Anzi

Abatjour

E dunque non ho affatto esagerato quando, in punta di fioretto, ho affermato che “senza la cura dei poveri, la Chiesa si riduce ad una congrega di buontemponi”. Non ho affatto esagerato. Anzi. Anzi, tra il preannuncio di Isaia (il Messia, lo riconoscerete dal fatto che “non spegnerà i lucignoli fumiganti, non finirà di spezzare le canne incrinate”) e la scelta di Pietro (“il servizio ai poveri per la Chiesa è irrinunciabile. Noi Dodici non ce la facciamo più, carichi come siamo di incombenze alle quali oggettivamente solo noi che abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la sua resurrezione possiamo far fronte. Per questo creiamo un collegio apposito, i diaconi”)… tra quei due testi, così lontani nel tempo, si inseriscono una serie imponente di brani biblici. Io ci ho provato, a metterli insieme: sono rimasto a metà strada. Ma il nostro problema in questo delicato settore è un altro. Il nostro problema è la nascita dello Stato sociale o Welfare State, nella prima metà del sec. XX. Per tutto il primo millennio della storia cristiana e per la metà del secondo millennio la cura dei poveri (malati, emarginati, miserabili, schizofrenici, senza fissa dimora, ecc.) era stata attribuita alla Chiesa. Poi, dal sec. XVI-XVII gli stati ci avevano fatto un pensierino. Aveva cominciato in Inghilterra Elisabetta I, calunniatissima dai cattolici, peggio dell’antica Babilonia che Dante vide “puttaneggiar co’ regi”. “Quarant’anni di regno ed un’eternità d’inferno”: il libro devozionale Confessatevi bene, che nel Venerabile Seminario Minore di Gubbio girava fra noi adolescenti presuntuosi e cattivi, finiva con lei che gridava questa frase! Gradatamente la cura dei poveri entrò a far parte dei compito che uno Stato moderno non può non sentire come suoi, e inalienabili. La tendenza crebbe e si articolò fino a quando, nel 1942, il barone William Henry Beveridge (+ 1963), economista e sociologo britannico, redasse un rapporto sulla sicurezza sociale e i servizi connessi (Report of the Inter-Departmental Committee on Social Insurance and Allied Services), quel Rapporto Beveridge che sul piano teorico fu la base per disegnare l’obiettivo qualificante del Welfare State (“garantire a tutti i cittadini una vita decorosa, dalla culla alla bara”) e sul piano operativo fu la base per la riforma dello Stato sociale britannico messa in atto dal governo laburista eletto nel1945. Dovevamo fare salti di gioia, noi credenti, intonare peana in chiave di Do maggiore, perché la mite predilezione del Maestro per poveri e gli oppressi fino tanto a fondo era penetrata in profondità nel tessuto socio-culturale dei nostri popoli, come la neve che si scioglie. L’acqua penetra in profondità, dando ragione all’antico detto del Salento: Sotto la neve lu pa’(ne), sotto l’acqua la fa(me). E invece…

AUTORE: Angelo M. Fanucci