sono confrontati, a Bevagna e Montefalco, su come il nostro Paese possa guardare con fiducia al futuro, puntando sui saperi, sulla ricerca e sul rinnovamento e nello stesso tempo valorizzando il suo straordinario patrimonio di storia, natura, cultura, creatività, capacità di fare dei territori.Ma cos’è Symbola, un movimento, una lobby? O, come ha sostenuto Domenico Siniscalco nel suo intervento, soprattutto un’idea, che punta a valorizzare tutto ciò che l’Italia sa fare meglio, produzioni di qualità, dove concentra i propri saperi, il proprio capitale umano, territoriale e ambientale, i propri punti di forza? È un ritorno al pensiero di Ricardo ed alla sua teoria dei vantaggi comparati, del 1817: in un regime di libero scambio, ogni Paese che vuole rendere massimo il benessere e la crescita deve specializzarsi in ciò che sa fare meglio e scambiarlo sul mercato internazionale. La specializzazione così ottenuta porta vantaggi per tutti.Un pensiero caro anche al prof. Philip Kotler, che da sempre sostiene che un’impresa come un sistema paese, debbono concentrarsi sulle proprie specializzazioni e dare in outsourcing tutto ciò che gli altri possono fare meglio, o a costi più bassi. Tanti e interessanti gli interventi nei due giorni del seminario, tra questi spicca la relazione introduttiva di Aldo Bonomi, presidente Aaster che ha proposto il concetto di ‘capitalismo di territorio’, dove le imprese, come dice Beccattini, sono un progetto di vita. La famiglia messa al lavoro e proprietaria, l’impresa per lo più piccola, che se cresce si fa media sino a diventare multinazionale tascabile, il paese che si fa distretto ed i distretti che si fanno piattaforme produttive. Storia di un’industrializzazione senza fratture (Giorgio Fuà) tra famiglia, territorio e impresa. Tra agricoltura, manifattura, turismo ed economia dei servizi. La scelta di tenere questo seminario nella Valle Umbra, dopo le due prime edizioni svoltesi a Ravello, non è casuale, ma Giuseppe De Rita, che nel 2001 portò alla ribalta nazionale e internazionale il borgo di Bevagna, dalle pagine di Magazine del Corriere della Sera ammonisce: ‘Vedo un eccesso di affollamento. La bevagnizzazione è un tema importante: non mi piacerebbe vederlo sepolto dal terziario più bieco’. Tradotto: chiacchiere e carte. Come gran parte del resto d’Italia, l’Umbria, con il suo genius loci, le sue eccellenze ambientali, culturali e imprenditoriali è un territorio ideale per lo sviluppo della soft economy. Ma per sviluppare le capacità, le potenzialità e l’immagine del sistema ‘Umbria’ e per rilanciare il ‘marchio Umbria’ ed i settori produttivi ad esso collegati, per impostare politiche organiche per le sue città storiche, i piccoli comuni, le reti, i distretti, gli itinerari turistici e la valorizzazione del suo patrimonio paesaggistico e culturale serve quella che Ermete Realacci, presidente di Symbola, nella sua relazione ha definito una visione condivisa, perché come ha scritto il sindaco di Roma Veltroni nel suo messaggio, ‘Qualità è tenere insieme coesione sociale e solidarietà’. Il ministro Rutelli, nel suo intervento conclusivo a Bevagna, ha sostenuto che occorre una ‘nuova cultura della qualità italiana che riesca a trasformare il talento dei solisti in un sistema’. ‘La politica – ha detto ancora Rutelli – deve cambiare, per dare rappresentanza a chi non è tutelato: il cittadino consumatore. La politica deve tornare a parlare ai cittadini, per soddisfare i loro nuovi bisogni, coniugando qualità e buon governo’. Fare sistema per perseguire il bene comune, superando individualismi, divisioni, campanilismi, è dunque l’imperativo d’obbligo, ad esso si era riferito anche il sottosegretario al Commercio internazionale Mauro Agostini, lo scorso 7 luglio, all’inaugurazione di un master all’Università per stranieri di Perugia. Il ‘fare sistema’ aveva detto, non si deve solo predicare, ma si deve attuare. E aveva aggiunto: ‘La politica deve dare gli indirizzi, chiari e definiti, ma poi la gestione deve essere privatistica’. I segnali di ripresa, che pur tra venti di guerra si cominciano ad individuare nello scenario internazionale coinvolgendo anche il nostro Paese, si possono cogliere solo mettendo tutte le risorse a sistema e affrontando con una visione condivisa il mercato globale. È tempo di passare dalle parole ai fatti, dalle dichiarazioni alle azioni, anche nella nostra Umbria.

AUTORE: Alberto Mossone