Un giovane d’oro

Commemorazione del martire di guerra Umberto Paruccini

La città è invitata a fermarsi un attimo, ancora una volta, per riflettere sulle tragedie che la guerra e l’odio si portano dietro e rendere onore ad un giovane vigile del fuoco, Umberto Paruccini, dirigente di Azione cattolica, ucciso dai tedeschi nel pomeriggio del 5 luglio 1944, mentre era impegnato in un’azione umanitaria: rifornire di viveri i 230 ostaggi, tra cui 80 bambini, trattenuti presso il convento di S. Ubaldo.

Il vescovo del tempo mons. Beniamino Ubaldi, rispondendo ad un appello del custode del convento p. Micheli, era riuscito a mettere insieme, con grande tenacia, un quintale di pane, concordandone la consegna con il comando germanico. Un’operazione delicata, visto il periodo. Era fresco il lutto e l’orrore per la strage dei 40 Martiri e nella mattinata del 5 luglio i bombardamenti avevano colpito il palazzo Stirati in piazza Bosone provocando tre morti ed un ferito in piazza Bosone. Anche per questo l’operazione era stata concordata in ogni dettaglio e garantita da precisi lasciapassare. Il pane doveva essere portato fino alla prima Cappelluccia; da qui sarebbe proseguito attraverso i militari germanici opportunamente avvertiti. Umberto Paruccini si era offerto per il delicato incarico, dando ancora una volta dimostrazione della sua grande sensibilità. Nonostante il lasciapassare valido fino alle ore 22, fu colpito a morte da un soldato germanico a metà circa del terzo stradone del monte Ingino.

Immediati, ma inutili i soccorsi, commovente l’incontro con il vescovo mons. Ubaldi presso l’ospedale civile, senza esito l’intervento chirurgico pure tentato dal primario del tempo Fabbrini. Ecco come mons. Ubaldi nei ricostruisce le ultime ore (Beniamino Ubaldi, un vescovo tra due età, di Pietro Bottaccioli). “Corro all’ospedale dove frattanto il ferito si stava trasportando. Era il nostro Umberto Paruccini, un giovane d’oro, vice presidente Diocesano della Gioventù d’Azione Cattolica (…). La prima parola che mi disse fu: consoli, consoli i miei genitori, mi dia l’assoluzione, la benedizione…Cercai di fargli coraggio e gli stetti vicino fino a che venne suo padre. (…) Operato di laparotomia dal dott. Fabbrini (…) volle ancora vedermi. Gli portai per l’ultima volta la mia benedizione. Poco dopo le dieci di sera spirava tra le lacrime dei genitori”. Un’altra tragedia con una sola causa: “la malvagità” sono ancora parole di Mons. Ubaldi “la pura malvagità!”.

AUTORE: G. B.