Sogno o son desto?

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Di Angelo M. Fanucci

Devo aver fatto un sogno, ma non ne sono proprio sicuro. Ho sognato (forse) di essere tornato indietro con gli anni, molto indietro, a quando, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, a Scheggia feci la mia prima Comunione. “Oh! Che giorno beato, il ciel ci ha dato!” cantavamo. Con me c’erano Giorgio e Umberto, Peppino de Lisandrelli e Peppe del Canuto, Tom Bugliosi e Silvano… ma c’erano anche (e questo mi fa pensare che si trattò di un vero sogno) Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Tutti bianchi, in divisa di marinaretti; scarpe nere di coppale; guanti bianchissimi. E due alucce da angeli in fieri appiccicate alla schiena.

Attraversammo cantando tutto il paese. “Oh! Che giorno beato, il ciel ci ha dato!”. Luigi e Alessandro cantavano più forte di tutti. Passammo davanti agli “Alimentari e ferramenta” del mio babbo, passammo davanti a Peppe Parlanti; subito dopo il bar di Remo girammo a sinistra per via del Fosso. A metà di via del Fosso c’imbattemmo in un ambulante dagli occhi spiritati e dalla barba bianca tutta scarmigliata, ritto sul suo apetto, con una grande scritta alle spalle: “Vaffa, caramelle post-ideologiche!”; gridava come un gallo e saltava come un grillo. Luigi e Alessandro si slanciarono verso l’apetto; nel farlo, Luigi mi urtò, al punto che mi svegliai (o credetti di svegliarmi). Appena in tempo per vedere la delusione sulla faccia di loro due, perché, scartate le due caramelle offerte dal testabianca, le trovarono vuote del tutto: era solo carta da incarto.

Fuor di metafora onirica, Luigi Di Maio ha detto che con lui e i suoi in Italia comincia la Terza Repubblica. La Repubblica segnata dalla fine delle ideologie. Gliela perdoniamo, la castroneria, perché Di Maio ha fatto le scuole basse, e quella castroneria la ripete spesso anche gente che vive (o bivacca) in quei templi del sapere che sarebbero le università. Confondere l’ideale con l’ideologia è una castroneria. L’ideologia è l’irrigidimento dell’ideale, la sua imbalsamazione a opera di ideologi disinteressati alla realtà, dediti a trasformare un progetto (che andrebbe lanciato nella realtà per modificarla e modificarsi nel progredire con essa) in una gabbia rigida in cui tutto torna sul piano astratto, esattamente come nulla torna sul piano concreto. Si può fare la spesa al mercato senza avere nessun’idea né della spesa né del mercato, ma non si può fare politica senza avere un’idea della politica. Fare politica senza avere un’idea della politica vuol dire fare oggi arrosti che qualcuno, domani, pagherà salati.

3 COMMENTS

  1. Ciao, voglio sapere se il Tom Bugliosi che lei parlava avuto il nome Umberto? Di scheggia, Nato in 1936?

    • Abbiamo segnalato la sua domanda all’autore, don Angelo Fanucci. Spero possa darle la risposta. Un cordiale saluto

    • Sì. era lui, Umberto, soprannominato Tom perché era fisicamente il più robusto della classe. Era molto buono. Suo padre lo chiamavamo “Dondo”: era il campanaro della Chiesa e per questo (dicevano) era diventato sordo come una campana. Aveva un fratello molto più grande e una mamma molto dolce: non ricordo il nome né dell’uno nè dell’altra. Sia pace a loro, nel Signore.
      D.A.

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