Ucraina, come gli immigrati umbri vivono la crisi del loro Paese

Don Vasyl Hushuvatyy: “Riceviamo le notizie sui giovani rimasti feriti o uccisi al fronte”

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ucraina-cmykL’appello di Papa Francesco a favore dell’Ucraina ha riempito di gioia anche la comunità presente in Umbria. Una comunità con una caratteristica particolare rispetto alle altre zone d’Italia o d’Europa: è composta per metà da cattolici.
In generale, invece, la maggioranza degli ucraini sono ortodossi, appartenenti a una delle tre compagini ‘in competizione’ tra loro: il Patriarcato di Mosca, quello di Kiev e la Chiesa ortodossa “autocefala” ossia indipendente. In Ucraina i cattolici, tra fedeli di rito latino (cattolici romani) e fedeli di rito bizantino (greco-cattolici, “uniati”), costituiscono il 10 o al massimo il 15 per cento della popolazione.
Ne parliamo con don Vasyl Hushuvatyy, sacerdote cattolico ucraino di rito bizantino, laureatosi in Pastorale otto anni fa a Roma alla Pontificia università lateranense. Da quattro mesi è in missione in Umbria per occuparsi di parte degli immigrati provenienti dalla sua terra.

Quanti sono gli immigrati cattolici in Umbria?
“Sono responsabile per l’area, grossomodo, di Perugia e Spoleto. Alla liturgia domenicale a Perugia vengono circa 150 persone, e 50 a Spoleto, ma il numero di ucraini presenti è molto superiore. Ad esempio, per le messe di Natale o di Pasqua il numero di fedeli raddoppia. Si tratta ancora per la maggior parte di donne, forse l’80 per cento, ma la situazione sta cambiando: sono avvenuti i ricongiungimenti e ormai le famiglie sono diventate numerose, con figli a volte nati già in Umbria. La mia abitazione si trova a Collestrada presso Perugia. Un altro sacerdote, residente però a Roma, viene a celebrare la liturgia per i greco-cattolici ucraini delle zone di Foligno e Gubbio”.

Come viene percepita la situazione in Ucraina da parte degli immigrati che vivono in Umbria?
“Apparentemente le cose vanno meglio di un anno o due fa, ma non è così. Dalla madrepatria arrivano fin qui soprattutto notizie di giovani militari feriti o uccisi al fronte. Molti si arruolano per avere uno stipendio. Di recente abbiamo saputo di un giovane rimasto cieco e senza braccia a causa della guerra: voleva guadagnare abbastanza per sostenere la famiglia, sono sette figli orfani di madre. Gli immigrati hanno già l’abitudine di raccogliere offerte tra loro per aiutare i profughi o i feriti. A informare il Papa della situazione è stato il nunzio apostolico in Ucraina, mons. Claudio Gugerotti, che ha trascorso un mese in mezzo alle famiglie colpite dalla guerra, registrando le sue esperienze”.

Come funzionano le vostre missioni all’estero?
“Tutto deve nascere da una richiesta da parte dagli episcopati locali, in questo caso l’Umbria. Allora viene stilato un accordo con una diocesi del Paese est-europeo, il tutto passando per il Pontificio consiglio per le Chiese orientali e la Fondazione Migrantes. Personalmente mi occupo di tutto: celebrazioni liturgiche, amministrazione dei sacramenti, visita ai malati in ospedale, benedizione delle case… Accolgo tutti, cattolici o ortodossi che siano. A volte mi viene anche chiesta collaborazione da parte dei parroci cattolici del luogo”.

AUTORE: Dario Rivarossa