Alla celebrazione, insieme ad una rappresentanza perugina, erano presenti mons. Mario Ceccobelli e mons. Remo Bistoni

Canti e danze hanno accolto la nomina del nuovo Vescovo. Mons. Msusa nuovo vescovo di Zomba

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I canti e le danze scandiscono i momenti della cerimonia, dando loro una dimensione partecipata. Non puoi non esserne coinvolto. È la festa di tutta la diocesi di Zomba, che saluta il vecchio vescovo Allan Changwera, dimissionario, ed accoglie il nuovo vescovo Thomas Luke Msusa. La cerimonia è di quelle che lasciano il segno: ne è presidente mons. Orlando Antonini, nunzio apostolico di Zambia e Malawi; concelebranti sono ben undici arcivescovi e vescovi ed uno sterminato numero di sacerdoti – tra cui riconosco don Mario Ceccobelli e don Remo Bistoni – che fanno da corona all’altare elevato sull’altura su cui campeggia una grande croce. Nell’ampia spianata ai piedi della collina una variopinta folla, proveniente dai più lontani villaggi, partecipa alla celebrazione. Nel silenzio generale il Nunzio stende le mani sul capo del Vescovo-eletto e lo unge del sacro Crisma; poi gli presenta il libro dei Vangeli ed infine gli mette al dito l’anello pastorale, sul capo la mitria, nella mani il pastorale, ricordandogli i doveri del pastore. Ormai Thomas Msusa è il pastore a cui viene affidato il gregge. Ogni passo di danza, ogni nota sembrano la trascrizione materiale del mistero che si sta compiendo sull’altare, creando comunione tra celebranti e fedeli senza alcuna frattura. E tutti partecipano nella maniera propria: c’è la rappresentanza di una tribù guerriera vestita di pelle ed armata di frecce ed archi; c’è quella di un villaggio con sgargianti pennacchi in testa e tutte le altre vestite di stoffe dai colori diversi e le fogge più originali. Alla presentazione dei doni la rappresentanza perugina offre un corredo d’altare, portato da Lidia Prattichizzo e Giuseppe Lepore. È un tripudio, un’esplosione, quando terminata l’ordinazione episcopale il Nunzio apostolico presenta il nuovo pastore al gregge. È un pastore giovane e dalle prime parole dette è un pastore deciso a volere l’unità del popolo a lui affidato. Infatti, nel discorso fatto alla presenza del presidente del Malawi, Bakili Muluzi, dei ministri e dei diplomatici invitati alla cerimonia, ricorre di continuo alla preghiera evangelica “che essi siano una cosa sola” (“Kuti iwo onse akhale amodzi” parole che sono scritte nel suo stemma episcopale). Lavorare insieme e vivere come una famiglia in cui siano condivisi doveri e responsabilità è l’augurio che fa a se stesso e a quelli a lui affidati. Tocca, poi, il problema della povertà, dell’educazione e del carcere richiamando i politici ad una soluzione tempestiva e quasi in un grido afferma la necessità di un cambiamento, giacché il presente appare a tanti sfiduciati senza via d’uscita. Di mons. Msusa abbiamo già letto brevemente sulle pagine di questo settimanale. Nato il 2 febbraio 1962, inizia i suoi studi nella parrocchia di Namwera, per perseguirli tra i religiosi monfortani: noviziato e studi filosofici in Uganda, studi teologici in Kenya e dottorato in teologia pastorale all’Università Cattolica of Eastern Africa. Prima di essere nominato vescovo, è stato direttore della delegazione monfortana per l’Africa. Da questa esperienza ha ricavato una profonda conoscenza della cultura e dell’animo africano.

AUTORE: Vincenzo De Gennaro