I desideri dei giovani

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“Impegniamoci nel cercare di frequentare il futuro” ha affermato Papa Francesco all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani, auspicando di riuscire a “far germogliare sogni”. Anche la liturgia di questa XXVIII domenica del TO ci propone la figura di due giovani, Salomone e il “tale”, che ambiscono a realizzare i loro sogni di vita.

Prima lettura

Il brano tratto dal libro della Sapienza ha come sfondo l’episodio in cui a re Salomone appare il Signore che gli manifesta il Suo accordo nel concedergli qualsiasi cosa desideri. E Salomone chiede al Signore il dono della sapienza per ben governare il popolo e saper distinguere il bene dal male. Il Signore lo esaudisce perché non ha chiesto beni materiali o la morte dei nemici, ma il “discernimento per giudicare” (1Re 3).

Così l’autore del libro della Sapienza ricorda questo momento in cui ‘Salomone’ ha pregato per ricevere il più grande dei beni che è la sapienza da lui stimata superiore al successo (“scettri e troni”), ai beni materiali (“gemme, oro e argento”) e alla stessa vita (“salute, bellezza e luce”). Nell’elencazione di questi beni vi è un’implicita apertura ad ampio raggio perché riguarda sia i beni considerati tali nell’ambiente semitico (oro, argento) che in quello greco (salute e bellezza). E la rinuncia a tali beni si trasforma in un vero e proprio investimento perché nella sapienza vi è “una ricchezza incalcolabile”.

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza 7,7-11

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 89

SECONDA LETTURA
Dalla Lettera agli ebrei 4,12-13

VANGELO
Vangelo di Marco 10,17-30

Vangelo

Anche nella pagina del Vangelo si parla di rinuncia, ma non fine a se stessa quanto piuttosto per intraprendere il più grande degli investimenti. L’episodio avviene “per strada” mentre Gesù sta raggiungendo Gerusalemme. Avviene che “un tale” corre incontro a Gesù e gli si getta ai suoi piedi manifestandogli disponibilità reverenziale. Provocato dal “tale” sul da farsi per ottenere la vita eterna, come suo solito, Gesù risponde ad una domanda ponendo un’altra domanda: “Perché mi chiami buono?”.

Poi risponde al “tale” con l’elenco di una parte dei 10 Comandamenti (Parole). Specifichiamo. Secondo l’Antico Testamento il totale dei comandamenti è di 10, costituito dai 4 che riguardano il rapporto con il Signore e i 6 relativi al rapporto con gli altri esseri umani. Gesù tiene già conto della fede del “tale” e si ‘limita’ a ribadire i doveri verso il prossimo quindi gli propone gli ultimi 6 Comandamenti.

Ma “tutte queste cose” il “tale” le osserva sin dalla giovinezza, cioè dall’età di 13 anni, età in cui il ragazzino viene ritenuto responsabile per se stesso nei riguardi dell’osservanza della Torah (Bar mitzvah). Gesù vuole condurlo alla consapevolezza di essere già ‘ricco’ ma di non essere in possesso del bene più prezioso. Prima gli mostra il suo amore (“lo amò”), poi lo invita ad investire: “Va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi, vieni e seguimi!”.

Il “tale” non obietta, solo “se ne andò triste perché aveva molte ricchezze”. Questa è tuttavia un’opportunità per Gesù per istruire in merito alla sequela. Gesù non condanna le ricchezze né rimprovera il “tale”, solo fa presente il fascino che esse esercitano sugli uomini e la conseguente difficoltà, nonostante ci sia retta intenzione, a lasciarle per seguirlo.

E la resistenza nel lasciare le ‘ricchezze’ è resa con la metafora del cammello e della cruna dell’ago: l’espressione sembra rimandare all’uso di far passare attraverso una porta a forma di cruna dell’ago, il cammello, che vi accedeva con difficoltà piegandosi sulle zampe e solo se era senza carico. Anche se l’esistenza di tale porta non è documentata, l’immagine usata da Gesù in una mentalità ‘palestinese’ che amava esprimersi per paradossi ed eccessi, fa presa sui discepoli che rimangono infatti sconcertati.

Insomma, Gesù presenta la questione in modo così realistico e drastico che rimanda alla necessità dell’intervento divino: “impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile!”. E alla presa di consapevolezza di Pietro che dice “abbiamo lasciato ogni cosa”, Gesù risponde specificando ulteriormente ed elencando “casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi” dando così risalto, attraverso la casistica numericamente più elevata, alla più importante delle ricchezze che è quella dei legami familiari, ma nello stesso tempo con il rafforzativo Amen! (in verità vi dico) incoraggia a fare scelte coraggiose, a cambiare mentalità perché le cose e le persone lasciate si moltiplicano in persone e beni più numerosi.

Seconda lettura

Gesù dona quindi la sua Parola come ‘garanzia’ per chi decide di seguirlo, ‘garanzia’ che ben ci descrive la Lettera agli Ebrei. La pericope che ci viene proposta è la più nota della Lettera ed è considerata uno dei capolavori letterari.

L’autore è nel punto di definire la Parola di Dio e le attribuisce 5 aspetti (viva, efficace, tagliente, penetrante e discernente) il terzo dei quali è paragonato alla spada a doppio taglio che che giunge in profondità tanto da riuscire a dividere (tenendo conto dell’influenza della filosofia platonica) l’anima dallo spirito e fino ad arrivare alle giunture e alle midolla.

Questa Parola che coinvolge tutto l’essere umano non può incontrare le resistenze come quelle di Salomone (idolatria) o del “tale” (ricchezze), ma esige per natura un’accoglienza radicale e fiduciosa!

Giuseppina Bruscolotti

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