Vita religiosa: tre parole-chiave

ANNO DELLA VITA CONSACRATA. I temi di riferimento, gli eventi principali

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anno-vita-consacrataVangelo – Profezia – Speranza. Sono le tre parole che troviamo nel logo dell’Anno della vita consacrata. Spiegano bene il cammino di rinnovamento che religiosi/e sono chiamati a percorrere, specialmente in questo tempo di grazia voluto dal Papa gesuita che ha voluto chiamarsi Francesco. Sant’Ignazio e san Francesco, insieme a san Benedetto, ispirano il pontificato di Papa Ratzinger e di Papa Bergoglio, nel tempo di crisi epocale simile a quello vissuto dai nostri Santi umbri.

Vangelo. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (EG, n.1). È una parola rivolta a tutti gli uomini, alcuni dei quali sono chiamati a viverla nella radicalità dei voti religiosi di obbedienza, castità e povertà, nella gioia della vita fraterna in comunità e nella missione a tutto campo, specie nelle periferie del mondo. La sequela di Gesù ha per i religiosi queste connotazioni evangeliche che i due sussidi di recente pubblcati dalla Congregazione dei religiosi (Rallegratevi e Scrutate) mettono in evidenza in modo opportuno.

Profezia. Il carattere profetico di tutto il popolo di Dio assume per i religiosi i tratti che riscontriamo nel profeta Elia: la sua vita di solitudine e ascesi, la passione per l’Alleanza e la Legge del Signore, l’audacia nel difendere i diritti dei poveri. Una vita profetica che coinvolge interamente l’uomo in processi di illuminazione e purificazione, zelo ardente per il Signore, fino a momenti di scoramento. Incontri mai scontati con Dio, con gli uomini e con se stessi (cfr. Scrutate, pp. 41-46).

Speranza. Ricorda il compimento ultimo del Mistero cristiano. La vita consacrata è testimonianza della presenza del regno di Dio, è anticipo dell’escatologia, “dei cieli nuovi e della terra nuova”, della comunione piena con Dio, con l’umanità e con l’universo. “Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo” (Mt 22,30).

In conclusione, i consacrati e le consacrate sono chiamati a essere nel mondo segno credibile e luminoso del Vangelo e dei suoi paradossi, senza conformarsi alla mentalità di questo secolo. Papa Francesco afferma: “I religiosi sono uomini e donne che possono svegliare il mondo e illuminare il futuro. La vita consacrata è profezia. Oggi Dio ci chiede di uscire dal nido” (29 novembre 2013). La riforma della Chiesa, non c’è dubbio, coinvolge in modo tutto particolare i religiosi, che il Vaticano II colloca subito dopo il richiamo all’universale vocazione alla santità.

† Domenico Cancian, f.a.m.
vescovo delegato Ceu per clero e vita consacrata

 

L’attualità di questa vocazione

Con la prima domenica di Avvento, inizia l’Anno che Papa Francesco ha scelto di dedicare alla vita consacrata nel 50° anniversario del decreto conciliare Perfectae caritatis. È un tempo di riflessione inteso a riscoprire l’importanza del dono della consacrazione religiosa, sia come via di santificazione personale sia di evangelizzazione e di missione. Per noi umbri, il valore di questo carisma è testimoniato dagli straordinari avvenimenti che abbiamo vissuto in questi ultimi anni: le beatificazioni di Maria Luisa Prosperi di Trevi, di Madre Speranza di Collevalenza e le canonizzazioni della beata Angela da Foligno e del padre Ludovico da Casoria, fondatore del Serafico di Assisi. Figure assai diverse di religiosi, le quali tuttavia indicano come possibile e desiderabile quella medesima realtà da cui scaturiscono: la configurazione dell’uomo all’amore divino, cioè quel completo dissolversi-attuarsi della creatura umana nell’infinita santità di Dio e nella eterna beatitudine del Suo amore.

Si tratta certo di un percorso arduo, oggi più che mai incompreso e “impopolare”, come parrebbe indicare la grave crisi vocazionale che molti istituti e Ordini religiosi stanno attraversando. Ma la Chiesa e, direi, l’umanità non possono fare a meno di uomini e donne che con la loro consacrazione a Dio e totale dedizione al prossimo – due facce della stessa identità evangelica – sanno rappresentare al vivo il “tempo nuovo”. Intanto, qui e ora, “quanto più fervorosamente vengono uniti a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arricchisce la vitalità della Chiesa e il suo apostolato diviene vigorosamente fecondo” (PC, 1). Con questo auspicio del cuore, ringrazio le consacrate e i consacrati dell’Umbria per la testimonianza di fede e di carità che quotidianamente rendono al popolo cristiano e all’intera società.

† Gualtiero card. Bassetti