Uno sguardo oltre il recinto del sacro

Si è tenuto ad Assisi il 21'convegno nazionale della Comunità del diaconato in Italia, sul tema 'Quale diacono per quale città dell'uomo'

Tempo di lettura: 164 secondi

Le prospettive e le funzioni dei diaconi permanenti nella Chiesa e nella società italiana sono state al centro, ad Assisi, del 21’convegno nazionale della ‘Comunità del diaconato in Italia’ sul tema: ‘Quale diacono per quale città dell’uomo’. I diaconi oggi in Italia sono più di 3.000, molti dei quali con mogli e figli. In Umbria sono circa 150. I diaconi hanno ricordato il paragrafo della costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et spes, dove si evidenzia che ‘le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore’. Partendo da questo concetto, il presidente della Comunità del diaconato in Italia, Enzo Petrolino, ha ricordato che ‘sono i poveri i destinatari privilegiati del servizio da parte dei diaconi, che non si devono chiudersi nel recinto del sacro, ripiegandosi in forme intimistico-devozionali. Al contrario, il diacono si faccia ministro di una Chiesa che è chiamata a trovare se stessa fuori di se stessa’. Il convegno ha rappresentato l’occasione per fare il punto sulla figura del diacono, non sempre percepita nella maniera corretta dentro e fuori la Chiesa, anche perché nel tempo dopo la forte spinta iniziale, dopo la sua reintroduzione, ora c’è una fase di stallo. Formazione dei diaconi, rapporti con la diocesi e con i vescovi, relazioni con il mondo (da definire in modo più compiuto) sono le ragioni che hanno in qualche modo frenato la diffusione dei diaconato. Un ruolo che dovrebbe essere quello di ‘ministro della soglia’, è stato sottolineato, cioè quello che sta sull’uscio della chiesa. Tiene i rapporti tra la Chiesa e il mondo, guarda dentro la Chiesa e fuori della Chiesa. Non consacra ma porta l’eucaristia, così come porta il Vangelo agli ultimi. Mons. Piero Bottaccioli, vescovo referente per il diaconato della Commissione clero e vita consacrata della Cei, ha ricordato che ‘i documenti della Santa Sede del 1998 sulla formazione dei diaconi ci dicono di non dimenticare che l’oggetto della diaconia di Cristo è l’umanità. La Chiesa continua ad essere segno e strumento della diaconia di Cristo nella storia, e il diacono è il segno e lo strumento espressivo di questa diaconia della Chiesa’. Ha chiamato gli uomini alla conversione mons. Luciano Monari, vice presidente Cei e nuovo vescovo di Brescia, secondo cui la conversione ‘si basa sui tre connotati della conversione (intellettuale, morale e religiosa), perché quest’ultima, nel suo insieme, è la conversione cristiana vissuta dalla Chiesa nel disegno di rendere un servizio alla comunità italiana’. Al convegno ha partecipato anche mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, componente della Cei per la Commissione per il diaconato, rilevando che ‘la bellezza del diaconato si basa fondamentalmente sulla saggezza che voi imparate dalla vita e che diventa la stessa intensità della vostra vita’. Il congresso è stato concluso da mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, che ha posto l’accento, tra l’altro, sui segni di vitalità del diaconato, sottolineando le tappe per camminare con una Chiesa attenta ed aperta al dialogo. Una sfida, questa, che attende pure colui che dal ministero diaconale dovrà tirar fuori le doti dell’accoglienza, della condivisione, della comunione.

AUTORE: Romano Carloni