Un Giubileo positivo che deve seguire uno stile pastorale per il futuro

Consiglio pastorale: verifica finale

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Si dice sereno il parroco don Francesco Fongo stilando la sintesi generica dell’andamento dell’anno pastorale in chiusura, perché proprio sereni e con entusiasmo ha visto gli operatori e la comunità impegnarsi in un giubileo estremamente positivo. “E questo deve essere lo stile del terzo millennio che stiamo costruendo”, edificare senza condizione di angoscia “un mondo già salvato” non potendo che presupporre, attendere un bene garantito. E’ con queste parole di speranza che don Francesco ha aperto, dopo la recita del vespro, l’assemblea tenutasi domenica 3 giugno presso il prefabbricato, per l’annuale verifica finale dei gruppi pastorali, sia per i risultati ottenuti e soprattutto per quelli ancora da raggiungere. “Siamo Chiesa, quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto a gloria di Dio e come un corpo ed un’anima sola dobbiamo soppesare la nostra forza e il nostro spirito alla luce della Risurrezione in atto”. L’assemblea è stata in questo senso, invitata a considerare il senso fondamentale della comunione cristiana contro ogni possibile frammentarietà, anche e soprattutto nelle attività svolte. Nelle relazioni presentate da ogni singolo settore operante nel circuito parrocchiale, è emersa a grandi tratti e con decisione, la volontà di instaurare rapporti più significativi e stretti tra i vari ambiti e di tentare una collaborazione tra gli stessi; aspetto del resto emergente da parecchi anni e al quale si vorrebbe porre rimedio. Una prima proposta è stata dettata da don Ezechiele, che con semplicità, rifacendosi alle abitudini della sua terra, ha suggerito l’ipotesi di riunire, per incontri settimanali o mensili, operatori diversi della stessa zona. A giugno si chiudono le attività, e il periodo di riposo, continua don Francesco, ci invita non solo a rinforzarci fisicamente, ma a maturare le nostre riflessioni. Nuove soluzioni dovrebbero essere apportate per alcune lacune latenti nel settore catechistico. Una maggiore formazione teologica e didattica per esempio (” I ragazzi sono furbi, non vogliono essere presi in giro e capiscono quando lo si fa. Si accorgono di ciò che non sappiamo comunicare.” Dice padre Paganelli, catechista), creare momenti di esperienza concreta, rinnovare le modalità della catechesi. “Le novità sembrano scardinare alcune sicurezze e modi di agire, eppure la situazione va analizzata con attenzione” spiega L. Travaglia, del consiglio pastorale. Per questo sarà convocata una commissione di esperti, senza la pretesa di risolvere i problemi di una comunità che vive sul volontariato, ma del resto provando a muoversi rischiando cambiamenti. Si è parlato di una certa continuità, di eliminare l’anno vuoto di passaggio per la preparazione al sacramento della Cresima, di proporre attività di tirocinio per il quarto anno di nuove leve nei diversi rami per far comprendere ai ragazzi dove impiegare meglio i propri talenti e non necessariamente canalizzando le forze nell’ambito della catechesi come si è verificato negli ultimi anni, di una maggiore partecipazione dei bambini, dei loro genitori e dei catechisti alla Messa delle nove e trenta. Il desiderio di una catechesi sincera si è imposto anche negli incontri settimanali a Villaggio XXV Aprile, “Dove” dice don Angelini “sono però mancati i mezzi per concretizzarlo.” Affinché un servizio sia pertinente, bisogna comprenderne le necessità alla base, capire cosa occorre. E’ importante, quindi, che la gente parli, comunichi le sue esigenze. “Buttare via i fogli e cominciare a provare è un piccolo segno di rinnovamento”. D’altra parte, solo le persone che direttamente vivono l’esperienza della fede e riscoprono il volto del Cristo negli altri, con cui quotidianamente costruiscono il regno di Dio, hanno la capacità di costituire un consiglio pastorale e di “esporre carenze ed esigenze di fronte al vescovo” conclude don Francesco. Un aspetto non trascurabile è stato posto in luce da Teresa Morettoni. Accanto al settore catechistico, liturgia, nuove leve, gruppi di ascolto, carità, gruppo giovani carità, confraternite, Rinnovamento nello spirito, gruppo di Padre Pio, scout, fraternità ordine francescano secolare, neo catecumeni, commissione famiglia, è difficile poter concepire l’assenza di uno spazio riservato alla cultura, attraverso la quale, come canale privilegiato (arte, musica, letteratura, teatro dei giovani…) passano i valori, spesso smarriti nella nostra contemporaneità.

AUTORE: Simona Marchetti