Alla riscoperta della nostra vocazione

Il testo della lettera pastorale per il 2007 - 2008 del vescovo mons. Mario Ceccobelli.

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“Carissimi, sorelle e fratelli, pietre vive della Chiesa diocesana, dopo i giorni dell’Assemblea conclusasi con la solenne liturgia celebrata in cattedrale per la festa della Chiesa locale, vi scrivo l’annunciata lettera pastorale. Ho raccolto le abbondanti indicazioni scaturite dall’Assemblea e dal lavoro dei gruppi di studio, ma soprattutto ho invocato lo Spirito santo per discernere ciò che è urgente e prioritario per la nostra Chiesa. Pongo tutta la mia fiducia sull’efficace presenza dello Spirito. Gesù aveva detto chiaramente agli apostoli che avrebbero ricevuto forza dall’alto e che avrebbe mandato su di loro il suo Spirito perché ricordassero le sue parole e avessero il coraggio di annunciare, con la vita e la parola, il suo messaggio di salvezza fino ai confini del mondo (Gv 16,12ss)”.

Nel segno della continuità.

“Questa è la mia terza lettera pastorale e si pone in continuità con le altre due. Nella prima ho cercato di indicare lo stile di vita che deve animare la Chiesa: camminare insieme verso la stessa meta ispirandosi alla carità di Cristo. Nella seconda ho chiesto alle comunità parrocchiali di predisporre gli strumenti più adatti, raccomandati dal Concilio Vaticano II (Lumen gentium, 33; Christus Dominus, 30; Presbyterorum ordinis, 9), per realizzare la più ampia evangelizzazione. Infatti invitavo i parroci a istituire, dove ancora non erano presenti, i Consigli (pastorale e per gli affari economici), segni della partecipazione dei laici alla vita della parrocchia.

Ripetevo inoltre l’esortazione, già presente nella prima lettera, a curare la formazione dei fedeli impegnati nella catechesi e nei servizi pastorali, per aiutarli a superare la fase della collaborazione e a raggiungere quella dalla corresponsabilità, affinché possiamo dar vita a comunità capaci di ‘mostrare un volto fraterno, aperto e accogliente, espressione di una umanità intensa e cordiale – (Nota pastorale dell’Episcopato italiano dopo il Convegno di Verona, 20) -“.

Andate e rendete discepoli tutti i popoli.

“Da questo anno pastorale vi propongo un cammino in prosecuzione a quello già fatto, ma nuovo nei contenuti: quelli dibattuti nell’Assemblea di settembre. Già con la lettera del 20 agosto 2007, inviatavi in preparazione alla tre giorni, vi suggerivo di leggere la nota pastorale della Cei Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004), perché sarebbe stato l’argomento dell’Assemblea da cui trarre gli orientamenti per un nuovo cammino di evangelizzazione. In vista della lettura di questa lettera pastorale, da effettuarsi insieme ai fedeli delle comunità, ripeto quanto ho già scritto ai sacerdoti: ‘Dinanzi ai profondi mutamenti della società, i Vescovi italiani invitano le comunità parrocchiali ad attrezzarsi per rispondere oggi al comando di Gesù: Andate e rendete discepoli tutti i popoli’ (Mt 28,19).

I Pastori delle Chiese italiane sono consapevoli della gravità della situazione dei ‘nostri’ popoli. La necessità di passare da una pastorale di conservazione ad una di annuncio, forte e coraggioso, emerge dalla nota dei Vescovi del 2004. Nella vita delle nostre comunità – scrivono i Vescovi all’inizio del documento – deve esserci un solo desiderio: che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria; per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli.

Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più. È necessaria una pastorale missionaria che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conformemente al Vangelo e nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova l’intera società. La nostra riflessione sarà anche illuminata dalla nota pastorale della Cei successiva al Congresso di Verona, dove al punto 5 leggiamo: ‘L’incontro con il Risorto e la fede in lui ci rendono persone nuove, risorti con lui e rigenerati secondo il progetto di Dio sul mondo e su ogni persona.

È questo il cuore della nostra vita e il centro delle nostre comunità [‘] Da qui deriva la domanda che, anche dopo la conclusione del Convegno, continua a provocarci: in che modo nelle nostre comunità è possibile a tutti fare esperienza viva del Risorto? (2007)”.

Due passi per dare un volto missionario alle nostre parrocchie

“Raccogliendo ora le indicazioni dei documenti della Chiesa sollecito tutti: presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, laici impegnati nella pastorale parrocchiale e diocesana, a fare i primi due passi per dare un volto missionario alle nostre parrocchie. Il primo passo: riscoprire la nostra vocazione cristiana. Che cosa intendo dire con questo termine, tanto usato nel linguaggio ecclesiale? La vocazione è la chiamata che Dio rivolge ad ogni uomo a diventare suo figlio, fratello di Gesù Cristo, fratello di ogni uomo, unito ad una comunità di fratelli pellegrini sulla terra, ma con il cuore rivolto al Cielo. Per questo ha mandato Gesù, l’Emmanuele, nel mondo.

