Uniti a Cristo e tra noi per evangelizzare

Diocesi. Il vescovo mons. Cancian traccia le nuove linee pastorali. Riportiamo alcuni brani salienti

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Il 23 settembre 2007 mons. Domenico Cancian, da poco consacrato vescovo di Città di Castello, faceva l’ingresso in diocesi. A distanza di un anno pubblichiamo ampli stralci delle linee pastorali che mons. Cancian ha inviato alla diocesi consegnandole a tutti i preti e diaconi riuniti in seminario giovedì 11 settembre. Lo stesso giorno il vescovo ha reso noti i primi provvedimenti adottati per riorganizzare la curia diocesana e alcune parrocchie. ‘Rimanete nel mio amore’ (Gv 15, 9). Carissimi, questo imperativo di Gesù, che suona come una consegna ai discepoli prima della sua passione e morte, può opportunamente ispirare le linee pastorali della nostra amata Chiesa tifernate. Queste quattro parole, semplici e profonde, ci presentano una sintesi stupenda della vita cristiana, una precisa indicazione anche per tutti noi oggi: vivere immersi in quell’amore che il Padre ci dona per mezzo di Gesù nello Spirito santo. [‘]Come vescovo, mi sento chiamato a tracciare alcune linee pastorali, che ci aiutino a continuare il cammino nella sequela di Gesù, acconsentendo all’azione prioritaria e determinante dello Spirito e sollecitando l’apporto di tutti, ciascuno secondo le responsabilità e i doni ricevuti dal Signore. […]Intendo continuare quel rinnovamento conciliare che gli ultimi Pastori tifernati hanno guidato con sapiente dedizione e con carismi diversi, coinvolgendo il popolo di Dio in tutte le sue componenti. Mi riferisco, con animo grato, ai vescovi Cesare Pagani, Carlo Urru, Pellegrino Tomaso Ronchi. Di loro ho letto con attenzione gli scritti e ho riflettuto sulle linee pastorali adottate. [‘]Uniti a Cristo. ‘Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto’ (Gv 15, 5). Prima di tracciare le linee pastorali future, mi sembra doveroso volgere uno sguardo ammirato e commosso alla storia della santità che ha segnato positivamente la nostra Chiesa tifernate. La vita dei santi è la Parola che lo Spirito scrive nella storia di una Chiesa diocesana. Sono le pagine più belle. Li richiamo non solo per rafforzare ulteriormente la nostra memoria, ma soprattutto perché la nostra Chiesa abbraccia tutti coloro che ci hanno preceduto nella fede. È il mistero della comunione dei santi: innumerevoli uomini e donne che, anche nella nostra Chiesa particolare, hanno seguito esemplarmente Gesù Cristo e il suo Vangelo. Ben undici, saliti agli onori degli altari come santi o beati, sono inseriti nel calendario liturgico diocesano. Costituiscono un prezioso tesoro e un forte richiamo per tutti noi. Al di là delle ‘strategie’ pastorali messe in atto nelle varie epoche storiche, ci ricordano il primo obiettivo da perseguire da parte di ogni cristiano: la conversione continua ad una vita santa. [‘]Nella nostra Chiesa la santità è fiorita in tutti gli stati di vita, a testimonianza di quanto sia potente e creativa l’azione dello Spirito santo, quando trova persone disponibili: san Crescenziano (‘ 303 circa) e i suoi compagni di martirio; i santi Florido (‘ 599-600 circa), Amanzio e Donnino; san Ventura (‘1250 circa); sant’Albertino da Montone (‘1294); beata Margherita (‘1320); beato Pietro Capucci (‘1445); santa Veronica Giuliani (‘1727); beata Florida Cevoli (‘1767); beato Carlo Liviero (‘1932). [‘]Una venerazione tutta particolare è dedicata dal popolo castellano alla Vergine Maria, onorata col titolo di ‘Madre della Divina Grazia’ (Madonna delle Grazie), patrona della città e della diocesi. A Canoscio, a Petriolo, a Renzetti, a Monte Santa Maria, a Belvedere, a Pietralunga, nei colli e nei paesi dell’Alta Valle del Tevere, troviamo santuari e chiese che evidenziano la profonda pietà mariana del nostro popolo. Uniti a Cristo e tra di noi. ‘Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri’ (Gv 13, 34). La comunione ecclesiale è dono dello Spirito, ma anche scuola o laboratorio in cui, come condiscepoli, impariamo ogni giorno a condividere, a lavarci i piedi, a portare i pesi gli uni degli altri, a perdonarci, consolarci, accoglierci, superando personalismi, divisioni, gelosie, autoreferenzialità, egoismi di vario genere sempre risorgenti. Occorre conoscerci, stimarci, imparare a comunicare in modo sincero e rispettoso; occorrono soprattutto tanta umiltà e pazienza. [‘]La psicologia insegna che l’altro percepisce in qualche modo quel che io penso di lui, perché trasmetto anche a livello inconscio simpatia, antipatia, indifferenza. L’amore fraterno dunque deve partire dal cuore: è questo che va purificato ogni giorno per trasmettere ‘ volesse il cielo! ‘ i sentimenti di Cristo misericordioso che ama appassionatamente ogni uomo, specie il più bisognoso, con un ‘pregiudizio positivo’, ossia con un messaggio di accoglienza e fiducia. L’altro mi ‘appartiene’ come fratello e come amico, come dono di Dio. Uniti a Cristo e tra noi per evangelizzare. ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16, 15). ‘Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda’. Oggi più che mai, in questo nostro mondo secolarizzato, ci viene chiesto dalla Chiesa ‘di disporci all’evangelizzazione, di non restare inerti nel guscio di una comunità ripiegata su se stessa e di alzare lo sguardo verso il largo, sul mare vasto del mondo, di gettare le reti affinché ogni uomo incontri la persona di Gesù, che tutto rinnova’. La nostra evangelizzazione riesce a comunicare il fascino di Gesù, tesoro nascosto e perla preziosa che cambia la nostra esistenza? I cristiani vivono la fede come un peso e una tradizione, oppure come una vera grazia e una gioia profonda? [‘] Affido me e voi alla materna protezione della beata Vergine Maria. Lei, madre e prototipo della Chiesa, e i nostri santi ci accompagnino e ci ottengano la grazia di vivere uniti a Cristo e tra di noi per testimoniare il Vangelo dell’amore agli uomini del nostro tempo. Chiedo a voi tutti di sostenermi con la preghiera, l’amicizia sincera e la collaborazione generosa. Ricambio con sentimenti di viva gratitudine e su tutti voi imploro di cuore la benedizione del Signore.

AUTORE: ' Domenico Cancian