Al Cern c’è una particella umbra

Alla realizzazione del gigantesco esperimento in atto - denominato Cms - ha contribuito anche l'Università di Perugia

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Il 10 settembre è stato un giorno memorabile per la Fisica internazionale. È stato infatti inaugurato, presso il Cern (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) di Ginevra l’esperimento preliminare dell’Lhc (Large hadron collider), la più potente macchina per l’accelerazione di particelle nucleari ad oggi costruita. Lo scopo di questa macchina, per la quale sono previsti quattro macro esperimenti, sarà quello di studiare quale sia l’origine della massa, ovvero quella proprietà della materia che ci permette di esistere, tentando di riprodurre la situazione immediatamente successiva al Big Bang, il momento dell’origine dell’universo. A questo scopo l’Lhc è formato da un tunnel sotterraneo lungo ben 27 km, all’interno del quale 2.000 magneti superconduttivi vengono mantenuti ad una temperatura di ‘271 ‘. La mattina dello scorso 10 settembre, per la prima volta è stato sparato un raggio di fotoni all’interno di Lhc, in attesa di poter registrare le reazioni che avvengono quando un altro fascio viene sparato da direzione opposta e le particelle entrano in collisione tra di loro ad una velocità pari a quella della luce. Il primo dei quattro esperimenti, definito Cms (Compact muon solenoid), è un rivelatore ideato per registrare e misurare le reazioni a queste collisioni; catturerà con altissima precisione i movimenti di elettroni, fotoni, muoni e jet di particelle, sperando di trovare, finalmente, la famosa particella definita ‘bosone di Higgs’ o ‘particella di Dio’, finora solo ipotizzata. Si tratta dell’elemento ultimo che conferisce massa alle altre particelle e che rende possibile la loro aggregazione: dunque, la particella ultima della materia. A questo primo fondamentale esperimento ha contribuito in maniera importante anche un’équipe di ricercatori italiani, alcuni dei quali provenienti dal dipartimento di Fisica dell’Università di Perugia, la cui collaborazione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa dal prof. Giancarlo Mantovani e dal dott. Gianmario Bilei (intervenuto in videoconferenza dal Cern). ‘Una parte interna del rivelatore di particelle Cms è stata costruita proprio a Perugia’ ha affermato il prof. Mantovani. A seguire, Lhc servirà a sperimentare altre reazioni di fondamentale importanza per l’umanità, indagando ad esempio quale sia l’origine della massa e come si sia evoluta fino a diventare ciò che vediamo, e scoprire nuove nozioni sull’antimateria. Lo scopo ultimo di questo mastodontico esperimento, costato 6 miliardi di euro e che durerà otto anni, è quello infine di verificare se ad altissime energie le leggi della Fisica si semplificano per poter essere ricondotte ad un’unica legge. Qualcosa che riguarda molto da vicino tutti noi. Esperimento al Cern. Verrà scoperta la ‘particella di Dio’? È solo un modo di direL’esperimento condotto con l’Acceleratore del Cern di Ginevra ha riproposto il dibattito sull’origine dell’universo. Qualcuno, in riferimento al fatto che il ‘bosone’ – il costitutivo fondamentale della materia da cui una quindicina di miliardi di anni fa, dopo il Big Bang, avrebbe avuto origine tutto – ha inventato il termine ‘particella di Dio’. Esagerato? Una risposta è venuta da mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Sì ad un ‘uso simbolico’ dell’espressione ‘particella di Dio’ – ha detto -, ma ‘facendo attenzione che con questa espressione non si voglia riproporre quell’atto divino, perché allora avremmo uno sconfinamento di prospettive’. Mons. Ravasi ha risposto così alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione di un convegno internazionale sull’evoluzionismo. Ha poi puntualizzato che nell’attuale dibattito sulle origini dell’universo ‘l’uso di questa espressione è di tipo retorico’, data la suggestione che porta con sé, ma è solo un modo per ‘cercare di rappresentare quell’evento, che viene studiato in ambito scientifico con percorsi propri’, diversi dall’ottica di fede.

AUTORE: Mariangela Musolino