È dunque lui, Gesù, che chiama; lo ha fatto durante la sua vita pubblica in Palestina venti secoli fa ed ora continua a farlo attraverso la Chiesa. Un testo di Paolo ci spalanca davanti orizzonti infiniti: ‘Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima dello creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà’ (Ef 1,3-6).

Dio ci sollecita ad un rapporto con Gesù Cristo, che diventa punto di riferimento ultimo della vita di ognuno di noi. È Gesù che accolgo come il Maestro e a lui apro il mio cuore; mi conformo a lui nel mio modo di ragionare, di scegliere, di vivere; imparo a scrutare il senso dell’esistenza, il bene e il male, la vita e la morte.Il cristiano, allora, non è solo colui che compie una serie di pratiche religiose (prega, va a messa, fa qualche opera di carità…), ma colui che dà unità e senso alla propria vita, chiedendosi in ogni situazione: che cosa farebbe Gesù al mio posto? Con questo primo passo invito tutti a prendere coscienza della propria vocazione e quindi del rapporto personale con Dio, mediato da Gesù e dalla Chiesa.

Propongo dunque la ‘santità quale misura alta e irrinunciabile del nostro essere cristiani’ (Nota pastorale dell’Episcopato italiano dopo il Convegno di Verona, 4). Il secondo passo: rendere le nostre celebrazioni liturgiche dignitose e belle. Già nella lettera pastorale del 2005 invitavo a ripensare le nostre liturgie, particolarmente quelle domenicali, con la coscienza che l’eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’eucaristia.

Con questa lettera, parlando più sopra della vocazione, ho sottolineato la centralità del rapporto con Cristo, che si realizza primariamente nella celebrazione dell’eucaristia, in cui, come ha scritto il Santo Padre nell’esortazione apostolica Sacramentum caritatis al punto 8, ‘si rivela il disegno d’amore che guida tutta la storia della salvezza. In essa il Deus Trinitas, che in se stesso è amore, si coinvolge pienamente con la nostra condizione umana’.

Per questo ‘l’eucaristia domenicale è il cuore pulsante della settimana, sacramento che immette nel nostro tempo la gratuità di Dio che si dona a noi per tutti’ (Nota pastorale dell’Episcopato italiano dopo il Convegno di Verona, 6)”.

Testimonianza e missione.

“Sta a noi saper ricreare quell’atmosfera di pienezza e d’intimità che aveva spinto i discepoli di Emmaus ad esclamare: ‘Resta con noi, Signore!’ quando il Viandante si era accompagnato a loro. Unendosi al cammino rattristato dei due discepoli, Gesù aveva saputo ascoltare la loro delusione, aveva aperto la loro mente alla comprensione delle Scritture e fatto ardere il cuore. Con lo spezzare del pane aveva aperto i loro occhi e i due lo avevano riconosciuto.

Questo incontro li fece ritornare sui propri passi verso Gerusalemme, pieni di entusiasmo, per testimoniare la loro sconvolgente esperienza (cfr. Lc 24,13ss). Affinché anche in noi si accenda il desiderio della testimonianza e della missione è essenziale vivere con intensa fede l’incontro con Gesù crocifisso e risorto, che si attualizza in ogni eucaristia. Per questo è importante curare in tutti i particolari ogni celebrazione liturgica, particolarmente la messa domenicale.

Benedetto XVI nella Sacramentum caritatis, al punto 36, così scrive: ‘Nella liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a sé e ci chiama alla comunione. In Gesù, come soleva dire san Bonaventura, contempliamo la bellezza e il fulgore delle origini. […’] La vera bellezza è l’amore di Dio che si è definitivamente a noi rivelato nel Mistero pasquale. La bellezza della liturgia è parte di questo mistero; essa è espressione altissima della gloria di Dio e costituisce, in un certo, senso, un affacciarsi del Cielo sulla terra’.

E così conclude: ‘La bellezza non è un fattore decorativo dell’azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ciò deve renderci consapevoli di quale attenzione si debba avere perché l’azione liturgica risplenda secondo la sua natura propria’”.

Cura e attenzione dei luoghi.

“Chiedo ai presbiteri e ai diaconi di preparare bene i luoghi della celebrazione: che siano puliti, ordinati, degni di accogliere il Signore. Particolare attenzione sia riservata alla Parola: sia proclamata da adulti, possa essere distintamente udita da ogni fedele e seguita (anche nei giorni feriali) da un breve commento. I canti siano in sintonia con il mistero che si sta celebrando.

Tutti coloro che svolgono un servizio durante le celebrazioni siano vestiti con proprietà e si muovano intorno all’altare con dignità, siano curati i gesti (la genuflessione e il segno di croce…) e in particolare si ricordi ai fedeli il modo coretto di ricevere la santissima eucaristia, per evitare movimenti goffi e poco rispettosi, come troppo spesso accade di vedere.

Carissimi, questi i primi due passi che vi indico in questo anno pastorale. A giugno verificheremo se abbiamo davvero progredito nel cammino e se lo abbiamo fatto insieme, come unico popolo di discepoli di Gesù.Invoco su tutti voi, fratelli e sorelle carissimi, la protezione di Maria, la Madre di Gesù e nostra Madre, di sant’Ubaldo e dei santi Patroni delle nostre comunità parrocchiali, e tutti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo”.

AUTORE: ' Mario Ceccobelli