Una bella chiesa “risanata”

La chiesa di San Michele Arcangelo riapre al culto dopo i lavori di restauro

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Riapre al culto la splendida chiesa di S. Michele Arcangelo in Limigiano di Bevagna. Lunedì 28 giugno alle ore 19.30 l’arcivescovo Renato Boccardo consacrerà l’altare, simbolo di Cristo e della sua Chiesa. Accanto al presule ci saranno il parroco don Riccardo Scarcelli (recentemente nominato parroco di Cesi di Terni e Portaria di Acquasparta), le autorità del luogo e, sicuramente, tantissima gente felice di rientrare nella “propria” chiesa dopo i lavori necessari per il consolidamento della struttura. Il luogo di culto che viene riconsegnato alla popolazione si trova in uno dei borghi più belli dell’archidiocesi, Limigiano appunto, posto ai confini con la diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. Il paese è cinto di mura con torri sugli angoli. La chiesa di S. Michele, che risale al XII secolo, si trova all’interno delle mura, in una piccola piazza. Annesso c’è il monastero di S. Angelo che nel 1058 fu donato dall’abate Adamo al monastero di S. Pietro a Perugia; nel 1333, con il consenso di papa Giovanni XXII, si sottomise al monastero di S. Croce di Sassovivo. Attualmente lo splendido complesso, sul quale sono in corso i lavori di restauro per riportarlo alle sue antiche bellezze, è di proprietà dell’archidiocesi di Spoleto. La chiesa è costruita a blocchetti di arenaria. L’interno è a tre navate divise da pilastri. Il precedente restauro risale al 1947. Il presbiterio termina con tre absidi di cui una maggiore e due laterali. La navata di sinistra è spartita in cappella con volte a crociera, un tempo completamente dipinte a fresco. Nella prima ci sono resti di affreschi dei secoli XIV e XV; nella seconda, nella parte di fondo, c’è raffigurato il Martirio di san Sebastiano, di scuola folignate del secolo XV attribuito al Maestro di Cola delle Casse (Todini). Limigiano si trova ad un’altezza di 333 metri sul livello del mare, sulle propaggini settentrionali dei colli Martani, a circa 8 km a sud-est del capoluogo Bevagna. Fa parte dei castelli bevanati insieme a Cantalupo, Castelbuono, Gaglioli e Torre del Colle. Diverse le origini del nome: “limite sano”, in quanto si trovava in prossimità di grandi paludi (il resto dell’antico lacus Umber che occupava la Valle umbra); limes Ianii, per via delle terme di acqua sulfurea (ancora presente), già note ai Romani; “Lì mi sano!”, come esclamò una nobile dama guarita dalle acque, secondo la leggenda.

AUTORE: Francesco Carlini