Bassetti racconta incontri ed emozioni della Visita pastorale a immigrati, malati, universitari, lavoratori

Tempo di lettura: 250 secondi

visita_ospedale_perugia-32
Foto Andrea Coli

11/04/2014 – Anche ora ch’è Cardinale Gualtiero Bassetti fa il possibile per continuare ad essere l’arcivescovo della diocesi perugino pievese. Così, quando gli chiediamo di poterlo incontrare per tirare le fila di questa prima parte della Visita pastorale dedicata alle “Attenzioni d’ambiente” (gli appuntamenti si sono conclusi questa settimana), non dice di no e riesce a ritagliarsi un po’ di tempo in una giornata piena, iniziata al mattino presto. Tra l’altro è una giornata particolare perché il 7 aprile è il suo compleanno. Anche per questo il telefono squilla, ripetutamente. Lo chiamano per fargli gli auguri.

Prima di arrivare in episcopio è passato in ospedale a far visita a dei malati, e prima ancora è stato a Città della Pieve dove i preti che erano seminaristi negli anni in cui è stato Rettore del Seminario di Firenze si sono dati appuntamento per far festa con il loro vecchio rettore oggi cardinale. In tutto un’ottantina, che quando è entrato hanno cominciato a dirsi “ecco il Cardinale!”. E lui, Bassetti, s’è girato verso la porta per vedere il Cardinale che arrivava! Il discorso sulla Visita pastorale inizia proprio con una battuta sull’età. “La visita pastorale è stata preparata molto bene dal Vicario e dai responsabili pastorali. Solo che – fa pausa, e sorride – il programma era calibrato sulle sue forze e non su quelle d’uno di 72 anni!”.

Nonostante la fatica, però, gli si è confermata come buona “l’intuizione venuta dal Consiglio presbiterale di anteporre alla Visita pastorale nelle parrocchie questo periodo di incontri con il mondo del lavoro, della salute, dell’università e degli immigrati”.

Nella visita alle parrocchie incontrerà le realtà ecclesiali, gruppi dei catechisti, della Caritas, per la liturgia e così via, e potrà verificare anche “se e come funzionano le unità pastorali” la cui realizzazione rappresenta “la sfida più impegnativa perchè la tentazione è di proseguire come prima evitando il nuovo che è difficile da affrontare, fa problema”. Ma in questo modo “non si evangelizza” se è vero, come dice Papa Francesco, che nelle nostre parrocchie “c’è molta attività pastorale e poca evangelizzazione”. Tema che affronterà nella sua prossima Lettera pastorale, alla quale sta lavorando.

La Visita è stata ricca di incontri ai quali l’Arcivescovo si è presentato come uno che ascolta e così ha raccolto emozioni, problemi, racconti, richieste di aiuto. “Sono un pastore” dice Bassetti quando gli chiedo se la parola che meglio rappresenta questi incontri può essere “misericordia”. “A stare con tanta gente ho capito che il cuore di Dio è più grande del tetto della Chiesa. La Chiesa deve imitare, annunciare la misericordia di Dio, ma non è la misericordia di Dio”. Bassetti non fa un bilancio di questi mesi perchè “sarà compito del Vicario e dei responsabili degli uffici pastorali”, ma i volti incontrati, le voci ascoltate ora sono parte della sua vita. Ha in mente le “situazioni di povertà e fragilità inimmaginabili” di cui hanno parlato i medici di famiglia “che conoscono le situazioni familiari come i nostri preti, anzi rispetto a loro hanno un monitoraggio della situazione più ampio perché incontrano tutti, anche credenti di altre religioni e non credenti”.

Ha nel cuore i volti delle madri che tra le mura dell’ospedale “vivono in simbiosi con i loro bambini malati”, e in particolare quel bambino di 7 o 8 anni di cui gli avevano detto “non sa più cos’è un sorriso”, tanto era il tempo che la malattia lo teneva in ospedale. “M’è venuto spontaneo mettergli sulla testa lo zucchetto rosso e lui m’ha guardato allo specchio e ha sorriso divertito. Per dare consolazione a quella giornata – racconta Bassetti – sarebbe bastato il sorriso di quel bimbo!”.

Anche l’incontro con i carcerati gli ha regalato sorprese, come quelle persone “anche di religione musulmana, uomini, che mi chiedevano come si fa a cambiare? Cosa vuol dire convertirsi e rientrare in se stessi? Qualcuno – aggiunge – mi ha anche parlato dell’importanza della confessione!”. E gli immigrati, prosegue Bassetti “mi hanno fatto capire che la crisi che viviamo tutti e che mi hanno ben raccontato i lavoratori che ho incontrato, per loro è dieci volte peggiore perché per la lingua hanno difficoltà a farsi capire dalla gente, sono più soli e a volte hanno difficoltà anche ad avvicinare i sacerdoti che pensano che vadano solo a chiedere l’elemosina”. Ed è con gli occhi degli immigrati che guarda alle devozioni popolari, come la processione dei “Milagros” per fare un esempio, che “per loro sono un modo importante di vivere la fede”.

Negli incontri con il mondo dell’univerità ha incontrato molti giovani che lo hanno accolto con curiosità e con interesse. Non ha ricevuto nè contestazioni nè offese. “Oggi i giovani non sono più arrabbiati ma sono fragili”. Tra i tanti ricorda le parole di uno studente, rappresentante della sinistra universitaria, che si è definito agnostico. “Mi ha detto – racconta Bassetti – ‘noi siamo come gocce d’acqua e le gocce si disperdono. Voi Chiesa, voi professori e educatori, dovete essere come due mani che si congiungono e raccolgono le gocce d’acqua’”.

AUTORE: Maria Rita Valli