“Biopolitica”

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Ho letto recentemente il prezioso studio pubblicato da Salvatore Rosa, dal titolo ‘Biopolitica’, e sono rimasto colpito da questo termine, particolarmente significativo. Tale potrebbe o dovrebbe essere il titolo di ogni politica di oggi (e domani). La biopolitica è la politica che ha al suo centro la vita, che è come dire la persona. È la prospettiva pratica del fare politica che dovrebbe coinvolgere tutti: certo innanzitutto i ‘politici’ e i partiti, ma anche ogni semplice cittadino, che in democrazia sceglie col voto – e non solo – la politica del proprio Paese, e il programma col quale confrontarsi. È facile pensare subito alla bioetica che ne è il riferimento primario e, direi, ne è la madre, perché porta i principi a cui ispirarsi nell’agone politico, sì che questo viene ad assumerne la propria specificità. La politica, e l’informazione che tv e carta stampata ne fanno, non possono toccare sempre la gente. L’economia e la sicurezza interessano la gente, giustamente. Ma tali temi stanno più in superficie. È necessario porre attenzione a quanto ne è il fondamento. Certamente diritti e doveri sull’inizio e il termine della vita, nel rispetto e nella promozione in ogni dimensione della persona, e anche delle persone. La vita è un fatto individuale e, insieme, relazionale. Emergono da tempo nel dibattito politico la liceità o meno dell’aborto e della eutanasia, la salvaguardia e il rispetto dell’embrione umano. Soltanto i giornali cattolici (e così La Voce) hanno avanzato riserve sulle linee guida della Legge 40 modificate dalla ministro Turco allo scadere del suo mandato. In questo orizzonte emergono fortemente oggi due pilastri della biopolitica: la famiglia e l’educazione. Si è parlato, sì, di famiglia nella recente campagna elettorale, ma si sarebbe dovuto centrarne maggiormente il valore fondante. Quale leggi si faranno in proposito? E – soprattutto – quali leggi sulla famiglia saranno applicate? Siamo oggi (10 maggio) in attesa, poiché non è stato costituito un vero e proprio ministero per la Famiglia, se saranno affidate deleghe visibili ed efficaci affinché si operi in favore della famiglia in ambito governativo. E nella nostra Umbria? Il tema dell’educazione, poi, come è stato recentemente rimarcato da Benedetto XVI, è oggi ‘emergenza educativa’ (è il termine che è stato usato proprio dal Papa). Non corrisponde, se pur si collega, con l’istruzione (c’è un apposito ministero), che può esserne un presupposto e uno sviluppo, ma coinvolge direttamente la responsabilità parentale della famiglia e diviene compito della società (e delle sue leggi) e della cultura che l’anima. Gli ambienti di vita dei giovani ne sono direttamente interessati: la scuola, l’attività sportiva, gli oratori nelle parrocchie. Ma sia nella famiglia che nell’educazione emerge la necessità di un impegno in prima linea della Chiesa. La storia dell’impegno ecclesiale nei secoli (e ancor oggi con particolare visibilità in quello missionario) si è sviluppato sempre attorno all’edificio-chiesa (dove c’è la proposta esplicita e lo sviluppo della fede) con l’ospedale (o almeno l’ambulatorio) e con la scuola, l’impegno educativo cioè. Alla Chiesa particolarmente, vescovi, presbiteri, catechisti, parrocchie, associazioni e movimenti, famiglie (giovani e non), fedeli laici, spetta questo grande orizzonte. La Conferenza episcopale umbra si è lodevolmente attivata sul fronte delle famiglie. La Chiesa di Terni, con il convegno ‘La Chiesa e la città’, sta preparando in questi giorni un importante incontro che intende promuovere corresponsabilità nell’impegno sociale e politico per la promozione integrale della persona. Così alla società, corroborata dal contributo di tutti, viene a competere la biopolitica che orienti e sproni in questa direzione.

AUTORE: ' Franco Gualdrini