Quod erat in principio

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DON ANGELO fanucciPrima di Pasqua, la mia Comunità di Capodarco dell’Umbria ha sistemato tutti i contratti di lavoro che regolano i rapporti economici con i propri dipendenti. Sistemata una questione previa di questa portata, è il momento di recuperare il profilo ideale della Comunità di Capodarco dell’Umbria, che prima s’era chiamata “Centro lavoro cultura”, e prima ancora Comunità di San Girolamo.

Al tempo di Paolo VI (1963-1978), gli esperti convennero sul fatto che, nel settore della cura dei deboli, andavano collocati tra i frutti più maturi del Concilio la Comunità di Sant’Egidio, il Gruppo Abele e la Comunità di Capodarco. Dalla metà degli anni ’60 nel paesino di Capodarco, tra Fermo e Porto San Giorgio, era nata Casa Papa Giovanni, sede del Centro comunitario “Gesù risorto”, ente ecclesiastico per la formazione umana e cristiana dei disabili, riconosciuto dall’Arcivescovo di Fermo.

Ma nel 1983 a quell’ente di diritto canonico subentrò un ente morale di diritto civile, la Comunità di Capodarco. I suoi scopi sociali vennero così definiti. La Comunità di Capodarco persegue le seguenti finalità: lo sviluppo della persona, con particolare attenzione agli emarginati; la rimozione di ogni ostacolo al pieno sviluppo della personalità dell’individuo, nel rispetto della cultura, dei valori e dello spazio creativo di ciascuno; l’effettiva partecipazione democratica alla vita sociale di ogni persona, attraverso la lotta contro ogni forma di emarginazione.

La sua dimensione ecclesiale venne ridisegnata così: per la matrice cristiana di parte dei suoi membri e per l’esperienza di servizio all’uomo di tutti i suoi membri, la Comunità di Capodarco dell’Umbria è luogo di incontro e di confronto fra quanti, pur variamente ispirati sul piano ideologico e culturale, ne condividono lo spirito e l’impegno vitale.

In quello stesso anno anche la Comunità di Capodarco dell’Umbria (che allora si chiamava Centro lavoro cultura) redasse il proprio Statuto, e lo volle identico a quello della Comunità nazionale di Capodarco, ma con un’aggiunta: “Per la particolare natura della proposta sulla quale la realtà associativa, che con il presente Statuto assume forma giuridica, si è formata e ha aggregato consensi, la Comunità di Capodarco dell’Umbria, pur condividendo lo spirito e la prassi pluralista che caratterizza la Comunità di Capodarco, collabora in modo tutto particolare con la Chiesa locale per incrementare, all’interno di essa, la dimensione di liberazione personale propria del cristianesimo, nel pieno rispetto e nella costante tensione a promuovere e a valorizzare le storie e il patrimonio ideale e pratico di gruppi territoriali che si siano formati su altre dinamiche; coerentemente, nel pieno rispetto dei valori personali di ciascun socio, cura al proprio interno che la proposta cristiana venga fatta a tutti i soci”.

Da qui voglio ripartire, a beneficio di quanti di questa ripartenza possono giovarsi.

AUTORE: Angelo M. Fanucci