Anticlericali. Anacronistici

Perugia. Lettere e commenti dopo la sagra dello "sbattezzo"

Tempo di lettura: 214 secondi

Sulla sagra anticlericale che si è tenuta alla fine della settimana scorsa a Perugia, abbiamo ricevuto lettere e commenti sia scritti che verbali, ai quali abbiamo preferito rispondere declassando l’avvenimento a livello di una sagra goliardica. Ora, a fatto avvenuto, anche per suggerimento di alcuni lettori, sembra di dover rilevare una tendenza anticlericale e anticattolica che si va diffondendo di cui la sagra può considerarsi più che un sintomo.

Si avverte cioè una forma di malcelata avversione che in certe occasioni diventa astio, disprezzo e odio. Alcuni hanno il complesso dell’accerchiamento e credono che la Chiesa costituisca una minaccia per la loro libertà e i loro progetti politici e culturali. Vorrebbero che i cattolici consumassero la loro fede nei luoghi a ciò deputati senza uscire dal tempio e dai confini del sacro codificato ritualmente. Molto fumo d’incenso, in altri termini, ma nessuna dichiarazione sulla vita, sull’economia, sull’etica. Quelle questioni possono essere trattate da tutti, ma non da uomini di Chiesa, perché legati al Concordato che li chiude nella sfera del principio di “libera Chiesa in libero Stato”.

Non tengono conto che questa formula, peraltro datata e arricchita da elementi propri del nuovo Concordato del 1983, non intende depotenziare il credente togliendogli i suoi diritti di cittadino, come non depotenzia i cittadini nelle loro libere espressioni proprie dell’esperienza religiosa. Anziché protestare e scandalizzarsi e minacciare ricatti (abolizione del Concordato, cancellazione della legge dell’8 per mille ecc) si dovrebbe sviluppare un dialogo e una collaborazione per cui le due sfere della società, quella laica e quella religiosa, concorrano al miglior bene dei cittadini realizzando quelle finalità che nessuna delle due realtà sociali riesce da sola a compiere. Si pensi soltanto per un momento alla dimensione sociale dell’emarginazione e dell’educazione dei giovani e anche della conservazione dei beni artistici e culturali che costituiscono una risorsa primaria della nostra economia.

Quanto alla sagra anticlericale culminata nel gesto dello ‘sbattezzo’ si deve confessare meraviglia e pena per l’ignoranza e la miopia di chi non considera che un sacramento, per chi non crede, non esiste tout court e tuttavia un fatto se è avvenuto non si può cancellare (factum infectum fieri nequit). Oggi l’autorità ecclesiastica non esercita alcun potere coercitivo sui fedeli e tanto meno sui cittadini. Le sue regole sono di ‘foro interno’ e obbligano in coscienza chi vi aderisce con fede. Può escludere con legge generale una categoria di persone dalla partecipazione alla comunione eucaristica. Ma anche in questo caso vale per chi è credente. Quindi uno “sbattezzo” può avere soltanto il valore di diffondere un messaggio di disprezzo verso una comunità che si onora di avere ricevuto il battesimo fin dai primi secoli cristiani. Vorrei capire cosa avrebbero fatto se anziché il battesimo avessero ricevuto la circoncisione.

Con la demonizzazione del cristianesimo, considerato come una peste da togliersi da addosso, non credo, tuttavia, che auspichino l’avvento di forme religiose fondamentaliste che pure si vanno diffondendo nel mondo, o di una società dove circolano liberamente e impunemente ogni sorta di riti e culti anche satanici e cruenti. Cosa dunque? È penoso che un libero e incontrastato rifiuto della fede che appartiene alla coscienza di ognuno, abbia bisogno di una pacchiana manifestazione di disprezzo per persone idee e cose sacre.

Quale fu il “casus belli

La sagra anticlericale tenutasi a Perugia è l’ultima figlia del meeting anticlericale organizzato a Fano nel 1984, in occasione della visita di Giovanni Paolo II. L’origine remota del fenomeno risale però agli anni ’60, quando Aldo Capitini reagì contro il vescovo di Prato, che aveva pubblicamente condannato una coppia che si era sposata civilmente, chidendo la cancellazione dai registri di battesimo. Fano è oggi sede dell’Associazione per lo sbattezzo, che si presenta come ‘formata da uomini liberi che si sostentano a vicenda in una società che attenta in mille modi al loro bisogno di affermare il rifiuto di qualsiasi rito iniziatico’. Gli aderenti compilano un modulo che viene spedito alla parrocchia di origine, se non al Vescovo, per diffidare la Chiesa dal ‘compiere qualsiasi atto avente rilevanza civile, quali ad esempio dichiarazioni pubbliche relative alla condotta morale dello sbattezzato’. Accanto all’Associazione opera l’Unione degli atei e degli agnostici religiosi (Uaar), che nel 1999 è ricorsa al Garante della privacy per affermare il diritto di rinuncia all’appartenenza alla Chiesa.

AUTORE: E. B.