Mi spiego

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DON ANGELO fanucciIl mio rapporto con il dr. Fressoia è di un’anomalia più unica che rara. Non ci conosciamo (lo chiamo “dottore” per via della caratura culturale che traspare dalle lettere che mi invia), eppure abbiamo duellato decine di volte, ma solo sulle pagine de La Voce, che permettono ai duellanti di scambiarsi anche spatascioni sonori, ma non permettono loro di vedersi in faccia.

Stavolta il dr. Fressoia ha scritto al Direttore don Bromuri, confidandogli che ormai da una settimana legge e rilegge la mia abat jour del 10 gennaio. E tramite don Bromuri vorrebbe sapere da me… non per polemica ma per il desiderio di capire a fondo (sarà vero!?), il senso di alcune mie frasi: “… dopo i secoli dell’intransigentismo più rigoroso della Chiesa nei confronti della cultura delle autonomie, colpevole… di aver maturato il primato dello Stato democratico su quello assolutista e di avere detto che… il potere risiede nel popolo, il Concilio Vaticano II… ha finalmente riconciliato la Chiesa con il mondo”.

E precisa: cos’è esattamente la cultura delle autonomie? E i secoli dell’intransigentismo? Prima o dopo Costantino? Prima o dopo la Riforma luterana? Prima o dopo il Concilio? Cosa si intende per Stato democratico? Stato e Governo come sinonimi? Come può essere classificato un Governo dittatoriale democraticamente eletto? Prima del Concilio la Chiesa fu (in parte o in tutta la sua storia) ostile al mondo? A quale mondo? Ingiustamente?

Caspiterina, che catasta di domande! Sembra la pira di Patroclo, quando Achille diede fondo alla legna di tutto l’accampamento dei Mirmidoni perché quella pira fosse grande quanto lo era stata la loro amicizia. Quando dei siluri di questa portata circolano per una settimana nei meandri della mente di un uomo, la testa duole, oh! se duole!

Dottor Fressoia, un siluro per volta. La cultura delle autonomie è quella concezione delle dinamiche umane che fu abbozzata nell’Italia del Rinascimento, da Machiavelli e Galileo, e fu sistematizzata dall’Illuminismo franco-inglese, soprattutto da Locke.

Una legione di professori ignoranti ha insegnato ai propri alunni che secondo Machiavelli “il fine giustifica i mezzi”: andrebbero tutti confinati in Groenlandia, quei docenti, a insegnare il canto gregoriano alle foche. Machiavelli ha detto che la politica ha un suo ambito, un suo fine, dei mezzi suoi, che non sono l’ambito, il fine, gli strumenti della morale. Altrettanto ha detto Galileo per quel che riguarda la scienza nei confronti della religione. Autonoma, legge e se stessa.

Cosa deve pensarne, di tutto questo, un uomo di fede? A moment, please!

AUTORE: Angelo M. Fanucci