Università. Alla fine la spunta il Rettore ma i veri problemi sono altri

UNIVERSITÀ. Si è ufficialmente conclusa la querelle sollevata dal prof. Mauro Volpi circa la scadenza

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L’ingresso del Rettorato

In toni di guerra e di vittoria i giornali hanno raccontato nei giorni scorsi la soluzione della lunga querelle messa in atto dal prof. Mauro Volpi, docente nella facoltà di Giurisprudenza, nei confronti del magnifico rettore Francesco Bistoni. I termini della questione sono complessi e sfumati, e riguardano la scadenza dell’incarico del rettore e la data delle elezioni. Il prof. Volpi di tale questione ha fatto un caso di principio, e soprattutto personale, in quanto il ritardo nell’indizione delle elezioni per il nuovo incarico di rettore avrebbe messo fuori gioco lo stesso professore per aver superato i limiti di età stabiliti per legge per concorrere come candidato. La querelle si è svolta non solo nelle sedi universitarie, e neppure solo sui media, ma anche sul tavolo del Tar dell’Umbria, che aveva accolto l’istanza di Volpi decretando decaduto Bistoni, il quale si è appellato al Consiglio di Stato tramite l’Avvocatura di Stato ed ha avuto ragione, per cui la causa è risolta. Il rettore Bistoni rimarrà in carica fino al 2013. Le elezioni per il nuovo rettore avverranno in primavera o in autunno del prossimo anno. Questa storia, che ha avuto un clamore particolarmente acuto nella nostra Università, in realtà è una questione nazionale e riguarda la data di scadenza dei rettori – e quindi delle nuove elezioni – sulla base di un’interpretazione del ministero dell’Università e della pubblica istruzione che fa riferimento ai nuovi Statuti delle Università, in coerenza con la riforma che si va progressivamente attuando. Purtroppo la questione non deve fare dimenticare che i mali dell’Università e i veri problemi sono altri, dei quali non sfugge la gravità e che hanno fondamento non solo nella carenza di fondi, sia per la ricerca che per la didattica, ma anche nel calo di livello degli studi in vasti settori, e nella carenza di motivazioni per l’impegno nello studio, dato il forte calo di opportunità di lavoro professionale adeguato agli studi e di conseguenza il forte calo nelle iscrizioni. Tutto ciò induce a ritenere che, anziché a questioni interne di tipo rappresentativo, si dovrebbe pensare al modo migliore per non depotenziare ulteriormente il massimo organismo istituzionale pubblico per la formazione culturale e civile di un’intera nazione, nel contesto europeo e globale in un momento di svolta storica epocale.

AUTORE: E. B.